Report // Muestra Internacional De Cine De Santo Domingo 2014

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Evento cardine nel panorama cinematografico dominicano, la Mostra del Cinema di Santo Domingo giunta alla XVI edizione riesce ad unire tutti gli appasionati cinefili e addetti del settore come nessun altra manifestazione uqa nel paese dove la cinematografia sta cambiando, dove una recente legge sul cinema ha portato nuovi investimenti e ha attirato diverse produzioni anche di una certa importanza nell’isola caraibica. I dieci giorni della kermesse sono infatti vissuti con intensità dagli affezionati che sembrano prepararsi tutto l’anno per accaparrarsi un costoso biglietto (considerando l’economia locale) per qualsiasi proiezione disponibile.

La mia prima giornata al festival è stata subito interessante visto che la prima proiezione è stata La Paz di Santiago Loza, che alla fine si è aggiudicato il premio per miglior film [recensione].

A seguire un altro film rimarchevole, sicuramente uno dei più visti e discussi al festival. Finsterworld di Frauke Finsterwalder, titolo che rimanda ovviamente al suo cognome, e per sua stessa ammisione è o vorrebbe essere un gioco non solo di parole, “dove lo spettatore puo scegliere se si tratta di realtà o di finzione”. Una commedia che combina tragedia e bizzarro, che cerca di scacciare gli spettri non ancora ben impolverati di un passato che ancora oggi si ripercuote soprattutto in una certa borghesia ipocrita. Trattandosi del suo primo lungometraggio, dopo aver realizzato vari documentari, è sicuramente un’opera particolare e coraggiosa e oserei dire provocatoria. Forse eccessivo in alcune trovate (lo scherzo dei forni), maliziosamente furbo e cromaticamente divergente è un film che farà parlare di se, come sicuro sentiremo ancora parlare della giovane regista.

Secondo giorno e arriva, fresco vincitore al Sundance di quest’anno, il terzo film del direttore cileno Alejandro Fernández Almendras, Matar a un hombre, che, basata su fatti realmente accaduti, mette in scena la realtà povera dei “barrios”, tra delinquenza, poco lavoro e giustizia inesistente o quasi. Un film asciutto, doloroso, intenso girato con mano sicura dal regista: paesaggi oscuri, silenzi costanti, camera fissa vicina al padre di famiglia che trasuda impotenza, rabbia repressa, solitudine. Apprezzabile il cast e soprattutto la scelta del linguaggio “callejero” che ha obbligato ai sottotitoli anche gli organizzatori del festival (in Repubblica Dominicana si parla spagnolo come in Cile). Non un capolavoro ma un’opera matura e sincera che ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura. Da dimenticare invece Tres bodas de más del catalano Javier Ruiz Caldera, commedia con poche frecce al suo arco che è costata il primo walkout del festival.

Nel terzo di è invece apparso come un segnale divino un piccolo grande gioiello, El limpiador [recensione]. Sicuramente sorpresa del festival, l’opera prima del peruviano Adrián Saba è già di una maturità impressionante, capace di filmare una Lima rarefatta e apocalittica dove incombe un’epidemia che sembra invincibile e terribilmente letale.  Sci-Fi e il classico tema dei differenti obliggati a convivere fanno da sfondo a qualcosa di piu profondo, il tutto iniziando con un tocco straniante, ai limiti del grottesco e del ridicolo, ma senza mai cadere, per poi passare ad un incontro intenso e sensibile, interpretato in maniera minimale e precisa dai due attori fino a passare per una scena vagamente anderssoniana e a scene di pura poesia. Allegoria dei nostri tempi (Lima ma potrebbe essere qualsiasi capitale del mondo), ritrae uno sguardo limpido e preciso sui mali dei nostri tempi, su di una società che si dimentica dei figli, senza valori e senza comunicazione. “Caos, caos, caos”.

Marcelo Piñeyro regista argentino autore di interessanti film come Kamchatka e Plata quemada viaggia invece in terra iberica per girare Ismael con una delle attrici del momento in Spagna, Belén Rueda. Si narra la storia di un bambino di colore di 8 anni che si incammina solo alla ricerca del padre biologico che non ha mai conosciuto del quale solo conosce il nome, Felix Ambrose ed indirizzo scritto su una lettera mandata alla madre anni prima. La coralità del cast e la molteplicità degli sguardi aiutano in parte in quella che poteva essere ma non è stata, in quella mancaza di osare che è purtroppo tipico di certi prodotti italiani che stentano ad uscire dalla mediocrità o di distaccarsi dalla semplice fiction televisiva. Con un po’ più di coraggio e evitando cadute pericolose (il bacio tra i due ex) forse il film avrebbe avuto un esito migliore. C’è anche  Sergi López in un ruolo da comprimario che elargisce complimenti, consigli e vino ma non aumenta granché il livello del film.E la ricerca di padri perduti sembra essere stato il tema della mostra per eccellenza visto che altri due film presentati hanno avuto come sfondo questo soggetto. Lo ritroviamo quindi in Azul y no tan rosa, film venezuelano che tratta anche il tema della coppia omosessuale, che pecca di non approfondire realmente nessuno dei temi esposti, con dei personaggi al limite del credibile. Si ha la sensazione di assistere quasi a un episodio pilota di una classica telenovela sudamericana. Rimandato il regita Miguel Ferrari, qui alla sua prova d’esordio. Interessante invece Tout ce que tu possèdes di Bernard Émond, inserito nella retrospettiva dedicata al cinema canadese. Parabola minimal-realista, storia di formazione “ritardata”, sorta di espiazione silenziosa dove il protagonista ritrova fiducia dopo l’incontro con la figlia adolescente mai conosciuta.

