Piccola Patria > Alessandro Rossetto

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Il prezzo degli schèi
Piccola Patria di Alessandro Rossetto (Italia/2013)
recensione a cura di Alessio Galbiati

INTERVISTA A ALESSANDRO ROSSETTO (maggio 2014)

Opera prima. Nel gergo cinematografico, quello della produzione e dei festival (dunque dell’industria e del – residuo – capitale), è un’espressione che indica l’esordio al lungometraggio di finzione. È chiaro però che trattasi di una truffa perché mai questa formula coincide con la realtà, né tanto meno a essa può sovrapporsi. Prendiamo il caso di Alessandro Rossetto (Padova, 1963), uno dei documentaristi più apprezzati nel panorama italiano (ma assai stimato anche fuori dalla penisola), che a partire dal 1997 con Il fuoco di Napoli ha costruito una filmografia coerente e originale, caratterizzata da un forte realismo ma capace di travalicare la realtà per una metafisica stilizzata dentro la quale i dati materiali si trasformano in altro da sé. La dicotomia forzata tra documentario e fiction non sta in piedi anche solo a una superficiale ricognizione perché non esiste documentarista che puntando la macchina da presa sulla realtà riesca a restituircela senza filtri. La realtà è inafferrabile e il cinema gioca alla sua ricostruzione, alla messa in scena o anche solo alla messa in quadro – ci vuole una fiducia troppo ingenua per credere realmente nel reale. Rossetto realizzò nel 1999 Bibione bye bye one, il racconto in bianco e nero di una giornata in un luogo irreale popolato da un’umanità confusa e disorientata, un piccolo capolavoro che lo collocò nella terra di mezzo fra realtà e finzione: dunque saldamente nel cuore del linguaggio cinematografico.

Piccola Patria non è un esordio, ma l’ottava opera di un regista maturo, padrone del proprio sguardo e del proprio mestiere, un’opera solida e coerente non solo in sé stessa ma anche rispetto all’intera filmografia del regista padovano.

Somewhere in Veneto. Due ragazze, un’estate calda e soffocante, il desiderio di andare via da un piccolo paese di provincia. Luisa (Maria Roveran) è piena di vita, disinibita, trasgressiva; Renata (Roberta Da Soller) è oscura, arrabbiata, bisognosa d’amore. Le vite delle due giovani raccontano la storia di un ricatto, di un amore tradito, di una violenza subita: Luisa usa Bilal (Vladimir Doda), il suo fidanzato albanese, Renata usa il corpo di Luisa per muovere i fili della propria vendetta. Entrambe vogliono lasciare la piccola comunità che le ha cresciute, tra feste di paese e raduni indipendentisti, famiglie sfinite e nuove generazioni di migranti presi di mira da chi si sente sempre minacciato. Luisa, Renata e Bilal rischieranno di perdersi, di perdere una parte preziosa di sé, di perdere chi amano, di perdere la vita.

 

 

Una tragedia profondamente moralistica, in cui il regista sa con certezza di chi sono le colpe, chi sono le vittime e chi i carnefici. Dove la realtà è usata come fondale dentro al quale far muovere i suoi personaggi e far esplodere tensioni e contraddizioni, ottusità e illusioni. Non c’è nessuna ricerca di alcunché, tutto il film si muove verso il tragico epilogo, ma proprio su quel frame la storia si interrompe lasciando spazio a un coro disperato che canta (L’acqua zé morta) l’irreparabilità del disastro antropologico di una terra perduta nella corsa all’oro di un benessere effimero. Un paesaggio ripreso (anche) attraverso vedute aeree che impietosamente mettono a nudo le cicatrici prodotte da un sistema economico basato sulla piccola e media industria famigliare: capannoni e abitazioni private fuse in un unico e indistinto groviglio architettonico che ha ormai fagocitato il territorio.

