The Hobbit: The Desolation of Smaug > Peter Jackson

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Fuoco e scintille nella tana di Smaug, drago sputafuoco custode della mecca nanica. Dopo l’assalto degli orchi guidati da Azog il profanatore nel primo film, lo spettacolare viaggio di Bilbo Baggins e dei tredici nani verso Erebor, in 3D, a 48 fotogrammi al secondo.

L’oscurità scende sul Reame Boscoso, patria degli elfi silvani, su Pontelagolungo (Esgaroth) e sulle terre libere investite dall’ombra minacciosa del Necromante, il terribile Sauron. Nel primo episodio Un viaggio inaspettato, avevamo lasciato Bilbo, Gandalf e i nani tra le schiere nemiche di Azog. Riusciti a sfuggire grazie alle aquile provvidenziali dello stregone grigio, i membri della compagnia, aiutati dal mutaforma uomo orso Beorn, sono diretti verso Bosco Atro (Mirkwood) dove saranno preda della progenie del ragno Shelob. Scampati al pericolo, vengono imprigionati nelle segrete del regno elfico, dimora corrosa da un male insanabile portato dall’oscuro Sauron. Qui incontrano Legolas, principe del regno e l’indomita guerriera Tauriel. Dopo essere passati per Pontelagolungo grazie al contrabbandiere Bard, giungono finalmente alla Montagna Solitaria, dove Smaug, il drago impossessatosi del tesoro dei nani, li aspetta silenzioso.
Peter Jackson, reduce dal non riuscitissimo remake di King Kong e dall’altrettanto debole Amabili resti, aveva rimesso mano all’epopea tolkieniana dell’anello già subito dopo l’uscita de Il Ritorno del re. Il progetto di realizzare l’antefatto de Il Signore degli anelli, in seguito a svariate controversie tra Jackson e la New Line Cinema, andò incontro ad una lunga gestazione conclusasi con l’accordo finale di realizzare tre film con Jackson in veste di produttore, saccheggiando Lo Hobbit e il Silmarillion di J. R. Tolkien. Dopo l’abbandono di Guillermo del Toro, inizialmente scelto in qualità di regista, Peter Jackson fa suo l’intero progetto, gira in parallelo e produce Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato, primo lungometraggio di quella che sarà la nuova trilogia incentrata su Bilbo Baggins, e La Desolazione di Smaug. Dopo l’anteprima berlinese, arriva in Italia il 12 dicembre il tanto atteso secondo capitolo della saga hobbit.
Dimenticate le atmosfere fiabesche e il taglio scanzonato del primo film, avventura di stampo picaresco a mo’ di antefatto, siamo qui proiettati in un periglioso progredire di minacce e scontri vertiginosi, tra orchi famelici assetati di sangue nanico (ad Azog si aggiunge Bolg, comandante delle legioni dell’oscuro signore), mostri mutapelle (Beorn) e il temibile drago Smaug a comando di Erebor, patria violata dei nani, i quali, guidati da Thorin Scudodiquercia, si lanciano alla conquista del loro perduto regno. Con loro, Bilbo Baggins, l’hobbit che, dopo un lungo apprendistato, munito della spada Pungolo e dell’anello, diventerà coraggioso e combattivo, ma subirà anche il potere del monile rubato a Gollum. Nuovi e vecchi amici fanno la loro comparsa in un vorticoso e sorprendente susseguirsi di scaramucce, lotte armate e prodigi in paesaggi incontaminati, lande desolate e intricati boschi magici: un ritrovato e giovane Legolas (Orlando Bloom), Tauriel, la new entry di stirpe elfica sconosciuta al romanzo di Tolkien, intrepida e affascinante eroina interpretata da Evangeline Lilly; Gloin, padre del nano Gimli e Bard, l’abitante di Pontelagolungo che traghetta la compagnia nei devastati territori che ancora temono la potenza del drago. Se il primo “viaggio” era un preambolo di presentazione dilatato all’eccesso, un po’ come La Compagnia dell’anello (2001), questa nuova avventura è narrazione epica in medias res immersa in una sarabanda di effetti speciali pirotecnici, valorizzati da un 3D non posticcio e dai 48 fotogrammi al secondo della CGI: gioia per gli occhi che regala fondali nitidi e velocità d’azione ineguagliata.
Il climax della narrazione arriva al culmine quando Bilbo Baggins, alla ricerca della preziosa Arkengemma, si trova dinnanzi a Smaug fra i cunicoli bui della Montagna Solitaria. Il drago, in originale con la voce tenebrosa e cupa di Benedict Cumberbatch (Star Trek Into Darkness), è il più grande prodigio dell’era digitale, maestoso e fiero usurpatore della patria dei nani, creatura sputafiamme solitaria e narcisa, concepito con la tecnica della performance capture, già sperimentata per Gollum.
La Desolazione di Smaug è un tripudio di effetti speciali che strappa applausi e catapulta appassionati e semplici spettatori nell’universo mitico di Tolkien, nell’attesa di assistere alla leggendaria battaglia dei Sei Eserciti che vedremo nel prossimo capitolo della saga. •

