L’arte della ripetizione. Il sovrabbondante e il comico in ‘Die Austernprinzessin’ di Ernst Lubitsch

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Die Austernprinzessin
La risata si produce con l’accumulo, questa è la verità. L’eccesso del grottesco umoristico spesso viene raggiunto nel momento in cui si ripete e si moltiplica qualcosa, quando si straborda insomma, quando si esagera. Il cinema dell’Ernst Lubitsch “americano” non è mai stato eccessivo quanto quello del suo periodo tedesco. Lo slapstick all’americana – che in un certo modo insidiava da ogni lato la comicità cinematografica degli anni Dieci e Venti – non poteva in realtà niente sulla contro-legge Lubitschiana dell’accumulo. Lo dimostra perfettamente un film come Die Austernprinzessin (La principessa delle ostriche, Germania/1919), tutto improntato alla ricerca della moltiplicazione e della ripetizione. Lo si nota prepotentemente già nelle scenografie: quelle della sequenza relativa al sensale dell’agenzia matrimoniale, con la sua stanza con le pareti completamente coperte da fotografie di possibili pretendenti; oppure quelle esageratamente decorate del palazzo del “re delle ostriche”, così ricco di motivi geometricamente voluminosi e ghirigori vari.
E poi, naturalmente, c’è quella che potremmo definire la proliferazione dei commensali: decine e decine sono quelli al servizio del re e di sua figlia; la scena in cui quest’ultima viene preparata per l’incontro con il principe Nucki è particolarmente efficace. Ma forse ancora più emblematica è la sequenza del banchetto nuziale: un tripudio di figure che affollano le inquadrature solo per il gusto della sovrabbondanza.

«Se la ripetizione è possibile, essa inerisce al miracolo piuttosto che alla legge. Essa è contro la legge: contro la forma simile e il contenuto equivalente della legge. Se la ripetizione può essere trovata, anche nella natura, ciò accade in nome di una potenza che si afferma contro la legge, che lavora sotto le leggi, forse superiore alle leggi» [Gilles Deleuze, Différence et répétition, 1968; trad. it. Differenza e ripetizione, il Mulino, Bologna 1971, p. 12]. La ripetizione, la moltiplicazione, l’eccesso diventano il modo per criticare, per dire che quel tipo di sistema non funziona, per fare sì che si spezzi appunto la struttura della “legge” attraverso una risata dissacrante. E in qualche modo tutto ciò si configura come un vero e proprio miracolo, come qualcosa di inaspettato e divino. Sfuggire a quel sistema di eccessi si può quindi solamente tramite l’imprevisto; il vero principe Nucki è quell’imprevisto. Il vero principe Nucki si sostituisce alla sua stessa copia (e cioè al suo servo, mandato in avanscoperta con il nome del padrone) e in maniera rocambolesca finisce tra le braccia della principessa.

E allora: «Se la ripetizione esiste, essa esprime nello stesso tempo una singolarità contro il generale, una universalità contro il particolare, uno straordinario contro l’ordinario, una istantaneità contro la variazione, una eternità contro la permanenza. Sotto ogni aspetto, la ripetizione è la trasgressione. Essa pone in questione la legge, ne denuncia il carattere nominale o generale, a vantaggio di una realtà più profonda e più artistica» [Gilles Deleuze, Différence et répétition, 1968; trad. it. Differenza e ripetizione, il Mulino, Bologna 1971, p. 12]. La ripetizione è la trasgressione, ma è anche ciò che deve essere evitato per consentire a un sistema di ristabilire i suoi giusti equilibri. Una volta assaporato l’eccesso, una volta che la ripetizione ha scosso la struttura da criticare, è necessario capire quale direzione sia da intraprendere per una «realtà più profonda». Dunque, questa realtà è quella dell’unico volto espressivo che ci consente di rappresentarla; quello del re delle ostriche, che nell’ultima inquadratura del film ci comunica direttamente (attraverso uno sguardo in macchina) che finalmente è rimasto “impressionato”. E, attenzione, non perché abbia alla fine scovato sua figlia felicemente coricata nel letto matrimoniale con il vero principe Nucki, ma bensì perché il sistema ha ritrovato definitivamente quei giusti equilibri ai quali poco fa ci riferivamo. Dal moltiplicarsi sullo schermo di infinite figure false, irriverenti, ingiustificate e (a tratti) incomprensibili siamo infatti passati a quelle dei soli due coniugi. Anzi, ancora più violentemente, a quella di un volto che dovrebbe rappresentare il potere moltiplicante e che invece ci dice che, più di ogni altra cosa, lo impressiona non più la ripetizione, ma piuttosto la più onesta delle duplicità.

Gabriele Baldaccini

 

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DIE AUSTERNPRINZESSIN | in versione integrale

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DIE AUSTERNPRINZESSIN
titolo internazionale: The Oyster Princess
titolo italiano: La principessa delle ostriche
titolo USA: My Lady Margarine
titolo francese: La princesse des huîtres

Regia: Ernst Lubitsch
Sceneggiatura: Hanns Kräly, Ernst Lubitsch
Fotografia: Theodor Sparkuhl
Scenografia: Rochus Gliese, Kurt Richter
Direttore tecnico: Kurt Waschneck
Produttore: Paul Davidson
Interpreti: Victor Janson (Mister Quaker), Ossi Oswalda (Ossi Quaker), Harry Liedtke (principe Nucki), Julius Falkenstein (Josef), Max Kronert (Seligsohn), Kurt Bois (maestro di cappella), Gerhard Ritterband (giovane di cucina), Hans Junkermann, Albert Paulig
Produzione: Projektions-AG Union (PAGU)
Negativo: 35mm
Processo fotografico: sferico
Formato di proiezione: 35mm
Colore: bianco e nero
Audio: muto
Rapporto: 1.33:1
Paese: Germania
Anno: 1919
Durata: 47′ / 58′ / 60′ DVD Spagna

 

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