Sandro Lodolo: un cartoonist “Rischiatutto”

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01(Sandro Lodolo a 17 anni)

 

di Mario Verger

Sandro Lodolo: un cartoonist «Rischiatutto»
Introduzione di Mario Verger

02(Uno schizzo originale di “Rischiatutto”)

 

Ero da sempre affascinato da Sandro Lodolo, sin da bambino. Amavo le sue sigle Rai della TV dei Ragazzi, addirittura uno dei primissimi ricordi che ho del ’72, a due anni. E conoscevo a perfezione la splendida sigla di Rischiatutto, da lui progettata e animata da Niso Ramponi, che rese celebre Sandro Lodolo al grande pubblico grazie al successo del quiz di Mike Bongiorno. Rividi adolescente questi fotogrammi pubblicati in un catalogo, curato da Gianni Rondolino, e grazie a lui seppi il nome dell’autore: Sandro Lodolo. Nel frattempo, al contempo del liceo artistico, avevo frequentato come uditore il Cine e TV, la scuola della Vasca Navale diretta dalla preside Dora Besesti, con lo straordinario prof. Niso Ramponi, presentatomi poco tempo prima durante un incredibile incontro col suo amico di gioventù Federico Fellini.
Ramponi mi mise in contatto con Lodolo e, all’ultimo anno di liceo di Via Ripetta, un quarto di secolo fa precisamente nella primavera del ’90, una mattinata andai in motorino con la valigetta piena di schizzi e rhodoid, al mitico studio Lodolofilm sul lungotevere Flaminio, dall’altro lato del Foritalico di Roma. Ma Lodolo quella mattina non c’era. Che delusione. Non avevo detto, per timidezza, che desideravo incontrarlo di persona, annunciandomi al telefono, mandato da Niso, come un giovanissimo animatore. E venni fatto accomodare per essere semplicemente “vagliato” per la futura produzione de I Postero’s – gli storici personaggi di Intermezzo ideati da Sandro Lodolo e Pino Pascali –, una serie di cui esisteva da poco un pilota: Il pianeta acqua.
La segretaria mi fece accomodare, in uno stanzone sulla sinistra che affacciava sul lungotevere, dicendomi che mi avrebbe ricevuto a breve la moglie: la “Signora Ruta” – così, ricordo, la chiamavano tutti.
Arrivata la moglie di Lodolo, una donna ancor giovanile sulla quarantina, pienotta e bionda dall’aria tuttofare, mi sembra in grembiule bianco e stivali, ella disse che il marito era uscito per una consegna, chiedendomi comunque di sottoporle i disegni, che li avrebbe visionati lei per lui: aprii la cartellina, nutrita di numerosi schizzi a chiaroscuro su modelsheet tradizionali e rhodovetri ma, per quanto gentile, non parve particolarmente entusiasta… Tanto che, chiedendole apposta cosa ne pensasse del mio stile, la “Signora Ruta” rispose con nonchalance, col suo simpatico accento romanesco: «Mah… molto classico…».
Come se li riuscisse a far chiunque!…
Simpatica, comunque, dicendomi di accomodarmi che lei aveva altri impegni, chiamando il loro operatore di fiducia Gianfranco Modestini, un simpatico omone alto, per chiedergli un nastro U-Matic da farmi visionare sul loro surriferito ultimo “pilot”: uno straordinario “numero zero” per la Rai con personaggi ritagliati venuti dallo spazio su una nave che arrivavano nel Pianeta Acqua.
Ma non se ne fece niente. Credevo m’avessero scartato a priori.
E, invece, due anni dopo, seppi che i dirigenti RAI non avevano dato l’appoggio, visto lo spazio sempre più ridotto all’animazione in quel decennio, dopo Carosello.
Erano gli ultimi anni di questo glorioso atelier. E, nel ’95, a causa del cambio di tecnologia dal tradizionale al digitale, la Lodolofilm chiuse. E Sandro Lodolo andò a vivere dopo trent’anni di incessante attività artistica, nella sua villetta a Riano, sempre sulla Flaminia.
Nel frattempo, nel ’93, avevo iniziato a collaborare ai programmi di Marco Giusti, quali Blobcartoon, realizzando la sigla animata, presente nei ‘50 Anni di Sigle Animate della Rai’ al Festival Cartoons on the Bay, e a Blob col mio primo cartoon completo per la TV: Forever Ambra, dedicato all’allora minidiva del programma di Gianni Boncompagni Non è la Rai, Ambra Angiolini, di cui parlarono tutti in giornali a seguito della conferenza stampa che tenni, appena ventitreenne nella sede centrale RAI di Viale Mazzini, affiancato da Marco Giusti e Enrico Ghezzi.
Sempre per Blobcartoon, per il quale, prestai anche una breve collaborazione per il recupero di film animati antichi, ebbi modo di visionare diversi caroselli, recuperati da Marco Giusti, per i quali dava un’importanza particolare proprio a quelli realizzati negli anni ’60 da Sandro Lodolo e Pino Pascali.
Straordinari: i disegni di Pascali, o di Lodolo, di entrambi direi come elaborazione animata, con le animazioni del grande Kremos! Un’altra volta conoscendo benissimo anche Gibba, il pioniere del cartoon italiano, Marco Giusti mi mostrò alla moviola tre pubblicità di Carosello, tra cui uno col Maestro di Alassio, che faceva il fotografo a Piazza Navona, in un’altra pubblicità per il Liquore Strega girata da Sandro Lodolo.
In quel periodo, precisamente nel ’93, lo chiamai al telefono, incaricato da Giusti, per sentire riguardo i caroselli che aveva fatto con Pascali.
Marco Giusti nella metà degli anni ’90, in neanche un anno li recuperò tutti, ed è merito suo se sono stati finalmente catalogati e definitivamente valorizzati.
Anche in seguito essi sono presenti nella Fondazione Pino Pascali, della quale, la figlia di Sandro, Claudia Lodolo, si occupa assiduamente per la conservazione del lavoro filmico del suo straordinario genitore.
Sandro Lodolo l’anno dopo mi accolse telefonicamente in maniera estremamente cordiale e simpatica: aveva seguito sui giornali tutto il “fenomeno” Ambra-cartoon e visto e apprezzato in TV, su Blob, il mio cartoon Forever Ambra, facendomi i complimenti per esser così giovane, avendo avuto un tale successo con un cartone animato.
Ma lui non si ricordava di me, di esser passato di sfuggita nel suo studio, qualche anno prima. Gli raccontai così l’aneddoto.
Lodolo, un artista straordinario dal carattere gioviale e allegro, capendo al volo quel tipo di frasi tese a smorzare gli entusiasmi giovanili, si mise subito a ridere!…
Un’altra volta, nel ’97, ci tenne a raccontarmi che era andato nuovamente in RAI per proporre nuove cose, e, senza guardalo troppo, gli hanno risposto: Bene, mi mandi un curriculum.
Ma come: Ho lavorato alla RAI per trent’anni… Gli devo ancora mandare il curriculum!? – concluse fregandosene, quasi allegramente…
Eh, meno male che lei ci ride! – gli dissi io…
Mi raccontò che la Verticale Cinematografica Franzon l’aveva da poco ceduta a ‘un ragazzo’, a cui serviva…
Era Maurizio Forestieri, che la teneva come un cimelio. Un “ragazzo”, sul vago – pensai io… Si sarà sminuito per farsi calare il prezzo, dubitai sarcasticamente in me stesso, dal momento che all’epoca era sulla cresta dell’onda, come autore emergente… Ma, evidentemente le generazioni cambiano, si rinnovano…
Sandro Lodolo, all’epoca sessantacinquenne, che conosceva meglio i vari Gibba e Kremos, ha sempre mantenuto la freschezza, la giovinezza nell’animo. Aveva un carattere estremamente solare, gioviale direi, infondendo sempre entusiasmo ogni volta che parlavo con lui. Nel 2004, ebbi ancora un lungo colloquio con Sandro Lodolo, nel quale mi raccontò di tutte le sigle e i caroselli che fece per la Rai, svelandomi che la sigla a cui rimase maggiormente affezionato era quella che fece nel 1969 per L’uomo sulla Luna, perché si trattava di un evento mondiale, relativamente al quale i dirigenti Rai avevano accresciuto la fiducia in lui, avendola realizzata in soli tre giorni su pellicola invertibile; motivo per cui, purtroppo, non l’aveva più rivista da allora…
Mi accennò che, ritirandosi a Riano, aveva preferito dedicarsi alla pittura.
Mi parlò anche della figlia Claudia, che amava dipingere, riguardo all’insegnamento della lingua inglese. E mi ci mise in contatto.
Anni dopo, Claudia Lodolo m’invitò a una delle sue mostre.
Era l’estate del 2010. Ci incontrammo alla Torretta Valadier, a Ponte Milvio, in un caldo pomeriggio di luglio.
Andai accompagnato non dalla mia attuale fidanzata ma da una donna africana, Stella, con la quale avevo avuto l’anno prima una breve relazione, se pur ancora piacente; un’ex suora che aveva deciso di intraprendere tutt’altra strada.
E all’aperto ci mettemmo, essendo in anticipo, a prendere una coppa di gelato, seduti ai tavolini di un bar di Ponte Milvio. Avevo portato con me la bozza cartacea e la copertina definitiva di un libro che stavo scrivendo sul Pinocchio di Giuliano Cenci, da mostrare a Luca Raffaelli.
Ricordo che, salite le scalette interne alla Torretta Valadier, si arrivava al piano dov’era la mostra: Claudia, vedendomi arrivare in giacca ma con una cascata di treccine lunghe, accompagnato da questa donna di colore massiccia e formosa con altrettanta acconciatura “rastas”, avrà pensato a due turisti… O peggio a due boss della malavita, capitati lì per caso… O per lei!… Ma, imperturbabile e molto educata, ci fece strada, fin quando, presentatomi, riconoscendomi si mise quasi a ridere…!
Claudia, del 1965, dopo il liceo classico, si era laureata in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma, un decennio dopo di me.
Mentre ci mostrava i quadri con tutti i loro significati, offrì a me e a Stella del vino…
Uno raffigurava un ‘Pianoforte’; un’altra opera un ‘Cuore di Medea’, figura mitologica ferita con un taglio al centro, all’Alberto Burri; il ‘Pianeta Terra’: una terra non tonda, “quadrata”; ‘L’ ‘Immacolata Concezione’, perché “bianca”, e concezione in quanto “concettuale”; ‘Opera originale – senza titolo’: con un filo da cui pende una “mela” vera; ‘Favola’: con su scritte tutte le formule magiche delle favole, da Supercalifragilistichespiralidoso, Salagadula magicabula, ecc…; ‘Golden Cube’: formato da cubi in rilievo d’oro; “Zen”, un cerchio metà bianco e metà nero che diventa uno “zero” e uno “zenzero”; e ‘American Pop Attack 2001’: con i jet che piombavano a “strappo” sulla Bandiera USA, decisamente eccezionale: due tele che rappresentano le Twins Towers, fra la pop art e l’informale e l’arte concettuale.
Vedevo che Claudia Lodolo ci credeva veramente. Le sue opere, erano eccellenti: esse proseguivano, in forma più astratta e pittorica concettuale, le geometrie intersecanti e i moduli cromatici delle tante sigle animate Rai del padre. Parlammo anche del cinema di animazione e di quanto ancora, in Italia sia un’Arte non compresa se non da pochi: a proposito di favole, portò ad esempio La bella addormentata di Walt Disney, e quanto le ci voleva, talvolta, per spiegare ai suoi amici di quanta fatica e studio necessitasse un film di animazione. Si sentiva che era figlia d’arte. Aveva anche lavorato per anni nello studio del padre: la Lodolofilm.
A proposito del quale, lei era molto somigliante: aveva un viso molto espressivo e pulito, lineamenti decisamente nordici. Lievemente formale ma neanche troppo. Una voce molto schietta e simpatica. Molto elegante.
Sandro Lodolo è sempre stato un professionista: ideava, con molta semplicità, le storie o i grafici e, con grande semplificazione nelle idee, variava molto, con animazioni essenziali ma sempre ben fatte, anche corroborate da pochi ed essenziali effetti in doppia impressione o girate in Truka, creando splendidi spettacoli che hanno fatto la Storia della Televisione Italiana.
A metà mostra arrivò anche Luca Raffaelli, che di tanto in tanto “aggiornava” al cellulare Claudia, sulla sua tanto attesa venuta.
Uscimmo alla fine con Raffaelli, sul grande piazzale ancora assolato delle 19 di Ponte Milvio, avendo posteggiato la moto lì vicino, per tirare diritto sino a Piazzale Clodio dove abitava con la famiglia: ed ecco arrivare anche la moglie Francesca coi figli, Giacomo (si chiama come Lodolo!), e la più piccola Rosita.
Prima di congedarci, presentai Stella anche a Francesca, la quale, vedendomi tutto intrecciato fece finta di nulla, sorridendomi, simpatica e garbata come al solito…
E consegnai a Raffaelli, prima di congedarci, la bozza del mio libro con la sua promessa di leggerlo. Un mese dopo, mi mandò diversi sms nei quali diceva, che era “un libro pazzo… non riesco a staccare gli occhi dal leggerlo… ma, nell’insieme, interessantissimo”. E, qualche mese dopo, all’ultima edizione di Romics, mi presentò dicendo che avevo scritto un libro straordinario sul Pinocchio di Cenci. Anche dopo la sua pubblicazione, avvenuta l’anno dopo, Luca Raffaelli, a sorpresa, mi dedicò ben quattro pagine, su due numeri della rubrica da lui curata sul mitico periodico Lanciostory. Degli oltre cinquecento articoli, sui maggiori quotidiani italiani e internazionali, che avevo collezionato in vent’anni di attività nel cinema di animazione, reputai il più bell’articolo scritto e siglato da una firma prestigiosa: Luca Raffaelli.
Sandro Lodolo era scomparso da pochi mesi, precisamente l’8 settembre 2009, lo stesso giorno di Mike Bongiorno. Lo seppi in ritardo. E sull’Ansa venne diffuso un dispiaccio col ricordo di questo grande cartoonist italiano, che ci lasciò lo stesso giorno di Mike Bongiorno.
Anche Luca Raffaelli, un decennio fa, mi chiese se avessi il numero di Lodolo per invitarlo a Castelli Animati, in una delle edizioni della manifestazione cinematografica, la quale aveva raggiunto livelli d’importanza internazionale: Mi sono svegliato questa mattina e voglio fare assolutamente una retrospettiva su Lodolo! – ricordo disse Luca Raffaelli, che gli dedicò un’intera giornata.
Dissi a Claudia che volevo scrivere qualcosa su suo padre, e lei, molto simpaticamente accettando, mi rimandò a “Carla”, la “Signora Ruta” – come la chiamavo io. Ricominciamo come al ’90? – pensai io senza dirglielo… E, allora Claudia si offrì di chiamarla lei per prima, richiamandomi entusiasta dicendo che Carla mi conosceva bene e di chiamarla, ecc…
Chiamata la “Signora Ruta”, sentendo Claudia che diceva di conoscermi credendo si riferisse a quel lontano periodo, le dissi simpaticamente: Si ricorda di me?! Io venni al suo studio, ancora adolescente!…
Beh… veramente no! Son passati tanti anni…
E chiarii che invece mi conosceva per aver seguito grosso modo la mia attività di animatore, e in seguito di studioso, conoscendo benissimo gli articoli che recentemente erano stati diffusi in internet sul sito di Cultura Cinematografica della Svizzera Italiana, Rapporto Confidenziale, in collaborazione continua con Roberto Rippa, con le varie biografie storiche di Gibba, Kremos, Pensuti e tanti altri…
La Signora Ruta capì a perfezione ciò che desideravo fare anche su Sandro Lodolo: ella aveva visto che ciascun articolo era corredato da moltissime foto e immagini dei film, nonché da molti ricordi aneddotici… E mi mandò una nutrita cartella, contenente tantissime informazioni; foto d’epoca, con relative datazioni; immagini dei film di Lodolo delle varie epoche; e un catalogo con una sua mostra personale: lei stessa realizzò su disegni originali di Jean Michel Folon, una delle pubblicità maggiormente diffuse nella metà degli anni ’90: quella per ENI Group, la SNAM – Metano, realizzata interamente a pastelli da lei, che le valse i complimenti del famoso artista francese. E poi, radunammo insieme i ricordi del marito in due indimenticabili interviste, da cui è tratto il profilo biografico, con notizie e aneddoti inediti, che segue. Parlare con lei, è un’emozione: simpaticissima e con la tipica cadenza romana, mi ha raccontato l’intera vita di Sandro Lodolo, in maniera così genuina e sincera, che “ascoltarla” sembra di “vedere” un film: una vera comunicatrice… un’esperta di… cinema!
Ma l’articolo, ultimato, andò perso! E le promisi che prima o poi l’avrei riniziato a scrivere da zero…
Ultimamente, nel 2015, chiamando al telefono la Signora Ruta le dissi: Si ricorda di me? – pensando non alla prima volta ma all’ultima del 2010 – L’articolo su suo marito l’ho riscritto ed è quasi pronto!
La Ruta, simpaticissima, schiettamente alla romana mi rispose: Mbe’… Era ora! So’ passati cinque anni!…
Presentiamo ai lettori, in esclusiva su Rapporto Confidenziale, anche la biografia, la vita e l’opera, comprensiva di filmografia, di uno dei maggiori capostipiti della Storia del Cinema d’Animazione Italiano: Sandro Lodolo.

