Tiantang jiaoluo (A Corner of Heaven) > Miaoyan Zhang

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// Black Movie Film Festival, Ginevra.
Menzione speciale Giuria della critica

 

Lungo l’estuario del Fiume giallo, un bambino lascia una povera casa immersa in un paesaggio rurale scappando dal nonno e dalla sorella minore per andare alla ricerca di sua madre, partita misteriosamente giorni prima.
Se quello che cerca è davvero “un angolo di paradiso”, resterà deluso. Il mondo che trova, infatti, sembra il contrappasso del Il villaggio dei dannati di Wolf Rilla: abitato da adulti dediti al consumo di droghe e bambini tenuti in stato di schiavitù, dove un torto commesso da un minore può essere punito con la rottura di un braccio, unica opzione la scelta di quale sacrificare.

Il bambino si troverà rapito e schiavizzato in una primitiva fabbrica all’aperto, incontrerà una comune di suoi coetanei dediti al furto e al tentativo di emancipazione da ciò che li circonda, una danza di ombrelli, unico segno di civilizzazione.

 

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Miaoyan Zhang – che afferma di basarsi su una storia vera e che la Cina di oggi è molto peggiore di quella da lui ritratta – marca stretto il suo protagonista, mantenendosi alle sue spalle, e non di rado si sovrappone a lui con lunghi piani sequenza, quando non filma con camera fissa, trasformando l’immagine in narrazione vera e propria che gli permette di rinunciare alla forma verbale del racconto, attraverso anche veri e propri quadri composti da bellissime immagini in bianco e nero ricche di contrasto e dettagli, forse davvero il pur crudele e polveroso ”angolo di paradiso” del titolo.

In quella che sembra la ricerca di una nuova forma allo stile realistico, Zhang Miaoyan – al suo terzo lungometraggio dopo Xiaolin Xiaoli (2007) e Black Blood (2011) – compone però un’opera discontinua, dove alle immagini di folgorante bellezza frutto di una ricerca stilistica mai scontata, si oppone non di rado la convenzione e qualche momento morto dovuto a scelte di montaggio che rallentano e accelerano il ritmo senza che se ne possa intuire il motivo, con un utilizzo delle musiche che appare molto casuale.

Nonostante questo, A Corner of Heaven è un film che non lascia mai indifferenti e che, al contrario, si fa ricordare per la potenza, ma la cui discontinuità lascia insoddisfatti proprio per il fortissimo potenziale mostrato che non riesce a tradursi in un film davvero compiuto, lasciando un poco amareggiati al pensiero di ciò che avrebbe potuto essere.

Miaoyan Zhang mostra un non comune senso del cinema che troverà sicuramente la sua forma più compiuta in una prossima occasione.

 

Roberto Rippa

 

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Tiantang jiaoluo
(titolo internazionale: A Corner of Heaven. Cina-Francia/2014)
Regia, fotografia, montaggio: Miaoyan ZHANG
Sceneggiatura: Rice ZHANG
Suono: Qingshan WANG
Scenografie: Juemin DU
Musiche: Angel Firestar Simmons
Pridottori: Miaoyan ZHANG, Guillaume de Seille
Produzione: Rice Production, Arizona Productions (con il supporto di Hubert Bals Film)
Interpreti: Xinjiang GUO (il bambino), Xuehui HUO (sua sorella), Haonan BAI (latro bambino)
94′

 

Nato in Manciuria e cresciuto durante la Rivoluzione culturale, Miaoyan Zhang non ha avuto molte occasioni di avvicinarsi al cinema fino agli anni’90 quando, trasferitosi per studio all’Università di Berkeley, in California, vi si avvicina afinalmente, trasformando la sua visione in un’attività non stop.
Nel frattempo, si dedica alla scrittura di storie sulla Cina contemporanea nessuna delle quali verrà pubblicata a causa della censura.
Nell’estate del 2006, realizza il suo primo film, Xiaolin Xiaoli, che vien premiato, tra gli altri, al Black Movie di Ginevra.
Il suo secondo lungometraggio, Black Blood del 2011, realizzato con il contributo dell’Hubert Bals Fund, viene presentato al Rotterdam International Film Festival, dove ottiene il premio NETPAC come migliore film asiatico, prima di venire invitato a numerosi festival. È stato distribuito in Francia nel novembre del 2011.

 

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