Spoorloos > George Sluizer

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articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero8 – ottobre 2008 (pag.6)

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Trama.

Rex e Saskia sono una giovane coppia olandese in vacanza in Francia. Nel corso di una sosta in una stazione di servizio, la ragazza scompare misteriosamente per non fare più ritorno.
ex, assolutamente convinto del fatto che si è trattato di un rapimento e non di una fuga volontaria, dedica gli anni seguenti alla sua ricerca, non tanto nella ormai vana speranza di ritrovare la ragazza quanto per vedere finalmente svelato il mistero che lo ossessiona. Quando un ambiguo personaggio si fa vivo promettendo di spiegare cosa sia accaduto a Saskia, Rex si lascia convincere a seguirlo, sapendo che si tratta della persona che cerca da anni. La scoperta della verità sarà molto più macabra di quanto immagini.

Commento.

Spoorloos (1) è un thriller diverso. Lo è, prima di tutto, per la scelta di regista e sceneggiatore di svelare allo spettatore quasi tutto, identità del rapitore compresa, nei primi minuti del film, spostando la costruzione della tensione dall’evento in sé allo sviluppo progressivo di due comportamenti maniacali – quello del criminale e quello della vittima indiretta – posti specularmente a confronto.
Lo è anche perché si concede il lusso di concentrare la storia sui movimenti quotidiani dei due personaggi, che per buona parte del film si muovono senza lasciare dietro di sé troppi indizi – il carnefice – né hanno particolari elementi da seguire – la vittima.
Il film di Sluizer – scritto da Tim Krabbé, che lo ha sceneggiato basandosi sul suo romanzo Het Gouden Ei – affida il profondo senso di inquietudine che crea nello spettatore alla paura del mostro che ognuno di noi ha in sé – la paura, non necessariamente il mostro – dormiente o meno che sia, esteriorizzato qui nella figura di un professore di chimica mosso da un’apparente, ed estremamente inquietante, normalità. Non un mostro da additare, non un personaggio sospettabile (anche se alcune tra le persone che incontra ne stanno evidentemente alla larga, scegliendo nel contempo di tacere i loro sospetti, altro elemento sottilmente disturbante della storia) bensì il fautore di un orrore che irrompe nel quotidiano e che, questo un altro elemento di forza della storia, potrebbe capitare a chiunque.

E ciò che rende il personaggio del film un mostro non sono tanto le sue azioni criminali quanto la sua freddezza, la sua lucidità, l’assenza di paura e la determinazione. Non gli sono da meno i personaggi – nel film poco più che comparse – che condividono la sua quotidianità e che probabilmente sospettano ma scelgono di non ammettere per non sconvolgere la loro placida, almeno in superficie, esistenza.
Curiosamente coetaneo di Frantic di Polanski, che partiva da un assunto molto simile (e la cui vicenda si svolge ancora una volta in Francia, a Parigi per l’esattezza) per perdersi poi in una deriva spionistica fortemente debitrice a The Man Who Knew Too Much (L’uomo che sapeva troppo, 1956) di Hitchcock, Spoorloos pone lo spettatore nella stessa situazione della vittima del film con le sue frustranti ricerche, mosse da un paio di elementi, sempre gli stessi, che però non portano a nulla e sempre pronte ad arenarsi in un punto morto, esattamente come i tentativi di capire le motivazioni da parte di chi guarda. Dall’altra segue i movimenti del rapitore, sottolineandone l’estrema sicurezza – quando perde la calma, è pronto a recuperarla in un batter d’occhio – e la sua lucidità. Questo è quanto ci è dato di sapere dell’inquietante personaggio: non c’è approfondimento psicologico, non ci sono motivazioni apparenti se non una ricerca della perfezione nel crimine, non c’è un finale confortante; solo un personaggio doppio tra i più affascinanti e credibili mai apparsi sullo schermo, grazie anche all’ottima interpretazione di Bernard-Pierre Donnadieu, premiato come migliore attore grazie a questo ruolo al Fantasporto (Festival Internacional de Cinema do Porto) nel 1990.
Visto una seconda volta, il film non soffre dello svelamento dell’arcano ma offre la possibilità di una chiave di lettura diversa.
Spoorloos è stato oggetto nel 1993 di un rifacimento da parte dello stesso regista, questa volta con capitali statunitensi: The Vanishing (in Italia Scomparsa) con Jeff Bridges, Kiefer Sutherland, Nancy Travis e Sandra Bullock.
Il risultato è però notevolmente inferiore a quello del suo predecessore, anche perché sceglie un incongruo finale confortante, che distrugge la storia (2).

Roberto Rippa

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Note

(1) Letteralmente “senza traccia”, ma in Italia il film è fugacemente uscito come Il mistero della donna scomparsa.

(2) Il finale confortante del rifacimento americano pare essere quello della sceneggiatura originale, cambiato per Spoorloos dal regista con uno molto più disturbante, quello che noi conosciamo.

Spoorloos (titolo italiano: Il mistero della donna scomparsa, Olanda/Francia, 1988)

Regia: George Sluizer; Soggetto: Tim Krabbé (dal suo romanzo Het Gouden Ei); Musiche originali: Henny Vrienten; Fotografia: Toni Kuhn; Montaggio: Lin Friedman, George Sluizer; Interpreti principali: Bernard-Pierre Donnadieu, Gene Bervoest, Johanna ter Stegge, Gwen Eckaus, Bernadette Le Saché; durata: 107′.

DVD. Mentre il suo rifacimento è facilmente reperibile in DVD, anche in edizione italiana, Spoorloos è disponibile solo in edizione francese e statunitense. Quest’ultima, ad opera di Criterion Collection, casa editrice tra le più accurate al mondo, presenta il film in una versione pressoché perfetta ma curiosamente priva di extra, vera e propria eccezione per la casa editrice.

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  • Complimenti per la bella e puntuale analisi. Vidi il film assieme a miei colleghi al compianto Mystfest di Cattolica. Ricordo che lo adorammo e probabilmente vinse anche qualche premio (o avrebbe dovuto). Di certo ne scrissi su Segnocinema, con cui all’epoca collaboravo. E’ stata una gioia ritrovare questo film grazie alla Criterion.