La última película > Raya Martin, Mark Peranson

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Lo spleen cinefilo di un film bizzarro

«Mi sta già sul cazzo», il film è incominciato da pochi minuti ma un ragazzo barbuto (perché oggi tutti hanno la barba? Quasi quasi me la taglio!), due posti sulla destra al mio, ha già le idee chiarissime. Alex Ross Perry non è propriamente un mostro di simpatia, già nel film da lui diretto e interpretato, l’ottimo The Color Wheel, si comprendeva con chiarezza il suo modo stralunato e indisponente di stare davanti alla macchina da presa – che poi non è troppo differente dall’off record. Ne La última película la sua antipatia deflagra sullo schermo dalla prima inquadratura: un’intervista a un regista alle prese con un progetto ambizioso verbalizzata come riflessione sesquipedale sul cinema, la sua storia e il suo futuro e intrisa di un iperbolico (se non ipertrofico) egocentrismo. Perry interpreta un regista statunitense (dis)perso nello Yucatan, insieme all’assistente Gabino (Gabino Rodríguez, attore spesso presente nei film del messicano Nicolás Pereda), durante i sopralluoghi per la realizzazione di un film apocalittico sulla fine del mondo e del cinema. E qui nulla di nuovo, visto che nel 1971 Dennis Hopper diresse lo scombinato The Last Movie (Fuga da Hollywood), del quale il film in questione è un omaggio chiaro fin dal titolo. Omaggio che contiene una strizzata d’occhio (o di palle) al cinema di quell’epoca (remotissima) in cui fare film era concepito come mezzo rivoluzionario per cambiare il mondo, portando nel suo linguaggio tutte le istanze libertarie che attraversavano un decennio ideologico di contestazione politica e culturale, se non antropologica. Si sognava un uomo nuovo, società più aperte, nuove forme politiche, nuova sessualità. Tutto questo oggi è lontano millenni, proprio come i Maya.

 

 

La última película è un esperimento piuttosto interessante diretto da Raya Martin, enfant prodige del cinema festivaliero internazionale (Independencia, The Great Cinema Party, How to Disappear Completely), insieme a Mark Peranson, critico cinematografico canadese caporedattore della rivista Cinema Scope, responsabile della programmazione del Festival di Locarno (membro del comitato di selezione dal 2010) e, dal 2009, programmatore associato del Vancouver Film Festival, già regista nel 2008 di Waiting for Sancho, un documentario sul making-of del film di Albert Serra El cant dels ocells. Interessante perché estremamente libero nella costruzione cinematografica e, soprattutto, autoironico – ed è questa, senz’ombra di dubbio, la caratteristica più preziosa dell’intero progetto. Si tratta infatti di un film che non si prende troppo sul serio, capace di volgere al riso ogni affermazione apocalittica sulla fine del cinema come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi. Questo perché La última película è una riflessione sulla fine del cinema tradizionale, quello nato – su per giù – con i Fratelli Lumière e arrivato fino ai nostri giorni sotto forma di pellicola (prima di celluloide, poi di poliestere o tricetato di cellulosa), scritto e realizzato proprio in questi anni, cioè sul finire di un’era geologica del cinema. È il passaggio al digitale il cuore dell’operazione di Martin e Peranson, concepito come tramonto definitivo di una tradizione di Autori e modi di intendere il cinema (e la vita), che il supporto binario, per statuto intrinseco, non sarà in grado di veicolare allo stesso modo. Tutte queste riflessioni, apocalittiche, sono affidate all’indolenza di Perry, al suo sconclusionato modo di interpretare una visione romantica della settima arte.

La última película è un grande omaggio alla passione cinefila per il cinema del tempo che fu, uno scanzonato rituale di passaggio che con il riso cerca di mascherare la profonda malinconia che pervade i suoi realizzatori, autoproclamati custodi di una tradizione ultra centenaria nell’anno del suo tramonto definitivo. •

Alessio Galbiati

 

 

Visto al 31° Torino Film Festival | sezione Onde

 

 

La última película

Regia, soggetto, sceneggiatura: Raya Martin, Mark Peranson
Fotografia: Gym Lumbera
Montaggio: Mark Peranson, Lawrence S. Ang
Montaggio (assistenti): Gym Lumbera, Andres Monterrubio
Suono: Aldonza Contreras, Corinne De San Jose
Assistente alla regia: Margarita Jimeno
Postproduzione (supervisione): Armi Cacanindin
Production manager: Ivonne Gutierrez
Suono (montaggio): Corinne De San Jose
Suono (presa diretta): Aldonza Contreras, Erick Bongcam (aiuto)
Operatori: John Bruce, Raya Martin, Verena Paravel, Mark Peranson, Alex Ross Perry, Margarita Jimeno (camera addizionale), Francisco Ohem (assistente)
Production Designer: Paloma Camarena
Produttore esecutivo: Christos Konstantakopoulos
Produttore: Mark Peranson
Coproduttori: Pablo Cruz, Tine Fischer, Raya Martin
Produttori associati: Cecile Waltz Søborg, Michel Lipkes
Interpreti principali: Alex Ross Perry, Gabino Rodríguez, Iazua Larios, Rene Redzepi
Produzione: Cinema Scope Productions, DOX:LAB, Cinematografica, Fischer Film, Canana
Distribuzione: Films We Like
Rapporto: 1:85:1
Formato di proiezione: 35mm
Lingua: inglese, spagnolo
Paese: Canada, Danimarca, Messico, Filippine
Anno: 2013
Durata: 88′

 

 

 

 

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