Life Is Wonderful, Isn’t It? > Svetoslav Draganov

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Alexander Ivanchev sembra vivere per le competizioni tra parrucchieri, cui partecipa con acconciature molto più elaborate di quelle studiate per i suoi modelli. Non è ben accetto e non solo perché si abbandona a inattesi spettacolini di danza sul palco ma soprattutto perché contesta ogni verdetto che non preveda la sua presenza sul podio, ossia tutti.
Il suo egocentrismo non aiuta certo la comprensione della sua complessità. Bastano però pochi istanti perché Svetoslav Draganov – qui al suo primo lungometraggio, realizzato quando ancora era studente alla scuola di cinema di Sofia – sveli  ciò che di Alexander non appare a una prima occhiata: figlio di una madre che ha avuto otto figli da diversi uomini, Alex si occupa sin dalla prima età dei suoi due fratelli minori, nati tutti da padri diversi, a scapito della sua istruzione. La madre, infatti, è costretta ad abbandonarli ogni giorno per raggiungere il suo posto di lavoro. Salvato con i fratelli (le due primogenite vivono fuori casa, una terza figlia è morta) dai vicini che segnalano la loro situazione ai servizi sociali, Alex giunge a scuola senza saper contare né conoscere l’alfabeto.
Non è l’unico ostacolo che ha già incontrato: quando il padre – che l’ha abbandonato quando era piccolissimo – torna una sera ubriaco e spara tre colpi di pistola mentre lo sta tenendo in braccio, Alex perderà l’uso della parola per 5 anni.
La famiglia vive in un tugurio, senza nemmeno un letto. Tutti – ultimo compagno della madre compreso – dormono su lerci materassi posati direttamente a terra.
Non sorprende quindi che il giovane Alex aspiri a qualcosa di più alto nella sua esistenza.
Se la sua sessualità viene discussa attraverso le domande talvolta troppo esplicite del cineasta a conoscenti e insegnanti –  ma non da lui che sembra non considerarla o si protegge da un argomento allora ancora tabù nel suo Paese, riuscendo solo ad accennare infastidito a uno stupro subito anni prima –  Alex vive per il suo lavoro, unica occasione di potenziale riscatto che ha trovato – una scoperta fatta a scuola, quando i suoi insegnanti gli hanno messo a disposizione un locale dove tagliare i capelli ai compagni – in cui non riesce comunque ad eccellere e che non gli permette di volare alto come vorrebbe.
In una storia di estrema miseria, Alex sorprende sì per il pessimo carattere ma, man mano che Draganov svela cosa si nasconda dietro alla sua persona, sorprende per la positività della sua ambizione e della sua speranza in un’esistenza migliore. Scarpe e cravattino dorati, Alexander balla da solo alla festa post premiazione, domani sveglierà i suoi fratelli e si recherà presso il salone in cui lavora sognando il prossimo concorso.

Svetoslav Draganov, che entra in contatto con Alexander in occasione di una visita a una manifestazione per parrucchieri cui l’ha trascinato un’amica, assume la stessa posizione di Albert Maysles in Grey Gardens, quando osservava la vita privata e quotidiana di Little Edie e sua madre: rispettosamente, sempre a un passo di distanza, con interazioni minime e ben motivate, con una sola interazione diretta con gli amici dell’oggetto della sua attenzione, interrogati sulla sessualità di Alex senza però ottenere risposte compiute. Restituisce quindi l’immagine di un uomo che tenta di farsi ricordare per pochi elementi del suo carattere. E a farcelo comprendere, almeno parzialmente in tutta la sua complessità. Il film comprende scene commoventi e divertenti ma immerse sempre in una durezza che stringe lo stomaco.

È grazie a questo che riesce a comporre un ritratto fedele e profondo di un essere umano fortemente protetto da un’armatura che ben poco lascerebbe trasparire.
Life Is Beautiful, Isn’t It? mostra un grande talento nel racconto di una storia costantemente a rischio di sensazionalismo e conseguente giudizio. Una storia che, com’è giusto che sia, lascia più domande di quante risposte intenda dare.  Alexander deve esserne stato soddisfatto, dal momento che dieci anni dopo tornerà – questa volta offrendo maggiore spazio ai suoi fratelli – sotto l’obiettivo del cineasta per Life Almost Wonderful. E noi non possiamo che essere felici di avere conosciuto un cineasta talentuoso, mai convenzionale e chiaramente pieno d’amore e sincera curiosità per le storie che racconta come Svetoslav Draganov.

 

Roberto Rippa

 

GUARDA Life Is Wonderful, Isn’t It?
LEGGI l’INTERVISTA a Svetoslav Draganov

 

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Животът е прекрасен, нали?

(titolo internazionale: Life Is Wonderful, Isn’t It? Bulgaria/2001)
Regia e produzione: Svetoslav Draganov
Musiche: Kebap4eta I Rozi
Camera: Plamen Bakardjiev
Montaggio: Evgeni Bogdanov
68′

 

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Svetoslav Draganov nasce nel 1976 a Sofia, Bulgaria, dove si laureerà in regia televisiva e cinamtografica presso la New Bulgarian University.
Nel 1999, fonda Cineaste Maudit, casa di produzione specializzata in documentari di alta qualità e dirige un cortometragigo di finzione, Ako imate Problem (If You Have a Problem…), che ottiene il secondo premio al festival degli studenti di Sofia. Dopo un’esperienza come regista televisivo di una serie erotica, dirige Tova sum Az I nikoi drug (That’s Me and Nobody Else), cui fa seguito 2001 Jivotat e prekrasen, nali? (Life Is Wonderful, Isn’t It?), che circola tra vari festival internazionali.
L’anno successivo, dirige Vodni Duhove (Water Spirits), documentario per la rete nazionale bulgara, cui seguono Veselite Momchet (The Merry Boys), Mladi Sarca (Young at Heart) e Novite Hrani (The New Foods), sempre prodotti per la televisione.
Nel 2005 dirige e produce Samodeici (Amateurs), che ottiene il gran premio al Golden Riton Bulgarian doc festival di Plovdiv. Nel 2006, torna a lavorare per la rete nazionale bulgara dirigendo Maiki I Dashteri (Mothers and Daughters). Due anni dopoi realizza due documentari commissionati dall’Ufficio svizzero per la cooperazione in Bulgaria: Citizen Can. Dopo alcuni altri documentari prodotti per la televisione, nel 2010 realizza Decata na Drujbata (Children of Drujba), che partecuipa al Prix Europa, Berlin 2010 e al Cottbus International Film festival 2010.
Nel 2011 realizza Jivot pochti Prekrasen (Life Almost Wonderful), documentario che ruiprnede a distanza di anni le vicende di Alexander Ivanchev e dei suoi fratelli già conosciuti in Life Is Wonderful, Isnt’It?. Il film, che circola diffusamente tra festival internazionali, ottiene numerosi premi e menzioni speciali.

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