The Stewardesses > Al Silliman Jr.

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Articolo pubblicato su RC NUMERO17 | settembre ’09 (pag.48)
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Carlinghe Roventi

The Stewardesses
– Le assistenti di volo in 3D di Al Silliman Jr.

Chissà per quale motivo in Italia le assistenti di volo non sono mai entrate a fare parte dell’immaginario erotico cinematografico come invece supplenti, insegnanti, liceali, infermiere e dottoresse.
Non che manchino le eccezioni, ma si tratta di vere mosche bianche: come la hostess di Sesso profondo (1979) di Marino Girolami – che si firma però Frank Martin – nato da un risibile soggetto (e dalla volontà di riutilizzare la sezione di un aereo presente negli Studi De Paolis (1)) che vedeva la giovane riuscire a provare piacere solo ad alta quota come conseguenza di una trauma infantile sul quale non entreremo in dettagli ma che aveva a che fare con un modellino di aereo.
Diversamente accade negli Stati Uniti, dove le assistenti di volo sono da sempre fatte oggetto di concupiscenza sia da parte delle cosiddette riviste per soli uomini (Playboy le spogliava sulle sue pagine, compagnia aerea dopo compagnia aerea) che dal cinema basso e alto.
Qui ci occupiamo, ovviamente, del basso con The Stewardesses del 1969 (distribuito in Italia come Le Porno hostess in super 3-D) di Al Silliman Jr., che segue, volendo sintetizzare, un gruppo di assistenti di volo (2) che lavorano molto poco – nel film sono riprese prevalentemente nel loro tempo libero – e fanno molto sesso.
Il film però, per quanto scarso sia a livello di trama e dialoghi – praticamente inesistenti, una sceneggiatura non esisteva e le situazioni vennero improvvisate sul set – che di erotismo, almeno oggi, ha dalla sua più di un elemento degno di nota.
Innanzitutto è il primo film erotico girato in tridimensione, cosa che garantiva allo spettatore più appassionato zinne e natiche in libera uscita dallo schermo. Non solo: è il primo film ad essere stato girato con un nuovo sistema per il 3D (che verrà usato anche negli anni ‘80 per film come Jaws 3D) inventato proprio dal regista e dal produttore e direttore della fotografia – nonché fondatore della società Century Precision Optics – Chris Condon. Il sistema – meno costoso di quello in voga fino a quel tempo in quanto non richiedeva di girare la stessa scena con due cineprese e inoltre evitava, essendo il film proiettato da un unico proiettore, problemi di fuori sincrono – consisteva nell’affiancare sulla pellicola due immagini. Non che il nuovo sistema fosse esente da problemi: le due immagini affiancate toglievano spazio, alle estremità, alle bande per la colonna sonora. Il problema venne parzialmente risolto, inizialmente, aggiungendo una banda magnetica ai lati della pellicola. La soluzione, però, rendeva difficile la proiezione a meno di non avere proiettori modificati all’uopo. Si procedette quindi al restringimento dell’immagine, per poter tornare a usare completamente lo spazio della pellicola destinato alla colonna sonora.
Gli elementi degni di nota non sono però finiti: The Stewardesses è anche uno tra i film in 3D di maggiore successo nella storia del cinema, a dispetto della sua confezione sinceramente amatoriale, troppo anche per lo spettatore più smaliziato, e delle scene di sesso soft, tanto insistite da diventare tediose.
Destinato agli inizi alle sale Grindhouse e a quelle specializzate in film per adulti, il suo successo convinse i produttori a girare ancora qualche scena innocua per diluire quelle erotiche e farlo uscire dal circuito, rendendolo fruibile da un pubblico più ampio. Una massiccia campagna pubblicitaria – inusuale per il genere, almeno all’epoca – fece il resto: il film fece il giro degli Stati Uniti incassando 27 milioni di Dollari (dell’epoca! Moltiplicare per 5 per avere un’idea di quale cifra si parlerebbe oggi) a fronte dei 100’000 spesi. L’iniziale catalogazione censoria X (quella destinata ai film pornografici (3)), aiutò a catalizzare l’attenzione sul film e a renderlo più attrattivo quando uscì dal circuito delle sale per adulti per approdare a sale normali. Il risultato fu che riuscì a riempire per mesi – in alcune città anche per un anno intero – sale da migliaia di posti a sedere per volta.
Al di là degli aspetti tecnici e degli esiti commerciali, il film di Silliman Jr. ha un suo proprio fascino, anche se involontario e valorizzato dal passare del tempo: tutto è tanto psichedelico nei colori da risultare irresistibile e non va sottovalutata la totale gratuità delle scene di sesso, esibito senza la necessità di un qualsivoglia pretesto. E, per giunta, con l’aggiunta disinvolta di droghe (una ragazza prende un acido, si fa una doccia e poi ha un curioso – per non dire esilarante – numero erotico con una lampada che riproduce la testa di una figura greca), come mai sarebbe possibile vedere adesso in un film di questo genere.
Precursore di un sottogenere che vedrà seguire diversi titoli – e film fondamentalmente tutti uguali (4) – The Stewardesses vive oggi una seconda giovinezza grazie all’etichetta Shout Factory che celebra i suoi 40 anni di età con un DVD in edizione speciale davvero curata che comprende ben due paia di occhialini per poter guardare il film in compagnia in tutta la magnificenza di un 3D (sia a colori che in bianco e nero, a scelta) di quarant’anni fa. Ad arricchire l’edizione, che presenta il film anche nella versione 2D, interviste, una breve storia del 3D al cinema, la descrizione di come il film venne girato e proiettato e alcune scene tagliate.
In conclusione, The Stewardesses è un film in cui le ragazze del titolo non fanno altro che meditare nude, prendere acidi sotto la doccia, mimare atti sessuali con orride lampade da tavolo e, soprattutto, fare sesso come se il servire i passeggeri fosse per loro solo un’occupazione secondaria. Datato, kitsch, mal diretto e peggio recitato, nemmeno troppo sexy. In poche parole, irresistibile e da vedere assolutamente.

Da tempo corrono voci sulla possibilità di un remake ad opera di Ed Meyer, con la collaborazione di Chris Condon. Non esistono al momento conferme concrete in questo senso.

Roberto Rippa

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NOTE

(1)
Stracult, Marco Giusti, Sperling & Kupfer editori, novembre 1999, pag. 696.

(2)
Le attrici che le interpretano erano totalmente sconosciute e non si vedranno più sullo schermo, ad eccezione di Christina Hart, in seguito attiva in televisione.

(3)
Vennero inizialmente catalogati con una X film come Midnight Cowboy (Un uomo da marciapiede, John Schlesinger, 1969), A Clockwork Orange (Arancia meccanica, Stanley Kubrick, 1971), il film di animazione di Ralph Bakshi Fritz the Cat (1972) e Ultimo tango a Parigi (1973) di Bertolucci.

(4)
Per citare due esempi: Naughty Stewardesses e il suo seguito The Blazing Stewardesses, entrambi del 1975 ed entrambi diretti da al Adamson.

The Stewardesses
(USA, 1969)
Regia, sceneggiatura: Al Silliman Jr.; Musiche: Jaime Mendoza-Nava; Fotografia: Christopher Bell; Montaggio: Cordell Fray; Interpreti principali: Christina Hart, Michael Garrett, Paula Erikson, William Basil, Angelique de Moline, Kathy Ferrick, Janet Wass, Donna Stanley, Karen Sherman; 93’.

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