Fists of Legend (Jeonseolui Jumeok) > Kang Woo-suk

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Mal di Corea

Durante l’anno, specie in inverno, quando il tempo uggia e l’umore beccheggia, incappo in violentissimi attacchi di Corea. Arrivano improvvisi, tra una visione autarchica ed una proiezione indie, mi fanno perdere i sensi e i freni inibitori. Al risveglio mi trovo sovente nudo depilato e coperto di elettrodi, un martello in mano, brandelli di cuoio capelluto attaccativi, il lettore DVD fracassato e polverizzato per ogni dove, la D in cucina, la V nel soggiorno, l’altra D in bagno.

Quest’anno mi sembrava tutto sotto controllo, dacché i principali vettori dell’infezione (Park Chan-wook, Kim Jee-woon), erano stati isolati e sottoposti ad analisi nei migliori laboratori della Hollywood Pharma, poi a casa è arrivato «Nocturno» di gennaio, quello con il compendio dei migliori film del 2013, e… lettera F… Fists of Legend, 4 stelle e mezza, Corea del Sud. L’infezione è mutata, e io ho subito l’ennesima ricaduta.

Il virus è geniale, perciò invincibile: solo Corea poteva assumere la forma di una commedia young adult su un talent show televisivo estremo, in cui ad affrontarsi a calcioni e cazzottoni sono bolsi uomini di mezza età, leggende per un giorno in adolescenza, ora campioni rappresentativi della società di Seul: ristoratori, white collar, gangster.

Memories, Mixed martial arts, middle aged men: le 3 M, i 3 sintomi del ceppo Corea 2014.

Il primo vibrione (Memories) è il più pericoloso, genera spontanea empatia e abbassamento delle immunodifese in chi, come me, è figlio deviato degli anni ’80. La storia infatti origina in quegli anni, al centro due eventi mondiali, le Olimpiadi di Seul e l’uscita al cinema di A Better Tomorrow. Il primo, come è noto, ha fatto conoscere all’Occidente la Patria del virus, il secondo, di matrice esogena (Hong Kong), ha originato il bromance decadente, antitetico a quello virile e interracial del coevo Arma letale. Tra queste suggestioni nasce e vive l’amicizia di un gruppo di guasconi, bulli dal cuore d’oro, avanzi da liceo, compagni di merende botte e taglieggio.

 

 

Il secondo vibrione (Mixed martial arts) è il più fracassone, ma anche il più innocuo: dopo una recente e violentissima esplosione nei B movie degli ultimi anni, è rimasto imprigionato tra le sbarre della gabbia dentro cui si svolgono i combattimenti, troppo caotici, sgraziati, noiosi. Anche un luminare quale il Dott. Gavin O’Connor aveva provato l’inoculamento al mondo, ma il guazzabuglio di mazzate è robetta innocua, più innocua persino di Seagal e Van Damme. Buona, appunto, per un talent show televisivo, dove si rifila Garbage Stuff to Garbage Men, e dove a trionfare sarà un caro vecchio pugile, sulle famigerate note di Eye of the Tiger: ancora anni ’80, ancora nostalgia. Adrianaaaa? No! Amiciziaaaaa! È quello che urla al pubblico il nostro eroe.

Il terzo vibrione (middle aged men) è quello che mi ha steso per giorni: pensavo che avere 40 anni in Italia fosse un’impresa titanica, prigionieri come siamo di un conformismo rancoroso e del solito ribellismo innocuo, invece mi sbagliavo. Trovarsi a Seul a 40 anni, dipendenti di un capo che randella letteralmente i sindacati, oppure titolari di piccole ristoranti schiacciati dalla crisi, oppure plagiati da un boss sadico e assetato di danaro, questi sono i veri problemi. In fin dei conti, i non più giovani lottatori di questo torneo – Fists of Legend – non sono spinti dal denaro, ma dalla necessità di trovarsi (trovare se stessi) e ritrovarsi (con gli amici, con la famiglia), perché ne è passato di tempo da quando avevano 18 anni. 25 anni, per l’esattezza, e cosa è cambiato? Sì, internet, tablet e smartphone (Samsung, ovviamente), ma il sapore dei cari vecchi noodles della nonna, quello era Corea e resterà Corea per sempre.

Un momento…
Che ci faccio qui?
Di chi diavolo è questo martello?
Rivoglio i miei vestiti! •

Dikotomiko

 

 

Fists of Legend (Jeonseolui Jumeok)

Regia: Kang Woo-suk
Sceneggiatura: Jang Min-seok da romanzo Legend Punch di Lee Jong-gyu
Fotografia: Kim Yong-heung, Lee Bong-joo
Montaggio: Ko Im-pyo
Musiche: Jo Yeong-wook
Suono: Yeonwoo Nam
Produttori: Jung Sun-young, Son Jeong-woo
Interpreti principali: Hwang Jung-min, Yoo Jun-sang, Yoon Je-moon, Lee Yo-won, Jung Woong-in, Park Jung-min, Goo Won, Park Doo-sik, Lee Jung-hyuk, Sung Ji-roo, Ji Woo, Kang Shin-il, Kang Sung-jin, Kwon Hyun-sang
Produzione: Cinema Service
Distribuzione: CJ Entertainment
Lingua: coreano
Paese: Corea del Sud
Anno: 2013
Durata: 153′

 

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