Praia do Futuro > Karim Aïnouz

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Praia do Futuro
Che non sarebbe stata una visione come le altre, l’avevo intuito ancora prima che cominciasse il film. Sono entrata in sala con largo anticipo, ma era già quasi tutta piena di un pubblico quasi completamente arcobaleno. Ho trovato posto tra una coppia di signore sui quarantacinque e una coppia di ragazzi più giovani e già mi sono stupita dei sorrisi cordiali e della sollecitudine con la quale hanno liberato dalle giacche quello che sarebbe diventato il mio posto. Non solo: il tipo che ogni mattina mi faceva i biglietti (lavorava al desk della sezione Stampa e nei momenti in cui c’erano meno persone mi era capitato di scambiare due chiacchiere con lui, ma giusto due) stava entrando in quel momento, mi ha vista e mi ha salutata come se fossi la sua migliore amica; mentre ancora mi chiedevo se non mi avesse scambiata per un’altra, era sparito a salutare un altro migliore amico. Eravamo un po’ tutti migliori amici.

Poi è cominciato il film di Karim Aïnouz, in concorso all’edizione numero 64 della Berlinale, un film di 107 minuti suddiviso in tre capitoli.
Siamo in Brasile, sulla spiaggia del futuro, appunto. Il bagnino brasiliano Donato (Wagner Moura) riesce a salvare la vita a Konrad (Clemens Schick), ma non al suo compagno. Konrad, un turista tedesco, decide di rimanere per seguire le ricerche del corpo scomparso dell’amico; approfondisce la conoscenza di Donato e a furia di approfondire, la conoscenza diventa una passione che aiuta Konrad a elaborare il lutto con una prontezza invidiabile. Il fatto che la loro attrazione non sia solo fisica, lo deduciamo dal fatto che – nel secondo capitolo del film – Donato è addirittura disposto a lasciare il suo Paese e il suo elemento, l’acqua, il mare, per seguire Konrad a Berlino. Inizialmente doveva rimanere per poco tempo (non posso vivere in un posto senza spiaggia), poi invece rimane (perché? Intuiamo che la risposta sia: per amore, ma il regista non si sforza molto per aiutarci).
Così, mentre le sequenze a effetto usate da Karim Aïnouz cominciavano a perdere potere sul pubblico in sala che ormai aveva sgamato il suo trucchetto (usare le belle immagini e la poesia – qualsiasi cosa essa sia – e gettarle come sabbia negli occhi per non entrare in profondità nei personaggi e nei temi trattati); ecco che, nella scena di una fellatio, qualcuno ha fatto partire il tappo di uno spumante. È stato l’unico momento del film in cui il pubblico in sala ha riso.
(Qualcuno stava forse reclamando un po’ di ironia?)

Il film si conclude con un’overdose di poesia, su una spiaggia del Mar Baltico (un tristissimo compromesso per il povero Donato) e mentre scorrono i titoli di coda sulle note di Hero di Bowie, noi siamo rimasti seduti chiederci: perché?

Sulla scia della spontaneità che si era creata tra il pubblico, ho chiesto ai miei vicini che cosa ne pensassero ed è cominciata una discussione che ha coinvolto l’intera fila. Il mio vicino diceva di averlo trovato pretenzioso e senza messaggio, un’altra ha fatto presente che in centoerotti minuti di film gli unici tre personaggi presenti nel film – Konrad, Donato e il fratello Ayrton – sono rimasti senza spessore.

Insomma, questo film non ha convinto né me, né nessuno dei miei nuovi migliori amici – proprio perché non potevo certo omettere la loro presenza, questa è una recensione corale. •

Cristina Beretta

 

 

PRAIA DO FUTURO
Regia: Karim Aïnouz
Sceneggiatura: Karim Aïnouz, Felipe Bragança
Fotografia: Ali Olay Gözkaya
Montaggio: Isabela Monteiro de Castro
Musiche: Volker Bertelmann
Interpreti: Wagner Moura (Donato), Clemens Schick (Konrad), Jesuita Barbosa (Ayrton), Sabine Timoteo (moglie di Heiko), Ingo Naujoks (meccanico), Emily Cox (Nanna), Natascha Paulick (Bartender), Christoph Zrenner (bidello), Sophie Charlotte Conrad (Dakota), Yannik Burwiek (figlio di Heiko)
Produzione: Coração da Selva, Hank Levine Film
Distribuzione: California Filmes
Negativo: 35mm
Rapporto: 2.35:1
Paese: Brasile, Germania
Anno: 2014
Durata: 107′

 

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