Behind the Candelabra > Steven Soderbergh

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Siamo gente kitsch, ahimè

Riuscite a immaginare di far sedere sotto natale le famiglie italiane, tanto affezionate alle tradizioni, ai presepi e ai cinepanettoni, davanti a una storia piena di sregolatezze e scandali, cattivo gusto e gay in ogni dove? E ancora, è plausibile che qualcosa che negli Stati Uniti viene bollato preventivamente come eccessivo, inammissibile, senza interesse, se non per una ristretta fascia di pubblico, quella omosessuale – come se fossero davvero pochi gli omosessuali a questo mondo e come se solo chi è gay si interessi a una storia gay! – possa invece presentarsi sereno e tranquillo nel bel paese, senza troppo rumore, né di réclame né, sopratutto, di allarmismo? Sinceramente, direi di no. Eppure è successo.
Durante le feste natalizie sono andata a vedere l’ultimo film di Soderbergh, presentato al Festival di Cannes 2013. Ebbene, mentre le major hollywoodiane hanno rifiutato di produrre Behind the Candelabra (Dietro i candelabri in Italia) per l’eccessivo tasso di omosessualità del soggetto; mentre negli States la pellicola, finanziata quindi dalla TV via cavo americana HBO Films, è stata trasmessa direttamente in televisione, senza passare dal cinema; mentre attori del calibro di Michael Douglas e Matt Damon hanno dovuto fare i conti con una Hollywood guidata dal timone del marketing, che ancora oggi non approva – nonostante il terzo millennio e Brokeback Mountain – che due suoi sex simbol (vecchia e nuova generazione) incarnino la calda e turbolenta storia d’amore e di sesso avvenuta tra il 1977 e il 1984 fra il già sessantenne Wladziu Valentino Liberace (Douglas) e il ventenne Scott Thompson (Damon); rispetto a tutto ciò, viene da pensare che in Italia, forse, erano tutti troppo distratti dalle decorazioni e dai regali di natale per rendersi conto di che film stesse approdando nei cinema, perché nessuno ha detto niente. Strano, no?

Ora, che si sia trattata di mera distrazione è poco credibile, e ancora meno realistico è affermare che improvvisamente alle soglie del 2014 il popolo italiano si sia emancipato con un salto evolutivo dal suo tipico bigottismo cattolico mediterraneo. Lungi dall’essere così, l’unica cosa che si possa concludere è che gli italiani siano intrinsecamente fortemente kitsch, e che lo siano, almeno in questo caso, davvero più degli americani. È ridicolo e penoso che al giorno d’oggi Hollywood si sia fatta tutti questi problemi per produrre un film a tematica omosessuale – e direi che l’esplosione di sesso e omosessualità dell’ultimo festival di Cannes sia la migliore conferma di quello che sto dicendo – e, d’altro canto, credo che l’amore degli italiani per i babbi natali appesi ai balconi o posti all’ingresso dei negozi – con tanto di sensori per suonare prontamente canzoni natalizie a ogni passante – sia una grande dimostrazione di quanto siano profondamente kitsch. E non credo sia una bella cosa.

 

 

Mostrare tutto e non dire niente, l’essenza del kitsch

Behind the Candelabra è un film kitsch. Io non sono un’amante del kitsch, anche se un’affermazione come questa forse non ha propriamente senso se il kitsch è, come dice Gillo Dorfles in Il kitsch, antologia del cattivo gusto, un elemento proprio della nostra epoca, diffuso e onnipresente. Se così è, sembrerebbe difficile tirarsene fuori e pretendersene esenti, perciò mi limiterò a dire che durante la visione del film mi è capitato di cambiare più volte posizione sul sedile e di sbuffare un po’, chiari sintomi di lieve noia e distacco. Tutte quelle paillettes, quei ninnoli, quei barboncini e quelle sceneggiate caricaturali di omosessuali fanno, ai miei occhi, di Behind the Candelabra un prodotto irritante tanto quanto la Mona Lisa sulla saliera o i nani nei giardini. Il kitsch non mi piace, ma non è questo il punto.
Cerchiamo di capirci meglio. Cos’è il kitsch? Affidandomi sempre all’analisi di Gillo Dorfles kitsch, aggettivo attribuibile a oggetti, opere d’arte, architetture, ideologie politiche, nonché vero e proprio atteggiamento nei confronti dell’arte e della vita, è menzogna, è cattivo gusto, è creazione di feticci e di miti senza profondità o spessore. Kitsch è sentimentalismo, superficialità, teatralità ridondante che eleva il quotidiano all’assoluto e, viceversa, cala l’assoluto nel terreno. Wladziu Valentino Liberace, performer e pianista famosissimo e pagatissimo negli USA tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta del secolo scorso, aveva fatto del kitsch la sua bandiera, la sua casa, la sua maschera, la sua armatura. In un mondo in cui dichiararsi omosessuale significava, come minimo, la fine di una carriera – più di oggi sicuramente, ma la questione è ancora tristemente aperta, come dimostra la storia della realizzazione di questo film – il kitsch ha dato uno stile appariscente e riconoscibile, sfacciato e memorabile, a Liberace, permettendogli di sfoggiare ogni vezzeggiamento immaginabile, anche quelli smaccatamente omosessuali, sotto le mentite spoglie della pura appariscenza ed esuberanza scenica. Difficile trovare prima di lui – mentre in molti hanno imparato da lui, da Elton John a Lady Gaga – un artista tanto eccentrico e teatrale. Tutta la sua immagine pubblica è stata costruita per piacere, per ispirare bei sentimenti, per creare un mito, senza in realtà far trapelare nulla di profondo né di vero riguardo alla sua vita privata, in puro stile kitsch.
Behind the Candelabra, a prima vista, dà l’occasione di andare dietro all’abbaglio del candelabro posto sul pianoforte di scena durante le esibizioni del pianista, osservando da vicino, fin nella vasca da bagno, nel letto e sotto al parrucchino, la vita privata di Liberace, tenuta caparbiamente nascosta al pubblico fino alla sua morte. Liberace in scena – ma anche a casa, in vestaglia o nella vasca da bagno – brillava come una divinità, era galante con le donne come un etero – anzi di più – e mai ha fatto trapelare una qualsivoglia informazione sulle sue abitudini e inclinazioni reali. Tutto, nella sua carriera era chiaro e manifesto, salvo la verità della sua vita. E, a uno sguardo più attento, la pellicola fa lo stesso. Nonostante sveli molti aspetti privatissimi dell’ultimo decennio di vita di Liberace, Behind the Candelabra non dice nulla pur mostrando tantissimo. E se kitsch è ciò che appare, senza sotto testi o approfondimenti di sorta, risultando per questo fruibile da tutti, semplicemente, immediatamente, senza alcuna necessità di interpretazione né margine di errore né pericolo, allora il film di Soderbergh è davvero un’opera kitsch e pure ben fatta. In effetti, il regista mette in scena in una volta sola l’omosessualità, la chirurgia estetica, la società dello spettacolo, il lusso, l’invecchiamento, la gerontrofilia, la gelosia, la competizione, l’AIDS, il divorzio, l’amore, e tutto questo senza innescare alcun dibattito o senza lasciare allo spettatore alcuno vero spunto di riflessione. Niente di male, si intende, mica tutti i film devono farsi portatori di chissà quali critiche o finalità, però non posso che constatare che sia un risultato straordinariamente kitsch.

