Hoblio > Piero Tonin

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hoblio

Hoblio,
un film d’animazione di Piero Tonin

di Mario Verger

 

L’ultimo cortometraggio animato di Piero Tonin, HOBLIO – La Via della Libertà vince il premio Miglior Corto Animato per Ragazzi all’Anifest Rozafa International Film Festival 2014 di Scutari, Albania.

 

In testa al film, dopo i titoli, nel cosmo appare un elemento roteante viola che rappresenta il settimo chakra sul quale vi è una citazione inglese del grande iniziato indiano Paramahansa Yogananda, tratta da una delle sue poesie, citata anche nella sua celeberrima Autobiografia di uno Yogi: «Grosser light vanishes into eternal rays. Of all-pervading Cosmic Joy. From Joy we come. For Joy we live. In the sacred Joy we melt».
Scritta perfetta, come un antefatto in inglese. In apertura, poco prima e subito dopo, il nome dell’autore e il titolo del film, molto personalizzati, i quali, invece, rievocano l’animazione anni ’60: da Bozzetto agli UPA (…e come non pensare a Harry Hess, che aveva messo la filiale milanese della TV Cartoons?…). Già questo dimostra professionalità e competenza del linguaggio del cinema d’animazione.
L’approccio di Tonin è cauto e ispirato, secco e morbido al contempo, tenue e forte in un unico amalgama spettacolare. Egli si avvale di un bagaglio di prim’ordine della storia del cinema d’animazione internazionale: si può ravvisare una remota reminescenza con The Point!, lungometraggio di maestri quali Fred Wolf e Jimmy Murakami, il quale aveva per protagonista un “diverso” che non a caso si chiamava Oblio (qui è con la ‘H’), molto difforme nello stile e nel contenuto: un bambino che si trovava alle prese con il mondo “adulto”, lontano dai vecchi nostrani Pinocchio e Ciuffettino. Tonin, forse da bambino, era riuscito a vedervi il percorso della crescita della vita, accattivato dal linguaggio dell’animazione a lui tanto cara, soprattutto quella anni ‘60/’70, una modernizzazione degli UPA.
Hoblio cammina su fondali “piatti” e naïf, ad effetto “acquarello”, corroborati da quinte in penombra sfocate in primissimo piano, realistiche e suggestive (quasi citazioni tecniche dei lungometraggi Disney anni ’60 e ’70). Ma graficamente vi sono anche molti riferimenti, molte commistioni nella sintesi, con la ‘scuola’ dell’Est, soprattutto col grande illustratore cecoslovacco Adolf Born.

 

Ma, per rimanere in tema del ‘bel paese’, la suggestione e le atmosfere che ne derivano rievocano lontanamente il gusto delicato del caratteristico episodio ‘Prélude à l’après-midi d’un faune’ di Giuseppe Laganà per Allegro non troppo… Anche se nella sintesi interpretativa c’è molto di più della ‘Danza slava n° 7’, l’episodio più ‘secco’ ed essenziale ma animato interamente dal regista del lungometraggio, Bruno Bozzetto. Una sequenza unica, il film di Tonin, modernizzata, la quale potrebbe essere amalgamata ad un ipotetico seguito dell’opera bozzettiana, come accadde per Fantasia 2… passando soprattutto per una rievocazione stilistica del famoso Cavallette, sempre di Bruno Bozzetto, strizzando al contempo l’occhio all’animazione milanese nostrana, quella dei validissimi Riccardo Denti, Vittorio Sedini e Massimo Vitetta, con tutta la ‘scuola’ di Carosello della Gamma Film dei fratelli Gavioli. Ma il trait d’union, il filo invisibile che lega per sintesi Hoblio a tutto il resto rimane soprattutto il “Maestro” di Tonin e del cartoon italiano: Osvaldo Cavandoli.

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L’animazione di Hoblio è lenta e morbida, corroborata da molti effetti moderni, unendo il linguaggio dell’animazione soprattutto europea con la sontuosità della tecnica dell’animazione americana, alla brillantezza cromatica dell’anime giapponese per raggiungere l’essenza della spiritualità orientale: nelle trasmutazioni, nei colori forti, quasi “kitsch” che appaiono ancora più suggestivi dai fondali notturni, il piccolo Hoblio che cammina in orizzontale col sacco appeso (il bagaglio della vita…), incontra prima un uomo col cappello e sigaro, poi la donna in sottoveste e calze a rete, poi il re e in ultimo la morte con la falce (e tutti con colori netti, pieni, e intensi).
I tre personaggi rappresentano, nell’ordine: il denaro, il sesso, il potere, ha avuto a dichiararmi l’autore, «Come ho già scritto, il colore viola, altamente simbolico, torna più avanti nel corso del film, nei momenti di alleggerimento del bagaglio di Hoblio, alla scomparsa delle figure simboliche/illusorie, nei fiori dell’ultima scena, l‘incontro con la Morte».

 

Hoblio, quindi, ha un messaggio spirituale tradotto dalle conoscenze intime e amalgamate nel linguaggio dell’animazione universale: ha l’impronta interiore degli UPA, la forza cromatica dell’animazione giapponese, la sontuosità dei lungometraggi americani, lo stile secco dell’animazione dell’Est, e la sintesi e il buon gusto di Bruno Bozzetto. Ma soprattutto, se questi sono i suoi maestri “iniziatici” al suo percorso di vita artistico, Hoblio è soprattutto un film, interiore, personalissimo, di un grande conoscitore del cinema d’animazione: Piero Tonin.

 

Mario Verger

 

Hoblio03Il Maestro e l’Allievo: Osvaldo Cavandoli e Piero Tonin

 

Blog di Piero Tonin


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