Mondial 2010 > Roy Dib

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Premio QUEER SHORT al V Sicilia Queer Film Festival, Palermo 2015

 

Una coppia di giovani uomini libanesi gay si reca da Beirut a Ramallah per trascorrere due giorni in compagnia di amici, testimoniando in video il suo percorso verso la meta.

 

Quello che a una prima occhiata appare come un film tanto efficace quanto semplice, nasconde in realtà in sé più di una contraddizione, offrendo nel contempo più chiavi di lettura.
Innanzitutto, sarebbe impossibile per un Libanese attraversare la frontiera con Israele per raggiungere la Palestina, trovandosi i due Paesi in uno stato di conflitto costante dalla prima metà del secolo scorso, rafforzato poi dalla prima guerra israelo-libanese del 1978, seguita da una seconda nel 2006 (v. nota).

Il viaggio dei due personaggi scritti da Roy Dib e interpretati in voce da Abed Kobeissy e Ziad Chakaroun non può quindi che essere immaginario. Infatti, mentre seguiamo attraverso le immagini in soggettiva e il loro dialogo il viaggio dei due personaggi verso Ramallah – la camera costantemente rivolta al territorio e agli ambienti, invisibili i due protagonisti – non sono sequenze realizzate dal regista quelle che vediamo. Dib, in un’intervista rilasciata a Teddy Award TV nel 2014, in occasione della prima mondiale del film alla Berlinale, racconta infatti come le immagini siano in realtà frutto di un accurato lavoro di montaggio di sequenze girate da studenti palestinesi che hanno frequentato la “summer school” cui il regista ha partecipato per tre anni in Giordania. A loro, a più riprese, Dib ha chiesto di girare video come se lo stessero accompagnando in visita nel loro Paese.
Le diverse sequenze, 15 ore circa destinate a una video installazione sperimentale, sono quelle che hanno offerto l’ispirazione alla scrittura del film, interpretato poi da due attori libanesi scelti a Beirut.
Assistiamo dunque al viaggio dei due personaggi che dapprima si interrogano sull’opportunità di chiedere due letti singoli o un letto doppio in albergo – una grande differenza, vista la percezione dell’essere gay nei due Paesi – per poi soffermarsi sul territorio stesso, con la definizione di Ramallah come “città in via di scomparsa”.

È evidente quanto l’opera di Roy Dib sia politica: non solo nella scelta del tema delle frontiere, sia fisiche che culturali sul tema dell’identità sessuale in Medio Oriente (ma non solo), ma anche e soprattutto nel porre davanti agli occhi dello spettatore la brutalità e precarietà della situazione di una città che è considerata la Capitale amministrativa e politica provvisoria della Palestina, ossia di un Paese non riconosciuto.

Quello di Mondial 2010 – il titolo deriva dal fatto che le immagini sono state girate in concomitanza con i Mondiali di calcio tenutisi in Sudafrica in quell’anno –  è un viaggio intenso e appassionante che offre l’occasione di porre molte domande cui lo spettatore potrà senza difficoltà trovare risposta autonomamente.

 

Roberto Rippa

 

Mondial 2010 ha ottenuto i premio Teddy alla Berlinale 2014 come migliore corto. È anche stato premiato come migliore opera prima al Festival del cinema libanese di Beirut e come migliore corto al Queer Lisboa nel 2014.

 

Nota
Le relazioni tra Israele e Libano sono regolate da un codice criminale libanese del 1943 e da una legge di boicottaggio anti israeliano del 1955, che di fatto proibisce l’interazione tra persone dei due Paesi e che rende impossibile per i Libanesi l’attraversamento della frontiera con Israele.
(fonte: www.roydib.com)

 

 

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Mondial 2010
Titolo originale: مونديال 2010 (Libano, 2014)
Regia, sceneggiatura: Roy Dib
Suono: Fadi Tabbal, Stephane Reeves (registrazione voci: Tunefork Recording Studios)
Con le voci di: Abed Kobeissy, Ziad Chakaroun
19’30”
Lingua: arabo

 

Roy Dib01

 

Nato nel 1983, Roy Dib è artista e critico d’arte. Lavora e vive a Beirut, in Libano. Con una formazione accademica e professionale nel teatro e nelle belle arti, ha da sempre lavorato in diversi campi, dalle arti performative al cinema sino alle installazioni. Usando questi differenti modelli di narrazione, il suo lavoro si concentra sulla costruzione soggettiva dello spazio, puntando maggiormente alla deformazione della città all’interno delle sue differenti narrazioni.

 

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