Ciało (Body) > Małgorzata Szumowska

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Body
Berlinale 65 | Concorso

 

I primi secondi potrebbero essere quelli di un poliziesco svedese. Siamo sulla scena di un delitto. La zona è stata chiusa, alcuni agenti di polizia sono in piedi davanti al corpo di un impiccato. Ma poi succede qualcosa: la corda viene tagliata; il corpo cade a terra come un sacco di patate, si alza, e in tutta naturalezza si allontana.

Un corpo morto in mezzo ai vivi, un corpo che resuscita; il corpo appesantito di Janusz (Janusz Gaios) – il giudice istruttore presente nella prima scena – che sale le scale fino all’appartamento in cui vive con la figlia ventenne Olga (Justyna Suwała) che soffre di bulimia.

La moglie/madre è morta da qualche anno, ma i due sono nel pieno della fase di elaborazione del lutto. Come spesso succede, la perdita solleva tensioni, ognuno si chiude nel proprio dolore. Olga è piena di rabbia, odia il padre, odia il proprio corpo; il padre invece è talmente razionale, incapace di comunicare e di dimostrare affetto, che per assurdo finisce con l’affidarsi al ‘pensiero magico’.

Poi c’è Anna (Maja Ostaszewska), la terapeuta di Olga, che vive con un alano dalla stazza e dagli atteggiamenti umani. Anna invece ha perso il figlio di pochi mesi a causa di un fenomeno che non trova ancora una spiegazione scientifica, la cosiddetta ‘sindrome della morte improvvisa infantile’; da quel giorno è in grado di vedere i trapassati (riesce a vederli proprio, vede i loro corpi come se fossero lì davanti a lei, in carne e ossa) e riceve e trascrive i loro messaggi per i cari rimasti in vita. Una psicologa – parapsicologa, insomma.
Il film, un po’ dramma e un po’ commedia nera, mantiene uno sguardo obiettivo, realista quasi clinico sull’ambiente dai colori grigi, opachi, ovattati. I personaggi si mimetizzano perfettamente con lo sfondo, ma tradiscono continuamente qualcosa di strambo, come se l’asse del loro mondo fosse leggermente spostato, incrinato.

Anche in Elles (presentato alla Berlinale 2012), la Szumowska aveva affrontato il tema del corpo; in quel caso si parlava dell’uso e abuso del corpo femminile in una storia di prostituzione studentesca. In Body invece lo affronta parlando della solitudine e del vuoto dopo un lutto, della difficoltà di doversi reinventare nuovi ruoli e della fatica di cercare un modo per stare insieme.
La Szumowska è riuscita, partendo dallo stesso tema, a fare due film estremamente diversi – il primo provocante, mentre il secondo è toccante, sottile e delicato –, entrambi da vedere.

Alla Berlinale 65 Małgorzata Szumowska si è aggiudicata l’Orso d’argento per la miglior regia (ex aequo con Radu Jude per il film Aferim). •

Cristina Beretta

 

 

CIAŁO
Titolo internazionale: Body

Regia, sceneggiatura: Małgorzata Szumowska • Sceneggiatura: Małgorzata Szumowska, Michał Englert • Fotografia: Michał Englert • Montaggio: Jacek Drosio • Sound Design: Kacper Habisiak, Marcin Kasiński • Suono: Marcin Jachyra • Production Design: Elwira Pluta • Costumi: Katarzyna Lewińska, Julia JarżaBrataniec • Trucco: Agnieszka Hodowana • Assistente alla regia: Hubert Koprowicz • Casting: Majka Skryśkiewicz • Direttore di produzione: Marek Bączyk • Produttori: Jacek Drosio, Małgorzata Szumowska, MichałEnglert • Produttore esecutivo: LambrosZiotas • Coproduttori: Marcin Kryjom, Marcin Piasecki, Aleksandra Kielan • Interpreti: Janusz Gajos, Maja Ostaszewska, Justyna Suwała, Ewa Dałkowska, Adam Woronowicz, Tomasz Ziętek, Małgorzata Hajewska-Krzysztofik, Ewa Kolasińska, Roman Gancarczyk, Władysław Kowalski • Produzione: Nowhere • Coproduzione: D35, Kino Świat, Mazowiecki Fundusz Filmowy • Formato di proiezione: DCP 2K • Paese: Polonia • Anno: 2015 • Durata: 90′

 

Małgorzata Szumowska su Rapporto Confidenziale
Elles [2011]
33 sceny z zycia (33 Scenes from Life) [2008]

 

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