Nel quinto, sesto e settimo giorno troviamo Liv Ullmann nel dramma con sfumature thriller-spionistiche Zwei Leben di Georg Maas e Judith Kaufmann [recensione], dove la nostra fa da “madre” ad una donna intrappolata nelle scelte del proprio passato che, dopo la caduta del muro di Berlino, verrà a galla con conseguenze inaspettate. Ispirato a fatti realmente accaduti, non ricorderemo il nostro per originalità o come capolavoro del genere ma sicuramente come una storia dolorosa e amara, interpretata da un discreto cast, che ha il pregio se non altro di presentarci una parte di storia poco conosciuta del dopo guerra. Ed anche in A nagy füzet ritroviamo la grande guerra. Siamo però in un villaggio ai confini ungheresi dove una coppia di gemelli meno empatici che la storia del cinema ricordi fanno di tutto per sopravvivere alle sofferenze e ai tempi ostili e soprattutto a una nonna (una magistrale Piroska Molnár) molto poco amorevole. Il film rimane sospeso nelle intenzioni e affrettato nel finale, con una buona fotografia e la regia incerta di János Szász che ne fanno un’opera incompiuta dal cui soggetto poteva nascere sicuramente qualcosa di più. Da bocciare invece altri due film, Por las plumas, del costarichense Neto Villalobos, che parte bene ma si perde poi in una comicità banale e volgarotta e La gran familia española di Daniel Sánchez Arévalo, commedia “mocciana” di poche pretese che ci regala una delle scene più involontariamente “tristi” dell’anno, ovvero la scena del balletto pre matrimonio.

Nei giorni finali gustiamo la buona prova registica del giovane tedesco (classe 1981) Jakob Lass che porta sullo schermo le shermaglie amorose di due antieroi interpretati delicatamente dai due protagonisti. Sincero, gioviale, fresco, Love Steaks rappresenta un cinema attento al dettaglio, alla recitazione e alla sceneggiatura con un tocco leggero e intraprendente. Cosa rara per una commedia dei nostri giorni. Poi è la volta di Isabel Coixet con il pretenzioso Ayer no termina nunca, commedia teatrale dove le sentite prove dei due protagonisti (nei 108 minuti vediamo solo loro in poco piu di 3 locations) non reggono un lavoro dove la sceneggiatura è quasi tutto e che annaspa e inciampa in vari punti. Coraggioso si ma debole. Inguardabile anche l’esordio di Iván Mora Manzano che con il suo Sin otoño, sin primavera, teenage-movie scialbo, ripetitivo e poco originale, si guadagna il secondo walkout del festival. Notevole invece la performance di Laura De la Uz in La Pelicula de Ana, unico film cubano presente, diretto da Daniel Díaz Torres, anche se non salva il tutto dalle sbavature registiche e i soliti cliché da commedia (soprattutto latina) degli equivoci. Con la sensazione che con meno carne al fuoco e più originalità sarebbe potuto uscire un lavoro interessante. In La distancia más larga ammiriamo gli splendidi scenari venezuelani de “La Gran Sabana” regione naturisticamente tra le attrazioni del paese, che ambienta un dramma familiare con un cast insipido e poco incisivo e una sceneggiatura melliflua e abbastanza povera. Natural channel avrebbe apprezzato di più il lavoro per certe riprese. Regia televisiva di Claudia Pinto. Chiudiamo con il thriller di Alberto Lecchi, coproduzione argentino-spagnola, Sola contigo che cerca l’espiazione (altro tema frequente della mostra) e la pace e mira ad essere angosciante e tormentato. Nella prima parte quasi quasi ci riesce, salvo poi complicare troppo le cose, mancando sostanzialmente di un elemento cardine del genere come la suspance, arrivando ad un finale, dove invece del colpo a sorpresa, ci rimane solo la sensazione di aver perso tempo. •

Manuele Angelano

 

 

Elenco dei film

La Paz
regia di Santiago Loza
Argentina/2013, 73′

Finsterworld
regia di Frauke Finsterwalder
Germania/2013, 91′

Matar a un hombre
regia di Alejandro Fernández Almendras
Cile/2014, 82′

Tres bodas de más
regia di Javier Ruiz Caldera
Spagna/2013, 94′

El limpiador
regia di Adrián Saba
Perù/2012, 95′

Ismael
regia di Marcelo Piñeyro
Spagna/2013, 110′

Azul y no tan rosa
regia di Miguel Ferrari
Spagna-Venezuela/2012, 114′

Tout ce que tu possèdes
regia di Bernard Émond
Canada/2012, 91′

Zwei Leben
regia di Georg Maas, Judith Kaufmann
Germania-Norvegia/2012, 97′

A nagy füzet
regia di János Szász
Ungheria/2013, 109′

Por las plumas
regia di Neto Villalobos
Costarica/2013, 85′

La gran familia española
regia di Daniel Sánchez Arévalo
Spagna/2013, 95′

Love Steaks
regia di Jakob Lass
Germania/2013, 89′

Ayer no termina nunca
regia di Isabel Coixet
Spagna/2013, 108′

Sin otoño, sin primavera
regia di Iván Mora Manzano
Ecuador/2012, 115′

La Pelicula de Ana
regia di Daniel Díaz Torres
Cuba/2013, 100′

La distancia más larga
regia di Claudia Pinto
Venezuela/2013, 113′

Sola contigo
regia di Alberto Lecchi
Spagna/2013, 98′

 

 

XVI MUESTRA INTERNACIONAL DE CINE DE SANTO DOMINGO (1-10 Mayo 2014)

 

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