Jérôme le Maire

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Jerôme Le Maire01

Conversazione con Jerôme Le Maire

regista di Le Thé ou l’Electricité, fuori concorso al Sole Luna Treviso Doc Film Festival

di Laura Stagetti

 

 
Le the ou l'electricite01

 

Laura Stagetti: Lei ha studiato giornalismo e comunicazione a Bruxelles e solo successivamente si è formato come regista…

Jerôme Le Maire: Sì, è capitato un po’ per caso. Non trovavo il mio posto nel giornalismo perché non mi andava di copiare i dispacci, e nemmeno di scrivere per gli inserzionisti. Oggi i giornalisti non scrivono più per i loro lettori, ma per gli inserzionisti. Siamo quindi obbligati a diffondere alcune notizie anziché altre. Io invece volevo essere autonomo, creativo. Avevo sentito parlare del corso di studi in regia e mi sono detto che potevo tentare.

 

LS: In Le Thé ou l’Electricité sono molto importanti le stagioni. Questo per spiegare al pubblico quanto lo siano per gli abitanti del villaggio di Ifri??

JLM: Sì. Queste persone vivono in base ad un ritmo ciclico, scandito dalle stagioni: in primavera si semina, d’estate si coltiva e d’inverno si sopravvive. [Dato il clima] d’inverno si può morire facilmente. Poi tutto ricomincia. A Ifri, passato, presente e futuro sono come un ciclo in cui volevo coinvolgere lo spettatore che vive in città, dove invece questo ciclo non si ha più da tempo. Io al contrario penso che dovremmo cercare di sentirlo ancora, e non rifiutarlo. Ho voluto insistere sulle stagioni sia per mostrare il tempo dell’elettrificazione, sia per mostrare il valore del tempo nel ciclo vitale.

 
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LS: Nel film, uno degli uomini che si occupa di installare l’elettricità si dice molto preoccupato per gli abitanti di Ifri, perché non hanno niente, né energia elettrica, né strade, né scuole. Cosa ne pensa?

JLM: Io sto dalla parte degli abitanti di Ifri perché ho visto cosa succede lì. Il capo del villaggio è disonesto con la sua gente. È un imprenditore e un subappaltatore dell’ente nazionale per l’elettricità, oltre ad essere un politico. E ha promesso alla gente di Ifri che se l’avessero votato avrebbe fatto costruire una strada grazie alla sua società.. Essendo stato eletto avrebbe dovuto rispettare le promesse fatte. Ha anche ricevuto una grossa somma dall’ente per l’elettricità per dotare di energia elettrica il villaggio. E per farlo serve una strada. Quando i cittadini gli ricordano l’impegno lui si offre di pagare la benzina e tutto il necessario a condizione che la popolazione offra gratuitamente la manodopera. Non è corretto, ha promesso di costruire la strada e per questo ha ricevuto del denaro, non c’è alcuna ragione per cui la gente debba lavorare gratis. Perciò ho amato il coraggio dell’operaio che lavora in subappaltato e che in una sequenza del film dice che questa situazione non gli sta bene. Dice finalmente le cose chiare e tonde, mentre solitamente la società marocchina è piena di sottintesi, di cose che non si dicono chiaramente ma si lasciano intuire, o vengono dette in codice.
Io ero sempre a caccia di dichiarazioni, di gesti che facessero capire chiaramente allo spettatore che si trattava di una frode. Quest’operaio molto coraggioso ha preso la parola davanti alla telecamera perché capiva che io lo capivo, e sapeva che ciò che poi ha detto andava detto una volta per tutte.

 

LS: Quando gli uomini di Ifri vanno in città per pagare e registrarsi all’Ente per l’elettricità sono a disagio, e sentono rumori che li disturbano.. Come le è venuta l’idea per questa sequenza?

JLM: Mi è venuta dopo aver letto che questo ente aveva chiesto agli abitanti del villaggio di percorrere la strada che avrebbero poi fatto ogni mese per andare a pagare le bollette. È pazzesco è che facciano andare queste persone fin là per mostrare loro nelle vetrine quello che poi vedranno in televisione.
Il piano di elettrificazione serve in realtà a collegare economicamente il villaggio al paese, ed è scritto nero su bianco che bisogna pagare le bollette in città affinché la gente ci vada e compri. Quindi ho proposto loro di andare in città insieme. Arrivati in città si sentivano totalmente a disagio. Nella sede dell’Ente per l’elettricità erano molto impressionati dai rumori. Io ho lavorato sul suono per rendere più drammatica questa sequenza, perché quello che sentivo era il loro disagio e il loro senso di estraneità. È gente che vive di baratto, e lì devono dare dei soldi. Volevo mostrare questa gente in un universo che non era il proprio, e in un mondo in cui li si obbliga a consumare.

 
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LS: Grazie. Qual è invece il soggetto del suo prossimo film?

JLM: Si tratta di un documentario sule persone che si ammalano di lavoro e non riescono a smettere di lavorare. Sono fruttati dalla società per produrre reddito. Sto anche scrivendo un film di finzione che girerò in Marocco e che come punto di partenza avrà Ifri per poi arrivare fino al palmeto dove c’è la mia casa e dove ho già girato qualche anno fa Où est l’amour dans la palmeraie. Alterno documentari a film di finzione in base alla necessità narrativa: per questo Le Thé ou l’Electricité è un documentario.

 

Le Thé ou l’Electricité è ambientato nel cuore delle montagne in Marocco, dove 35 case costituiscono il piccolo villaggio di Ifri. Tra rocce e alberi di noci si vive in autarchia. Niente ospedali, scuole, uffici postali, ma una vita ritmata dal levarsi e il calare del sole e dal mutare delle stagioni. Un giorno due funzionari portano una notizia che cambierà l’equilibro del paese: il governo vuole portare la rete elettrica. Gli abitanti però non sono sicuri che sia questa la modernità di cui hanno bisogno.

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Le Thé ou l’Electricité
(Belgio, 2012)
Regia: Jérôme le Maire
Assistente di regia: Mansour Jebrane
Fotografia: Jérôme Colin, Jérôme le Maire
Suono: Jean-Luc Fichefet, Jérôme le Maire
Montaggio: Matyas Veress
Mix audio: Yann Legay
Musiche: Christian Martin
Beta Digit, HDCam
www.theouelectricite.be

 

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