Marco Giusti | Vedo… l’ammazzo e torno

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Marco Giusti
Vedo… l’ammazzo e torno
Diario critico semiserio del cinema e dell’Italia di oggi

introduzione a cura di Carlo Freccero
cammeo di Checco Zalone

Isbn Editore, 2013
480 pagine
Isbn: 9788876384998

prezzo di copertina: 16,00€
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«La più nobile come la più bassa forma di critica sono una sorta di autobiografia.»
Oscar Wilde

 

«O tenìl o masàl», come dice la mia mamma. E noi ce lo teniamo eccome Marco Giusti coi suoi eccessi linguistici, con la sua passione onnivora e quella voracità intellettuale che gli fa consumare tutto, ma proprio tutto, quello che passa nelle sale. «È un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo». La sua scrittura non è un bisturi, è una motosega che squarta corpi, presunzioni e luoghi comuni, è una pernacchia da fondo sala (la sola collocazione che tutti i presenti possono guardare in faccia), è la coscienza ludica della memoria cinefila del cinema italiano. Fra i critici italiani Giusti è quello irrinunciabile, non il più “alto”, ma senz’altro il più arguto e POP, il più letto e leggibile. Quello che ti stimola a scendere dal piedistallo della cinefilia ammuffita, fatta di film impossibili da vedere e – troppo spesso – anche da guardare, che ti sollecita ad aprirti davvero ai lettori ed a questo tempo perché, come dice Antonio Rezza, «Non bisogna avere paura dello schifo».

Vedo… l’ammazzo e torno è un diario di viaggio nella mente di Marco Giusti, una specie di Being John Malkovich che ti precipita nelle sue ossessioni, nelle sue visioni, in uno scenario da fine impero nell’Italia d’oggi, fra le macerie culturali e industriali di un paese spiaggiato come un cetaceo morente. Uno Zibaldone che parte da Cannes 2012 e si chiude a Cannes 2013 e che racchiude tutto quello che MG ha «scritto con le unghie dei miei pollici sulla tastiera del BlackBerry» per Dagospia (in special modo), ma pure per il manifesto; dentro al quale puoi trovare di tutto e senza alcun indice che ordini questo flusso di pensieri caotico che, a confronto, Joyce è uno scrittore che ha costruito la sua fortuna su nessi di causalità.

Giusti ne ha per tutti i colleghi, che ama andare a stuzzicare come farebbe un rapper della West Coast versus un eastcoaster, come ad esempio con Curzio Maltese e la sua recensione adorante per C’era una volta in Anatolia di Nuri Bilge Ceylan: «Totale cinque palle. Più le mie, come diceva Verdone, sette». Oppure contro l’arcinemica Aspesi, o il decano Rondi, oppure con le spassosissime polemiche a distanza con l’amico/nemico Paolo Mereghetti: «Ora, è vero che mi sono addormentato a quasi tutti i film di Kiarostami, e non ero mai il solo, come è vero che in tanti siamo usciti dall’ultimo film di Kitano a Venezia urlando “Che palle!” (Mereghetti compreso!), ma una cosa sono le battaglie critiche, un’altra gli sberleffi pretestuosi». Il volume edito da Isbn, costruito come quei libroni dei decenni passati da Giuseppe Marotta e Pietro Bianchi (punti di riferimento dell’immaginario di MG), è anche una riflessione complessiva sul cinema popolare italiano concepito come il solo filone che davvero abbia una tradizione, una sua storia, nel nostro paese. Non mancano le lodi ai cinepanettoni e al cinema dei Soliti idioti, Checco Zalone e Gennaro Nunziante visti come i più interessanti eredi di un cinema popolare ma intelligente.

Ma soprattutto Vedo… l’ammazzo e torno è il racconto in prima persona di una passione irrefrenabile per i film e le persone che li realizzano, una spassosa autobiografia che ci racconta il tragitto da casa propria alle più improbabili sale cinematografiche alle porte di Roma. Come nel caso della proiezione, il 6 giugno 2012, di Operazione vacanze di Claudio Fragasso: «Viaggio interessante, che percorre tutta la via Tiburtina, attraversando quello che fu il sogno del nostro cinema di genere, gli stablimenti De Paolis, oggi Studios, la Technicolor, il villaggio western a Settecamini dove il mitico Alvaro Mancori aveva fondato la Elios, poi venduta a Mediaset. Spettatori paganti cinque: io, Lallo Circosta, che ha un buon ruolo nel film, i suoi due nipotini, che alle scoregge di Fiorillo ridevano, e un altro disperato dietro di noi».

E la dedica che mi ha fatto, “A Alessio che ha un numero del FALCONE MALTESE (senza firme)”, rende il librone un instant Stracult della mia libreria. •

Alessio Galbiati

 

 

 

GUARDA IL VIDEO DELLA PRESENTAZIONE MILANESE (16 settembre 2013)
Vedo… l’ammazzo e torno – Marco Giusti vs. Paolo Mereghetti feat. Luca Gudagnino

 

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