Bing du (Ice Poison) > Midi Z

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

Ice Poison_01(1)

// Black Movie Film Festival, Ginevra.
Sezione La prunelle de nos yeux: Prix de la critique 2015

 

«Tralasciando il budget e una scelta limitata di attori, c’è un altro ostacolo per questo film: non posso mostrarlo in pubblico perché non abbiamo avuto le autorizzazioni per girarlo in Birmania. Ci siamo chiesti sin dall’inizio come girare un film senza autorizzazioni, con pochissimi soldi e con la camera nascosta. Alla fine penso che l’elemento delle trasferte in moto che abbiamo integrato nel film abbia permesso di aggirare questi vincoli. Anche questo è arte».
(Midi Z, intervista a Euronews)

 

In una regione della Birmania le cui principali opportunità lavorative consistono nelle miniere di giada e nelle piantagioni di oppio, due anonimi contadini, padre e figlio, fronteggiano una situazione di povertà causata non solo dalla scarsità di raccolto ma anche e soprattutto dal sempre più misero reddito derivante dallo stesso. Quando il giovane considera la possibilità di lavorare in una miniera di giada, il padre gli nega il permesso per evitare il rischio che si lasci coinvolgere dal giro di droga imperante tra i lavoratori nell’ambiente.
Decide quindi di chiedere aiuto a parenti che vivono nel villaggio a valle. Una richiesta vana: le sempre più precarie condizioni commerciali che regolano il loro lavoro e le tasse imposte dal governo hanno impoverito l’intera classe media.
Fornendo una mucca come pegno, riesce ad acquistare uno scooter di seconda mano grazie al quale il figlio potrà lavorare come tassista.
Purtroppo, anche il lavoro come tassista si rivelerà ben poco fruttuoso: la ricerca di clienti alla fermata di arrivo degli autobus in una piazza non porterà alcun risultato fino all’arrivo di Sanmei, una giovane che ha fatto ritorno in Birmania per assistere al funerale del nonno.
Sanmei vive in Cina, dove appena adolescente è stata costretta a un matrimonio combinato con un uomo che non ama da cui ha avuto un figlio. Il desiderio di lasciare definitivamente la Cina e il marito per ristabilirsi in Birmania con il figlio – scelta contestata da sua madre che la invita alla riconoscenza nei confronti di un uomo che, se non altro, non la picchia – fa scegliere infine alla ragazza di lavorare come corriere per suo cugino che traffica in metanfetamina, unico mezzo efficace per un guadagno solido e rapido.
Sanmei coinvolge il giovane tassista nella sua attività, ed entrambi inizieranno a consumare la droga che trasportano, il “veleno di ghiaccio” del titolo.

Midi Z (Birmano di nascita, Taiwanese di adozione) riprende i suoi personaggi a distanza – facendo raro uso di primi piani, limitati soprattutto ai movimenti in scooter – in lunghe sequenze in cui hanno il tempo di illustrare la loro vita quotidiana lasciando trasparire la situazione economica di cui soffre la classe media nel Paese. La stessa distanza la mantiene nei confronti del giudizio sul loro agire, lasciando che sia lo spettatore a valutare quali opzioni possa offrire il luogo in cui ambienta la sua storia.
Se il giovane sembra dipendere dal padre, che ha la parola finale su qualsiasi scelta, che non viene mai contestata, Sanmei ha deciso che la vita che è stata scelta per lei non le corrisponde ed è disposta a tutto pur di riprendersela in mano ribellandosi a scelte fatte in sua vece quando era troppo giovane.
Sarà impossibile per entrambi trovare riscatto, e l’esecuzione della mucca nella brutale scena finale chiarirà con efficacia quale possa essere il destino per chi tenta di sfuggire alle misere condizioni che il Paese offre alla sua popolazione nemmeno più povera.

Con Ice Poison, realizzato in segreto nel corso di dieci giorni con una troupe composta da sette persone, Midi Z compone il ritratto finale di una trilogia sulle condizioni socio economiche del suo Paese (con il regista che dichiara di voler «offrire una visione realistica di quella che è ancora la vita quotidiana per il 99% della gente nel Paese, a dispetto dei suoi cambiamenti recenti, conscio che i turisti non avranno mai modo di vedere la vera Birmania in quanto costantemente schermato») e lo fa con una sensibilità e un’efficacia che coinvolgono e tengono costantemente alta l’attenzione dello spettatore lungo una storia che non è difficile immaginare ambientata oggi anche in innumerevoli altri Paesi.

Il film ha ottenuto il premio come migliore film straniero all’Edinburgh International Film Festival e il premio della stampa al Taipei Film Festival.

Roberto Rippa

Ice Poison_02(1)

Bing du (冰毒)
(titolo internazionale: Ice Poison. Birmania, 2014)
Regia, sceneggiatura: Midi Z
Suono: Cheng Chou
Interpreti principali: Wang Shin-hong (il figlio), Wu Ke-xi (Sanmei)
95′
Lingue: birmano, mandarino, dialetto dello Yunnan

Midi Z

Midi Z è nato nel 1982 in Birmania e ha studiato arte a Taiwan. Il suo cortometraggio di diplomaPaloma blancaha avuto modo di farsi notare a numerosi festival. Nel 2009, è scelto come regista e sceneggiatore di punta alla Taipei Golden Horse Academy organizzata da Hou Hsiao-hsien, che gli produce il cortometraggio Hua-Xing Incident. Il suo primo lungometraggio – Return to Burma – risale al 2011 e viene presentato in prima europea al Rotterdam Film Festival. Il secondo lungometraggio – Qiong Ren, Liu Lian, Ma Yao, Tou Du Ke (Poor Folk), risale al 2012.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+