L’expérience Blocher > Jean-Stéphane Bron

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L’expérience Blocher narra di colui che è sicuramente il politico più amato e nel contempo odiato della Svizzera. È anche la storia di un faccia a faccia singolare tra un cineasta e un uomo di potere. Autunno 2011: in campagna elettorale per le elezioni federali, Christoph Blocher* (vedi a fondo pagina) passa il Paese palmo a palmo per tentare di garantire un nuovo trionfo al suo partito. La sua automobile diventa un osservatorio provilegiato per il cineasta Jean-Stéphane Bron, che da lì scruta da molto vicino l’oggetto della sua attenzione, carpendone strategie, segreti e tratti della personalità che abitualmente non condivide in pubblico.  Infine, svela come il figlio di un pastore protestante tutt’altro che benestante possa trasformarsi in un industriale di grande successo, accumulatore di una fortuna colossale, e un politico senza scrupoli che riesce a convincere un terzo dell’elettorato svizzero. L’expérience Blocher compone il ritratto dell’uomo che più ha modificato il paesaggio politico svizzero.

 

 

Jean-Stéphane Bron è un osservatore rigoroso, lo dimostrano i suoi documentari Connu de nos services (1997), sul tema dei dossier raccolti dal servizi segreti e dalla polizia su esponenti di Sinistra della Svizzera francese tra gli anni ’60 e i ’70; La bonne conduite (2000), mirabile ritratto di un’umanità varia – trattata con il rispetto e l’empatia che le sono dovuti – nell’abitacolo di auto di scuola guida; Mais im Bundeshuus: le génie helvétique (2003), vera e propria immersione nei corridoi di Palazzo federale sulle tracce di una commissione parlamentare impegnata a legiferare sulla genetica; Cleveland Vs. Wall Street, 2010, esemplare racconto di un processo svoltosi nel pieno della crisi dei subprime nella città dell’Ohio. In mezzo, una meno fortunata incursione nel lungometraggio classico con Mon frère se marie (2006), ispirato alla realtà della sua famiglia.
Bron decide di comporre un ritratto il più fedele possibile di Christoph Blocher, uomo d’affari spregiudicato e di grande successo, uomo politico capace di convincere buona parte di una Svizzera disorientata attraverso campagne improntate alla xenofobia più bieca e al più elementare anti europeismo, e nel farlo sceglie l’approccio più diretto: quello della ripresa della sua campagna per le elezioni federali del 2011. Bron inizia a seguirlo a partire dal primo agosto del 2011. Continuerà a farlo lungo sessanta giorni fino al gennaio di quest’anno. Soprattutto lo riprende nell’auto durante gli spostamenti, stabilendo un rapporto di vicinanza che permette lo svelamento attraverso la preparazione dei comizi, le telefonate private, la stanchezza prima del ritorno a casa. Ha anche l’accortezza di addentrarsi nel suo elettorato, tra la gente che ha decretato la sua fortuna politica.
Sarebbe facile comporre di Blocher un ritratto in bianco e nero, viste anche le simpatie politiche dell’autore, esplicitamente agli antipodi di quelle del suo oggetto di interesse, ma Bron è interessato alle sfumature, quelle che compongono la realtà, e evita il facile luogo comune. Così, accantonato il pregiudizio, penetra discreto nel lato pubblico e privato dell’uomo, carpendone anche alcuni segreti (una conversazione che Blocher vorrebbe esplicitamente venisse tagliata dal montaggio è invece presente). All’avvio del progetto, Bron conosceva Blocher tanto quanto noi, un elemento fondamentale del film è quindi la curiosità nei confronti di un uomo che ha modificato, semplificandola agli estremi, la comunicazione politica svizzera. Non solo: è anche consapevole, sondando l’oggetto della sua attenzione, di toccare un nervo scoperto del Paese e, forse, anche dell’inconscio di molti. Sa che trattare di Blocher significa raccontare una Svizzera non sempre intellegibile e della facile manipolazione della democrazia. E Blocher non è uno sprovveduto, sa gestire al meglio la sua immagine, difficile pensare che possa proiettare di sé qualcosa di incontrollato. È a scardinare il meccanismo che servono i lunghi viaggi in auto, dove la battuta fulminante, l’occhiata ammiccante, si perdono in un mare di altro. Ed è lì che il vero Blocher emerge.

Il ritratto che ne esce è infine impietoso ma mai scontato. Lontano anni luce dalla semplificazione televisiva, Bron lo compone a tutto tondo, non nascondendo neppure i tratti simpatici della persona. L’expérience Blocher è un’opera importante, perché un giorno Blocher (e i suoi omologhi europei) sparirà definitivamente dalla scena (il declino, del resto, è già avvenuto), i suoi estimatori ed elettori no e nemmeno il Paese che lo ha espresso. È questo il tratto più interessante (e inquietante) del film.

Roberto Rippa

 

 
L’expérience Blocher (Svizzera, 2013)
Regia: Jean-Stéphane Bron
Musiche: Christian García
Fotografia: Patrick Lindenmaier
Montaggio: Karine Sudan
100′

 

 

* Christoph Blocher (Sciaffusa, Svizzera, 11 ottobre 1940) è un discusso politico e imprenditore svizzero.
A lungo a capo del partito Unione Democratica di Centro (UDC), di stampo fortemente conservatore e maggioritario in Svizzera, è stato il fautore del suo progressivo spostamento verso una destra più estrema, evento che ha scontentato molti aderenti di quello che era stato il “partito agrario”.
Sotto la sua guida, dopo una campagna elettorale oltre il limite del populismo e della xenofobia (che ha attirato l’attenzione anche della stampa estera), l’UDC ha ottenuto, nelle elezioni federali elvetiche del 2007, il migliore risultato mai conseguito da un partito dal 1919 (29% dei votanti) consolidando ulteriormente la posizione di primo partito svizzero.
Dal 2004 è stato membro del Consiglio federale elvetico, dove dirigeva il Dipartimento federale di giustizia e polizia. Accusato da numerosi ambienti politici di scarso rispetto per la collegialità, il 12 dicembre 2007, venne estromesso a favore della collega di partito Eveline Widmer-Schlumpf nel secondo turno dello scrutinio, raggiungendo 115 voti contro i 125 della rivale. L’elezione della ministra grigionese che non era candidata, venne sostenuta soprattutto dal fronte democristiano, socialista e dai verdi.
La non-rielezione di Blocher ha rappresentato un fatto più unico che raro nel panorama politico svizzero. La formula magica e il principio della concordanza tra i partiti di governo, infatti, rendono solitamente scontata la rielezione dei consiglieri federali uscenti.
Nel 1983 Blocher ha acquistato la quota maggioritaria della EMS-Chemie Holding; un’industria chimica attiva a Domat/Ems, nei Grigioni, di cui è diventato delegato del consiglio d’amministrazione sino alla sua elezione a Consigliere Federale (momento in cui ha ceduto la propria partecipazione ai suoi quattro figli).

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