Enrico Grisanti, autore di Sciesopoli

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Sciesopoli

SOLE LUNA DOC FILM FESTIVAL (Palermo, 6-12 luglio)

 

Documentare e raccontare per tenere costantemente viva la memoria collettiva, imparando a non dimenticare. Sono questi gli obiettivi di Sciesopoli, il documentario diretto da Enrico Grisanti, finalista dell’International Film Festival Cinechildren di Ostiglia e presentato nella serata giovedì 9 luglio alla decima edizione del Sole Luna Film Festival. Abbiamo chiesto al regista di raccontarci alcuni aspetti del suo lavoro.

 

Alvise Wollner: Sciesopoli è un film che riesce a unire molto bene la valorizzazione di un luogo unico nel suo genere, al racconto di una serie di vissuti umani. C’è un aspetto che avrebbe voluto mettere più in risalto rispetto ad altri?

Enrico Grisanti: Valorizzare l’aspetto e la dimensione del luogo è stato fin da subito il mio intento principale. Mi trovavo in vacanza a Selvino, in provincia di Bergamo, quando ho scoperto il fascino e la magia di quest’ex colonia fascista in cui dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, oltre ottocento bambini ebrei vennero ospitati in attesa di partire per la loro Terra Promessa: Israele. Solo dopo essermi documentato sul luogo ho iniziato ad approfondire le storie e le testimonianze dei bambini sopravvissuti a quell’esperienza.

A.W: Il film è raccontato con lo stile e il linguaggio tipici di una storia per l’infanzia. Diretto, semplice, ma allo stesso tempo molto efficace. A cos’è dovuta questa scelta stilistica?

E.G: Il linguaggio narrativo del film è ispirato al libro di Aharon Megged: “Il viaggio verso la Terra Promessa – La storia dei bambini di Selvino”. Nel libro ci sono parti molto crude e forti dal punto di vista narrativo, ma io ho preferito inserire nel mio film quelle più liriche e poetiche per cercare di dare una nuova prospettiva alla Shoah. Raccontarla cioè con gli occhi dei bambini e dei più piccoli, figure spesso dimenticate o trattate senza troppa importanza nelle cronache di un evento storico simile.

GrisantiEnrico Grisanti

 

A.W: Dopo l’infinita mole di opere prodotte sull’argomento, è ancora possibile, secondo lei, raccontare l’orrore dell’Olocausto in modo innovativo attraverso il mezzo audiovisivo?

E.G: Penso proprio di sì. E’ vero che molto è già stato raccontato ma c’è tutta una parte di Storia italiana, soprattutto quella inerente ai primi mesi dopo la fine del conflitto, che è stata finora poco trattata. Ci sono molti centri nel nord Italia simili a Sciesopoli, luoghi in cui molti bambini hanno superato l’orrore dei campi di sterminio imparando di nuovo a vivere e ritrovando una speranza che credevano di aver perduto per sempre. Le loro storie potrebbero essere molto interessanti se venissero raccontate, sia dal cinema di finzione che dal cinema documentario. Sciesopoli stesso potrebbe essere ampliato in un nuovo prodotto filmico nel corso dei prossimi mesi.

A.W: Sciesopoli racconta una storia vera ma, come detto in precedenza, è ispirato a un libro di Aharon Megged. Il cinema incontra la letteratura quindi. Nel corso della sua carriera, ci sono state delle arti che l’hanno ispirata o influenzata più di altre?

E.G: La musica, senza dubbio. Io sono un grande amante del mondo musicale e quando realizzo un prodotto audiovisivo è un aspetto a cui cerco di dedicare sempre molta attenzione. Uno dei brani di Sciesopoli per esempio, è composto dal maestro Ennio Morricone. Non ho una carriera di filmaker molto sviluppata, ma se dovessi pensare a un’arte diversa dal cinema da cui prendere ispirazione questa sarebbe senza dubbio la musica.

A.W: Quali sono per lei gli strumenti migliori che ci permettono di mantenere attiva la nostra memoria, impedendoci di dimenticare il passato?

E.G: Il mezzo audiovisivo è certamente uno di questi. Sono convinto che il cinema, la fotografia e le registrazioni audio saranno i soli mezzi possibili in futuro per preservare la memoria collettiva anche quando gli ultimi testimoni superstiti non ci saranno più. Anche per questo ho voluto girare un film come Sciesopoli, perché ciò che è successo nella nostra Storia venga portato alla luce e da lì non venga più dimenticato.

 

Alvise Wollner

 

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Sole Luna 2015

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