Barão Olavo, o Horrível > Júlio Bressane

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Barão Olavo, o Horrível
Bressane tra sogno e realtà

Secondo di tre lavori realizzati da Júlio Bressane, padre del cinema underground brasiliano, con la sua casa di produzione Belair Filmes – fondata con il collega e amico Rogerio Sganzerla nel 1970 e nello stesso anno chiusa a causa del suo espatrio per sfuggire alla dittatura –, Barão Olavo, o Horrível è anche il primo a colori del cineasta brasiliano. E l’uso del colore, così come lo stesso soggetto, a detta dello stesso Bressane, sono stati ispirati dal set in cui è ambientata la pellicola: la casa del pittore brasiliano di origini italiane Eliseu Visconti, tanto tetra pur nella sua varietà di colori. Il film è una sorta di sommatoria di generi, come peraltro sempre sarà nel cinema di Bressane. Dall’horror, seppur parodiato alla commedia grottesca, dall’erotico al drammatico. Bressane muove tutte le potenzialità del cinema verso un’anarchia dell’occhio che gli offra la possibilità di raccontare le mille contraddizioni dell’uomo contemporaneo. Figlio naturale della Nouvelle vague francese, in particolare di Jean-Luc Godard, Bressane pigia sull’acceleratore della messinscena, dall’uso del montaggio discontinuo alla discrasia sonora di voci on e over fino all’improvvisazione assoluta debitoria del miglior Cassavetes e anticipatoria di tanto Von Trier. Il tutto per veicolare una non storia che vede come protagonisti il laido e ordinario barone Olavo del titolo e le sue due giovani conviventi, Ritinha e Isabel, a loro volta amanti ma, soprattutto, vittime sacrificali e ribelli del freudiano rapporto uomo-donna, messo in scena da Bressane secondo i dettami surrealisti del grande Buñuel. Eros e Thanatos si contrappongono visivamente attraverso l’uso geniale che il cineasta brasiliano fa dei corpi dei protagonisti così come degli ambienti in cui si svolge l’azione. La natura verde e selvaggia del giardino di casa Olavo, in cui le due amanti consumano i loro felici amplessi, viene alternata alle panoramiche cimiteriali, che rimandano a quelle dell’ Easy Rider di Dennis Hopper, e agli interni domestici funerei che la passione per i cadaveri del barone mette in campo. Lo sguardo visionario e ineffabile di Bressane sembra volere assecondare l’immagine più che veicolarla, come quando mostra Ritinha, rimasta incinta di uno sconosciuto, farsi picchiare sulla pancia da una terrificante mammana per abortire. Desiderio e senso di colpa sono i poli attorno ai quali ruota il fantasma della libertà dell’uomo. In questo senso, il cieco che nello splendido finale politico per le strade di Rio prova ad avvertire la popolazione dell’arrivo dell’orribile Olavo, palese metafora di un Caligari tutto brasiliano che si materializzerà di lì a poco, consente all’incontenibile Bressane di trascinare magistralmente la vicenda da surreale a reale, da privata a collettiva, senza soluzione di continuità, come succedeva nell’Edipo di pasoliniana memoria. Richiami e similitudini inevitabili quando a tracciarli sono geni della settima arte. •

Danilo Amione

 

 

Barão Olavo, o Horrível
Regia, sceneggiatura: Júlio Bressane
Fotografia: Renato Laclete
Montaggio: Amaury Alves
Art Direction: Elyseu Visconti
Assistente al montaggio: Gilberto Santeiro
Produttori: Júlio Bressane, Rogério Sganzerla
Interpreti: Rodolfo Arena (Barão Olavo), Helena Ignez (Isabel), Isabela, Lilian Lemmertz (Ritinha), Poty, Guará Rodrigues, Otoniel Serra
Produzione: Belair Filmes
Paese: Brasile
Anno: 1970
Durata: 72′

 

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