Cronache e impressioni dal X Lucca Film Festival

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LuccaX

Oltrepassando LynchX Lucca Film Festival

 

Si è conclusa con la vittoria di Esther Urlus con il suo Red Mill nel concorso dei cortometraggi sperimentali, la decima edizione del Lucca Film Festival. Edizione a dire il vero in parte scalfita dalle tante proteste e polemiche dovute alla scarsa (secondo alcuni) organizzazione soprattutto in riferimento agli eventi relativi a David Lynch, che quest’anno rappresentava senza ogni dubbio l’ospite d’eccezione. Polemiche scaturite in particolare dal fatto che non sarebbe stato preventivato un adeguato calcolo in riferimento alle possibili presenze di pubblico, costringendo così numerose persone a recarsi nella provincia toscana senza poi riuscire effettivamente a partecipare ai vari incontri con il regista americano. Eventi gratuiti (come il convegno sulla meditazione trascendentale), che a parere di molti avrebbero dovuto avere quantomeno una prenotazione, in maniera da poter così coordinare nel migliore dei modi l’affluenza a ognuna delle varie iniziative. Ciò in realtà – per dovere di cronaca – è stato fatto, ma effettivamente solo con uno degli eventi in programma.

 

Detto questo, è bene far presente che questa decima edizione è stata anche altro. Si è parlato solo di Lynch, ripetutamente di Lynch, infinitamente di Lynch, ma il Lucca Film Festival quest’anno ha prodotto anche altri tre (oltre, naturalmente, a quello per Lynch) interessantissimi omaggi: uno dedicato a John Boorman (con la proiezione di film che andavano dal grande noir Senza un attimo di tregua (1967) all’ultimo lavoro Queen and country (2014)), il secondo a Pier Paolo Pasolini (con ospiti Ninetto Davoli ed Enrique Irazoqui durante la proiezione de Il vangelo secondo Matteo e Uccellacci e uccellini) e l’ultimo – a mio parere veramente importante – dedicato a Julio Bressane, concentrato in particolare sugli ultimi suoi film (precisamente quelli dal 2007 al 2013) perché, come sostengono i due curatori Alessandro De Francesco e Donatello Fumarola: “da soli dispiegano le molte strade praticate da Bressane”. Boorman e Bressane hanno anche poi tenuto due appassionanti lezioni di cinema, dove si è potuto conoscere meglio le loro attitudini professionali e la loro risposta alla fatidica domanda: “Che cos’è il cinema?

 

Inoltre, questa edizione del festival, ha anche permesso a Luca Pacilio, Giulio Sangiorgio e Andrea Diego Bernardini di organizzare una decisiva retrospettiva sul videoclip, e in particolare su ciò che esso rappresenta nel nuovo millennio. Credo, nello specifico, che questo sia stato forse l’evento più importante di tutto il festival, perché ha consentito di poter riordinare le idee poco prima della – per me attesissima – uscita del libro di Pacilio (prevista per novembre) dal titolo: “Da MTV a YouTube: il videoclip del nuovo millennio”.
Il percorso realizzato da Pacilio ci ha accompagnato in tre giornate attraverso un sacco di incredibili produzioni: le geniali trovate di Spike Jonze (Weapon of choice di Fatboy Slim), le poetiche ed eteree sospensioni di Martin De Thurah (Limit to your love di James Blake e What else is there? dei Röyksopp), le drammatiche sofisticazioni dei Daniels (Simple math dei Manchester Orchestra), gli incubi di Patrick Daughters (Wrong dei Depeche Mode), il realismo ostentato di Romain Gavras (Stress dei Justice) e molti altri, cercando di farci comprendere che – proprio come il vice direttore degli Spietati sostiene – “se gli anni Novanta, insomma, hanno segnato una rivoluzione nel mondo della videomusica, ridisegnandone coordinate stilistiche, tematiche, e produttive, portando all’attenzione una serie di registi che hanno letteralmente trasformato il mezzo, determinando teorizzazioni e letteratura conseguente, tutto quello che è avvenuto dopo è stato studiato, analizzato e discusso molto meno”.

 

Tutto ciò, insomma, non mi sembra quindi poco. Lynch a parte.