Vincenzo Palermo

 

 

The Hobbit: The Desolation of Smaug
Titolo italiano: Lo Hobbit – La desolazione di Smaug

Regia: Peter Jackson
Soggetto: J. R. R. Tolkien dal romanzo The Hobbit
Sceneggiatura: Peter Jackson, Fran Walsh, Philippa Boyens, Guillermo del Toro
Fotografia: Andrew Lesnie
Montaggio: Jabez Olssen
Musiche: Howard Shore
Scenografia: Alan Lee, John Howe, Dan Hennah
Costumi: Bob Buck, Ann Maskrey, Richard Taylor
Casting: Victoria Burrows, Amy Hubbard, John Hubbard, Liz Mullane, Miranda Rivers
Produttori: Peter Jackson, Fran Walsh, Carolynne Cunningham
Produttori esecutivi: Alan Horn, Ken Kamins, Toby Emmerich, Zane Weiner, Callum Greene
Interpreti: Martin Freeman (Bilbo Baggins), Ian McKellen (Gandalf), Richard Armitage (Thorin Scudodiquercia), Benedict Cumberbatch (Smaug), Evangeline Lilly (Tauriel), Lee Pace (Thranduil), Orlando Bloom (Legolas), Luke Evans (Bard l’Arciere), Ken Stott (Balin), Graham McTavish (Dwalin), Aidan Turner (Kíli), Dean O’Gorman (Fíli), Mark Hadlow (Dori), Jed Brophy (Nori), Adam Brown (Ori), John Callen (Óin), Peter Hambleton (Glóin), William Kircher (Bifur), James Nesbitt (Bofur), Stephen Hunter (Bombur), Mikael Persbrandt (Beorn), Manu Bennett (Azog), Lawrence Makoare (Bolg), Sylvester McCoy (Radagast), Stephen Fry (Governatore di Pontelagolungo), Ryan Gage (Alfrid), John Bell (Bain), Peggy Nesbitt (Sigrid), Mary Nesbitt (Tilda), Cate Blanchett (Galadriel)
Produzione: New Line Cinema, MGM, Warner Bros, WingNut Films
Rapporto: 2,35:1
Suono: Dolby Atmos, Datasat, Dolby Digital
Camera: Red Epic – Zeiss Ultra Prime e Angenieux Optimo Lenses
Negativo: Redcode RAW
Processo fotografico: Digital Intermediate – 2K (master), Redcode RAW – 5K – dual-strip 3-D (source)
Formati di proiezione: 35 mm (anamorphic – Kodak Vision 2383), 70 mm (orizzontale) – IMAX DMR blow-up – dual-strip 3-D – Kodak Vision 2383, D-Cinema (3-D)
Paese: Nuova Zelanda, USA, UK
Anno: 2013
Durata: 161′

 

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