03
(Lettera autografa del 2010 di Carla Ruta Lodolo a Mario Verger)

 

L’Arte di Sandro Lodolo

di Mario Verger

 

04(Udine – Sandro Lodolo a due anni, nel 1931)

 

Sandro Lodolo nacque a Udine, l’8 dicembre del 1929. Il padre, Giovanni Lodolo, udinese del 1897, era Capitano degli Alpini, il quale fece la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, morendo nel ’41 sul fronte greco-albanese; la madre, Assunta Cincotti, anch’ella di Udine del 1899, era figlia di un industriale. La famiglia Cincotti, infatti, aveva a Udine un’industria di macchinari agricoli: la premiata ditta Cincotti e figli.
Sandro Lodolo nacque in una famiglia benestante e borghese, ma con un filo… di follia ‘genialoide’: un po’ pazzi, eroici, pieni di ardimento: ad esempio il fratello del padre, il Colonnello Lodolo, era un famoso aviatore del regime mussoliniano, e un simpatico aneddoto che lo riguarda è che su una Tribuna Illustrata(1) del ’37, in copertina vi è raffigurato il Duce a torso nudo che scia con suo figlio Romano Mussolini sulle nevi del Terminillo, mentre sul retro il Colonnello Lodolo si butta col paracadute su Gimma in Etiopia, con gli indigeni che si vedono arrivare l’aviatore italiano come un “Dio” venuto dal cielo.
Il padre di Sandro, all’epoca uno dei radiotecnici più importanti d’Italia, si trasferì con la famiglia a Roma nel ’32 per fare l’intero impianto elettrico della Farnesina del Ministero degli Esteri. E, da allora, i Lodolo sono stati sempre in zona nord della Capitale, con la prima residenza a Roma in un villino a Via dei Malvezzi, vicino a Piazza Giochi Delfici; poi andarono a Via del Vignola, e successivamente nel ’36 a Via Carlo Mirabello, una traversa fra Piazzale Clodio e Viale Angelico, dove Sandro visse sino al ’58; anno in cui si trasferirono nelle vicinanze, a Viale Angelico, dove rimase lui e la sorella minore con la madre, visto che i fratelli si erano tutti sposati: il primo figlio, Roberto era del ’21; il secondo, Piero, del ‘24; Franco del ’26; Sandro del ’29; e finalmente una femmina come volevano i genitori, Mara detta Mary, del ’37.

 

05(Maggio 1938 – La mamma di Sandro Lodolo coi 5 figli)

 

“Sandro” Lodolo in realtà all’anagrafe era “Giacomino” Lodolo, perché il nonno materno si chiamava Giacomo, e quando Giovanni e Assunta andarono a registrarlo, pensando a un nome troppo importante per un bimbo così piccolo, preferirono segnarlo come “Giacomino”. Ma, crescendo, a lui non piaceva, e dal suo secondo nome che è “Gian Sandro” egli scelse definitivamente come nome d’arte “Sandro Lodolo”.

 

06(Roma – Sandro Lodolo nel 1938)

 

Sandro era un bambino timidissimo, in quanto il padre era di una severità “militaresca”, bacchettando i figli o mandandoli a letto senza cena, e sin da piccolo egli visse un po’ questa sua infanzia preferendo essere taciturno, perché non c’era confidenza, senza un calore della famiglia tanto che, quando entrava il padre, c’era silenzio entrando in casa un’autorità… E da questo ne ebbe quasi un trauma. Ma non solo la severità del padre, ma anche quando andò a scuola, col maestro con le bacchettate sulle mani, al punto che il piccolo Sandro crebbe odiando l’autorità in generale; tanto che, dopo le scuole dell’obbligo, non volle più studiare, ed andò “a bottega”, ad imparare un mestiere. E, mentre in famiglia era molto taciturno, appena usciva a Via Mirabello, la strada era un po’ come la Via Pal (quella de I ragazzi della Via Pal)con tutti i bambini che giocavano in strada a pallone, lui coi suoi coetanei era totalmente diverso.

 

07(Udine: Collegio Militare – Lodolo col fratello Franco che montano la guardia al Milite Ignoto)

 

Fin da bambino amava sempre disegnare, e la famiglia Lodolo era benestante, con la zia, sorella del padre, che aveva una Cartoleria di generi artistici a Piazza Navona, tanto da andarla spesso a trovare, la quale gli regalava le matite e i colori visto che, ancora ragazzino, gli piaceva disegnare dei mostri fantastici.
Quando Sandro rimase orfano nel ’41, assieme al fratello maggiore di tre anni Franco andarono in Collegio Militare, dapprima a Superga, uno dei colli di Torino, e in seguito ritornarono a Udine, dove stettero fino all’8 settembre 1943; fin quando Sandro e Franco Lodolo tornarono da Udine a piedi a Roma…

 

08(1952 – Lodolo radiotelegrafista durante la ferma militare)

 

Un CIAC per Sandro Lodolo

Poi, ventenne, Sandro Lodolo andò al servizio militare, facendo il telegrafista. Lui era un autodidatta. L’approccio con l’animazione avvenne quando, tornato a Roma, nel ’52 vide una pubblicità per ‘cartellonismo’ e piacendogli disegnare andò al CIAC (Centro Italiano Addestramento Cinematografico), a seguire i corsi per cartellonista per un paio d’anni, dove si diplomò Grafico Pubblicitario. Il CIAC, all’“Istituto “Don Orione”, era tenuto dai preti, e il superiore, terminato il corso, gli disse che volevano aprire una sezione per ‘cartoni animati’, chiedendo a Sandro, che era molto bravo, se se la sentiva di insegnare animazione.
A lui sarebbe piaciuto ma all’epoca non c’era niente, e quindi il direttore gli mise a disposizione delle ‘pizze’ di Walt Disney che avevano da poter proiettare e studiare. E dopo qualche mese, tutti i giorni, essendo al CIAC molto attrezzati con tanto di sala proiezioni e macchina da presa e la Verticale Cinematografica, andò per apprendere la tecnica disneyana attraverso la moviola, studiando tutti i movimenti. E, di lì a poco, da alunno, Sandro Lodolo divenne insegnante, e per un paio d’anni insegnò Tecniche di Animazione nello stesso istituto.

 

09(1954 – Xavier Cugat & Abbe Lane)

 

Xavier Cugat & Abbe Lane: un «Incantesimo» per Sandro Lodolo

Da allora Sandro Lodolo si diede un po’ da fare, portando i suoi disegni in giro, e il responsabile del CIAC gli disse che c’era Xavier Cugat, il quale faceva una trasmissione alla EIAR divenuta da poco RAI, che doveva fare delle sequenze animate per un film(2). Sandro Lodolo andò un sera a casa di Xavier Cugat, ricavandone un’impressione molto favorevole, dicendo che era molto simpatico e rimanendo impressionato soprattutto, essendo un giovane di ventiquattro anni, dal fascino di vedere sfilare in salotto Abbe Lane in vestaglia, colpito dal fascino della diva anni ’50 che gli sembrava una fata in déshabillé…
E in quell’occasione, Xavier Cugat gli raccontò di tutta la sua carriera e di cartoni animati, dicendogli che conosceva molto bene Walt Disney, di cui era amico, avendolo sovvenzionato a produrre Biancaneve, e pagato un sacco di debiti. E quando Disney andò in America Latina s’incontrarono essendo molto amici. Lodolo trasse dall’incontro con Cugat molto entusiasmo, realizzando al meglio le sequenze usate poi anche per uno show televisivo in Rai, delle canzoni di Xavier Cugat con accanto Abbe Lane, con tutti grafici ritagliati con effetti speciali.

 

10(1957 – Sandro Lodolo in una caricatura del collega Fiore)

 

Il «Fiore» all’occhiello di Lodolo: Grafico al Telegiornale RAI

Dopo l’esperienza con Xavier Cugat, Sandro Lodolo era diventato ormai un “professionista”. Nel ’56, nello stesso suo palazzo abitava un certo Fiore che, incontrandosi, gli disse che lavorava alla Rai, facendo il grafico al telegiornale, al centro di Via Teulada. E Fiore chiese a Lodolo se gli preparava degli schizzi da far vedere al direttore Vittorio Veltroni (padre del futuro politico Walter), a cui piacquero molto, tanto che Sandro Lodolo andò a lavorare assunto come grafico in Rai al Telegiornale, all’epoca delle previsioni del tempo del Colonnello Bernacca; ambiente in cui si divertì molto, conoscendo molte persone, fra i quali, Vittorio Veltroni, Edmondo Bernacca, il regista Enzo Luparelli, e altri… Essendo molto stimato, però, come appunto detto, lui non amava le autorità e non reggendo il dover obbedire a nessuno, anche se si divertì molto Lodolo preferì andarsene dopo due anni dalla Rai di Via Teulada.

 

11(1957 – Staff dirigenziale della Rai-TV (Tg1): al centro Sandro Lodolo lavora in Rai, con accanto, con gli occhiali, il dott. Enzo Luparelli)

 

La prima «Canzonissima» di Sandro Lodolo con Garinei e Giovannini

In quel periodo, nel 1958, quando Lodolo lavorava al telegiornale Rai, Garinei e Giovannini stavano preparando la prima edizione di Canzonissima, sul Canale Nazionale, con la regia affidata ad Antonello Falqui, con la conduzione di Delia Scala, Paolo Panelli e Nino Manfredi, varietà abbinato alla Lotteria Italia.
Garinei e Giovannini stavano cercando un grafico che facesse loro da aiuto scenografo per i siparietti del programma e il dott. Enzo Luparelli, in seguito importante direttore Rai, gli consigliò il diligente e simpatico grafico, assistente del Colonnello Bernacca, da poco “licenziatosi”, Sandro Lodolo…
Lodolo torno, quindi, in Rai, da “esterno”, realizzando quella che si rivelò la prima vera nonché la più fortunata edizione della nota trasmissione abbinata alla Lotteria di Capodanno, mantenendo reciproca stima con Garinei e Giovannini, coi quali si rincontrò moltissimi anni dopo ancora in Rai.

