Wes Anderson | Castello Cavalcanti

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De·li·cious

Un cortometraggio per Prada è, di fatto, una marchetta. Una di quelle che chiunque vorrebbe fare, soprattutto se ci fosse offerta carta bianca o ci venisse richiesto di inserire un semplice logo su una tuta gialla (ma di una tonalità di giallo a noi cara, proprio quella che ci ha resi celebri fra i nostri ammiratori); se poi il tutto fosse infiocchettato da una fattura abbellita da una generosa dose di zeri… bhe, non sarebbe male. Quanto Prada abbia bonificato a Wes Anderson & Co. non lo so proprio, e nemmeno me ne importa (diverso sarebbe il discorso se quella cifra fosse arrivata nel mio di conto in banca… ma questo è tutto un altro discorso…), quello che conta è che grazie al marchio presieduto da Miuccia abbiamo modo di gustarci i setteminutiequarantacinque (titoli compresi) di Castello Cavalcanti.
Wes Anderson dirige con la fantasia e la leggerezza di un ragazzo di sedici anni, con movimenti geometrici della macchina da presa – aggrappati a una narrazione essenziale e giocosa – con i quali si va da sinistra a destra, si arriva in fondo al quadro, si esita al suo suo limite, e poi si torna indietro con la medesima successione per chiudere l’inquadratura proprio dove la si era incominciata. Una specie di palindromo visivo, un gioco di rifrazioni e reversibilità che delizia e rasserena da ogni affanno nella magia di un cinema sempre coerente, dannatamente compiuto. Autoreferenziale, certo, ma pure madido di citazioni – come ci ricorda il suo cantore/esegeta/filologo/agiografo Matt Zoller Seitz (link#1 & link2).

Castello Cavalcanti ci porta in un frammento dell’Italia del 1955 dentro a un detour di un pilota della Mille Miglia (evidentemente per una questione di diritti nel cortometraggio il nome è solamente un’assonanza), interpretato da Jason Schwartzman, in un attimo di sospensione e di attesa di un passaggio per tornare a casa o dello sbocciare dell’amore per una cassiera avvenente (Giada Colagrande).

Castello Cavalcanti è realizzato in studio a Cinecittà con una troupe quasi interamente composta da italiani, cosa non nuova per Wes che, già ai tempi di The Life Aquatic with Steve Zissou (2004), girò in Italia e con italiani. Questo fatto dimostra due cose: la prima è che gli studi di Cinecittà, al netto del drammatico ridimensionamento subito, sono ancora in grado di offrire quello che serve per realizzare del grande cinema (corto o lungo non importa); la seconda è che l’Italia dispone di un gran numero di professionisti estremamente validi che faticano a esprimere il proprio valore in una cinematografia asfittica condannata alla mediocrità imposta da logiche produttive desolanti.

Il pilota interpretato da Schwartzman prende tempo, si prende del tempo, proprio come Wes e noi, nell’attesa di vedere il suo nuovo lungometraggio: The Grand Budapest Hotel (a href=”http://youtu.be/1Fg5iWmQjwk” target=”_blank”>qui il trailer) verrà presentato in anteprima assoluta alla prossima Berlinale (il 6 febbraio 2014): l’ottavo film del regista texano si preannuncia come un nuovo delizioso viaggio nel coloratissimo e irresistibile mondo di uno fra i talenti più influenti degli ultimi vent’anni della cinematografia mondiale. [Alessio Galbiati]

! in coda al post una ricapitolazione di tutto l’amore di Rapporto Confidenziale per Wes !

 

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Castello Cavalcanti
Regia, sceneggiatura: Wes Anderson
Fotografia: Darius Khondji
Montaggio: Stephen Perkins
Production Design: Stefano Ortolani
Costumi: Milena Canonero
Costumi (Jason Schwartzman): Prada
Supervisione alla sceneggiatura: Octavia Peissel
Musiche: Alessandro Casella, Randall Poster
Coordinatore musiche: Meghan Currier
Primo assistente alla regia: Inti Carboni
Secondo assistente alla regia: Simonetta Valentini
Terzo assistente alla regia: Dario Cioni
Production Manager: Cristina de Rossi
Assistente esecutivo: Maurizio Rampa
Casting: Francesco Zappei, Alice Filippi, Alessandro Cassella
Dolly Grip: Sanjay Sami
Supervisione agli effetti: Renato Agostini
Location Sound Mixer: Tulio Morganti
Boom Operator: Diego Gualino
Primo assistente Camera: Alberto Torrecilla
Secondo assistente Camera: Giacomo Zampieri
VFX: Tim Ladbury
Assistente al montaggio: Evi Denittis
Scenografie: Cristina Onori
Art Director: Letizia Santucci
Trucco: Enrico Lacoponi
Acconciature: Francesco Pegoretti
Produttori: Roman Coppola, Jeremy Dawson, Julie Sawyer
Produttori esecutivi: Max Brun, Lisa Margulis
Interpreti principali: Jason Schwartzman, Giada Colagrande, Renato Agostini, Igino Angelini, Teodorico Arbore, Francesco Bonaccorso, Silvano Broglia, Alessandro Casella, Paolo Coluccio, Colombo De Luca, Michele de Paolo, Alberto Emidi, Cesare Emidi Angelo Farrugio, Livia La Terza, Fernando Lumaca, Angelo Maluvuccio, Paolo Marrocco, Marilu Monda, Luca Padrini, Octavia Peissel, Giampolo Pietraforte, Pascal Pino, Claudia Pisano, Riccardo Rango, Georgette Ranucci, Niccolo Riso, Manuela Silvio, Andrea Troiani, Massimiliano Ubaldi, Simonetta Valentini, Giorgio Zancolla, Francesco Zippel
Produzione: The Directors Bureau, Prada
In associazione con: Hi! Production
Camera, Lights and Grip: Panalight S.p.A.
Studi: Cinecittà Studios S.p.A. (Roma)
Paese: USA, Italia
Anno: 2013
Durata: 8′

 

 

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  • Massimo rispetto all’amore per Wes, ma ti lancio una provocazione: non pensi possa essere un regista stiloso quindi superabile, alla Jeunet ?

  • Alessio Galbiati

    Quello che mi colpisce ogni volta è la sua capacità di deliziarmi. Ad esempio con “Moonrise Kingdom” partivo prevenuto, mi dicevo “ancora lo stesso film?!”… ma poi il suo cinema mi lascia di stucco per l’enorme qualità di ogni singola inquadratura e il lavoro che c’è dentro.