Clerks II > Kevin Smith

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Clerks201

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numeronove, novembre 2008 (pag. 28).

free download. ALTA QUALITA’ 7.0mb | BASSA QUALITA’ 3.0mb

“Il sequel, ossia le puntate numero 2,3,4… di un prototipo di successo, ossia l’oggetto filmico più commerciale e spendibile che ci sia […], è diventato ormai il feticcio più disperatamente cinefilo a disposizione.”

“Il primo episodio stabilisce il personaggio e l’ambito di azione che gli compete. Il secondo è puro eccesso rispetto al primo.”

Flavio De Bernardis, Sequel in Leonardo Gandini e Roy Menarini (a cura di) Hollywood 2000 – Generi e temi, Le Mani, Genova, 2001.

Dante Hicks (Brian O’Halloran) e Randal Graves (Jeff Anderson) costretti ad abbandonare a causa di un incendio il loro amato-odiato posto di lavoro presso il mitico Quick Stop Minimarket, si ritrovano ormai trentenni occupati in un fast-food della catena Mooby’s. I compagni di strada di questa nuova tappa delle disavventure del duo di commessi più irriverente della storia del cinema sono Elias (Trevor Fehrman), un imbranato adolescente bersaglio costante del sarcasmo di Randal, e la bella Becky (Rosario Dawson), direttrice del fast-food con un debole per Dante. Ovviamente non potevano mancare Jay (Jason Mewes) e Silent Bob (Kevin Smith) che al solito stazionano all’esterno del locale dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti intervallato dal torpiloquio dell’immenso Jay (che arriverà addirittura a citare la celebre sequenza del serial killer davanti allo specchio de “Il silenzio degli innocenti”).

Il motore della vicenda è innescato dall’imminente partenza di Dante per la Florida, dove si sposerà con Emma per poi trasferirsi con lei nella casa dei suoceri e gestire l’autolavaggio di famiglia. Un cambiamento drastico che metterà in moto una serie di reazioni a catena che culmineranno in un’improbabile, quanto estrema, festa di addio al celibato messa in piedi da Randal e che ovviamente si rivelerà disastrosa, ma risolutiva…

Come giustamente fa notare Quentin Tarantino nei diari di lavorazione (li trovate fra gli extra, al minuto 26 dei “Diari di lavorazione”), la cosa assolutamente esilarante è il fatto di ritrovare Dante e Randal, a dodici anni di distanza, ancora sotto-occupati, ancora precari, ancora commessi. Per chi come me corre spedito verso i trenta, il film d’esordio dell’americano Kevin Smith rappresenta un imprescindibile punto di riferimento cinematografico. Scritto nel 1992 e completato due anni dopo con un ridotto budget (27 mila 575 dollari), il film è uno dei baluardi dell’utopia del cinema indipendente contemporaneo. Girato in tre settimane all’interno del supermercato dove lavorava (di notte durante l’orario di chiusura) con un cast composto da amici e realizzato con un bianco e nero sgranato di infima qualità, il film riuscì nel miracolo di mettere d’accordo pubblico (incassò almeno 2 milioni e mezzo di dollari) e critica (vinse addirittura il premio per il Miglior Regista al Sundance ed il premio della critica al festival di Cannes). Da quel momento nacque uno stile cinematografico che il buon Smith ha riproposto, si può dire senza soluzione di continuità, in ogni sua successiva pellicola. Il New Jersey, l’eterna adolescenza, l’incapacità di assumersi delle responsabilità, la patologica difficoltà nel prendere decisioni importanti, le citazioni cinematografiche, quelle fumettistiche, il ricorrere a caratteri fissi e personaggi feticcio (Jay e Silent Bob su tutti) ed il linguaggio sempre sopra le righe sono per sommi capi i caratteri generali dell’autorialità di Kevin Smith. Clerks II, come tutto il cinema di Smith, racconta in maniera anti-convenzionale la difficoltà d’una intera generazione ad uscire dal limbo dell’adolescenza e, forse, molto più di tanto cinema “impegnato” è in grado di calare i propri personaggi in una realtà davvero plausibile, dove il problema della precarietà riesce a prendere corpo per ciò che è, senza inutili moralismi.

Non spaventatevi delle parole che ho usato, il film è uno spasso ed in molte sequenze si rischia l’infarto per le risate…

Randal: “Continuavi a spiegarci come avresti preso in mano la tua vita e che cosa hai fatto? Hai lavorato in quel cazzo di negozio finché non è bruciato”.
Dante: “Ho seguito i corsi all’università”.
Randal: “E hai mollato”.
Dante: “Perché tu hai smesso di andarci!”.
Randal: “Era solo un modo di passare il tempo quel cazzo di corso, lo sai! Un semestre abbiamo fatto Criminologia, Cristo santo! Cosa cazzo volevi diventare, Batman?”.

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