Sceneggiato dallo stesso Rossetto con Caterina Serra (già collaboratrice alla scrittura di Napoli Piazza Municipio di Bruno Oliviero, 2008) e Maurizio Braucci (L’innocenza di Clara, L’intervallo, Reality, Cadenza d’inganno, Tatanka, Napoli, Napoli, Napoli, Una montagna di balle e Gomorra), Piccola Patria è un film indipendente prodotto, dopo anni di ricerca di finanziatori e finanziamenti, da Jump Cut e Arsenali Medicei con il supporto di un patchwork di Film Commission (BLS Südtirol Alto Adige, Trentino Film Commission, Veneto Film Commission, Friuli Venezia Giulia Film Commission), l’esiguo supporto del MiBAC e realizzato da una troupe composta quasi per intero da ex studenti della scuola di documentario ZeLIG di Bolzano (tra i quali: il direttore della fotografia Daniel Mazza, il direttore di produzione Luigi Pepe e la capo elettricista e macchinista Stefania Bona). Al montaggio Jacopo Quadri, storico collaboratore di Rossetto, che dimostra una volta di più la sua capacità di “cucire” film senza alcuna sbavatura.

Piccola Patria si segnala nel panorama italiano come una solida riflessione sulla perdita dell’innocenza da parte di una nuova generazione di esseri umani allevati cinicamente e senza affetto da adulti immiseriti e corrotti (ottima Lucia Mascino nei panni della madre di Luisa), gli uomini soprattutto, in un panorama appiattito e senza sbocchi. Un film duro, una denuncia della balcanizzazione di un territorio che diviene metafora di un intero paese che sembra aver smarrito il senso delle proprie azioni.

Presentato in concorso a Venezia 70 nella sezione Orizzonti, il film di Alessandro Rossetto sta incontrando le solite difficoltà distributive riservate a gran parte del cinema italiano e questo nonostante l’acquisizione in catalogo da parte di Istituto Luce Cinecittà. Viene da domandarsi a cosa serva al giorno d’oggi stare a Venezia, in quel calderone senza una chiara identità chiamato Orizzonti, se poi a un film non è garantita una distribuzione decente, in grado di farlo incontrare agli occhi del pubblico. •

Alessio Galbiati

 

 

Piccola Patria

Regia: Alessandro Rossetto
Soggetto: Alessandro Rossetto, Caterina Serra
Sceneggiatura: Alessandro Rossetto, Caterina Serra, Maurizio Braucci
Fotografia: Daniel Mazza
Montaggio: Jacopo Quadri
Scenografia: Renza Mara Calabrese
Musiche: Paolo Segat, Alessandro Cellai, Maria Roveran
Suono: Daniel Covi
Capo elettricista, macchinista: Stefania Bona
Colorist: Sergio Cremasco
Direttore di produzione: Luigi Pepe
Segretaria di edizione: Tiziana Poli
Post produzione: Officina Immagini
Produttori: Gianpaolo Smiraglia (Arsenali Medicei), Luigi Pepe (Jump Cut)
Interpreti: Maria Roveran (Luisa), Roberta Da Soller (Renata), Vladimir Doda (Bilal), Lucia Mascino (Anna Carnielo), Mirko Artuso (Franco Carnielo), Diego Ribon (Rino Menon), Nicoletta Maragno (Itala Menon), Giulio Brogi (il Vecchio), Mateo Cili (Anes), Drival Hajdaraj (cugino di Bilal), Valerio Mazzuccato, Stefano Scandaletti
Produzione: Arsenali Medicei Cinematografica, Jump Cut
Con il contributo di: MiBAC
Con il sostegno di: BLS – Film Südtirol Alto Adige, Trentino Film Commission, Veneto Film Commission, Friuli Venezia Giulia Film Commission
Formato di ripresa: HD
Paese: Italia
Anno: 2013
Durata: 110′

 

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Alessandro Rossetto (Padova, 1963)
Filmografia

2013 | Piccola Patria
2012 | Untitled Alex Zanardi Documentary
2010 | Vacanze di guerra
2007 | L’orchestra di Piazza Vittorio (episodio: Raul)
2006 | Feltrinelli
2005 | Nulla due volte (cortometraggio)
2002 | Chiusura
1999 | Bibione bye bye one
1997 | Il fuoco di Napoli

 

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