Vivement dimanche! > François Truffaut

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vivement_dimanche

Articolo pubblicato su RC NUMERO4 | aprile ’08 (pag.38) free download 9.5 | 4.5 | anteprima


Finalmente domenica!

di Ciro Monacella

E poi qualcuno mi spieghi, perché devo aver problemi con la sapienteria: in alcuni momenti mi convinco che Truffaut economizzi volutamente sulla quotidianità del narrato arrivando perfino a ironizzare sulle omissioni con concessioni di innesti sfacciatamente superflui; ma in un attimo la sua isteria, la sua smania d’esserci e di farsi riconoscere, la sua foga di protagonismo da primo della classe che a tutto pensa e tutto risolve, lo spingono a ritrarre particolari di particolare ovvietà. I due atteggiamenti a mio parere si contraddicono. Come uno che promette di passare la versione e poi ne passa la prima copia, quella con ancora alcuni errori e una pessima scelta di vocaboli. Che vuole Tvuffò? Chi è stato costui?

Finalmente Domenica… manco bastasse il giorno di riposo, quando hai sgomberato le vene dai malacci e puoi sulla carta godere degli sbuffi tuoi e degli altri come fossero saggissimi sillabari. Francois Truffaut è qui un fanfarone. Uno scolaretto da primo banco con la riga a lato per compiacere i professori e con gli occhietti lucidi per illanguidire le maestrine, a suo modo maestrino. Il modo, ecco. Se in questo film si salva la trama (che non è sua essendo tratta dal romanzo omonimo di Charles Williams), se si salva la prima scena solo perché preparando il giallo ha da essere necessariamente ingannevole (e dunque le possibilità di scelta del regista si riducono drasticamente), e se si salva la confessione dell’assassino al telefono (confessione presumibilmente presa pari pari dal romanzo che non ho letto né giammai leggerò), e se invece sceneggiatura, dialoghi e montaggio si incrociano con chiodi 21 a un posticcio compensato francese chiamato Fvanzuà Tvuffò, vuol dire che egli, il suddetto egli, ha cacato più di quanto ha mangiato. E nella sua vita deve anche aver mangiato più di quanto la gola potesse ingoiare, perché gli va tutto storto. S’inzozza lo zozzo, e mi disgusta, mi malumora, mi fa rimpiangere di non aver con me un tocco di buon pakistano. Gli attori, forse belli, sono diretti una latrina: par quasi di sentire l’odore di urina rappresa, quel tanfo acido che è pur prezioso a paragone con la scena, poiché da esso almeno s’estrae la vita, mentre qui è un quadretto sbiadito che per puro sadismo del destino dev’essere scampato a un incendio o a un bombardamento nazista, o a un bombardamento da fagioli tex-mex. Degli attori, quindi, gesti eccessivi e radiocomandati, pasticci posticci andati a male, spalle di donne che si poggiano contro le pareti perché il radiocomando urla debolezza improvvisa. Un ritmo che si prova ad accelerare montando espressioni di volti, battute e situazioni alla cazzo di cane poco eretto. Un sesso impomatato e infantile, superficiale, già dimenticato tanto è philadelphia light… un eros alla Kaori. Una malinconica parsimonia di spazi, di ambienti, di geometrie… e movimenti di camera e di personaggi che devono seguire un creatore presuntuoso e secchioncello, che devono, che mai possono, che non possono, che non sono, che si assentano, che non vogliono, che non assecondano alcuna realtà quand’anche fosse estratta da sperdute fantasie, che non immaginano, e allora non sono, che non toccano, non sentono, non dicono, e così non sono, che non comunicano, non origliano, non decorano, non pregano, solo devono, obbediscono, borbottano, brontolano le loro manette, che non mangiano, e dunque non sono.

Che riscaldano sempre lo stesso caffè e, da radiocomando, lo assaporano come fosse appena macinato. Ma non è.

* * *

Vivement dimanche! (Finalmente domenica!, Fra/1983)

Regia: François Truffaut; Soggetto: Charles Williams (dal romanzo ‘The Long Saturday Night’); Sceneggiatura: François Truffaut, Suzanne Schiffman, Jean Aurel; Fotografia: Néstor Almendros; Montaggio: Martine Barraqué; Musiche: Georges Delerue; Scenografia: Hilton McConnico; Costumi: Michèle Cerf; Trucco: Thi-Loan Nguyen; Interpreti: Fanny Ardant (Barbara Becker), Jean-Louis Trintignant (Julien Vercel), Jean-Pierre Kalfon (Jacques Massoulier), Philippe Laudenbach (avvocato Clément), Philippe Morier-Genoud (commissario Santelli), Xavier Saint-Macary (il fotografo), Jean-Louis Richard (Louison); Case di produzione: Les Films du Carrosse, Films A2, Soprofilms; Paese: Francia; Anno: 1983; Durata: 111′.


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