Die Frau des Polizisten (La moglie del poliziotto) > Philip Gröning

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Tre, due, uno: il realismo, l’iperrealismo, il super realismo; Il cinema di Philip Gröning. Può la finzione essere più vera del vero? Domanda da cento milioni di euro. No, in verità domanda da pochi soldi, perché la risposta è immediata: sì. Sì, se il tipo di cinema che ci troviamo a vivere è quello di un autore come questo.
Potere del Reale: l’ossessione della domestica giovinetta del De Sica di Umberto D. nella famosa scena nella quale prepara il caffè della mattina, potenziata e filtrata per fare in modo che le scorie che addolorano vengano eliminate. Realismo: il terribile incubo baziniano.

«Ogni immagine è bella non perché sia bella in sé […] ma perché è lo splendore del vero»: così scriveva Godard nel 1959 sui Cahiers du cinéma, a proposito di India di Rossellini. Il film di Gröning si identifica in tutto questo ma va anche oltre. Le vicende di questa famiglia tedesca rappresentano infatti Il Realismo. La storia di violenza domestica, il rapporto padre-figlia, la vita nella sua essenza e nel suo distrarsi continuo, nel suo ripetere la tristezza nella quotidianità e la felicità attraverso la banalità, è la parte reale dello spettacolo costruito per i nostri occhi. Ma c’è di più, appunto, perché quello che mi destabilizza è proprio il fatto che questo realismo si sconnetta costantemente. I cinquantanove capitoli nei quali è divisa l’opera, e di cui vengono continuamente sottolineati l’inizio e la fine, sono proprio ciò che spezza una qualsiasi possibilità di verità narrativa e sono anche la verità inconfessabile di questo film: la vita, che lo si voglia o no, è fatta di vuoti di coscienza. Ma soprattutto, è fatta di capitoli. Annullamento dello spazio tra l’immagine in movimento e la vita, annullamento tra il vero e il falso. Annullamento del Reale.

E invece, è proprio a questo punto che il magma del Reale ci travolge completamente, è a questo punto che non so più come riprendermi. Die Frau des Polizisten si concretizza come un film sulla natura umana – e in particolare sul suo farsi incapace di gestire pulsioni che alle volte sono tali perché semplicemente impossibili da reprimere – nell’istante in cui il poliziotto uccide sua moglie. Nel suo intrecciarsi agli eventi di una Natura sempre pacifica e rasserenante (il bosco, la volpe, i cani al guinzaglio, il cerbiatto morente) si manifesta e si materializza la natura dell’essere umano: instabile, discontinua, razionale e (a volte) spaventosa. Più vera del vero. Più naturale della Natura stessa.

Nell’ultima inquadratura il volto della bimba (la figlioletta del poliziotto e di sua moglie) ci fissa, ci scruta, ma non sappiamo più cosa attenderci. Aspettiamo un controcampo o una specie di soggettiva che ci possa dire cosa quel volto innocente stia pensando in quell’attimo, che possa restituirci insomma la sensazione di quello che ha vissuto fino a quel momento, che – in una specie di dimostrazione dell’effetto Kulešov – ci illuda associando al suo sguardo un’immagine rasserenante. Ma non arriva niente e il cinquantanovesimo capitolo finisce, e forse anche la sua vita.
Come scriveva Philip K. Dick: «La realtà è quella cosa che, anche se smetti di crederci, non svanisce».
Di una cosa sono certo: Il Reale, a volte, uccide. •

Gabriele Baldaccini

 

 

Die Frau des Polizisten
Titolo internazionale: The Police Officer’s Wife
Titolo italiano: La moglie del poliziotto

Regia, fotografia: Philip Gröning
Sceneggiatura: Philip Gröning, Carola Diekmann
Montaggio: Philip Gröning, Hannes Bruun
Casting: Karl Riedl
Production Design: Petra Barchi, Adan Hernandez, Petra Klimek
Costumi: Ute Paffendorf
Trucco: Claudia Schaaf
Assistenti alla regia: Alissa Berger, Dirk Gornickel
Digital Compositor: Cristiano Cesolari
Produttore: Philip Gröning, Matthias Esche, Philipp Kreuzer, Werner Wirsing
Coproduttori: Matthias Esche, Philipp Kreuzer, Andres Pfaeffli, Elda Guidinetti
Line producer: Martin Blankemeyer, Christine Günther, Gilbert Möhler (supervisione)
Interpreti principali: Alexandra Finder, David Zimmerschied, Pia Kleemann, Chiara Kleemann, Horst Rehberg, Katharina Susewind, Lars Rudolph, Fabian Stromberger
Produzione: Philip-Gröning-Filmproduktion, 3L Filmproduktion, Bavaria Film, Bavaria Pictures, Bayerischer Rundfunk, ZDF/Arte
Coproduzione: Ventura Film
Camera: Red One Camera
Lingua: tedesco
Paese: Germania, Svizzera
Anno: 2013
Durata: 175′

 

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