 

12(1960 – Roberto Gavioli & Gino Gavioli)

 

A Milano Sandro Lodolo & Ermanno Biamonte alla Gamma Film

Nel ’57, Sandro Lodolo ritrovò un ex compagno del CIAC, Ermanno Biamonte, col quale si misero insieme a fare cartoni animati. Era l’epoca dei fratelli Gavioli, e Biamonte era intenzionato ad andare a Milano a fondare una casa di produzione. Dopo un mesetto chiamò Sandro per comunicargli entusiasta che lì c’era lavoro, con Gavioli, e Lodolo andò a Milano alla Gamma Film.
Lodolo lavorò per un certo periodo dai fratelli Gavioli, i quali avevano messo su una piccola Hollywood del cartone animato, al fianco di Roberto e del fratello Gino, accanto all’animatore Paolo Piffarerio, tanto che imparò presto la realizzazione seriale dei filmati pubblicitari in animazione.
A Milano Lodolo non ebbe però un’esperienza positiva, non tanto per i cartoni animati, in quanto si sentiva tradito da Biamonte: abitando in casa insieme, Sandro, avendo trovato una ragazza e chiesto l’appartamento in prestito all’amico, da questi gli era stato negato, e così Lodolo se ne tornò a Roma. In seguito rientrò anche Biamonte e si rimisero insieme, dal ’58 fino al ’60, avendo prodotto i quei due anni anche cose di buon livello, realizzando spot pubblicitari per: Fleurop, Amadis, Abiti Monti, Autoservizi Maggiore, Conserve Baratta, Ferrovie dello Stato.

 

13(Sandro Lodolo coi suoi fratelli, 1960 – Roma)

 

Lodolo & Pascali: un «Carosello» a due

Marco Giusti, che già aveva realizzato nel ’93 il documentario sulle opere di Pascali e Lodolo presentato con la mostra alla Biennale di Venezia, nella nota introduttiva al libro su Pino Pascali scritto da Claudia Lodolo, così conclude il suo appassionato ‘pezzo’ dedicato all’opera dell’artista con Sandro Lodolo: «Ecco perché rispetto al lavoro di Claudia Lodolo, la figlia di Sandro che dal padre ha ereditato il suo rapporto speciale, che sia un documentario, una mostra, un catalogo, una biografia, sento lo stesso tipo di rispetto e di amore per questa eterna ricerca di una completezza forse impossibile dell’opera di un artista che sa nascondere se stesso e le proprie opere così bene, ma che ti lascia sempre una porta aperta. A cominciare da quella dell’amicizia e della creatività che Sandro e Pino avevano lasciato aperta così bene»(3).
Claudia Lodolo, nella premessa alla sua raccolta di studi su Pino Pascali, così introduce essa: «Questo, come ogni lavoro speculativo, è volto a continuare una ricerca nata dalla racconta di disegni e bozzetti, schizzi e provini per la pubblicità che Pino Pascali ha realizzato come grafico pubblicitario per la Lodolofilm e che Sandro Lodolo, mio padre, ha affettuosamente e gelosamente conservato negli anni. Un mondo di fantasia fatto di carta, cartoncini e matite che ha dato a Pino il piacere e la possibilità di cimentarsi nella creatività e strutturare una base salda sulla quale poi esplodere con la sua esuberante genialità»(4).
Riguardo la conoscenza con Pino Pascali, così la ricorda Carla Ruta, collaboratrice e moglie di Lodolo: «Sandro lavorava insieme con Ermanno Biamonte, un personaggio che oltre a disegnare bene, perché anche lui era un disegnatore, aveva una forte capacità manageriale. In quel momento Lodolo e Biamonte ebbero un appalto per un documentario commissionato dalle Poste Italiane. E un giorno andarono alla sede centrale, sull’Aventino, nella quale, sotto, c’era una sezione documentaristica dove proiettavano documentari, e lì Lodolo conobbe Pascali.
Ermanno Biamonte già lo conosceva, perché Pascali aveva fatto già qualcosa con la INCOM e quindi in quell’occasione glielo presentò ed ebbe subito un feeling: infatti, Sandro c’aveva all’epoca una delle prime ‘600, invece Pascali era ‘appiedato’: “Ma tu dove vai?” – chiese l’artista; “Io vado verso Piazza Mazzini” – rispose il cartoonist; “Perché non mi dai uno ‘strappo’?”, aggiunse… Era estate, i primi di settembre del ’58, e lo accompagnarono in macchina e lì, da allora, nacque un duraturo sodalizio…
A me rimasero in mente, di Pascali, i piedi, in quanto lui aveva i sandali infradito, come all’epoca si portavano; gli ho visto questi piedi proprio possenti, le mani… Ma io mi ricordo soprattutto i piedi di Peppino… E, quindi, all’epoca, lo accompagnò a Via dell’Orso, dove aveva l’atelier, e da allora Sandro gli aveva proposto una collaborazione e lui iniziò. E per dieci anni, quasi si può dire fino al momento della morte di Pino non si sono più lasciati. Magari nel ’68 la collaborazione era un po’ diminuita perché Pascali si stava dedicando molto alle sculture, preparando la mostra per la Biennale di Venezia; però si fermava spesso da noi, perché all’epoca, quando noi stavamo al primo piano allo Studio a Lungotevere al primo piano, Pascali si fermava sotto con la motocicletta gridando: “Lodolo! m’hanno invitato a un mostra!”, e allora si scambiavano le idee, mentre Sandro gli diceva: “Guarda, portagli tutte le formiche colorate…”».

14(Ritratto Sandro Lodolo e  Ritratto Pino Pascali, 1961, tecnica  mista in cornice ovale di metallo)

 

Raccontò Sandro Lodolo, su due ritratti fotografici che raffigurano lui e Pino Pascali: «Questi due ritratti li tenevamo nella nostra stanza, ci hanno sempre accompagnato nella nostra storia; li volle realizzare Pino. Avevamo trovato le cornici a Porta Portese e gli venne l’idea di realizzare due ritratti ottocenteschi, allora ci siamo fotografati tutti e due, poi lui ha ingrandito le foto, ci è intervenuto con tutti questi elementi per dargli un sapore ottocentesco: ha messo dei retini, e poi ha messo la bombetta, ha messo la barba, i baffetti, la camicia e la cravattina. Anche il passepartout è un cartoncino che lui ha pure invecchiato un po’. Li sistemammo leggermente sfalsati: io, che ero il produttore, stavo un po’ sopra e lui accanto a me,  ma un po’ più sotto».
In quel periodo, si affacciò Massimo Saraceni, un produttore dal vero che faceva pubblicità, e chiese a Lodolo qualcosa a cartoni animati.

 

15(Studio per Autoservizi Maggiore (1958) – Bozzetto per Abiti Monti (1959) – © Lodolo & Pascali)

 

Il primo Carosello realizzato da Lodolo con Pascali è Autoservizi Maggiore (1958), commissionato dalla nota società che offriva il servizio di vetture in affitto a livello mondiale, dando al cartoonist friulano la realizzazione animata del telecomunicato, per il quale Pascali realizzò le rigorose scenografie con l’originale sintesi delle automobili; come, l’anno dopo, fu la volta del comunicato per Confezioni Monti (1959), per il quale, sempre in collaborazione di Pascali, Lodolo realizzò due filmati, di cui uno dal vero a colori. Il filmato a cartoni animati giocava su figure piane animate, di gran pregio ma, forse per questo, l’azienda preferì il filmato live action più diretto e comprensibile. Nello stesso anno, l’Algida commissionò a Lodolo ben sedici caroselli per pubblicizzare la Coppa Olimpia. Furono create tante storielle animate con protagonisti Pippo e il nonno, con le animazioni di Niso Ramponi, per le quali Pascali realizzò i fondali con cartoncini colorati e carte adesive. Vista la buona prova, l’Algida gli commissionò una nuova serie di Carosello. Lodolo presentò, su idea di Pascali, I Killers, una banda italoamericana di gangster anni ’30 capitanati da un certo Al Cafone. Ma l’idea, per quanto buona, non venne accettata dalla Algida perché considerata troppo “forte” per l’epoca, tanto che per Sandro Lodolo rimase un sogno nel cassetto… La scelta cadde allora su Salvador el Matador del Televisor (1960-61), idea del torero creata da Pascali e animata da Lodolo e Niso, con l’aggancio finale del gelato Algida.
Ferrovie dello Stato (1960), un autentico piccolo gioiello in animazione, in cui lo stile di Pascali si delinea in maniera definitiva, attraverso forme stilizzate, pochi ed essenziali colori pastello o in contrasto, con fondali dai colori tenui e stilizzati nelle linee, corroborati dall’uso di caratteri calligrafici.

 

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17(Studio per Salvador el Matador del Televisor (1960-61) – Fotogramma di Ferrovie dello Stato (1960) – © Lodolo & Pascali)

 

Sandro Lodolo & Massimo Saraceni: le pubblicità animate della M.S.C.

Viste le buone prove offerte dalle pubblicità cinematografiche in animazione, che fecero vincere anche premi, Saraceni propose a Lodolo di diventare socio. E così, dal ’60 al ’65 si misero in società: ‘Massimo Saraceni Cinematografica con Sandro Lodolo’, anche se figurava di più il primo rispetto al secondo perché realizzava dal vero e cercava le committenze: uno al 60% e l’altro al 30%. Quindi chi appariva di più era Saraceni, tanto che alla fine, nel ’65, Lodolo decise di staccarsi dalla società, anche se in quell’epoca aveva fatto tutta la produzione con Pascali, e i Carosello per Cirio, Arlecchino, Squibb, Algida, Indesit.
In questi anni Lodolo, come accennato, ebbe come suoi collaboratori Niso Ramponi (il celebre “Sovrano” del Travaso), di cui parleremo a breve, e Pino Pascali (uno dei massimi esponenti dell’arte contemporanea, scomparso tragicamente nel ’68). Sandro Lodolo e Pascali con la M.S.C. produssero caroselli e spot pubblicitari per: Algida, FF.SS., Amadis, Totocalcio, Squibb, Caffè Mauro, Cafffè Camerino, Fleurop, Ariston, Arlecchino, Argo, Biscotti Maggiora, Cirio, Marga, Steel Usa, Atlante Curcio, Dolce Sogno Alberti, Petrini, Dieterba, Alco, Toseroni, Balilla J. Plajer Special, Wilkinson, Milde Sorte, Spigadoro, Cassa di Risparmio, ecc…

 

18(La “cartellina” della MSM – Massimo Saraceni Cinematografica & Sandro Lodolo)

 

Lodolo ebbe da allora un’intensa collaborazione con la RAI-TV, realizzando varie sigle e inserti televisivi come: TV7, Intermezzo, Prima Pagina, Incontri Radio tele fortuna, Una piccola spesa.
In questi anni, Sandro Lodolo vinse anche importanti premi nazionali e internazionali per i suoi filmati: al Festival del Film Pubblicitario di Trieste nel ’61 con Ferrovie dello Stato, nel ’63 con Amadis, e nel ’64 per le conserve Arlecchino; nel ‘63 il 1° Premio al Festival di Cannes, con Notturno della Squibb, e nel ’65 con Una piccola spesa per la RAI-TV.

 

19(Lodolo in posa scherzosa che presenta le conserve “Arlecchino” – Film colore con cui ha vinto il Premio a Trieste al Festival del Film Pubblicitario (1964) – © Saraceni & Lodolo)

 

Per il Cafffé Camerino (con tre “effe”), i telecomunicati in animazione erano tre: per il primo (1961), Pascali stampò su delle tele delle lettere calligrafiche facendovi sopra delle vere macchie di caffè, che via via formavano un chicco, montate a sinc a ritmi di musica tribale; per il secondo (1962); analogo al primo, con la variante di un personaggio animato; nel terzo (1963), con un fondo coi macchie e lettere, a una donna le viene offerta una tazza di caffè, dapprima con la scena ripresa dal vero, e successivamente rigirata in Truka.
La M.I.M. (1962), era una ditta di mobili da arredamento che commissionò una pubblicità a Lodolo e Saraceni, della quale non rimane attualmente che un bozzetto di Pascali, eseguito su carta millimetrata come sfondo, che servirà come texture per la successiva, Amadis.

 

20(Fotogrammi di Ferrovie dello Stato (1960) – © Lodolo & Pascali)

 

Poi fu la volta di Atlante Curcio (1962), per la quale la Curcio commissionò a Saraceni una pubblicità sul suo atlante geografico, destinata per i cinema. Lodolo e Pascali, idearono un cavaliere crociato che, chiedendo informazioni per arrivare al Mezzogiorno, alla fine ci riesce tramite una cartina geografica, col prodotto da reclamizzare.
Sigarette Amadis (1963), uno dei migliori con le inconfondibili figure stilizzate di Pascali, animate da Lodolo, con una marcia di soldatini che, in parata, accendono un cannone, mentre il generale sferra il seguente ordine: pronti fuoco! Quando il soldato, invece, si accende una sigaretta. L’eleganza e la sintesi sono tali, che il filmato è premiato nuovamente a Trieste al Festival del Film Pubblicitario.

 

21(Fotogrammi di Sigarette Amadis (1963) – © Lodolo & Pascali)

 

Pop Corn story (1962), era un telecomunicato che pubblicizzava una storia fra le varie epoche, gli antichi egizi, il medioevo fino ai tempi attuali, ovviamente con tema il pop corn, con grande eleganza nella sintesi grafica.
La storia del treno (1962), sempre commissionato dalle Ferrovie dello Stato, questa volta con tema le origini delle locomotive, con le antiche carrozze, con linee e tratti raffinati, quasi a effetto incisione, sino alla tecnologia moderna, per offrire ai viaggiatori le possibilità più avanzate.
Vagon Lit – Kook Story (1963), sempre per le Ferrovie dello Stato, per la novità del treno letti Nizza-Roma.
Steel USA (1963), dei produttori americani commissionarono a Saraceni e Lodolo questa pubblicità per realizzare un filmato istituzionale per una società americana che produceva l’acciaio. Purtroppo, non rimase nulla di questa pubblicità, se non i bozzetti e gli studi originali, fra cui uno coi grattaceli di Manhattan, sempre di Pascali.

