JCVD > Mabrouk El Mechri

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articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numerodieci, dicembre 2008 (pag.37-38).

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JCVD. Jean-Clude Van Damme
di Alessandra Cavisi

Regia: Mabrouk El Mechri; sceneggiatura: Frédéric Bénudis, Mabrouk El Mechri, Christophe Turpin; montaggio: Kako Kelber; fotografia: Pierre-Yves Bastard; musiche: Gast Waltzing; interpreti: Jean-Claude Van Damme, François Damiens, Zinedine Soualem, Karim Belkhadra, Jean-François Wolff, Anne Paulicevich; paese: Belgio, Lussemburgo, Francia; durata: 96′.

Trama. Il famoso attore di action-movie Jean-Claude Van Damme, ormai in declino, decide di tornare in Belgio per ricominciare da capo e per trovare i soldi necessari alla costosissima causa per l’affidamento della sua bambina. Ritrovatosi invischiato per caso in una rapina all’ufficio postale, si ritrova a pensare alla sua vita e alla sua carriera e a rendersi conto di non aver saputo dare e ottenere il massimo da entrambe le due realtà.

Un biopic che è anche una sorta di mockumentary, che è soprattutto una presa in giro ironica e autoironica di uno dei più grandi attori dei film d’azione degli anni ’80 e ’90, impigliato in una rete di convenzioni e di meccanismi dalla quale diventa sempre più difficile uscire e nella quale si rimane impigliati per sopravvivere nonostante la forte presenza di ben altre aspirazioni. Jean-Claude Van Damme, mette da parte i muscoli (anche se ancora ben visibili nonostante l’età che avanza) e ci mostra il suo cuore e la sua anima, mettendosi a nudo e raccontando la sua esperienza di vita e di carriera tra alti e bassi. Non lo si vedeva da un bel po’ sullo schermo e si sapeva poco o niente della sua vita privata, contrassegnata da ombre e fantasmi come quello della droga, però l’attore esperto in arti marziali è tornato alla grande, sfoggiando una forma fisica invidiabile, ma soprattutto una capacità interpretativa che va al di là di ogni aspettativa. Abituati ad assistere alle sue performance fisiche piuttosto che espressive, messe al servizio di film sempre più uguali a loro stessi, ci sorprende trovare un attore in grado di far ridere, ma soprattutto di emozionare e di piangere. Nonostante i sei minuti di monologo nei quali l’attore dà sfoggio di questo suo lato sconosciuto siano un po’ fuori contesto, perché eccessivamente “drammatici” rispetto all’ilarità che contrassegna la pellicola oltre che didascalici nel voler raccontare quello che in realtà era ovvio anche in assenza di parole, la scena colpisce proprio perché forse non era mai successo all’attore di potersi esprimere totalmente come in questo caso. Insomma vedere Jean-Claude Van Damme piangere in un film non è cosa di tutti i giorni, così come vederlo rivolgersi a Dio, oltre che direttamente allo spettatore non lascia del tutto indifferenti. La situazione assurda e molto pericolosa nella quale suo malgrado l’attore viene coinvolto (la rapina all’ufficio postale portata avanti da tre insoliti personaggi) serve in realtà da pretesto per raccontare i meccanismi a volte crudeli e insensibili della macchina-cinema (soprattutto quando si parla di Hollywood) che prima crea dei personaggi sempre uguali a se stessi sfruttandoli fino a quando hanno successo, e poi li abbandona al loro destino senza occuparsi delle reali capacità e aspirazioni degli attori, costretti il più delle volte a tuffarsi in progetti che non ritengono adeguati, solo per non finire nel dimenticatoio e soprattutto perché sono gli unici che gli vengono proposti. Non manca la critica al divismo e all’eccessiva “sacralizzazione” di star che alla fine non sono altro che uomini come tutti gli altri, uomini che generalmente vengono odiati e condannati dalla gente se invischiati in un atto deprecabile come una rapina, ma che nel caso del signor Van Damme vengono addirittura osannati e ricevono un tifo da stadio (agli occhi dei poliziotti e degli astanti la rapina sembra essere stata organizzata dallo stesso attore, che in realtà è uno degli ostaggi nelle mani dei rapitori). Significativi, oltre che veramente molto spassosi, i dialoghi telefonici con l’agente, che gli propone addirittura dei film già girati o infiniti sequel e remake, nonostante l’attore continui a pregarlo di coinvolgerlo in progetti più interessanti. Altrettanto spiritosi i duetti comici con uno dei tre rapitori, che cova una non tanto segreta ammirazione nei confronti di Van Damme (ci si diverte e si ride anche con piccole cose: una tipica mossa di Jean-Claude, il codino di Steven Segal e cose di questo genere). Molte le gag di semplice ma efficace comicità affidate alle mani di una serie di personaggi davvero esilaranti, come una tassista insistente, dei negozianti fissati con le fotografie, i genitori di Van Damme o il suo avvocato. A rovinare il risultato complessivo, di per sé sicuramente accettabile, c’è la venatura seriosa che accompagna i momenti di ironia e di riflessione metacinematografica. Poco riuscita è la sequenza dedicata al processo per la custodia della figlia, protagonista di un finale un po’ troppo ruffiano e a tratti poco incisivo. Colpisce anche la particolarissima fotografia e l’originale ambientazione (quasi tutto il film è girato all’interno dell’ufficio postale), oltre che la suddivisione in capitoli dai titoli molto significativi, che ci raccontano di volta in volta la reale versione dei fatti oltre che tutta la profondità e lo spessore di questo uomo-personaggio-attore.

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numerodieci, dicembre 2008 (pag.37-38).

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  • jonathan roma

    jean claude van damme resta un mito è un grande campione e lo sara per sempre!sapete dirmi il film jcvd dove lo posso trovare se uscira in italia=?grazie

  • Rapporto confidenziale

    Alcune fonti danno come data di uscita il 23 gennaio, altre lo vedono senza distribuzione italiana. Difficile trovare conferme. Facilmente uscirà direttamente in DVD.