12 Years a Slave > Steve McQueen

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Ci ha pensato Tom Robbins, con il suo Villa Incognito, a rinfrescarci la memoria su una ovvietà linguistica che non è poi così ovvia: il nome comune e proprio di divinità,“Dio”, è diventato “Signore” nelle traduzioni bibliche dell’epoca feudale, per suggellare a livello religioso l’ordinamento giuridico e sociale dominante.

Povero fedele, se per la Grazia eterna invochi il Signore dei Cieli, per la grazia terrena invocherai il Signore della terra, duca, conte, marchese, o chicchessia, ché Cesare e Dio hanno fatto le larghe intese e si sono spartiti la torta della tua devozione.

Ci è noto, d’altronde, che la religione è una schiavitù nel senso più etimologico nel termine, se si accetta l’origine dell’abusato termine dal verbo latino RE-LIGARE con il significato di unire, legare insieme. Legare insieme, legare, con la corda, con le catene, con la violenza.

 

And that servant…
which knew his Lord’s will…
WHICH KNEW HIS LORD’S WILL;
and prepared not himself…
PREPARED NOT HIMSELF,
neither did according to his will
shall be beaten with many stripes…
Do you hear that?
Stripes.
That nigger that don’t obey his lord
– that’s his master – do you see?
that nigger shall be beaten
with many stripes.

 

Non ci meravigliamo – ci vuole altro per un nostro ooooh – che sia esistita la schiavitù come pratica di sfruttamento di uomini su altri uomini, volta a suggere indebito profitto e ricchezza dal sangue e dalla carne altrui. Inorridiamo però, laici, vergini e candidi come pupi, al pensiero che la schiavitù abbia avuto un fondamento religioso, una giustificazione divina della supremazia di una razza sull’altra, prima ancora che un fondamento giuridico. Ebbene, questo è un esecrato, prevedibile effetto collaterale del teorema dell’Esistenza di un Popolo Eletto, grottesco nella sua onnicomprensività (un popolo eletto come popolo composto unicamente da buoni e da santi? Tutti? Ma va!) ma così universalmente folle da poter esser plasmato alle follie umane d’ogni tempo. Il popolo di Mosè può diventare il popolo della Chiesa di Roma, può diventare il popolo dei Conquistadores, dei Padri Pellegrini, dei Figli del Fuhrer, dei Nipoti di Stalin. Tutti eletti, senza primarie, senza televoto.

Ops, sto divagando.

Il fatto è che ho un processore tetra-core nel cervello, e questo film immenso comincia con un’epigrafe errata: “Tratto da una storia vera”. No! Non è tratto da una storia vera, è tratto dalla Storia vera, e parla della schiavitù dei Neri d’America, che è non scritta, ma mormorata, raccontata, cantata. Con lo Spiritual, con il Blues.

 

Roll Jordan
Roll, roll Jordan, roll
I want to go to heaven when I die
To hear Jordan roll (roll, roll, roll) 2x

Now brother, you ought to been there
Yes, my Lord
A sitting in the kingdom
To hear Jordan.

Coro 1:
Well, roll Jordan, roll (roll Jordan)
Roll Jordan, roll (roll Jordan, roll Jordan)
I want to go to heaven when I die
Roll Jordan, roll.

Well my mother, you ought to been there
Mother, you ought to been there
My mother, you ought to been there
Roll, Jordan roll.

Oh you can see it roll, better roll, better roll (roll Jordan, roll Jordan)
Roll Jordan, roll (roll Jordan, roll Jordan)
I want to go to heaven when I die
Roll Jordan, roll.

Well my mother, you ought to been there (oh yes)
Mother, you ought to been there
My mother, you ought to been there
Roll, Jordan roll.

Coro 2:
Oh you can see it roll, better roll, better roll (roll Jordan, roll Jordan)
Rollover Jordan, roll (roll Jordan, roll Jordan)
I want to go to heaven when I die
Roll Jordan, roll.

