Love is the Devil – Study for a Portrait of Francis Bacon > John Maybury

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articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero11 gennaio’09 (pag.24)

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Il film di Maybury è una biografia non autorizzata (per questo non vi appaiono opere dell’artista) di Francis Bacon, che ricostruisce il travagliato rapporto tra il celebre pittore irlandese e il giovane ladro George Dyer, scoperto dall’artista nella sua casa durante un tentativo di furto e da quel momento incredibilmente divenuto suo amante (e modello) per sette tormentati anni (dal 1964 al 1971).
Nel film è ritratta la vita dissipata dell’artista (che ha ispirato a Bertolucci il personaggio di Brando in “Ultimo Tango a Parigi”), personaggio tanto ambiguo ed instabile, quanto ribelle ed anticonformista.
Ciò che emerge con forza è il suo individualismo estremo unito ad una apparentemente spensierata disinvoltura e crudeltà nei rapporti umani, la stessa che lo portava ad affermare: “io mi considero come una specie di macchina polverizzatrice… oggi non c’è più nessuno con cui parlare”. Bacon ne emerge come uno sregolato marginale, succube di una volontà soggiogata dall’istinto e incapace di rapporti umani profondi a causa del proprio radicale nichilismo, immerso nel suo atelier/fottitoio e dedito alla ricerca del piacere con qualsiasi mezzo: “amo vivere nel caos – il caos mi suggerisce delle immagini”. Ma è con la sua arte che Bacon raggiunge il sublime, lanciando manciate di pittura sulla tela, plasmandole selvaggiamente con le mani, con il pennello e con altri mezzi diretti e poco convenzionali (il coperchio/cerchio nel film): si tratta di affermare la propria presenza in tutta la sua “brutalità di fatto”, afferrando l’essenzialità del grido, la torsione, la stretta sessuale. I suoi personaggi vengono sbalzati violentemente in primo piano, i volti deformati e tumefatti, le carni (massacrate da rabbiose pennellate) issate su uno sgabello, una sedia o un letto, alla stregua di quarti di bue esposti in una macelleria. Un senso di costrizione ci attanaglia, in quanto sembra che i personaggi si siano volontariamente rinchiusi in una dimensione di prigionia. Francis Bacon li dipinge come figure che si contorcono urlando al mondo il proprio dolore.

“L’uomo sa ora che è soltanto un accidente, che è un essere completamente vano,
che deve interpretare la sua parte senza altro scopo o giustificazione che non siano le sue scelte”.

Maybury è sia regista (fu allievo di Jarman) che pittore e riesce miracolosamente a ricreare in pellicola le atmosfere dell’arte di Bacon, restituendoci intatto il suo messaggio ed evidenziando come tra arte e vita non vi siano, a volte, soluzioni di continuità. Maybury, aperte le valvole della sensazione, inventa un film dalle immagini straordinarie, grazie a numerosi sfolgoranti effetti visivi uniti a riprese assai originali. Il film appare pervaso dall’idea della corruzione e della fragilità della carne e, strutturandosi in brevi flash e sequenze improvvise sospese tra mondo reale e mondo onirico, visualizza osceni frammenti di esistenza ai quali risulta impossibile rimanere indifferenti.
Al centro di tutta la vicenda vi è la morte del suo amante George Dyer, suicidatosi in un albergo di Parigi nel 1971, alla vigilia della mostra dedicata a Francis Bacon dal Grand Palais. “E’ possibile che a partire dalla disperazione si arrivi a creare l’immagine più radicale, correndo rischi maggiori”.
Indimenticabile Derek Jacobi che, letteralmente, annulla la distanza tra attore e personaggio e grazie ad una recitazione viscerale e sofferta riesce a delineare contemporaneamente la difficoltà comunicativa emozionale, la strisciante paura della morte e la desolante ansia di solitudine dell’artista, annientato umanamente dalla sua lacerante ricerca artistica.

Love is the Devil – Study for a Portrait of Francis Bacon
di John Maybury (UK/1998, 94’)
con Derek Jacobi, Daniel Craig, Tilda Swinton, Anne Lambton, Adrian Scarborough

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  • vi vedo per la prima volta e voglio conoscervi meglio…