Aurora > Rodrigo Sepúlveda

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Aurora_01

// Black Movie Film Festival, Ginevra.
Sezione La prunelle de nos yeux: Prix de la critique 2015

 

Sofia, insegnante elementare sui quarant’anni che da tempo attende di poter adottare con il marito un bambino, ipotesi forse ormai tramontata a causa dell’età, legge un giorno sul giornale del feto di una bambina abbandonato in una discarica.
Immediatamente, il suo desiderio di dare una degna sepoltura a quella che da subito chiama Aurora, si scontra contro gli uomini di legge che dapprima stentano ad accogliere una richiesta che giudicano quantomeno stravagante e quindi devono giudicarla secondo le rigide norme che devono stabilire se la bambina abbia respirato almeno una volta, elemento che distinguerebbe agli occhi del codice un essere vivente da un oggetto.
Man mano che il tempo passa, Sofia si fa sempre più determinata nel perseguire il suo obiettivo, riuscendo a piegare alla sua volontà anche i più inflessibili tutori della legge.

Tratto da una storia vera, come indicato da un cartello iniziale, Aurora di Rodrigo Sepúlveda (alle spalle numerosi documentari e film per la televisione e il lungometraggio Padre nuestro del 2006) suscita inizialmente interesse per il  ritratto della figura femminile protagonista, tanto determinata a trovare uno scopo preciso in una vita che sembra offrirle poco più che routine quotidiana che amplifica in lei un vuoto, da essere disposta a sacrificargli tutto il resto. Più amici, conoscenti e persino suo marito iniziano a considerare il suo obiettivo come la dimostrazione di una labilità mentale, più lei si farà irremovibile nel suo perseguire il suo scopo. La vediamo immersa nell’ambiente in cui vive, con il regista e sceneggiatore che permette alla sua dolente interprete Amparo Noguera di costuire il carattere emotivo del personaggio senza fare ricorso a primi piani o sottolineature narrative scontate.

Con il procedere della storia, però, alcuni elementi inquietanti vanno ad aggiungersi alla vicenda: i bigliettini recanti la scritta “non gettare bambini” attaccati dalla protagonista sui cestini per la spazzatura sul lungomare, la sua crescente incapacità di interagire con gli amici di sempre, conseguenza del timore di essere vittima del loro giudizio, sembrano dare ragione a chi teme per la sua stabilità.

È ovvio che Sofia riuscirà nel suo intento di offrire la sepoltura alla bambina forse mai nata davvero, e saperlo non rovina la visione, fatta più di evoluzione di un personaggio che delle sue azioni concrete.

Aurora è un film corretto e compiuto sia dal punto di vista della scrittura che visivo, aiutato ulteriormente da interpreti che ben si confanno al tono naturalistico scelto dal regista, ma il significato che sembra nascondere in se lo rende molesto ai miei occhi. La scritta finale che spiega come lei e il marito abbiamo dato sepoltura a numerosi altri bambini mai nati negli anni a venire, infatti, modifica ulteriormente la percezione della storia, trasformandola – chissà quanto intenzionalmente  – in una sorta di indigesto manifesto anti abortista.

 

Roberto Rippa

 

Aurora_02

 

Aurora
(Cile, 2014)
Regia, sceneggiatura: Rodrigo Sepúlveda
Musiche: Carlos Cabezas
Fotografa: Enrque Stindt
Montaggio: Andrea Chignoli, José Luis Torres Leiva
Scenografie: Paloma Sánchez
Costumi: Muriel Parra
Produttori: Florencia Larrea, Rodrigo Sepúlveda
Interpreti principali: Amparo Noguera (Sofia), Luis Gnecco (Pedro), Jaime Vadell (giudice Águila), Francisco Pérez-Bannen (dottor Schultz)
83′

 

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