 

22(Fotogrammi di Notturno (1963) – © Lodolo & Pascali)

 

Poi venne la volta che la Squibb commissionò a Saraceni la pubblicità per l’insetticida Getto, dal titolo Notturno (1963), realizzato con una grande semplicità esecutiva, tanto che a Cannes il film di Lodolo venne accolto dal pubblico fra una marea di applausi, vincendo il 1° Premio.

Caffè Mauro (1963) la ditta Mauro commissionò un filmato dal vero, con un palcoscenico con tanto di sipario, che Lodolo realizzò seguendo una personale idea di Pascali.

 

23(Fotogrammi di Arlecchino (1964) – © Lodolo & Pascali)

 

Arlecchino (1964), uno splendido filmato sperimentale, ideato da Pascali e animato da Lodolo a Passo 1, con una marea di coriandoli che, scomponendosi, nelle gestualità della nota maschera veneziana per pubblicizzare le omonime conserve di pomodoro (vedasi anche un’idea simile rielaborata il decennio dopo da Lodolo in una sequenza della Sigla della TV Ragazzi Rai).

 

24(Pubblicità Rai (1964) – © Lodolo & Ramponi)

Una piccola spesa (1964), titolo per la prima pubblicità Rai, sull’abbonamento della televisione italiana. Nel codino finale, l’attore testimonial Renzo Palmer, il quale, dietro un pannello con un veliero di Pascali, spiegava perché fosse necessario aggiungere “una piccola spesa”: il canone alla Rai.

 

25(Fotogrammi di Cirio (1964) – © Lodolo & Pascali)

 

Cirio (1964), la nota industria campana delle conserve commissionò la realizzazione di una serie di filmati pubblicitari; Insieme a Sandro Lodolo, Pino Pascali cercò di scorgere delle situazioni somiglianti alle zone partenopee, e trovarono idoneo il mercato di Campo de’ Fiori. All’epoca, Pascali portava con sé una macchina fotografica Linhof, andando a Napoli a fotografare immagini finalizzate alla lavorazione di Carosello. Per Cirio, furono scattate anche le foto alle mani di Lodolo e Pascali in un gesticolare tipico napoletano, compresa una sequenza impersonata da Pascali nella maschera di Pulcinella e un’altra di ‘o pazzariello danzanti, riprese da Lodolo. Una fra le migliori pubblicità in assoluto, il cui filmato con questo straordinario set, è stato riproposto da Marco Giusti nel 1993 alla Biennale d’Arte Contemporanea.
E le prime pubblicità dell’Enalotto (1964), realizzate con l’animazione di Niso Ramponi.

 

26( Fotogrammi dell’Enalotto (1964) – © Lodolo & Ramponi)

 

Libreria Maraldi (1964), La Libreria Maraldi di Roma commissionò uno spot per i cinema, che Lodolo realizzò a collage con la carta stampata.
Per la Dolciaria Alberti (1965). Alberti, oltre al Liquore Strega produceva caramelle e torroni, e affidò una delle prime pubblicità a Lodolo-Saraceni. Oltre a una parte dal vero, appariva una sequenza di un sogno a cartoni animati, su disegni di Pascali; filmato intitolato Dolce Sogno Alberti, che piacque molto ai committenti, tanto che in seguito, commissionarono vari spot sul famoso Liquore Strega.
Come anche Fleurop (1965), un omino all’ufficio postale che chiede di spedire un mazzo di rose, a cui segue il codino con la parte pubblicitaria.

27(Fotogrammi di Fleurop (1965) – © Lodolo & Ramponi)

 

Radio tele fortuna (1965). La Rai, che già aveva commissionato lo spot per l’abbonamento televisivo a Lodolo, affidò allo studio la realizzazione di quindici spot televisivi pubblicitari, realizzati con uno stile grafico essenziale e arcaico, sui vari paesi del mondo. Pascali colse l’occasione, soprattutto per l’atmosfera dell’Africa dell’estremo Oriente, di richiamare l’attenzione con una grafica corroborata da macchie di vernice, con foto modificate nei contrasti, ottenendo un effetto arcaico e tribale.

 

28(Fotogrammi di Radio tele fortuna (1965) – © Lodolo & Pascali)

 

Indesit. I caroselli con protagonisti Tino e Tina (1965-66), due nipotini che pubblicizzavano il frigorifero Indesit, su regia e sceneggiatura di Sandro Lodolo, animati da Niso Ramponi, con la coloritura di Elena Boccato, già capo reparto colore alla INCOM e moglie di Gibba.
Biscotti Maggiora (1965). La Maggiora commissionò a Lodolo cinque caroselli, nei quali, il marchio dei biscotti con un piccolo re stilizzato faceva da trait d’union alle storie che si svolgevano in ciascun filmato, ricavati con carta ritagliata e l’aiuto di qualche oggetto, che facevano nascere i personaggi delle favole.

 

29(Biscotti Maggiora (1965) – © Lodolo & Ramponi)

 

Nello stesso anno la società Lodolo-Saraceni si sciolse e la produzione dei Carosello Maggiora rimase al solo Saraceni. Lodolo e Pascali si aspettavano che la Maggiora commissionasse a loro gli altri caroselli, così com’erano stati finora realizzati col loro inconfondibile stile, ma invece la serie venne affidata a un’altra casa di produzione.
Nel 1965 lasciata la M.S.C. Sandro Lodolo fondò la Lodolofilm.

 

30(TV7 (1963) – © Lodolo & Pascali)

 

«TV7»: Le prime sigle RAI di Lodolo & Pascali
TV7 (1963), era una celebre trasmissione Rai di attualità, una rubrica separata del Telegiornale. La sigla, in bianco e nero, sempre prodotta da Saraceni, studiata da Pascali su idea e animazione di Lodolo, giocava su linee essenziali, le quali si uniscono ortogonalmente sulla base del codice morse (non scordiamo che il cartoonist friulano aveva fatto il telegrafista), che nel suo linguaggio indicava la comunicazione telegrafica; una sigla neutra, quindi, senza personaggi, per indicare quella che era la finalità: la notizia.
Quando Sandro Lodolo portò in Rai il progetto per la sigla, il regista Sibilla gli lasciò carta bianca per la realizzazione. Inizialmente il programma si intitolava T7, e Pascali studiò per esso, un modulo ribaltabile intersecando il ‘T’ e il ‘7’; ma, durante la realizzazione, il programma Rai fu denominato definitivamente TV7 e fu inserita al centro la ‘V’; vale la pena ricordare, in questa sigla, che divenne con gli anni molto famosa, per l’apporto musicale l’accompagnamento del brano jazz, Intermission Riff di Stan Kenton.
Prima pagina (1964), era un programma Rai di attualità settimanale, la cui realizzazione, sulla falsariga del logo di TV7, richiamava la stampa dei quotidiani.
Incontri. Un’ora con… (1964-67), era una trasmissione Rai, la quale, in ogni puntata, era dedicata a un personaggio diverso: Giorgio Strehler, Severino Gazzelloni, Jean-Paul Sartre, Emilio Vedova, Saul Steinberg, fra gli ospiti. La sigla veniva modificata in ogni puntata, dopo, un “cappello” iniziale, presentando l’ospite a cui era dedicata.

 

31(Fotogrammi di Prima pagina (1964) – © Lodolo & Pascali)

32(Bozzetti per Incontri (1964-67) – © Lodolo & Pascali)

 

La sigla TV Sette Sere (1966), sigla dei prossimamente, i programmi Rai della settimana.
Anche Sapere (1967), era una trasmissione divulgativa Rai, trasmessa per moltissimi anni, di cui rimase celebre il cosiddetto “Dado” di Sapere: una rotazione tridimensionale di un dado con un carrello avanti, mentre ad esso si alternano sequenze di bagliori suggestivi e personaggi celebri ripresi in doppia impressione, molto in stile Lodolo-Pascali.

Gli «Intermezzi» RAI di Lodolo: «Breack», «Do-re-mi», «Arcobaleno» e «Tic-Tac»

Da 1963, inoltre, Sandro Lodolo realizzò assieme a Pino Pascali questi celebri intermezzi pubblicitari: Breack, Do-re-mi, Arcobaleno e Tic-Tac. Poco prima, la INCOM, creò i suindicati spazi pubblicitari ove inserire i telecomunicati, trasmessi per anni dalla Rai-TV. Ermanno Biamonte, che era subentrato nel frattempo alla Incom al Reparto Animazione, aveva chiamato Pascali per la realizzazione delle sigle, le quali anticiparono di poco il nuovo programma Rai: Intermezzo, la cui sigla fu affidata direttamente a Lodolo e Pascali, realizzando negli anni una trentina di generici Siparietti.

 

33(Roma 1962 – Sandro Lodolo con accanto l’operatore Gianfranco Modestini)

 

«I Posteros» di Lodolo & Pascali

Nel 1963, il Secondo Canale (la futura Rai 2), creò un breve spazio pubblicitario chiamato Intermezzo, commissionando a Sandro Lodolo una delle sigle. Intermezzo, in concorrenza a Carosello, oltre alla sigla d’apertura, aveva un breve prosieguo tra un telecomunicato e l’altro e un codino in chiusura, analogo alla sigla d’apertura.
Lo storyboard che Lodolo presentò ai dirigenti Rai per l’approvazione, con le ricerche creative di Pascali, doveva raffigurare macchie e segni animati che, sulla musica di un jingle, facevano modificare le situazioni, fino a diventare un orso che, colpendo il gong, invece di suonare si frantumava facendolo vibrare con lo stesso batocchio. La scelta finale cadde, però, su I Posteros, personaggi del futuro di “diecimila anni fra” – come diceva il sottotitolo. La voce, variata ogni volta da una pronuncia diversa, era di Elio Pandolfi.
L’ideazione de I Posteros (1964-67), subì sin dall’inizio varie modificazioni, per via della sua non convenzionalità. Inizialmente Lodolo chiese a Pascali di creargli un personaggio estremamente semplificato. Ed ecco, al limite dell’essenziale, un rettangolo con due linee ai lati per evidenziare le braccia. Per Lodolo era un po’ troppo essenziale, e così Pascali gli aggiunse un imbuto rovesciato a mo’ di cappello e un cuore sul corpo rettangolare. Perfetto! Al generale francese, vi aggiunse semplicemente un copricapo da Napoleone e all’altro personaggio la bombetta nera in stile anglosassone. Al posto delle gambe, ai tre vi aggiunse una molla, una ruota e un’elica. Nel minuto centrale all’Intermezzo, le storie si snodavano con le avventure nel futuro di questo strambo ma singolare terzetto surreale. Le copie, sia negative che positive, vennero consegnate alla Sacis, ma dovrebbero ancora, in parte, poter esser recuperabili negli archivi della Rai. Lodolo e Pascali realizzarono negli anni un totale di trenta Siparietti con I Posteros.

 

34(I Posteros (1963) – © Lodolo & Pascali)

 

Lodolo e Kremos: un sodalizio a due

All’epoca degli inizi con Saraceni alla M.S.C., come accennato, Sandro Lodolo strinse amicizia con Niso Ramponi, “Sovrano” delle celeberrime donnine de Il Travaso, che lo porterà a una lunga e duratura amicizia fino al decennio successivo, diventando il suo animatore di fiducia, al quale si debbono le animazioni dei caroselli con Pascali, come le successive sigle animate Rai, fra cui quella del Rischiatutto e di Tante Scuse.
Gibba, nella sua autobiografia, racconta d’aver saputo dopo la chiusura del Travaso, che Niso Ramponi era stato assunto da Lodolo nel 1963 da Demetrio Laganà, identificato quale il “duca”, ai tempi in cui il pioniere ligure lavorava dai fratelli Gagliardo alla Corona Cinematografica:
«Laganà mi guarda e sospirando alza gli occhi al cielo: “Beato Lodolo, che ha potuto mettersi in proprio!
Ci incontravamo tutti i giorni con Lodolo. Sai, quando?” dico, “Quando insegnavo alla Scuola di Don Orione alla Camilluccia. Ricordo che la mattina veniva su per quella terribile salita di Via Edmondo De Amicis con un’ansimante lambretta mezza a tocchi…
Ovvia, s’è messo un bello Studio” continua il Duca, “e ha preso a lavorare con sé un certo Ramponi…
Ramponi?!”, strabilio, “Hai detto Ramponi?!
Perché lo conosci?
Altro che! E’ dal ’43, dalla INCOM di Rubino, che conosco Ramponi”.
Strano che lui abbia accettato di andare con Lodolo…. Se è così, Lodolo dovrà prepararsi a duri combattimenti: Niso non è tipo che si fa guidare con facilità.
Oggi ho capito il perché del Ramponi da Lodolo. Sono passato al TRAVASO e Luciano Ferri mi ha annunciato che il giornale chiude: virtualmente ha già chiuso»(5).
La figlia di Lodolo, Claudia, dedica un capitolo di tre pagine alla figura di Ramponi, del quale scrive: «Una parentesi, seppur breve, va dedicata a Niso Ramponi, scomparso anni fa, perché tocca il percorso di Pascali.
Amico e collaboratore di Sandro Lodolo dal 1960, Niso Ramponi conobbe Pino, di cui divenne anch’egli amico.
Niso aveva lavorato come cartellonista, grafico, animatore e, per diverso tempo, anche come illustratore per il settimanale “Il Travaso”, firmando le tavole con lo pseudonimo di un altro artista, Kremos, con il quale aveva stabilito un accordo. Questo perché Niso era un personaggio molto riservato, anche troppo. Non avrebbe mai voluto che il suo nome venisse allo scoperto, men che mai la sua persona. Ma, una volta che fu svelato che il vero Kremos non era l’autore delle tavole, l’accordo sull’omonimia crollò, e Niso fu costretto a firmare i suoi disegni col suo vero nome.
Niso può essere definito un gigante della grafica e dell’illustrazione, che non volle mai tuttavia emergere dalla sua posizione. Anzi, cercò un ambiente lavorativo piuttosto in ombra, scegliendo poi di diventare insegnante di grafica in una scuola di animazione ed ottenne la cattedra di docente del corso di animazione all’Istituto per la Cinematografia e la Televisione “Roberto Rossellini”, rimanendovi per trent’anni. Aveva un tratto veloce e sintetico e, nonostante ciò, poteva realizzare qualsiasi soggetto in modo realistico. Aveva anche una straordinaria capacità di memoria: qualunque cosa disegnasse, sembrava avesse avanti il modello. Proprio per questa sua straordinaria capacità, quando Pino dovette realizzare i cinque pannelli per la FAO, chiese a Niso di disegnare dei soggetti che gli servivano: una mucca, un carro, un aratro. Su questi disegni realistici Pino studiava poi la sua forma stilizzata e personalizzata. Certo, avrebbe anche potuto elaborare il suo disegno guardando una fotografia. Ma questo modo di cercare un legame con qualcuno più capace di lui nel disegno realistico, ripropone un modo di fare fanciullesco: come i bambini che, nei giochi, chiedono aiuto al genitore o un adulto, e poi continuano da soli con la propria fantasia. […] Così anche Pino, a suo modo, chiedeva al “genitore” di disegnargli una mucca e poi, con quel disegno, andava viaggiando verso il suo personale punto di vista, ottenendo i caratteristici schizzi dalla forte impressione sintetica.
A Niso Pascali regalò una tela con soggetto astratto. In realtà era una tela che Pino voleva distruggere, ma a Niso piaceva e gli chiese di dargliela»(6).

