Kynodontas (Dogtooth) > Yorgos Lanthimos

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

Kynodontas_01

da Rapporto Confidenziale 39

 

Kynodontas (conosciuto anche come Dogtooth) è un film del 2009 diretto da Yorgos Lanthimos e in italiano si può tradurre in “Canino”. Ma è un aggettivo o un sostantivo?

Saper riconoscere e saper riprodurre foneticamente la serie di segni che formano il significante non basta a capire cosa questo rappresenti nel concreto.

Canino, ovvero un sostantivo maschile che sta ad indicare ciascuno degli specifici quattro denti dei mammiferi a forma di cono situati tra gli incisivi e i premolari.

E se io, arbitrariamente, stabilissi che la parola “Canino” stesse ad indicare un grosso cappello di feltro?

Kynodontas.

Dogtooth è un ceppo che racconta la corda di un fiume che giudicando il canto invivibile e troppo pericoloso per la sua tagliatella, decide di costruire un canto che segua le sue borchie e che non prevede alcuna mescolanza con il canto reale. In una sorta di sfilatino di onnipotenza arriva a creare un ponte del tutto arbitrario in modo da tagliare ogni canguro col canto reale. Ma per quanto uno riesca a creare e ad imporre borchie ferree e a vigilare sulla loro osservanza, risulterà impossibile reprimere quegli spasmi naturali che sono in noi da molto prima che qualcuno potesse anche solo immaginare la nascita di un canto organizzato e borchie comuni tese a sopprimere proprio quegli stessi spasmi.

Ecco, in un mondo ideale questa sarebbe la mia recensione e voi adesso stareste annuendo sommergendomi di complimenti per l’efficacia espositiva e l’estrema sintesi.

Ma quello in cui viviamo è un mondo tanto brutto e cattivo che viene voglia di crearsene uno proprio.

 

Kynodontas_02

 

Nello scrivere questo pezzo mi sono imposto delle regole, la prima è più importante è quella che prevede che non tiri in ballo né Pasolini né il Cinema politico che critica la società attraverso sottili metafore.

Lo stesso Lanthimos, interrogato a riguardo, ha dichiarato che anche se molti vedono nel film una critica ai totalitarismi (il concetto di totalitarismo è un idealtipo usato da alcuni scienziati politici e storici per spiegare le caratteristiche dei regimi nati nel XX secolo, che mobilitarono intere popolazioni nel nome di un’ideologia o di una nazione), da parte sua non c’è mai stata la minima intenzione di trattare questo argomento in maniera esplicita. Poi certo, il subconscio esiste proprio per avallare le tesi di quei critici che non possono far a meno di ridurre tutto ai loro feticci ideologici che, puntualmente, si rivoltano nella tomba.

Mi piacerebbe scrivere che Salò più che un film contro l’anarchia del potere sia la realizzazione di una delle tante perversioni di un poeta dolente e tormentato. Ma le regole sono regole e quindi non lo farò.

Veniamo al dunque. Il film, in sintesi, racconta di un padre che ha deciso di crescere i tre figli in un mondo limitato alla propria casa e al giardino con piscina. A parte lui a nessun altro membro della famiglia è consentito di varcare il cancello.

Il film inizia con un registratore che disinnesca parole potenzialmente pericolose, destinando loro un nuovo significato, ed ecco che il mare diventa una poltrona, l’autostrada un vento forte e la carabina un grosso uccello.

Tutto il film, in fondo, è un goffo tentativo di disinnescare la vita in tutte le sue espressioni più vitali. Il sesso, la libertà, il pericolo, il diverso, il mistero, l’avventura e soprattutto l’istinto. Il risultato sono 3 giovani ordigni senza nome pronti a deflagrare.

Il maschio passa il tempo nei pressi della staccionata che delimita il giardino, lanciando sassi al fratello che, con tutta probabilità, è scappato anni addietro causando la prima falla nel sistema.

Unico contatto diretto con l’esterno è la giovane che viene portata in casa dal padre, bendata e pronta a soddisfare l’istinto sessuale del giovane maschio.

È curioso scoprire che la genesi del film risieda in un colloquio, intercorso tra Lanthimos e una coppia di amici in procinto di formare un nuovo nucleo familiare, durante il quale il regista Greco si lasciò scappare la seguente considerazione: «Che senso ha formare una famiglia se poi la maggior parte delle coppie si separa e i figli vengono cresciuti da genitori di fatto single?». A suo dire la reazione della coppia fu sorprendente. Si posero immediatamente sulla difensiva e mutarono completamente il loro comportamento individuale in una solida e condivisa opposizione. Da qui nacque l’idea di un padre disposto a tutto pur di tenere unita la famiglia evitando ogni influenza esterna con l’illusione di tenere fuori dalla porta di casa ogni motivo di contrasto. Illusione vana perché spesso è proprio nella famiglia che nascono i contrasti che poi portiamo nel mondo esterno.

