Die Frau des Polizisten (La moglie del poliziotto) > Philip Gröning

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In occasione del festival La violenza illustrata (7 novembre – 7 dicembre 2013) è stato proiettato, presso la Cineteca di Bologna, il poderoso dramma di Philip Gröning, La moglie del poliziotto, introdotto dallo stesso regista e da Maša Romagnoli (Casa delle donne).

Il film, spietata ricostruzione di una vita familiare sconvolta dalle vessazioni di un marito violento ai danni di una moglie devota, racconta un intimo dramma claustrale con intarsi di silente naturalismo e di simboliche rappresentazioni visive. La famiglia tedesca vive immersa nella quiete bucolica di un piccolo paese, osserva uccelli e paesaggi incontaminati, assiste alle fugaci sortite di una volpe in cerca di cibo. La figlia piccola, Clara, tra declamazioni appassionate di filastrocche e diletti da giardinaggio fai da te, scruta il brulichio dei lombrichi nel terriccio ed è spettatrice impotente della tragedia consumatasi tra le mura domestiche. L’aetas aurea del nucleo familiare, comandato da un pater familias che cinge con affetto la moglie e poi la umilia, la picchia e la devasta psicologicamente, si consuma nei soli attimi d’incanto naturalistico; le mani materne immerse nella frescura di un ruscelletto o affondate nella terra friabile sono le stesse che stringono la figlia, creatura inerme di fronte al reiterarsi di una violenza apatica e fredda che impietrisce e addolora. L’autore de Il grande silenzio, con occhio clinico, ha voluto e saputo circoscrivere, in 59 capitoli, il vissuto quotidiano di una famiglia alla stregua di un’indagine sociologica restituita da quadri viventi narranti, ognuno, una storia a sé. Da una parabola evangelica di martirizzazione (la donna, vittima sacrificale come il cervo moribondo investito da un passante in uno dei primi capitoli), al modello di exemplum simbolico che impone lucidità di giudizio e introspezione allo spettatore (ogni capitolo funge da allegoria con funzione di guida), il regista conduce un’inchiesta rigorosa e dura, a tratti lirica, che denuncia un orrore quotidiano e ci spinge a porci domande: perché la donna non denuncia il marito, che per un inquietante paradosso è poliziotto, quindi tutore della legge? Come può la madre/amante, coperta di ematomi, continuare a restare a fianco dell’uomo?

Gröning sembra volerci comunicare che, dietro la sadica violenza del padre/amante e l’accettazione tacita della moglie, si nascondono maschere stereotipiche di ruoli accettati per convenzione e per retaggi culturali e che il male si annida nella piattezza della quotidianità affettiva.

I volti illuminati da luce naturale e la pulizia formale dell’Haneke più disturbante impreziosiscono una pellicola che dà voce alla barbarie di ogni giorno, in cui c’è chi diviene essere ferino e chi sceglie di lasciarsi morire dopo i turbamenti di un amore schiacciato e sottomesso. •

Vincenzo Palermo

 

 

Die Frau des Polizisten
Titolo internazionale: The Police Officer’s Wife
Titolo italiano: La moglie del poliziotto

Regia, fotografia: Philip Gröning
Sceneggiatura: Philip Gröning, Carola Diekmann
Montaggio: Philip Gröning, Hannes Bruun
Casting: Karl Riedl
Production Design: Petra Barchi, Adan Hernandez, Petra Klimek
Costumi: Ute Paffendorf
Trucco: Claudia Schaaf
Assistenti alla regia: Alissa Berger, Dirk Gornickel
Digital Compositor: Cristiano Cesolari
Produttore: Philip Gröning, Matthias Esche, Philipp Kreuzer, Werner Wirsing
Coproduttori: Matthias Esche, Philipp Kreuzer, Andres Pfaeffli, Elda Guidinetti
Line producer: Martin Blankemeyer, Christine Günther, Gilbert Möhler (supervisione)
Interpreti principali: Alexandra Finder, David Zimmerschied, Pia Kleemann, Chiara Kleemann, Horst Rehberg, Katharina Susewind, Lars Rudolph, Fabian Stromberger
Produzione: Philip-Gröning-Filmproduktion, 3L Filmproduktion, Bavaria Film, Bavaria Pictures, Bayerischer Rundfunk, ZDF/Arte
Coproduzione: Ventura Film
Camera: Red One Camera
Lingua: tedesco
Paese: Germania, Svizzera
Anno: 2013
Durata: 175′

 

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