Inside Llewyn Davis > Ethan Coen, Joel Coen

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Un gatto rosso, il folk e l’eterno ritorno dell’uguale

 
“Il caso è il solo sovrano legittimo dell’universo”, scriveva Honoré de Balzac nel 1838; che i Coen abbiano fatto di questa “legge” ciò su cui basare la linea guida del loro cinema è cosa oramai sotto gli occhi di tutti. Inside Llewyn Davis è forse – insieme a A Serious Man – il film dei due fratelli del Minnesota che più di ogni altro fa del caso il motore assoluto dell’universo. Il vagare circolare di Davis rende ogni cosa simile a se stessa, ogni evento inconsistente in quanto reiterato, ma la cosa più incredibile è che questa reiterazione sembra ogni volta essere frutto dell’avvolgersi su se stessa di una forza-casualità sempre più incessante. C’è un momento in questo Inside Llewyn Davis che crea il segno circolare di un’esistenza senza più speranza: è quell’istante che ci fa comprendere che tutto quello che abbiamo visto sino a quel momento non è altro che un grande flashback, ma ce lo fa capire cercando allo stesso tempo di ingannarci. Mettendo in scena la sequenza finale, che si svolge nel presente, con inquadrature simili e montate con la stessa volontà narrativa di quelle del grande flashback, ci viene fatta provare la sensazione vera e propria di non poter sfuggire al ripetersi incessante dei fatti. E allora: il flashback è un flashback o è solamente l’impossibilità di comprendere e modificare l’insistente omologazione e circolarità del presente? È un sogno a occhi aperti? È un surreale, identico evento? Sì e no; il passato è passato e il presente è presente. Due cose ben distinte ma equivalenti. Per questo motivo non esiste alcun futuro, non esiste alcuna speranza di poter mutare la consistenza del loop. O forse qualche speranza c’è.

 

 
La via per la salvezza che i Coen sembrano indicarci è quella che punta tutto sulla possibilità di trovare nell’Altro la soluzione ai nostri problemi, nella volontà di far sì che la nostra vita – proprio come quella di Davis – non si perda nella solitudine rancorosa o cocciuta, ma si apra alla possibilità di comunicare a chi ci sta attorno la sofferenza che ci attanaglia. Ciò che sta dentro deve uscire fuori e deve indirizzarsi verso qualcuno che sappia accogliere il nostro messaggio. Ma i Coen vogliono anche dirci che la vita può essere, nella sua eterna prevedibilità, estremamente imprevedibile. Imprevedibile cioè nelle piccole cose e soprattutto nei suoi avvenimenti più impercettibili che sembrano essere, da una parte o dall’altra, quelli che poi regoleranno le forze dell’universo e della Storia. Proprio come il famoso battito delle ali di farfalla.

 

 
Un’altra delle più grandi caratteristiche dei Coen è sicuramente quella di riuscire a dare una sfumatura all’insignificante, a fare in modo che il consueto e il non-degno-di-nota si colorino di fascino. Il cinema dei Coen è ormai giunto a un punto di non ritorno: le vite vuote dei protagonisti dei loro film hanno raggiunto quasi il massimo della nullificazione, perciò è come se tutto a un tratto si fossero riempite. È come se in ognuno dei più semplici gesti di quei personaggi ci fosse adesso un valore nascosto e sommerso, quasi impossibile da notare ma talmente ben messo a fuoco nella sua parte più superficiale (quella, appunto, che lo cela) da essere in qualche oscura maniera percepibile.

 
Sarebbe bello un giorno potersi svegliare come il gatto rosso simbolo/ossessione di questo film ed essere per sempre silenziosi e liberi, indecifrabili e imprevedibili. E avere sette vite, proprie come lui. Ma siamo uomini, odiamo la libertà e cantiamo canzoni per illuderci di amarla. E questo deve bastarci.

 
Gabriele Baldaccini

 

 
Inside Llewyn Davis
(A proposito di Davis. USA/2013)
Regia, sceneggiatura, produzione: Ethan Coen, Joel Coen
Fotografia: Bruno Delbonnel
Montaggio: Ethan Coen, Joel Coen (con lo pseudonimo di Roderick Jaynes)
Scenografie: Jess Gonchor
Direzione artistica: Deborah Jensen
Costumi: Mary Zophres
Interpreti principali: Oscar Isaac (Llewyn Davis), Carey Mulligan (Jean), Justin Timberlake (Jim), Ethan Phillips (Mitch Gorfein), Robin Bartlett (Lillian Gorfein), Max Casella (Pappi Corsicato), Jerry Grayson (Mel Novikoff), Adam Driver (Al Cody), John Goodman (Roland Turner), Garrett Hedlund (Johnny Five)
104′

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