Breve elogio della frustrazione

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La frustrazione è un sentimento sottovalutato e troppo spesso denigrato. Capita assai di frequente al critico di sentirsi rinfacciare questa parola, come se fosse qualcosa di negativo!
Se le frustrazione è quel sentimento di chi reputa che il proprio agire sia vano, o quella tensione psichica determinata da un mancato o ostacolato appagamento di un bisogno, direi che ci troviamo pienamente all’interno di una condizione esistenziale condivisa da molti e connaturata alla vita stessa.
La vita stessa, quella biologica, è in fondo null’altro che una frustrata negazione di sé: quanto più la amiamo tanto più odieremo la morte e anche solo essere consapevoli che la sola cosa certa della nostra esistenza sia la fine è, quantomeno, frustrante.

Qualche tempo fa ho posato gli occhi su di un’intervista rilasciata da Paolo Sorrentino a Concita De Gregorio (mi astengo da ogni aggettivo) all’interno della quale si accusava quella parte della critica che non ha amato alcuni aspetti del suo ultimo film d’essere mossa da frustrazione. Questo tipo di pensiero è incredibilmente frequente nei registi e non si può certo dire che non sia motivato e concreto. Ma la domanda da porsi è: cos’è mai la frustrazione?
Perché mai oggi un critico non dovrebbe essere frustrato? E più in generale chiunque? Se il mondo che ci circonda non rispetta le nostre aspettative, se ci spaventa e deprime, se ciò che vediamo attorno a noi pare perdere ogni virtù, perché mai dovremmo evitare la frustrazione?

Dunque, cari Autori e amatissimi registi, fatevene una ragione, questa benedetta frustrazione ve la beccate tutta e vi arriverà, copiosa, ogni qual volta non sarete in grado di appagarci, ognuno di noi scriventi in maniera diversa. Accettatela con decoubertiniana sportività, lasciatecela perché è l’unica cosa che ci rimane, perché la frustrazione da riversare nei nostri scritti è l’unica cosa che riesca a cogliere nel segno, a smuovere qualche lettore e a farvi almeno un po’ arrabbiare. Il critico frustrato lo è per statuto ontologico, aggravato da un tempo che non ama particolarmente la lettura e l’articolazione di pensiero. I complimenti sono troppo scontati e non appartengono più alla nostra epoca. Quelli li conserviamo gelosamente per opere piccole e indipendenti, fragili e invisibili, che necessitano – quelle sì e per davvero – di sostegno e incoraggiamento.

Per tutto il resto c’è il vostro Ego, che cammina da solo e non necessita d’essere ulteriormente fomentato.

L’epoca è quella che è, capita dunque che chiunque abbia voce in capitolo, anche un flebile fiato lascia e lascerà traccia online. È il web, bellezza.

Frustrante: aggettivo. Mortificante, deludente.
Frustrare: verbo transitivo. Far fallire, rendere vano; far cadere in uno stato di frustrazione.
Frustrato: aggettivo e sostantivo maschile. Sconfitto, avvilito.
Frustrazione: sostantivo femminile. Mancato appagamento o soddisfacimento; stato psichico di profonda depressione o di sconfitta.

La frustrazione, sostantivo femminile. •

Alessio Galbiati

 

PS. E poi, Paolo, diciamocela tutta… lasciando perdere la frustrazione, l’invidia o il livore… Maradona grande obeso con un Karl Marx tatuato sulla flaccida schiena che palleggia con una pallina da tennis è un’idea del cazzo.

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