Alessandro Abba Legnazzi a proposito di Rada

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SOLE LUNA DOC FILM FESTIVAL (Palermo, 6-12 luglio)

Giovane, talentuoso e intraprendente. Si potrebbero usare molti aggettivi per descrivere Alessandro Abba Legnazzi, regista bresciano arrivato a Palermo per presentare il suo film Rada alla decima edizione del Sole Luna Film Festival. La pellicola ha vinto il premio come miglior documentario italiano alla trentaduesima edizione del Torino Film Festival, ottenendo consensi unanimi di pubblico e critica. Aspettando la proiezione palermitana, abbiamo colto l’occasione per rivolgere al regista una serie di domande.

Alvise Wollner: Trasformare una casa di riposo in una nave ancorata all’inerzia e allo stallo del ricordo è l’idea che sta alla base di Rada. Da dove nasce la voglia di raccontare questo “imbarco senza ritorno” e quanto tempo c’è voluto per realizzarla?

Alessandro Abba Legnazzi: Rada in realtà nasce in modo piuttosto casuale durante un viaggio in Liguria, in una sosta nella città di Camogli. Qui mi sono imbattuto in un vecchio palazzo dalla facciata enorme, a picco sul mare, incredibilmente suggestivo e scenografico. Quando sono entrato e ho scoperto che si trattava di una casa di riposo per marinai in pensione ho avuto l’idea per il film. La figura mitica del lupo di mare è infatti uno dei ricordi più importanti legati alla mia infanzia. Ho iniziato a parlare con i protagonisti da maggio fino a settembre del 2013 per vedere come strutturare la storia. Poi ci siamo presi una pausa di 8-9 mesi perché volevo aspettare l’estate per realizzare le riprese. Il film è stato girato nel luglio dell’anno successivo.

A.W: Diciotto marinai in pensione che sembrano nati per stare su uno schermo cinematografico sono il vero punto di forza di questo documentario. Tra loro c’è un personaggio in particolare che l’ha colpita più di altri?

 

A.A.L: E’ molto difficile fare una scelta. Sono legato a tutti i personaggi che hanno preso parte alle riprese del film. Se però dovessi scegliere, direi senza dubbio Renzo Cavatorta (scomparso nel 2014 n.d.r) il marinaio più anziano, con la passione per il gioco d’azzardo e poi Giorgio Sartorello, il marinaio incaricato dell’alzabandiera a cui il film dedica la sequenza iniziale e quella di chiusura. Sono loro i personaggi che più mi hanno colpito e a cui sono rimasto più affezionato.

 

AlessandroAbbaLegnazziAlessandro Abba Legnazzi

 

 

A.W: Rada è un film fatto di dicotomie narrative e stilistiche. E’ infatti girato con la moderna tecnologia digitale, usando però il bianco e nero. Ci sono dei motivi particolari dietro questa scelta stilistica?

A.A.L: Il film è stato pensato da subito in bianco e nero per trasmettere meglio la dimensione del ricordo nostalgico e l’effetto della rada, un’attesa che sembra non finire mai. In realtà il documentario è stato girato a colori per questioni pratiche e successivamente l’abbiamo virato in bianco e nero durante la fase di montaggio. Inoltre, i colori della casa di riposo erano molto sbiaditi, e gli indumenti dei protagonisti erano trasandati e sporchi. Non volevo che i colori sminuissero le loro storie e le loro figure e anche per questa ragione ho deciso di realizzare il film in bianco e nero, nonostante io sia un amante del cinema a colori.

A.W: Il suo primo documentario, Io ci sono, risale al 2012. In questi anni che cos’ha significato per lei rapportarsi con il genere del documentario?

A.A.L: Domanda molto difficile. Io mi sono avvicinato al genere del documentario perché mi interessava stare fin da subito a contatto con le persone, raccontandone i vissuti. Nei miei film cerco sempre di dare molto risalto alla dimensione umana. In realtà però non credo che continuerò a girare altri documentari nei prossimi anni. Il mio prossimo lavoro si sta orientando verso i canoni della finzione quindi ho usato il documentario come una fase di passaggio ed evoluzione all’interno della mia carriera.

A.W: Milano Filmmaker, Cracovia Film Market e Torino Film Festival sono solo alcuni dei festival a cui ha partecipato. Quali sono gli aspetti che apprezza di più in un festival cinematografico?

A.A.L: Ce ne sono tanti. Primo tra tutti l’incontro e il confronto con il pubblico. Mi è capitato di partecipare a diverse proiezioni di Rada anche fuori dal contesto dei festival e devo dire che la risposta e le opinioni degli spettatori sono sempre molto importanti per me. Poi ovviamente c’è il piacere e la soddisfazione personale di vedere la propria opera in concorso per un premio che potrebbe riconoscere il lavoro svolto fino a questo momento. Infine amo molto il fatto di poter visitare nuove città quando vado a presentare un film. E’ la prima volta che vedo Palermo, splendida città marittima, e mi sembra la cornice perfetta per presentare un film come Rada.

Alvise Wollner

Solelunadoc – Sole luna un ponte tra le culture

Sole Luna 2015

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