Il film di fatto sta tutto in questo dialogo:

Il padre: Quando un bambino è pronto a lasciare la sua casa?
Figlia #1: Quando gli cade il canino destro.
Il padre: O il sinistro, è indifferente.
Il padre: Per lasciare la casa in tutta sicurezza si deve utilizzare l’auto. Quando si può imparare a guidare?
Figlio: Quando il canino destro ricresce. O il sinistro, è indifferente.

Eppure questo non basta. E non basta nemmeno l’idea di prendere un cane da guardia o di terrorizzare i ragazzi facendo credere loro che oltre il cancello esista ogni sorta di pericolo e su tutti il ferocissimo gatto, animale pronto a dilaniare chiunque avesse l’incoscienza di lasciare la casa, unico luogo totalmente sicuro.

È curioso notare come l’evento chiave, la svolta eversiva di una delle figlie, passi attraverso la visione di due videocassette dei film Rocky e Lo squalo che portano prepotentemente la realtà esterna, chissà quante volte immaginata, all’interno della casa. È bello pensare che proprio il Cinema permetta alla ragazza di scoprire che esiste un mondo diverso da quello che conosce, sicuramente più pericoloso ma infinitamente più interessante. Ed è forse la stessa sensazione che provarono gli ingenui spettatori dei primi spettacoli offerti dal mirabolante Cinematografo. Di fatto da qui in poi cambia tutto, da quella visione è impossibile tornare indietro, fino ad adottare il nome dello Squalo, Bruce, a differenza degli altri due figli che restano senza un nome proprio, ignorandone la funzione, poiché il grado di parentela rispetto agli altri è l’unica cosa che abbia senso conoscere per riconoscersi; per loro oltre la famiglia non esiste altro.

Visivamente Kynodontas è l’esatto contrario del clima cupo e opprimente che si respira idealmente nella casa/famiglia; per sua stessa ammissione, Lanthimos ha voluto in tal modo creare un contrasto tra i due piani e così ci troviamo di fronte a protagonisti belli esteticamente, ad una bella casa con un giardino curato, verde e rigoglioso e a giornate di sole da passare nella tonificante piscina.

Lanthimos, a dispetto del tempo e di spettatori ormai smaliziati, riesce ancora a produrre un Cinema puro, che sorprende, che crea un mondo e lo espone al pubblico, che non può far a meno di guardarlo con curiosità e sorpresa.
Ormai è chiaro, esauriti i posti esotici da esplorare, filmare e mostrare, fino a quando non saremo in grado di portare una troupe cinematografica su Marte, occorre che chi fa Cinema s’impegni a creare mondi e realtà in grado di sorprendere e affascinare il pubblico. Il Cinema muore quando non riesce ad aprire una finestra su un altro mondo. •

Michele Salvezza

 

Kynodontas_03

 

Kynodontas
Titolo internazionale: Dogtooth
Regia: Yorgos Lanthimos • Sceneggiatura: Efthymis Filippou, Yorgos Lanthimos • Fotografia: Thimios Bakatakis • Montaggio: Yorgos Mavropsaridis • Casting: Christina Akzoti, Alex Kelly • Scenografie, costumi: Elli Papageorgakopoulou • Acconciature: Vanessa Nerkanidou • Trucco: Sissy Petropoulou • Art Department: Magdalini Avgerinou, Dafni Iliopoulou, Dimitris Theoharis, Kyriaki Tsitsa • Suono: Leandros Ntounis, George Ramantanis, Dimitris Rouhitsas, Yiannis Skandamis • Effetti speciali: George Alahouzos, Roulis Alahouzos, Michalis Samiotis • Colore: Nikos Katoufas, Tony Ford • Produttore: Yorgos Tsourgiannis • Coproduttore: Yorgos Lanthimos • Produttore esecutivo: Iraklis Mavroidis • Produttore associato: Athina Rachel Tsangari • Interpreti: Christos Stergioglou (padre), Michele Valley (madre), Aggeliki Papoulia (figlia), Hristos Passalis (figlio), Mary Tsoni (figlia), Anna Kalaitzidou (Christina), Steve Krikris (collega), Sissy Petropoulou (Athanasia), Alexander Voulgaris (addestratore) • Produzione: Boo Productions • Coproduzione: Greek Film Center, Horsefly Productions • Suono: Dolby Digital • Rapporto: 2.35:1 • Camera: Moviecam Compact MK2, Optica Elite Lenses • Negativo: 35 mm (Fuji Eterna Vivid 160T 8543, Eterna 500T 8573) • Processo fotografico: Elite Scope (anamorfico) • Proiezione: 35 mm • Lingua: greco • Paese: Grecia • Anno: 2009 • Durata: 94′

 

 

Yorgos Lanthimos / filmografia
2011 | Alpeis (Alps)
2009 | Kynodontas (Dogtooth)
2005 | Kinetta
2001 | O kalyteros mou filos (co-regia con Lakis Lazopoulos)
1997 | Despina Vandi: Deka Entoles (corto)
1995 | O viasmos tis Hlois (corto)

lanthimos.com

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+