 

35(Roma 1962 – Pino Pascali, Niso Ramponi e Franco Di Stefano)

 

L’incontro con Carla Ruta

Carla Ruta, seconda moglie di Sandro Lodolo, dapprima sua assistente e allieva di Niso Ramponi, così ricorda i suoi esordi: «Nel ’62 sono andata al Cine e TV, l’Istituto per la Cinematografia e la Televisione “Roberto Rossellini”, anche se volevo andare al liceo artistico, ma all’epoca si faceva un esame di ammissione, e siccome alle medie ero stata rimandata in latino, quindi, ho perso…il treno… E, per non perdere un anno, mio padre trovò una pubblicità sul Messaggero che reclamizzava proprio la Scuola del Cine e TV con un corso di cartoni animati. E io ho accettato, e mi sono segnata alla scuola. Il primo anno era propedeutico, uguale per tutti: chi voleva fare regia, chi l’operatore, o il montatore, sceneggiatore… i vari rami del Cine e TV. E, quindi, dopo l’anno propedeutico ognuno ha scelto la propria strada; io ho scelto quella dei “cartoni animati – scenografia”, e lì, come professore, appunto, di cartoni animati, avevo Niso Ramponi, di cui penso fosse arrivato lo stesso anno; come scenografia avevo d’insegnante invece Enrico Benassi.
Niso Ramponi era di una simpatia e di una cultura, di un fascino particolare; poi la classe era formata da poche persone soltanto; io ero l’unica donna fra sette alunni, e quindi lui era portato, oltre a farci disegnare, a raccontarci aneddoti, cose della sua vita, ecc, non so che dire, semplicemente affascinante!: tutti quanti eravamo portati ad averlo sul palmo delle mani. Quindi, dopo quattro anni, mi sono diplomata, e siccome ero la prima del corso ebbi oltretutto come premio – perché all’epoca si usava per gli alunni – una settimana al Festival del Cinema di Venezia. E quindi partecipai, andando a vedere tutti i film, era l’anno di Barbarella, il ’66. Al ritorno, e già però un paio di anni prima, Niso mi aveva portato a far conoscere gli studi dove lui lavorava, a Via Norcia; erano gli ultimi anni della Saraceni & Lodolo, in quanto Lodolo era socio con Saraceni; Niso mi portò a far vedere lo studio e quindi lì conobbi Pascali e Lodolo. Poi, verso la fine di ottobre-inizio novembre, Lodolo mi disse: “Abbiamo bisogno di disegnatori. Ti interessa?”, e io gli risposi: “Come no?”, e da allora…non l’ho più lasciato… La Lodolo Film e… Sandro Lodolo!
Poi io sono entrata addirittura come coloritrice e lucidatrice, perché loro stavano facendo una serie di cartoni animati; poi piano piano mi sono interessata, anche perché avevo delle capacità, e quindi sono diventata grafica; mi sono interessata anche di fotografia perché all’epoca c’era come fotografo Nicola Attanasi, figlio di quell’Attanasi(7) produttore cinematografico che faceva documentari animati. Infatti fu proprio tramite Attanasi che Niso si conobbe con Sandro Lodolo. E quindi, dall’epoca, tutto il ’67 l’abbiamo fatto a Viale Angelico; poi l’anno dopo ci siamo trasferiti, e lì Niso, rimase tutto il ’68, però, verso la metà del ’69 andò via dalla Lodolo Film ma non tanto per Sandro, in quanto non si trovava bene con il fratello Roberto, che si occupava un po’ di amministrazione, non avendo mai avuto un feeling con i collaboratori perché lui li vedeva isolatamente; e allora Niso decise di dedicarsi solamente alla scuola a tempo pieno, perché voleva assolutamente la pensione finché non raggiunse il limite…».

La «Lodolofilm» di Sandro Lodolo

Sandro Lodolo in quel periodo era fidanzato con una cantante di musica leggera della Rai, Isabella Fedeli, la quale abitava in una camera in subaffitto in un appartamento di una contessa decaduta, con altre stanze con Pippo Baudo e la moglie, assieme al cantante Tony Cucchiara, nello stesso stabile di Viale Angelico. E nel ’65 Sandro e Isabella convolarono a nozze, visto che nacque poco dopo la prima figlia Claudia.
Sandro Lodolo ormai è un professionista affermato nell’ambito pubblicitario. Senza saperlo, egli aveva realizzato le primissime storiche sigle e intermezzi Rai, e alcune fra le più importanti pubblicità di Carosello assieme a Pino Pascali.
La Lodolofilm durerà 30 anni, progettando e realizzando innumerevoli sigle televisive Rai, fra le quali: Incontri, Sapere, Spazio, Boomerang, Faccia a Faccia, Dossier, Rischiatutto, Prima visione, Break, Mille e una Sera, Tante Scuse, Colazione allo Studio Sette, L’Approdo, Domenica In, Flash, Intermezzo, Tic-Tac, TV dei Ragazzi, Break Sacis, Di Nuovo Tante Scuse, Canzonissima, ecc…
Produsse telecomunicati e numerosi caroselli per: Algida, Strega Alberti, Petrini, Dieterba, Curcio Editore, Totocalcio, Enalotto, Alco, Toseroni, Suillo Fiorucci, Arena, Balilla J. Plajer Special, Wilkinson, Ariston, Milde Sorte, Spigadoro, Cassa di Risparmio, Fleurod, Radio Tele fortuna.

 

36(La Lodolofilm (1965) – © Sandro Lodolo)

 

Prima visione (1966). L’Anicagis, la società di promozione del cinema e dello spettacolo, la trasmissione per i trailer cinematografici, propose alla Lodolofilm la realizzazione di una nuova sigla. Pascali ne ideò una coi personaggi dello schermo (cowboys, guerrieri e samurai), realizzata con spezzoni di pellicola. Lodolo, al posto di Andiamo al cinema, propose anche un nuovo titolo: Prima visione; e, con l’aiuto del loro fotografo, Nicola Attanasi, entrarono in camera oscura per fare diverse sovrimpressioni. Ma la prima proposta in proprio senza Saraceni, risultò forse troppo moderna, e l’Anicagis la rifiutò.
Idriz (1966), Carlo Erba, produttore della polvere per acqua Idriz, affidò alla Lodolofilm la realizzazione del telecomunicato. Lodolo gli presentò due proposte, ma non se ne fece niente.
L’Istituto Luce commissionò a Lodolo sei filmati in animazione da un minuto ciascuno sull’educazione stradale; filmati istituzionali sempre con le scenografie di Pascali.
L’IRI (Istituto della Ricostruzione Industriale) commissionò alla Lodolofilm gli inserti grafici per un documentario istituzionale intitolato Il sistema IRI (1967).
E per l’editore Aviani (1967), Lodolo realizzò gli inserti per un documentario sulle grandi figure degli esploratori dell’Africa lusofona.
A Lodolo, che già aveva realizzato due spot per Saraceni sull’abbonamento televisivo, venne affidato dalla Rai una nuova pubblicità di Radio tele fortuna per il canone, intitolata Linea contro linea (1967).
L’anno dopo nacque il CAP, codice di avviamento postale, e le Poste Italiane informarono la popolazione italiana con un documentario,
CAP Postale (1968), la cui realizzazione fu affidata alla Lodolofilm, che produsse il filmato con l’inconfondibile stile grafico di Pino Pascali. Seguirono, sempre per la Rai, le committenze per le sigle delle trasmissioni, Panorama, Mille e una sera, Uno alla luna.

 

37(I Killers (1968) – © Lodolo & Pascali)

 

Lodolo & Pascali: due Killers per Al Cafone

Nel 1961, come detto, Lodolo-Pascali inventarono I Killers, proposti per Algida ma non accettati dal cliente. Da quel momento Pascali continuò a studiare i personaggi e le scenografie per poter realizzare un lungometraggio sulla malavita italo-americana.
Nel 1968 Lodolo infatti girò un breve trailer e lo propose alla Cineritz ma la produzione cinematografica non accettò in quanto non lo trovò commerciale, ma troppo raffinato.
Nel frattempo, l’attività di Pascali nell’animazione dall’ultimo anno si era diradata: gli avevano proposto di entrare come scenografo alla Rai ma lui rifiutò, essendo uno spirito libero. Andava spesso da Lodolo, per fare ancora animazione, mentre stava organizzando la personale per la Biennale di Venezia, tanto che il cartoonist friulano, lo incoraggiò ad occuparsi unicamente della mostra, visto che il suo nome sarebbe avrebbe raggiunto entro breve livelli di notorietà internazionale.
Ma, proprio all’apice della carriera, mentre alcune sue opere erano in mostra alla Biennale di Venezia, Pino Pascali morì prematuramente a Roma nel 1968 per un grave incidente in motocicletta. La sua tomba si trova nel cimitero di Polignano a Mare.

 

38(Cocco Bill (1965-69) – © Lodolo & Jacovitti)

 

Lodolo & Jacovitti: Cocco Bill

Sandro Lodolo e Benito Jacovitti si erano conosciuti in quanto Jac voleva fare una serie di cartoons pubblicitari sul successo di Cocco Bill. La Lambert commissionò nel ’65 un provino in animazione a Sandro Lodolo, per una pubblicità animata da Niso sul successo di Cocco Bill per L’Eldorado. Il risultato fu eccellente e piacque molto anche a Jacovitti, ma la Lambert preferì affidare a Milano la serie a Nino e Toni Pagot. Sandro Lodolo così non poté più realizzare i caroselli che propose a Jacovitti, realizzando soltanto qualche anno dopo, nel ‘68-’69, sempre con l’animazione di Niso, la pubblicità animata del Diariovitt.

 

39(Titoli di Testa del film Le fate (1966), di L. Salce, M. Monicelli, M. Bolognini, A. Pietrangeli. – © Lodolo & Ramponi)

 

Sandro Lodolo al Cinema: i titoli animati dei film

Sandro Lodolo, oltre a sigle televisive e campagne pubblicitarie, realizzò anche diversi titoli animati per film dal vero, aiutato dall’amico Niso Ramponi, fra i quali:
Le bambole (1964) diretto da Dino Risi. L’introduzione di E venne un uomo (1965), regia di Ermanno Olmi. Le fate (1966), di Luciano Salce, Mario Monicelli, Mauro Bolognini, Antonio Pietrangeli.
Top Crack (1966), regia di Mario L.F. Russo. Vogliamo i colonnelli  (1973), diretto da Mario Monicelli. Il rompiballe (L’emmerdeur) (1973), regia di Edouard Molinaro. E Io tigro tu tigri egli tigra (1978), regia di Renato Pozzetto e Giorgio Capitani.