 

 

Ma la merda esiste davvero

Dal canto loro, nelle loro reazioni a questo film gli italiani si sono dimostrati perfetto esempio di quel che Herman Broch definisce, nei suoi saggi riproposti da Gillo Dorfles, l’uomo-del-kitsch, designando così un tipo umano senza il quale il kitsch non potrebbe né sorgere né prosperare. A tal proposito egli scrive «se il kitsch è menzogna (esso viene spesso, e a ragione, definito così), questa menzogna ricade sull’uomo che ne ha bisogno, e cioè su chi si serve di questo riguardosissimo specchio per potersi riconoscere nell’immagine contraffatta che gli rimanda e per potersi confessare (con un piacere, entro certi limiti, sincero) nelle proprie bugie». Ora, se un film kitsch, per un personaggio kitsch, vissuto in un epoca imperversata dal gusto kitsch, è un film coerente, anche nel suo essere – almeno per me – fastidioso e superficiale, mi sento invece meno a mio agio nel constatare quanto gli italiani siano kitsch nella loro reazione. E lo sono davvero se non si sono scomposti neanche un minuto per un film che racconta una storia d’amore tra due gay fino al midollo e con quaranta anni di differenza; in Italia! Mentre negli Usa la stessa produzione del film è stata boicottata dalla major – atteggiamento altrettanto irritante, ma almeno non kitsch: se non altro hanno preso in considerazione il fatto che ci fossero temi e ragioni “caldi” nel film rispetto ai quali, per motivi più economici che morali, ma poco importa, hanno preso una posizione – in Italia Behind the Candelabra è stato accolto nelle sale distrattamente, come se si trattasse di una storia qualsiasi, fermandosi al suo aspetto ironico e luminoso, lasciandosela scivolare addosso come si fa con i cartoni animati, senza porsi domande o sentirsi sconcertati da quella che ha tutta l’apparenza di una storia di fantasia, mentre in realtà è una storia vera, tratta dall’omonimo libro scritto proprio da Scott Thorson.
Mi viene da concludere, in linea con quanto scritto da Broch, che difronte alla menzogna del film lo spettatore italiano ha ricavato un immagine riflessa di se stesso menzognera. Detto altrimenti, là dove potremmo credere di trovarci di fronte a una qualche profondità e apertura morale e intellettuale, sia che si tratti della pellicola sia che si consideri lo spettatore che la va a vedere, in realtà, non c’è niente. Dopotutto, il kitsch è così, è la sostituzione dell’etica e del senso con l’estetica: è la dittatura del bello e del cuore che, come scrive Milan Kundera nel 1984 in L’insostenibile leggerezza dell’essere, sono in disaccordo metafisico con la merda – intesa letteralmente e metaforicamente – , che pure è di questo mondo, ma che risulta inaccettabile e quindi deve essere negata. Ecco, il kitsch rende innocuo, se non proprio elimina, tutto ciò che per l’uomo è inaccettabile – la merda, l’omosessualità, la gerontrofilia in questo caso sono intercambiabili – , e questo film, la storia della sua produzione a Hollywood e quella della sua ricezione in Italia, ne sono una chiara dimostrazione. •

Sophie Brunodet

 

 

Behind the Candelabra
Titolo italiano: Dietro i candelabri
Regia, fotografia, montaggio: Steven Soderbergh
Soggetto: “Behind the Candelabra: My Life with Liberace” di Scott Thorson e Alex Thorleifson
Sceneggiatura: Richard LaGravenese
Musiche: Marvin Hamlisch
Produttori: Gregory Jacobs, Susan Ekins, Michael Polaire
Interpreti principali: Michael Douglas (Liberace), Matt Damon (Scott Thorson), Scott Bakula (Bob Black), Eric Zuckerman (Lou), Eddie Jemison (assistente alla regia), Randy Lowell (regista)
Produzione: HBO Films
Paese: USA
Anno: 2013
Durata: 118′

 

 

VEDI ANCHE LA RECENSIONE, A CURA DI MAURIZIO MONGIOVI

 

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