César Chávez > Diego Luna

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César Chávez è un biopic su César Chávez. E basta. Niente di più, niente di meno. È la storia didascalica e unilaterale di questo uomo, un attivista statunitense di origine messicana che si è speso per i diritti dei braccianti agricoli ispanici fondando nel ’62 il sindacato nazionale dei contadini. Non ci sono ombre nella sua vita. Compromessi. Momenti ambigui. César Chávez è un idealista. Ha a che fare con braccianti altrettanto idealisti e una moglie, Helen, che è un altro mostro di impeccabilità: devota a tutto, alla famiglia, all’attivismo, a Dio. I due si amano di amore indistruttibile, sempre l’uno al fianco dell’altra, senza mezza incrinatura. Il ruolo di questa donna di ferro, ma dal cuore d’oro, è affidato ad America Ferrara, credibilissima in mezzo alle schiere di contadini malconci con il suo sorriso fluorescente (assicurato ai Lloyd per 10 milioni di dollari), quanto lo sarebbe Naomi Campbell nelle rivolte di Rosarno. Ma d’accordo è cinema, non ci si formalizza per queste cose. Quando la intervisto, la Ferrera mantiene il suo sorriso affabile tutto il tempo, a parte quando deve corrucciarsi per parlare delle sofferenze dei braccianti ispanici negli anni ‘60. È grata a Diego Luna per aver girato questo film, perché è un monito per tutti noi. “Se pensi che dei contadini poveri, immigrati, non istruiti, che non parlavano nemmeno l’inglese, sono riusciti a mettersi insieme e fare quello che hanno fatto” mi dice “allora immagina cosa potremmo essere in grado di fare noi…” Io la guardo perplessa. “Scusa, ma noi chi?” le chiedo. Mi fa sorridere che mi abbia messo nella sua stessa barca. “Noi che siamo gente privilegiata, e facciamo nella vita quello che amiamo”. Sì, starei proprio nella sua barca a quanto pare. César Chávez trasuda senso di colpa da tutti i pori. È retorico, noioso, dottrinale. Sembra ribaltare il concetto dell’arte per l’arte con quello del sociale per il sociale. Quando chiedo a Diego Luna se un film così apologetico non rischi di appiattire un personaggio e di scivolare nel manicheismo, lui si stizzisce ma non mi dà torto. “Io volevo fare un film su César Chávez” mi dice. “Se poi qualcun altro vorrà raccontare questa storia e scegliere un’altra prospettiva, ben venga. L’importante è che se ne parli”. Ecco, forse l’importante non è che se ne parli. L’importante, mi piacerebbe pensare, è che un regista abbia in testa un’idea di cinema, e che voglia fare un bel film. Se poi fallisce è un altro conto. •

Veronica Raimo

 

 

César Chávez
Regia: Diego Luna
Soggetto: Keir Pearson
Sceneggiatura: Keir Pearson, Timothy J. Sexton
Fotografia: Enrique Chediak
Montaggio: Miguel Schverdfinger, Douglas Crise
Musiche: Michael Brook
Scenografia: Ivonne Fuentes, Krystyna Loboda
Costumi: María Estela Fernández
Trucco: Ruth Bermudo, Lucy Browne, Tilly Calder, Stephanie Lynne Smith
Produttori: Diego Luna, Pablo Cruz, Larry Meli, Keir Pearson
Produttori esecutivi: Haim Saban, Gael García Bernal, John Malkovich, Emilio Azcárraga Jean, Jeff Skoll, Jonathan King, Julián Levin, Lianne Halfon, Russell Smith
Interpreti: Michael Peña (César Chávez), America Ferrera (Helen Chávez), Rosario Dawson (Dolores Huerta), Jacob Vargas (Richard Chávez), Yancey Arias (Gilbert Padilla), Wes Bentley, John Ortiz, John Malkovich (Bogdanovitch), Gabriel Mann, Lisa Brenner (Jackie Stringer), Kevin Dunn (Dott. Arlo), Mark Moses (Fred Ross), Spencer Garrett (Quinlan)
Produzione: Canana Films, Participant Media
Paese: Stati Uniti, Messico
Anno: 2014
Durata: 102′

 

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