40(Titoli di Testa del film Il rompiballe (1973), regia di Edouard Molinaro – © Sandro Lodolo)

 

«Oggi le comiche»: Renzo Palmer & Sandro Lodolo

Renzo Palmer, conosciuto qualche anno prima da sul set della prima pubblicità Rai per Saraceni, doveva fare sempre sulla Rai un programma, Oggi le comiche, in omaggio alle comiche del muto di Mack Sennet, e chiamò Sandro Lodolo per la sigla.
La sigla di Lodolo, che rese celebre il programma che andò in onda per un decennio, 1968-77, girato in bianco e nero in un teatro a velocità accelerata, faceva il verso alle vecchie slapstick americane, con il magro Attilio Duse alle prese di un omone in bretelle e paglietta, accompagnato da una musichetta al pianoforte e con divertenti effetti a Passo 1, mentre i due si rincorrono passando sottostantemente i titoli in Truka. La sigla fu fatta inizialmente montando diverse scene delle comiche mute americane, la quale, invece, fu inserita all’interno del programma, nella serie Le teste matte (quella con l’auto che si sfasciava), dove comparivano Harold Lloyd, Snub Pollard o Ben Turpin, abbinata ad una comica di Stanlio e Ollio generalmente sonora; alternati dalla serie Risateavalanga (in orig. MAD MOVIES), che costituiva un’antologia del cinema comico muto, prodotto dalla Global Television Service e presentata da un conduttore, Bob Monkhouse, a cui prestava la voce Renzo Palmer. Ma si preferì, in ultimo, realizzare in Italia una sigla nuova vera e propria, che imitasse le vecchie slapstick americane, e Renzo Palmer propose alla Rai di rivolgersi alle idee geniali della Lodolofilm. Sandro Lodolo, progettò la sigla, e da un’agenzia gli mandarono un caratterista, che fu truccato con sopracciglioni e vestito a bretelle, come nei film del muto. Per l’attore protagonista chiamò Attilio Duse, che già aveva lavorato per degli spot con Lodolo, che interpreta il simpatico comico che, con la pennellessa, dipingeva il titolo del programma.
Un curioso aneddoto è che Oggi le comiche ebbe un tale successo prolungato per un decennio, che ogni anno Attilio Duse andava da Lodolo a domandare se c’era la possibilità di rientrare nelle royalties, quando all’autore fu pagata un tanto al chilo e basta! Un aneddoto divertente che con la moglie Carla veniva rievocato per anni…
Visto il successo immediato, la Rai sempre nel ’68 commissionò a Lodolo altre sigle, quali: Suoni e immagini; Vengo anch’io, con Enzo Jannacci che cantava con la sigla animata da Lodolo a decoupage; Capolavori nascosti; Un’ora per voi; Teatro americano; 7 leghe; Disco verde; 4 stagioni.

 

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44(Oggi le comiche (1968) – © Renzo Palmer & Sandro Lodolo)

 

Sandro Lodolo: «L’uomo sulla Luna»

L’uomo sulla Luna. La Rai commissionò anche, tre giorni prima della messa in onda, a Sandro Lodolo la sigla per un evento planetario: lo sbraco del primo uomo sulla Luna, avvenuto il il 20 luglio 1969, con il primo astronauta  Neil Armstrong, comandante dell’Apollo 11. Essendo da consegnare però in tre giorni, non essendoci il tempo per lo sviluppo e stampa, Lodolo pensò di girarla direttamente su pellicola invertibile con le musiche tratte dall’uccello di fuoco di Stravinsky, e la consegnò. L’emozione fu mondiale, essendo trasmesso l’evento in mondovisione con la sigla di Sandro Lodolo. E fra tutte le sigle, questa fu quella che più gli diede soddisfazione ma, come detto, non avendo i negativi, egli non poté da allora mai più rivederla.
Da questa, Lodolo ebbe molte più committenze dalla Rai, per le sigle dei seguenti programmi dello stesso anno, quali: Mille dischi, Tribuna Politica; Faccia a faccia; Tant’era tanto antico; Teatro italiano; Contro fatica; I fratelli Karamazov; Servizi speciali del Tg; L’ora della verità; A – Zeta; Avventura.

 

45(Rischiatutto (1969) – © Sandro Lodolo & Niso Ramponi)

 

«Rischiatutto»: il sodalizio fra Mike Bongiorno & Sandro Lodolo

«Con Mike Bongiorno non si conoscevano prima del rapporto con Rischiatutto; si sono conosciuti per l’occasione, e si sono molto stimati a vicenda; infatti io mi ricordo di quando c’era la presentazione, Mike Bongiorno è stato l’unico veramente ad essere un signore nei riguardi di mio marito, dicendo sempre: “Ringrazio Lodolo, la sigla di Lodolo”… Infatti con lui fece anche nel ’80 il nuovo quiz, Flash; mentre Scommettiamo? nel ’77 lo fece a Milano con Bozzetto, col cavallino Michele. Poi con Flash Mike Bongiorno ha richiamato Lodolo; poi, dopo finita la collaborazione con la Rai, andò alla Fininvest, con cui non abbiamo mai lavorato».
Nel 1969 Mike Bongiorno, dopo il grande successo del decennio prima con Lascia o Raddoppia?, stava progettando in Rai un nuovo quiz, Rischiatutto (1970), e i dirigenti Rai gli consigliarono una sigla TV a cartoni animati affidandola alla Lodolofilm. Sandro Lodolo, presentò a breve dei provini con uno storyboard della sigla che piacque subito: un omino, ideato da Niso Ramponi, un personaggio ‘rischiatutto’ per il quale le avversità non gliela danno mai vinta, ricominciando e continuando a rischiare… quindi, essendo un combattivo, anche se perde, rischia ancora, un simpatico vincente.
La sigla, da realizzarsi a breve, fu animata da Niso, e nel giro di poche settimane, alla prima della nuovo quiz Rai di Mike Bongiorno fu mandata in onda: il programma, con la relativa sigla di Lodolo, ebbe un successo immediato… Tanto che, nelle edizioni successive, Sandro Lodolo e Niso Ramponi ne realizzarono altre sempre con protagonista lo stesso omino Rischiatutto.
Una delle tante sigle di coda di Rischiatutto era sulla canzone di Peppino Di Capri. Una volta il cantante arrivò a studio da Mike Bongiorno per far ascoltare la ‘vacca’ della canzone, quando Sandro Lodolo spiritosamente gli chiese, «Beh… Com’è venuta?». E il cantante gli rispose: «Col treno!».
Mike Bongiorno fu molto signorile, parlando spesso e volentieri della sigla del suo quiz e, di essa, anche del suo autore Sandro Lodolo. In seguito lo invitò a Milano un paio di volte, ricordandolo sempre pubblicamente nell’équipe Rai del suo Rischiatutto.

 

46(Rischiatutto (1973) – © Mike Bongiorno & Sandro Lodolo)

 

«Gli eroi di cartone» di Sandro Lodolo: la nascita di «SuperGulp! – Fumetti in TV»

E’ lo stesso Sergio Trinchero che riconosce a Sandro Lodolo d’essere l’ideatore del futuro SuperGulp!, non esitando a metterlo nero su bianco e riportandolo anche in inglese nella prestigiosa ‘The World Encyclopedia of Cartoons’: «Agli inizi degli anni Settanta, Lodolo, interpellato da Luciano Pinelli, curatore della trasmissione “Gli eroi di cartone”, elabora un esperimento: la lettura filmata dei fumetti: Con pochi efficaci accorgimenti di animazione (la comparsa di qualche ballon, dissolvenze, zoommate, effetti sonori) “manipola” due strips: “Krazy Kat” e “Little Nemo”. Esperimento che darà i suoi frutti qualche anno dopo, nel serial televisivo “Gulp, i fumetti in TV»(8).
Gli eroi di cartone, era un programma di cartoni animati, ideato con lo storico del cinema d’animazione Gianni Rondolino assieme ad altri due esperti Rai, i futuri scopritori di Goldrake: Sergio Trinchero e Nicoletta Artom, con la conduzione di un giovane Lucio Dalla, che cantava anche la sigla, andando in onda sul Programma Nazionale della Rai  fra il 1970 ed il 1973 nella TV dei Ragazzi.
In realtà Sandro Lodolo aveva realizzato poco dopo la sigla Mille e una Sera, la rubrica televisiva di cartoni animati d’autore, a cura di Mario Accolti Gil con la consulenza sempre di Gianni Rondolino, trasmessa il sabato sera a partire dall’ottobre del 1970, sul Secondo Programma (la futura Rai 2).
Da qui nacquero Gulp! (1972) e il successivo SuperGulp! (1977-79), ideati dal giornalista e allora responsabile del reparto programmi speciali della Rai Giancarlo Governi, per la regia di Guido De Maria. A Sandro Lodolo, però, non venne affidata una parte se non nella terza edizione, realizzando nel 1978 la bellissima serie ad episodi di Tex, girato da Carla Ruta, della quale curò la regia e le trasposizioni dal fumetto, con la musica di Inos Manno. Il doppiaggio era diretto da Emilio Cigoli.

 

47(SuperGulp! – Fumetti in TV (1972-79) – © Rai-TV)

48(Sandro Lodolo con la prima figlia Claudia – 1971)

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51(1970 – Caroselli Strega: Sandro Lodolo con Sylva Koscina – © Lodolofilm)

52(1971-72 – Caroselli Strega con Sylva Koscina – © Lodolofilm)

 

I Caroselli di Sandro Lodolo con Gibba

Sandro Lodolo, inoltre, nel 1970, dopo aver vinto il Carosello d’Oro – Città di Roma, in quel periodo, realizzò anche diversi caroselli di successo dal vero, spesso aiutato da Gibba, in veste di attore, e dal montaggio dell’egiziano Jenny Loutfy. I più famosi rimangono quelli per il liquore Strega.
Nel libro su Carosello di Marco Giusti, il noto critico cinematografico e ideatore di programmi Rai, fra cui Blob e Stracult, prende in esame ciascuno, scrivendo:
«Una delle serie più note dello Strega. Sylva Koscina è la nuova testimonial. Non canta, per fortuna, ma fa buffi dispetti agli uomini. Ad esempio a un pescatore, nella serie del 1970, poi a un signore che sta pitturando la casa, a uno al bar, nella serie del 1971. Sandro Lodolo, regista di animazione, si lancia si lancia nei caroselli dal vero, con buoni risultati. La sua serie è abbastanza fantasiosa […] In questa nuova serie per la Strega, senza Sylva Koscina, ma con una diversa streghetta, un’americana poco nota, certa Karin, Sandro Lodolo chiama come attore anche l’animatore Gibba, autore di uno dei primi cartoon del dopoguerra, “L’ultimo sciuscià”, nei panni di un poveraccio perseguitato dagli scherzi della ragazza. In un episodio del 1972, coi baffoni, Gibba è un fotografo a piazza Navona che finisce in mutande per colpa della streghetta. In un altro Gibba è a Fregene a fare il bagno e lei lo tormenta mentre è insaponato sotto la doccia priva d’acqua. In altri episodi troviuamo diversi personaggi, due camerieri al ristorante, due signori che si stringono la mano. Tutti vittime della streghetta,. Negli episodi del 1973 la streghetta fa scherzi a una coppia. Ad esempio fa il fantasma per spaventarli. Nel 1974 la streghetta appare in episodi meno comicaroli. Si muove tra i cigni di un lago, in un luna park, in una foresta»(9).
Con Gibba, collega e amico, Lodolo realizzò nel ’73 anche un “numero 0”, una proposta dal vero e cartoni animati per l’olio Carapelli. Gibba, doppiato da Gianfranco Bellini, lo si vede nel proprio studio mentre disegna un simpatico omino ovale, animato invece da Niso.

 

53(1972 – Lodolo nel suo studio di Lungt. Flaminio con i disegni per la “TV dei più piccini” – © Lodolofilm – Rai-TV)

 

La «TV dei Ragazzi» RAI di Sandro Lodolo
Dopo la storica sigla del ’70 al parco giochi con l’arrivo del trenino e il palloncino con la scritta: ‘La TV dei Ragazzi’, ne furono fatte altre, straordinarie e indimenticabili, sempre da Sandro Lodolo, fra cui nel ’71 quella con le sagome dei bambini che fanno girotondo allegramente davanti al logo della TV dei Ragazzi; e, nel ’72 quella con le silhouettes animate della motocicletta, arlecchino, il cavallo, i motivi decorativi e la ballerina, i quali si muovono all’interno del cerchio della TV dei Ragazzi, con un finale spettacolare in sovrimpressione. A queste ne seguì – come spesso è ricordata – un’altra col “panda che suona il tamburello”.

 

54((1970-72) – Sigla “TV dei Ragazzi” – © Lodolofilm – Rai-TV)

 

La giornalista e scrittrice Lia Carini Alimandi, su La Settimana TV, dedicò un lungo articolo con tanto di foto sulla realizzazione delle sigle RAI di Sandro Lodolo, in particolare quella nuova, col “panda”, per la TV dei Ragazzi: «Bene. E’ evidente che i piccoli meritano tutta l’attenzione e il rispetto, perché quanto gli riguarda, almeno questa volta, è stato messo persino in buone mani. Infatti, bisogna sapere che per la musica della sigla è stato scomodato un compositore serio serio: Piero Piccioni.
Come mai, hanno deciso di cambiare questa sigla?
“Beh, ogni tanto un rinnovamento ci vuole: la sigla della TV dei Ragazzi è, fra tutte, forse quella che è durata più a lungo. Se non erro, è ancora quella che ha inaugurato la rubrica dei piccoli. Ora si è trovata opportuna una sigla più attuale e, siccome compare tutti i giorni, si è pensato di darle una durata più limitata; in compenso ci sarà un’innovazione: le sigle saranno due: una per i ragazzi e una per i piccoli che sinora non ne hanno avuta”.
E quando andrà in onda la nuova sigla?
“A ottobre. E speriamo che abbia successo, perché non mi nascondo che una parte di rischio c’è, perché dovrebbe piacere più della vecchia sigla e poter far dimenticare la musichetta e le immagini alle quali i ragazzi da tanto tempo i ragazzi sono abituati, e che per loro ha sempre segnato un momento importante: l’interruzione momentanea dello studio o del gioco per un tuffo in un piccolo mondo di svago”.
Vuole essere tanto gentile, signor Lodolo, da mostrarmi alcune sequenze?
“Volentieri – risponde l’animatore, facendosi portare da uno dei collaboratori certi provini su fondo nero. – Vede, ci abbiamo pensato molto su questi soggetti. E’ stata una scelta laboriosa. Ma abbiamo presentato questo qui ed è stato subito accettato. Avevamo prima pensato a un clown, a una foca col pallone, a un soldatino. Poi abbiamo scelto questo animaletto buffo, tenero, carino”.
Buffo e grazioso, davvero. Un panda! Perché proprio il panda? Fino a qualche anno fa, nessuno avrebbe saputo dire il nome di questo simpatico animaletto, che sembra un balocco fatto su misura per rotolare da un divano su un tappeto, ma pesa circa 60 chili. Di panda si conosceva solo l’orsacchiotto di peluche, e orsacchiotto lo abbiamo sempre chiamato. Colpa del nome specifico complicatissimo (Ailuropoda Melanoleuca) per cui nemmeno gli scienziati sanno ancora perfettamente se collocarlo nella famiglia degli orsi o in quella dei procioni o in altra consimile.
Ora, invece, tutti i ragazzi sanno che l’animaletto si chiama panda. Anche perché ha fatto recentemente parlare di sé, quando Cu En-lai ne ha donato a Nixon due che si chiamano Ling-Ling e Hsing-Hsing. I panda, infatti, vivono ancora allo stato selvatico in Cina ma, purtroppo sono in via di estinzione.

