Jean-Christophe Averty | Soft Self-Portrait of Salvador Dalí

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daliatomicus

«L’unica differenza tra un pazzo e me, è che io non sono pazzo!»
Salvador Dalí

 

Nei fiammeggianti anni ’60 ogni cosa era possibile (poi arrivò la restaurazione) e pop e psichedelia si incontrarono a Port Lligat facendo irruzione nella casa di Gala e Salvador Dalí affacciata su quella costa che trovò la propria eternazione nelle opere dell’artista spagnolo. Vi trovarono un’artista totale che pare non aspettasse altro che fare il matto davanti alla macchina da presa, fiancheggiando e stimolando ogni trovata, generoso e esilarante, surreale («L’unica differenza tra me e i surrealisti è che io sono surrealista») e incontenibile.

Autoritratto molle (eco e omaggio a una sua celebre opera – che nel Teatro Museo di Figueres è collocata in front of un perturbante e demoniaco ritratto di Pablo Picasso) è un documentario televisivo diretto da Jean-Christophe Averty: una carriera tra radio e televisione contrassegnata da un forte gusto per la provocazione e l’innovazione e un’amore sconfinato per la patafisica, concretizzata come meglio non avrebbe potuto in una interessantissima versione audiovisiva, anno 1965, dell’Ubu roi di Alfred Jarry, capace di prefigurare di qualche decennio le innovazioni tecniche che il video introdurrà nella produzione.

The Divine Dalí imperversa in ogni fotogramma con il consueto gusto per l’eccesso, sempre sospeso sul filo della cialtroneria sopra l’abisso del ridicolo a un passo dal cielo dell’assoluto, i suoi sguardi in macchina bucano lo schermo e le sue dissertazioni in inglese daliniano – rimarcate da un montaggio dissacrante e giocoso – veicolano la sua propria e personalissima visione del mondo centrifugando dati biografici e riflessioni sull’arte. Dentro a tutto questo eccesso pop che dilaga nel barocco e nel kitsch c’è una galleria di trovate sublimi da lasciare a bocca aperta e occhi sgranati. L’uscita da un uovo di Gala-Salvador e l’apparizione celestiale della consorte da un cielo costellato di nuvole sono tra le visioni più preziose di questo delizioso documentario.

Se a tutto questo aggiungete che nella versione per la televisione statunitense (di quattro anni successiva alla francese, fondamentalmente identica), quella che qui proponiamo, la voce narrante è niente meno che di Orson Welles, potete ben comprendere di trovarvi di front a un film cult assolutamente dimenticato. Un film del quale Dalí è da considerarsi, senza ombra di dubbio alcuna, coautore.

 

Per chi volesse fruire di un (raro) Dalí più composto, meno propenso al gioco e alla burla ipertrofica, lo potrebbe incontrare nella bella intervista del 1977, Salvador Dalí-A Fondo, realizzata dal decano del giornalismo televisivo spagnolo Joaquín Soler Serrano che, con garbo e intelligenza, riesce a offrire al proprio pubblico un ritratto inconsueto del pazzo-non-pazzo di Figueres. •

Alessio Galbiati

 

 


Dali Salvador A Soft Self Portrait di le-pere-de-colombe

 

 

Soft Self-Portrait of Salvador Dalí
titolo francese: Autoportrait Mou de Salvador Dalí

regia: Jean-Christophe Averty
sceneggiatura: Jean-Pierre De Wulf, Françoise Bettiol
fotografia: Lucien Billard
fotografia (animazioni): Jean Bisson
montaggio: Roger Ikhlef
musiche: Jean-Claude Pelletier
scenografie: Jean-Claude Berquier
assistenti alla regia (seconda unità): Pierre Desfons, Tony Gannage
suono: Jean-Louis Bottin, Andre Lopez
operatore, elettricista: Jacques Clement
interpreti: Salvador Dalí, Gala Dalí, Donyale Luna, Tony Kina, Suzan Lancaster, Janet Woolscot, Marc-Hugo Finally
voce narrante: Orson Welles
produttore: Thomas F. Madigan
assistente alla produzione: F. Somosa
produttori esecutivi: D. Bamatter, Tolly Reviv
produzione: Arts Television, Coty Television Corp
lingua: inglese
paese: Francia
anno (versione francese): 1966
anno (versione americana): 1970
durata: 53′

 

 

cover image: Dalí Atomicus by Philippe Halsman (1948)

 

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