 

E poi, naturalmente, il concorso internazionale di cortometraggi sperimentali curato da Federico Salvetti e Nicolas Condemi, nel quale se ne sono viste delle belle. Proprio Salvetti ci comunicava che: “L’identità del Lucca Film Festival si è andata formando pian piano negli anni, ma fin da subito è stata chiara la volontà di creare un momento cinematografico ‘diverso’, in un panorama di festival che vanno sempre più omologandosi. A questo scopo, la sezione del concorso dei cortometraggi, che è l’unica competitiva, ha sempre dato spazio al cinema sperimentale, e negli ultimi due anni si è focalizzata unicamente su questo, diventando man mano un appuntamento fisso sempre più importante e rinomato.
Come già detto, la vittoria è andata alla Urlus con il suo Red Mill. I cortometraggi in concorso erano ventisei, questi sono i miei sette preferiti rigorosamente in ordine alfabetico:

 

Amnesiac on the BeachAmnesiac on the Beach, Dalibor Baric

 

Amnesiac on the Beach – Dalibor Baric (Croazia, 2013)
Baric è semplicemente geniale. Utilizza un sacco di tecniche e piega il mezzo digitale al suo volere come poche volte mi è capitato di poter assistere. La fantascienza si ripiega su se stessa raccontando i suoi stereotipi e creando allo stesso tempo un linguaggio che affascina e ipnotizza. Un mondo vuoto, allucinazione di sé, che markerianamente distopizza tutto ciò che va contenere al suo interno.

 

Ancha es castilla – Sergio Caballero (Spagna, 2013)
Caballero è di sicuro uno dei nomi più conosciuti di questo settetto. Con Ancha es castilla realizza un gioiello di ironia malandata che ha nell’horror la sua principale matrice (è in un certo senso una sorta di reinterpretazione de L’Esorcista) e che fa dei personaggi messi in scena vere e proprie icone di un nuovo sistema di perturbante.

 

CantarellaCantarella, Diego Dada

 

Cantarella – Diego Dada (Italia, 2013)
L’arte è finita. Smettiamo tutti insieme”, inneggiava Giuseppe Chiari nel 1975. Dada realizza un corto d’animazione stimolandosi con questa dichiarazione, dimostrando una fantasia vitale e ispirata. L’espressionismo e il surrealismo si fondono chiaramente insieme permettendo alla narrazione di dispiegarsi perfettamente e in un equilibrio tra dramma e comicità leggiadra.

 

Confusion Through Sand – Jim Cummings (Stati Uniti, 2013)
La guerra come ossessione. La guerra come oggetto incomprensibile. La sabbia come metafora di un’idea di conflitto dal quale non si sa quando, come e perché vi si entra. L’animazione di Cummings procede per gradi, disfacendo lentamente il tratto del suo disegno in un pulviscolo che non lascia intendere la risoluzione della vicenda narrata. La confusione del titolo c’è, ma è il suo ordine a renderla tale.

 

KekasihKekkasih, Diffan Sina Norman

 

Kekkasih – Diffan Sina Norman (Malesia/Stati Uniti, 2013)
Nel tentativo di affrontare la sua perdita, Mansor estrae i resti della sua defunta moglie per scoprire che la sua presenza è per sempre illuminata nel divino. Bollywood, la chimica, il cinema horror americano anni Ottanta (impossibile non percepire i sentori del Gordon di Re-Animator) fanno di questo lavoro un mélange straniante e visionario che strizza l’occhio al videoclip ma che allo stesso tempo fa della spiritualità e della devozione la sua arma principale.

 

Norman – Robbe Verkaeve (Belgio, 2014)
Norman osserva attentamente. È ossessionato da piccoli dettagli e da strane abitudini. Nervoso e solo, vaga per la città facendo attenzione alla strana gente che può incontrare. Norman è un’opera che riesce, attraverso un lavoro certosino di pittura animata, a trasmettere l’inquietudine e l’ossessione di chi vive in un mondo percepito solo attraverso nevrosi angoscianti. Se Van Gogh avesse potuto fare cinema, avrebbe realizzato un lavoro del genere.

 

When I Stop LookingWhen I Stop Looking, Todd Herrman

 

When I stop Looking – Todd Herrman (Stati Uniti, 2013)
Impossibile smettere di guardare. Impossibile togliere gli occhi da quei volti differenti, assenti, decomposti, tumefatti, malati, sofferenti, incerti, intensi, ma tutti profondamente intrisi di materia carnale. I volti dei diversi che il cinema, nella sua universalità, nella sua consistenza di spazio e tempo uniti in una sola cosa, rende identici. Potere dell’immagine in movimento.

 

Concludendo, vogliamo meno Lynch e più curiosità. L’appuntamento è al prossimo anno.

 

Gabriele Baldaccini

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