 

55((1970-72) – Sigla TV dei Ragazzi – © Lodolofilm – Rai-TV)

56((1972) – Sigla TV dei Ragazzi – © Lodolofilm – Rai-TV)

 

Validissima, quindi, la sua scelta dei panda. Ma come funzionerà la sigla?
“Ecco, su un rullare vivace di tamburo (però il tamburino-giocattolo, in modo che i bambini si trovino subito immersi nell’atmosfera del loro piccolo mondo) appaiono dei cerchi concentrici e delle palline che, sulla musica cantilenante, a guisa di nenia da girotondo, cominceranno a roteare, quindi appare il panda che suona il tamburo e poi un cerchio con la sigla: Per voi bambini”.
“Per quanto riguarda i più grandicelli, una musica impegnata e una sigla grafica elaborata, probabilmente avveniristica. Dico probabilmente – specifica Lodolo – perché è ancora in fase di preparazione. Comunque, la prima immagine che apparirà sarà quella del giroscopio (interpretazione del nostro pianeta) seguirà una piccola moto che eseguirà un ‘giro della morte’ molto stilizzato (simbolo dell’avventura e della poesia). Di nuovo il giroscopio, che chiude la parentesi e presenta, in un cerchio la sigla: TV dei Ragazzi”.
“Come vede – conclude l’animatore – nelle immagini sono sintetizzati tutti gli argomenti – abbastanza importanti – che in Italia di massima vengono messi a fuoco nelle rubriche per ragazzi. Aggiungo che la sigla, anche se la nostra TV è ancora in bianco e nero, è stata realizzata a colori: primo perché sui spera che la sigla possa durare a lungo ed essere valida anche quando avremo il colore, poi perché… nella grafica il colore è di massima importanza”»(11).

 

57(Il Gatto Briscolone – Canzonissima – © Lodolofilm – Rai-TV)

 

La «Canzonissima» di Sandro Lodolo: Il Gatto Briscolone

Nel ’73 la Rai per Canzonissima ’73 chiamò la Lodolofilm per realizzare una sigla animata. Su suggerimento degli ideatori della trasmissione, Stelio Silvestri e Sergio Paolini, Sandro Lodolo ideò per essa il simpatico gatto Briscolone, cantata da Maria Rosaria Omaggio per Anteprima Canzonissima del 1973/1974, o Canzonissima il giorno dopo, presentata la domenica da Pippo Baudo.  La canzone veniva cantata anche il sabato sera da Mita Medici, showgirl del programma assieme a Pippo Baudo. Tale fu il successo del personaggio, un gattone spigoloso in frac dalla lunga coda spelacchiata, che ne fecero a Natale numerosi gadget e peluche venduti nei negozi di giocattoli per bambini. Il personaggio fu ideato e studiato da Lodolo e animato da Roberto Bistoni, l’animatore che subentrò come primo animatore al posto di Niso, con le scenografie di Carla Ruta.

58(Studi per Il Gatto Briscolone – Canzonissima – © Lodolofilm – Rai-TV)

59(Sandro Lodolo, assieme a Roberto Bistoni e Carla Ruta controlla i disegni de Il Gatto Briscolone – Canzonissima – © Lodolofilm – Rai-TV)

60(Sandro Lodolo accanto a Stelio Silvestri e Sergio Paolini, autori di Canzonissima – © Lodolofilm – Rai-TV)

61(Il cast completo di Canzonissima 1973: da sinistra, in piedi: Sergio Paolini, Gaetano Castelli, (scenografo), Sandro Lodolo (inventore del Gatto Briscolone), Maria Rosaria Omaggio, Lucilla Casucci (segretaria di produzione), Enrico Rufini (costumista), Maria Luisa Zaza (assistente alla regia). Seduti: Franco Estili (coreografo), Pippo Caruso (maestro di musica), Pippo Baudo, Mita Medici, Stelio Silvestri, Romolo Siena (regista) e Gigi Bonori (delegato alla produzione))

 

Pirulì: il «cuore» di Sandro Lodolo per Sandra & Raimondo

Nel ’74, invece, venne affidata a Lodolo una nuova sigla per il nuovo varietà Rai di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, Tante Scuse, col remake dell’anno successivo (di nuovo) Tante Scuse, per il quale Sandro Lodolo chiamò nuovamente esternamente a collaborare Niso, come ai tempi del Rischiatutto, per il quale ideò il simpatico cuoricino antropomorfo di Pirulì, mascotte della canzone Piru Pirulì, realizzando un’eccezionale sigla, piena di estro e brio, nella quale, il personaggio animato da Niso Ramponi interagisce con Sandra Mondaini; sigla girata prima dal vero e ripresa nuovamente in doppia impressione coi mascherini in Stop Animation, mentre cantava l’omonima canzone della sigla. Anche il character di Pirulì ebbe un buon merchandising, essendo stati realizzati numerosi esemplari distribuiti nei negozi di giochi.

 

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65(Sigla Tante Scuse (1974) – © Lodolofilm – Rai-TV)

66(1980 – Taverna di casa Lodolo con i suoi amici d’infanzia di Via Carlo Mirabello)

 

«Il re di denari»: la leggenda di «Via Carlo Mirabello»

La comitiva dei quaranta amici conosciuti in Via Carlo Mirabello dal ’37 nel frattempo non si erano più lasciati: per più di settant’anni Sandro Lodolo e gli altri si sono sempre incontrati, ogni settimana di tutti gli anni, il venerdì sera andando a cena fuori, a giocare a carte e al biliardo, in ferie insieme il 16 agosto per dieci giorni, a pesca, ecc…; si facevano scherzi insieme, un po’ come il film Amici miei, di cui Lodolo ebbe ispirazione nel ’75 per farci un film intitolato Il re di denari, scrivendo la sceneggiatura assieme agli amici Roberto Leoni e Franco Bucceri, portato alla Cineritz.
E c’era un produttore, il marchese Antonio Gerini, all’epoca marito dell’attrice Paola Quattrini, i quali vennero anche a cena a casa Lodolo, per parlare della produzione che dovevano farla in Spagna, ma in seguito alla crisi del petrolio avvenuta nel ’73 che coinvolse sia l’Italia sia la Spagna, la produzione non partì…
Sempre nel 1975, inoltre, Sandro Lodolo illustrò il libro di Leo Chiosso, intitolato Favolette da sera.

 

67(Leo Chiosso – Favolette da sera (1975) – © Sandro Lodolo)

 

Gli anni ’70 di Sandro Lodolo

Come detto, in due decenni, Sandro Lodolo era diventato uno dei massimi realizzatori della Rai-TV, producendo praticamente tutte le più innovative sigle della Televisione Italiana.
Fra queste, del 1970 sono: Le professioni; Capolavori nascosti; Isole resistenti; Mare aperto. Aria di montagna; Scuola aperta; Film per la TV; Fotostorie; L’approdo; T.V.M; I persuasori animati; Colazione allo studio 7. Del 1971: Realtà e fantasia; Il Processo; Europa America; Speciale T.V.M.; L’Avventura. Del 1972: Io sottoscritto; Natale a Roma; Boomerang. Del 1973: Dossier; Breack Sacis. Del 1974: Enciclopedia della natura; Urlu Burlù; A come Agricoltura; Una lingua per tutti. Del 1975: Avventura; Tanto piacere; Spazio; La luna nel pozzo; A tavola alle 7. Del 1976: Fernandel; Ci divertiamo; Protagonisti della scala. Del 1977 Cordialmente dall’Italia; Il Borsacchiotto; Scuola aperta; Un’ora per Voi; Tabù; Spazio Libero; TG1.
Inoltre Lodolo continuò con altri caroselli, fra cui, Un colpo per tre o Lampo, Bomba e Parbleu (1972), per i Supermangimi Petrini della Lambert, animati da Roberto Pistoni e Carla Lodolo, la quale realizzò anche le scenografie. E, pochi anni dopo, i caroselli sempre per la Lambert, con l’attore Mimmo Poli, per l’Enalotto (1976). E con Pippo Baudo, che, fra vari giochi complicati da fare, ne presentò uno semplice: l’Enalotto.
Nel ’77 Sandro Lodolo si separò dalla prima moglie, ed in seguito sposò Carla Ruta, con la quale ebbe nell’82 il secondo figlio, Francesco.

Ancora, del 1978: Vieni e vai; Attore solista; Profumo di classe; 9 casi per l’Ispettore Derrick; Un uomo importante. Del 1979: L’ultima scena; la sigla di coda di Marty Feldman; Arizona Kassidy. Del 1980: James Cagney; Variety; Il gioco degli inganni; Ingrid Bergman; Italia in diretta; La grande parata; Le filastrocche; 3 short con Raffaella Carrà per Caraffa; e la sigla di testa e coda per il nuovo programma di Mike Bongiorno Flash.

 

68(Tg2 (1976) – © Sandro Lodolo & Piero Gratton – Rai-TV)

 

Il «Tg2» di Sandro Lodolo & Piero Gratton

Il Secondo Programma Rai (in seguito Rete 2, oggi Rai 2), per il neonato Tg2, chiede al loro grafico Piero Gratton di realizzarne il marchio. E nel 1976, la Rai manda in onda la sigla del Tg2, in collaborazione con Piero Gratton, amico di Sandro, per il quale Lodolo anima, alla maniera della modulistica delle sue sigle, il logo bianco con le bande rosse, arancioni e gialle del Tg2.

 

69(Odeon (1976) – © Sandro Lodolo & Piero Gratton – Rai-TV)

 

Un «Odeon» per Sandro Lodolo

Nel 1976, Sandro Lodolo realizzò una delle sigle che ebbe maggior successo sul Secondo Programma (la futura Rai 2), per il programma Odeon, con logo ideato da Piero Gratton, un rotocalco inserito tra le rubriche del neonato Tg2, ideato da due tra i giornalisti più apprezzati della Rai, Brando Giordani ed Emilio Ravel.

 

70(Dusty (1977) – © Lodolo & Geesink – Rai-TV)

 

«Dusty»: gli spot RAI di Sandro Lodolo & Joop Geesink

La Sacis, concessionaria Rai per la Dollywood, commissionò alla Lodolofilm una serie di 50 spot animati a sfondo ecologico sul canguro Dusty (1977), trasmessi sulla Rete 2, a colori, per diverse volte al giorno, in due cicli di quattro mesi ciascuno. Per i 50 spot animati, Sandro Lodolo ricorse ancora a Niso Ramponi, che glieli realizzò in breve tempo, assieme ad altri da Roberto Bistoni. Dusty, creato da Joop Geesink, era un canguro ecologico alle prese con il lupo Noisy, il gatto Dirty e il maiale Stinky.
DUSTY, ebbe un grande successo di merchandising, con gadget, libri e giocattoli, uscendo anche a fumetti edito dell’EPIERRE realizzati dallo studio Bierreci (Bottaro-Rebuffi-Chendi) con la collaborazione di Tiberio Colantuoni.

71(Tg1 (1977) – © Sandro Lodolo – Rai-TV)

 

Il «Tg1» di Sandro Lodolo

Nel 1977 è l’anno di Lodolo: la Rai gli commissionò nientemeno che la sigla del Tg1. Ovviamente non poté spaziare troppo, dovendosi attenere ai clichés del logo del telegiornale, creando una nuova sigla, che somiglia per caso al logo di TV7, con tutti i quadratini che, in carrello, emergono in animazione, col marchio, in Truka, del Tg1: tutti gli italiani poterono apprezzare nel Tg nazionale delle ore 20 la bravura di quel giovane grafico che iniziò vent’anni prima proprio allo stesso telegiornale nazionale Rai.

 

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73(Sigla di testa di Domenica in con Massimo Lodolo (1977) – © Sandro Lodolo – Rai-TV)

 

La «Domenica in» di Corrado & Lodolo

La Rai, con Corrado Mantoni, commissionò alla Lodolofilm ben due sigle, d’apertura e chiusura, per il contenitore domenicale di Rai 1 Domenica in del 1977/78. Sandro Lodolo era andato in Rai per presentare l’idea, da realizzarsi in fretta, a Corrado e ai dirigenti che gli diedero carta bianca; così realizzò la sigla di testa, dal vero, quella col manone col dito di compensato, dietro al quale c’era il nipote, il doppiatore Massimo Lodolo (che già aveva partecipato da bambino ad alcuni spot pubblicitari diretti dallo zio), il quale andava in giro per tutta Roma.
Come ancora la sigla di chiusura, realizzata in animazione tradizionale, a pastelli a cera su rhodoid, visti i tempi di consegna abbastanza veloci, 10-15 giorni, con l’idea di Sandro e i suoi collaboratori, con la parte dal vero cantata dalla giovanissima showgirl Patrizia Giugno, presentatrice bresciana scomparsa pochi mesi dopo la stagione televisiva, la quale sostituì Dora Moroni, che tornò nelle ultime puntate, poco prima dell’incidente con Corrado rimanendo in coma.