Well my sister, you ought to been there now
Sister, you ought to been there
My sister, you ought to been there
Roll, Jordan roll.

Repete Coro 2

Well my brother, you ought to been there now
Brother, you ought to been there
My brother, you ought to been there
Roll, Jordan roll.

Repete Coro 2
Roll, roll.

 

Il che ci porta ad una considerazione ancora più ampia, se cioè sia indispensabile per la memoria collettiva la parola in quanto scritta, o la parola in quanto detta, cantata, raccontata. Domanda retorica, è la voce che conta.

 

Tanto vi dovevo, di seguito è Salomon vs Django.

1) La cultura è una pistola
Solomon è un uomo libero, nero, yankee. Di ceto elevato, ben istruito, vive a Washington e suona il violino.
La sua cultura è sinonimo di libertà. Per essa, Salomon è altro, è differente dai neri nati schiavi che incontra, anche la sua dignità e la sua morale risultano sempre differenti (superiori ?) a quelle di chi è nato con le catene ai polsi. Nella pratica, grazie alla sua cultura saprà scrivere la lettera fondamentale perché sia liberato dall’amico, Mr…
Django è (presumibilmente) analfabeta. Nato schiavo, ribelle sì, ma pur sempre schiavo. Deve la sua libertà alla cultura altrui, ad un europeo – tedesco – che si fa beffe dell’ordinamento sociale e giuridico del Vecchio Sud fino al sacrificio estremo, e solo grazie a quel sangue versato Django diventa artefice del suo destino.

2) Bianco vince, Nero perde
Al di là delle ovvie differenze narrative, occorre notare che in entrambi i casi la catarsi del nero passa attraverso la legittimazione operata da un bianco, che scardina dall’interno il sistema giuridico su cui la schiavitù era fondata. Non c’è lotta di razza né di classe, sono i WASP (White Anglo-Saxon Protestant) a determinare il mutamento, conseguentemente ai mutamenti economici ed industriali che stravolgono l’originaria aristocrazia fondiaria WASP.

3) Steve e Quentin
Steve McQueen è une dei più grandi registi contemporanei, visionario, radicale, disturbante, il suo è un cinema sul corpo, dell’attore e dello spettatore. In 12YaS adopera il corpo di Solomon, adeguatamente rappresentato e martoriato, per un melodramma a schema classico. Salomon è l’Uomo strappato dal suo focolar, precipitato negli Inferi della crudeltà, costretto a subire e a commettere atrocità, tentato, stracciato, ma alla fine redento dall’Amore che riesce a conservare.
Tarantino, il Maestro, usa il genere western per travestire il suo romanzo di formazione, l’epos di Django è propedeutico allo sviluppo di una coscienza della libertà, quindi alla distruzione fisica e totemica della schiavitù. Rispetto alla dimensione intimistica di Solomon, Django compie un passo ulteriore nello scontro finale con Steven, nero anche lui ma collaborazionista e delatore, che rappresenta la rottura estrema dell’accettazione sociale del principio di schiavitù.

4) Black Music
Melodramma chiama classico, Steve McQueen affida le musiche ad Hans Zimmer, che senza ironia è il Morricone delle più grandi produzioni hollywoodiane,ma più che questo ha il grande, immenso merito, di lasciar cantare i suoi attori nei passaggi più toccanti, dando forma e luce allo spiritual e al blues. Nella soundtrack compare John Legend in Roll Jordan Roll, il medesimo John Legend che con Call The Police scandisce la fase finale della vendetta di Django. Scelta avantpop per Tarantino, che guarda alle contaminazioni, più che alle origini della musica nera.

5) Dream Teams
Se in squadra ci sono Fassbender e Pitt vs. Schultz e Di Caprio, il pareggio è il risultato più giusto. Ai punti, vince per uno zerovirgolazero uno il titanismo di Solomon, contro il casual low profile di Jamie Fox.

