Una questione di metodo e di carattere

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arkadin
Ultimamente stiamo ricevendo un certo numero di critiche per quanto pubblichiamo su «Rapporto Confidenziale». Ogni critica è bene accetta, soprattutto se in grado di produrre dei confronti magari costruttivi. Ci manda in bestia però la presunta oggettività dei giudizi. Nostri come di chi ci contesta. Sono tutte cazzate, amici, non esiste un ‘giusto’ e non esiste uno ‘sbagliato’ e la ‘verità’ non sta nel mezzo, ma proprio non esiste. In nulla, figuriamoci al cinema. Da tempo amiamo riproporre una frase di Oscar Wilde tratta dalla Prefazione de Il ritratto di Dorian Gray: «La più nobile come la più bassa forma di critica sono una sorta di autobiografia».

Teniamo però a puntualizzare nuovamente il nostro approccio al cinema, ai film, ai registi e ai lettori convinti che in esso risieda la peculiarità del nostro carattere. Ripubblichiamo dunque quanto già presente nella sezione CHI SIAMO del sito… e brindiamo al carattere!

Alessio Galbiati e Roberto Rippa

 

 

Alla fine del 2007, con la pubblicazione del numero zero, avevamo incominciato la nostra storia (anche quella volta con un editoriale), con la celebre storiella della rana e dello scorpione che Mr. Arkadin raccontava nel capolavoro del 1954, Rapporto confidenziale. Per noi Orson Welles rappresenta qualcosa di più che un punto di riferimento: è una figura simile a uno spirito guida, un nume tutelare, una presenza che ogni volta ci indica la strada.
Per darvi conto della nuova linea editoriale non conosciamo parole più adatte di quelle pronunciate da Orson Welles, il 27 giugno 1958 in una camera del Ritz di Place Vendôme, ad Andrè Bazin, Charles Bitsch e Jean Domarchi (pubblicate sul numero 87 dei «Cahiers du cinéma»).

«Arkadin è un personaggio, non un eroe. Arkadin è l’espressione di un certo mondo europeo. Avrebbe potuto essere greco, russo, o georgiano. È esattamente come se, venuto da una regione selvaggia, si insediasse in una zona europea, di antica civiltà, usando, per sfruttarla, quella specie di energia e di intelligenza propria del barbaro. È il Germanico, il Goto, il selvaggio che riesce a conquistare Roma. Ecco che cos’è: il barbaro alla conquista della civiltà europea o, come Gengis Khan, all’assalto di quella cinese. E questo genere di personaggio è ammirevole: soltanto la morale di Arkadin è detestabile, ma non il suo spirito, perché è coraggioso e appassionato, e io trovo che sia davvero impossibile detestare un uomo appassionato.

Arkadin è un uomo che, in buona parte, si è fatto in un mondo corrotto; non ha mai cercato di essere meglio di questo mondo, ma, pur essendo suo prigioniero, è ciò che di meglio poteva diventare. È la migliore «espressione» possibile di questo universo.
Lo scopo di questa storia (quella della rana e dello scorpione) è dire che l’uomo che dichiara di fronte a tutti: «Sono quello che sono, prendere o lasciare», quest’uomo ha una dignità tragica. È questione di dignità, di dimensione, di fascino, di levatura, cose che tuttavia non lo giustificano. In altri termini, quella storia deve essere intesa per la sua utilità a scopo drammatico, e non come giustificazione di Arkadin o dell’assassinio. E non è per puritanesimo che io sono contrario al delitto. Sono contro la polizia, non dimenticatelo. A modo mio, sono molto vicino a una posizione anarchica o aristocratica. Qualunque sia il giudizio che date sulla mia morale, dovreste cercare di scoprirne l’aspetto fondamentalmente anarchico o aristocratico.

‘Character’ in inglese ha due significati. Se parlo del mio carattere, vuol dire che io sono fatto in quel modo, è l’equivalente dell’italiano «sono fatto così». Ma nella storia della rana si tratta dell’altro significato della parola ‘character’. In inglese ‘character’ non è solo il modo nel quale si è fatti, ma anche quello in cui si decide di essere. È soprattutto il modo in cui ci si comporta di fronte alla morte, poiché io penso che non si possa giudicare la gente altro che per l’atteggiamento di fronte alla morte. È importante fare questa distinzione, poiché questo significato di ‘character’ si può spiegare soltanto per aneddoti.

‘Character’ è il modo di comportarsi quando ci si sottrae alle leggi alle quali si deve obbedienza, ai sentimenti che si provano; è il modo di comportarsi in presenza della vita e della morte. E i più grandi furfanti, quelli più odiosi, possono avere ‘character’».

 

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