6) Xfactor
Se non scoderemo mai 12YaS è grazie al minimamente grande Paul Dano, il motherfucker guardiano degli schiavi, con il suo rap ante litteram.

 

Nigger run nigger flew
Nigger tore his shirt in two.
Run run the pattyroller will get you.
Run nigger run well you better get away
That’s right.
Nigger run, run so fast
Stoved his head in a hornets nest
Run nigger run well the pattyroller will get you
Run nigger run well you better get away
Run nigger run well the pattyroller will get you
Run nigger run well you better get away
Some folks say a nigger won’t steal
I caught three in my corn field
One has a bushel? And one has a peck
One had a rope and it was hung around his neck
Run nigger run well the pattyroller will get you
Run nigger run well you better get away
Run nigger run well the pattyroller will get you
Run nigger run well you better get away
Hey Mr. Pattyroller don’t catch me
Catch that nigger behind that tree
Run nigger run well the pattyroller will get you?
Run nigger run well you better get away
Run nigger run well the pattyroller will get you?
Run nigger run well you better get away

 

Se non scorderemo Django è grazie al mutante Samuel Jackson e alla sua invettiva alla condanna e all’oblio.

 

And as a slave of the LeQuint
Dickey Mining Company,
hence forth, till the day you die,
all day, everyday,
you will be swingin’ a sledgehammer,
turning big rocks into little rocks.
Now when you get there,
they gonna take away your name,
give you a number, and a sledgehammer,
and say get to work.
One word of sass,
they cuts out your tongue.
They good at that too,
you won’t bleed out.
Aww, they does that real good.
They gonna work you, all day,
every day, till your back give up.
Then they gonna hit you
in the head with the hammer,
throw your ass down
the nigger hole.
And that, will be the story
of you, Django.

 

 

12 Years a Slave

Regia: Steve McQueen
Sceneggiatura: John Ridley da Twelve Years a Slave di Solomon Northup
Fotografia: Sean Bobbitt
Montaggio: Joe Walker
Effetti speciali: David Nash
Musiche: Hans Zimmer
Scenografie: Adam Stockhausen
Costumi: Patricia Norris
Trucco: Ma Kalaadevi Ananda
Produttori: Brad Pitt, Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Bill Pohlad, Steve McQueen, Arnon Milchan, Anthony Katagas
Produttori esecutivi: John Ridley, Tessa Ross
Interpreti principali: Chiwetel Ejiofor (Solomon Northup), Michael Fassbender (Edwin Epps), Benedict Cumberbatch (William Ford), Paul Dano (John Tibeats), Paul Giamatti (Theophilus Freeman), Brad Pitt (Samuel Bass), Lupita Nyong’o (Patsey), Alfre Woodard (Harriet Shaw), Sarah Paulson (Mary Epps), Scoot McNairy (Brown), Taran Killam (Hamilton), Garret Dillahunt (Armsby), Michael Kenneth Williams (Robert), Quvenzhané Wallis (Margaret Northup), Ruth Negga (Celeste), Bill Camp (Ebenezer Radburn)
Produzione: Plan B Entertainment, New Regency Pictures, River Road Entertainment
Souno: Dolby
Rapporto: 2.35 : 1
Camera: Arricam LT, Cooke S4 and Angenieux Optimo Lenses; Arricam ST, Cooke S4 and Angenieux Optimo Lenses
Laboratori: Cineworks, New Orleans (LA), USA (telecine); Company 3, New York (NY), USA (digital intermediate); DeLuxe, Hollywood (CA), USA (prints)
Negativo: 35 mm (Kodak Vision3 50D 5203, Vision3 250D 5207, Vision3 500T 5219)
Processo fotografico: Digital Intermediate (2K) (master format); Super 35 (source format)
Formato di proiezione: 35 mm (anamorphic) (Kodak Vision 2383); D-Cinema
Paese: USA, UK
Anno: 2013
Durata: 134′

 

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