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78(Sigla di coda di Domenica in con Patrizia Giugno (1977) – © Sandro Lodolo – Rai-TV)

 

«Buonasera con…» Sandro Lodolo

Buonasera con… era una trasmissione televisiva preserale trasmessa dalla Rete 2 dal 1977 al 1982. Il programma era presentato da un conduttore che cambiava ogni mese, in genere un noto personaggio dello spettacolo, che presentava serie di cartoni animati e telefilm.
Sandro Lodolo realizzò anche diverse sigle per Buonasera con… 1979, fra le quali, sono da ricordare: Paperita, brano cantato da Rita Pavone dedicato al mondo dell’infanzia e sigla del programma Buonasera con… Rita al circo; e Buonasera con… Alberto Lupo, entrambe del 1979.

 

79(Roma 1978 – Sandro Lodolo durante le riprese del tlc. Enalotto – © Lodolo – Rai-TV)

 

Sandro Lodolo con Paolini & Silvestri

La vedova e il piedipiatti era un telefilm a puntate trasmesso dal primo canale RAI per sei episodi in bianco e nero, durante l’estate del 1979.
Gli amici sceneggiatori, Stelio Silvestri e Sergio Paolini, conosciuti anni prima sul set di Canzonissima ’73, suggerirono al regista Mario Landi la commissione alla Lodolofilm per la sigla delle avventure giallo-rosa con Ave Ninchi.
La sigla dal vero di Sandro Lodolo è giocata su primi piani e dettagli: un uomo coi guanti, valigetta ventiquattrore, le gambe e le scarpe di lui che cammina, quando viene seguito da una donna, Carla Ruta, nascosta dentro un barile di petrolio… che in quel periodo fece per molto tempo da “tavolo” porta telefono alla Lodolofilm.

 

80(Sigla de La vedova e il piedipiatti  – © Lodolo – Rai-TV)

 

Sandro Lodolo con Franco Franchi: «Un uomo da ridere»

Nel 1980 la Rai chiamò ancora una volta Sandro Lodolo per la realizzazione di una sigla animata di una miniserie televisiva diretta da Lucio Fulci con protagonista Franco Franchi, Un uomo da ridere. La sigla, girata a Passo 1, nella quale l’attore comico interagisce con strani e simpatici personaggi squadrati ricavati da grossi moduli tridimensionali di cartoni colorati, con occhi formati da biglie o dadi, molto in stile Lodolo, venne realizzata in un teatro dove facevano pubblicità, l’RPA (Registi Pubblicitari Associati), di Alfredo Angeli.

 

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83(Sigla di Un uomo da ridere – © Lodolo – Rai-TV)

84(Flash – © Lodolo – Rai-TV)

 

Un «Flash» di Sandro Lodolo per Mike Bongiorno

Mike Bongiorno, dopo il successo di Rischiatutto, chiamò nuovamente Sandro Lodolo per il suo nuovo quiz Rai, intitolato Flash. I tempi però stavano cambiando, non più l’omino a cartoon animato da Niso Ramponi, ma una sigla decisamente più modulistica, senza personaggi animati, che ricordava le più recenti quali Odeon e il Tg1. Il programma, dopo il clamoroso flop dell’anno prima col remake di Lascia o raddoppia?, ebbe comunque un notevole successo, ma pochi mesi dopo Mike Bongiorno passò definitivamente alle reti di Berlusconi, precisamente a Canale 10 (in seguito Canale 5), e Lodolo non ebbe mai occasione di lavorare in Mediaset, continuando la sua attività per la Rai.

 

85(Dicembre 1983 – Lodolo dopo aver costruito un pupazzo totem da bruciare alla fine dell’anno)

86(Lodolo in vacanza con il figlio Francesco: al mare nel 1985, a Venezia nel 1990)

 

Ciao Sandro Lodolo!

Nel frattempo Sandro Lodolo continuò per tutti gli anni ’80 fino alla prima parte degli anni ’90 a realizzare sigle per programmi Rai.
Nel 1984, per il documentario per la Cassa di Risparmio vinse l’Hollywood International Broadcasting Award.
E, negli anni ’80 Lodolo iniziò una lunga collaborazione col DSE Rai (Dipartimento Scuola Educazione), realizzando una serie di 8 puntate sull’umorismo; una serie di 6 puntate sul cuore; una serie di 8 puntate sulla nascita dell’alfabeto.
Del 1981: Siglette Sacis; Domenicalmente; Chiave di lettura; Movie movie; I giorni della Storia; Spencer Tracy; Bis; Super Poliziotto. Del 1982: Attore Solista; La parola e l’immagine; Lo scatolone; Sentimento di donna; Segni del tempo; Stanlio e Ollio; Giallo sera con Renzo Palmer. Del 1983: Psyco; Così è la vita. Del 1984-85: Sereno variabile; Due e simpatia; Mostra del cinema; Che fai mangi 2; Lo schermo e le idee; Best Sellers. Del 1986: Tutto Totò; Filo diretto; Umorismo è (8 puntate); Il cuore (5 puntate). Del 1987: La nascita dell’alfabeto (8 puntate). Del 1988: Scacco alla Regina; Viaggio in Italia. Del 1989: Giro d’Italia; Sigla Sacis. Del 1990: Piccole e grandi storie; La volpe in TV. Del 1991: Giorno di festa; Così è la vita. Del 1993: L’ecran Mutant.
Nel 1989 al 4° Funny Film Festival a Boario Terme ricevette il Premio per la sua sigla.
Nel 1990 Sandro Lodolo rielaborò con eleganti collages i vecchi personaggi di Intermezzo, ideati con Pascali, I Posteros, quali protagonisti di una nuova serie intitolata Il pianeta acqua, un pilot della durata di 7 minuti, i quali, da un viaggio spaziale su un’aeronave tornano sulla Terra trovando tutta acqua.

 

87(1992 – Lodolo nel suo Studio di Lungotevere Flaminio)

 

Nel 1992 vinse il 1º Premio per miglior film d’animazione al Festival Internazionale di Losanna con il documentario per l’Enel, Il punto, realizzato a Passo 1 coi granelli di caffè, filmati per le scuole per interessare i ragazzi al risparmio di energia, 8 filmati da 10’ l’uno, della serie Electric Cartoons, scritti dallo stesso Lodolo in sonetti e realizzati con una speciale tecnica dei fondi di caffè. tradotto in quattro lingue, italiano, francese, inglese e russo, in versi, doppiato da Ferruccio Amendola.
Nel 1992, in occasione del 500º anniversario della scoperta dell’America, Lodolo scrive e produce il film La grande scoperta, realizzato in animazione con la tecnica a Passo 1 sempre utilizzando il caffè macinato, trasmesso su Rai Tre a Natale.
Nel 1994 un manager dell’Agip, amico di Lello Fantasia che lavorava nello studio a Lungotevere, propose questa collaborazione a Sandro Lodolo per un documentario, dal vero e in cartone animato, dal titolo Petro, Gas e Fantasia; un filmato divulgativo per le scuole medie sulla nascita del petrolio, con la storia di un bambino, interpretato dal figlio di nove anni, Francesco, il quale, dovendo fare una ricerca sul gas, gli si presenta un personaggio animato. L’abbinamento dal vero con l’animazione venne stavolta fatto al computer, e Lodolo vinse il 1° Premio alla Confindustria sia a Roma che anche al Festival Internazionale Biarritz in Francia.
Francesco Lodolo, inoltre, appena bambino, partecipò a diversi spot, lavorando assieme a Massimo Dapporto, nella serie televisiva Amico mio (1993); nel film Anche i commercialisti hanno un anima (1994), con Renato Pozzetto, e il primo Il maresciallo Rocca (1996), con Gigi Proietti; con Raffaella Carrà nella miniserie TV, Mamma per caso (1997).
Nella sua lunga attività professionale Sandro Lodolo ha ottenuto numerosi premi nazionali ed internazionali (Venezia, Trieste, Cannes, Roma, Boario) ed il prestigioso International Broadcasting Award (premio per il miglior spot del mondo) ad Hollywood nel 1984 con il film per la Cassa di Risparmio di Roma.
Seguì la pubblicità per la SNAM (ENI Group) per il Metano (1995), su disegni dell’illustratore belga Jean Michel Folon, il quale, essendo impossibilitato a farlo, la proposero alla Lodolofilm. Carla Ruta fece un provino, in quanto lui usava l’aerografo, mentre lei lo realizzò completamente da sola tutto a pastello, anche con carte ritagliate e sovrapposizioni, tanto che ebbe l’approvazione dello stesso Folon.

 

88(2001 – Carla Rita: Catalogo Mostra punti di vista)

 

La Lodolofilm, fondata nel ’65 era durata ben trent’anni, e per il cambio di tecnologia, dal tradizionale al digitale, aveva di molto ridotto il personale del suo bellissimo studio a Lungotevere Flaminio: c’erano i suoi fedelissimi: la sua moglie-manager Carla Ruta, Gianfranco Modestini suo operatore di fiducia alla Verticale Cinematografica, dal ’56 fino al ‘92, già alunno come operatore al CIAC, oltre a qualche collaboratore. Ma Sandro Lodolo si era stufato. Egli preferì chiudere l’attività nella seconda metà degli anni ’90 e ritirarsi a vivere con la famiglia nella sua villetta a Riano Flaminio, per dedicarsi alla pittura, una forma d’espressione che lui definì il Tubismo, assieme alla moglie Carla Ruta, la quale si dedicò alla pittura divisionista, facendo entrambi diverse mostre. Quando, nel ’97, Sandro Lodolo si ritirò nella sua comoda casa di campagna, finalmente ebbe occasione di giocare al “tubismo”: il capo struttura, il cliente, il target il prodotto, ecc, non c’erano più!! Ora era libero di creare opere dalle quali traspariva evidente tutto il mondo di scanzonata ironia, gioco, fantasia: il (tobeornottobe), scelto come “slogan” del suo fantasioso gioco tubista.
Invecchiando, Lodolo mantenne sempre quella simpatia e quel brio, anche incoraggiando le nuove generazioni di animatori. Sandro Lodolo è scomparso dopo una breve malattia, l’8 settembre 2009, nello stesso giorno in cui è morto il suo amico Mike Bongiorno.

Mario Verger

 

90(2006 – Sandro Lodolo nel suo giardino. Opera di Sandro Lodolo fotografata nella sua casa)

 

Intervista su Radiodue Rai a Sandro Lodolo

 

Su Radiodue nel 1993, il programma Dedalo – Percorsi d’Arte, dedicò una memorabile intervista all’arte di Sandro Lodolo.
La signora Carla Ruta Lodolo nel 2010 ci inviò un CD in allegato, del quale trascriviamo l’intera intervista, lasciandola in ricordo così com’è:

«Questa settimana, Dedalo vi propone la figura di uno dei più eclettici sperimentatori di grafica e di animazione: Sandro Lodolo, disegnatore, regista di noti spot pubblicitari e, negli anni passati di noti caroselli, soprattutto, però, disegnatore di cartoni animati e inventore di sigle per trasmissioni televisive di grandissimo successo, fra cui le sigle di Rischiatutto, di TV7, di Domenica In, e con la particolarissima grafica che le rendeva inconfondibili, oppure i caroselli degli anni ’60, della Cirio, dell’Algida, e via dicendo… La creatività di Lodolo è stata affiancata per molto tempo dalla presenza di un altro grande innovatore della grafica, della rappresentazione artistica in tutte le sue forme, si tratta di Pino Pascali, scomparso tragicamente sul finire degli anni ’60, le cui opere sono oggetto di studio dei più prestigiosi critici del mondo. Sandro Lodolo continua la sua attività di ‘pupazzettaro’, come lui stesso si definisce, nel suo studio sul Lungotevere Flaminio, a Roma, dove Carlo Posio è andato a trovarlo. Con lui ha anche rievocato la figura di Pino Pascali. Ascoltiamo questa intervista»:

lo speaker radiofonico lo intervista:
«Il cartone animato è, da bambino, nel mio caso, quando ho visto i cartoni animati classici di Walt Disney, e che ovviamente mi sono innamorato di questo mondo straordinario, e da allora ho avuto la speranza di raggiungere qualche cosa in quella direzione… Purtroppo in Italia non esisteva una scuola in quel tempo, per cui mi sono io un po’ inventato la tecnica, nel senso che l’ho scoperta da solo, insieme ad altri amici, a un gruppo che abbiamo formato in quel periodo lì, e abbiamo così raggiunto una certa conoscenza, una certa tecnica, perfezionando poi via via la conoscenza della tecnica stessa».

Ma quando un cartoonist italiano, si trova a dover entrare in concorrenza, per forza di cose, con il mercato americano che è molto più ampio, ha una tradizione nel tempo molto più lontana che non la nostra, quali sono le difficoltà che trova un italiano quando si deve scontrare con il mercato straniero che è più conosciuto del nostro?

«Ecco lì muore… Cioè non abbiamo, non c’è possibilità di avere una presenza, una concorrenza, perché ovviamente gli americani o anche altri paesi, cioè in Italia questa presenza è stata limitata forse nel periodo degli anni ’60 quando esistevano i caroselli, perché in Italia ci sono stati senz’altro dei bravi, e ci sono ancora, dei bravi cartoonisti che potrebbero creare, ma è una zona secondo me abbastanza trascurata, non c’è produzione in sostanza, c’è assai poco… giusto qualche presenza così nel mondo della pubblicità dove c’è una richiesta specifica eccetera, al tempo di Carosello ovviamente c’era maggiore presenza che io mi ricordo ovviamente con una certa chiarezza, perché ovviamente li ho vissuti uno per uno, e molti della mia età ricordano soltanto anche con una certa nostalgia, perché era proprio il cartone dei bravi italiani che vincevano a Cannes premi internazionali al livello internazionale, hanno vinto sempre, i vari Gavioli, i vari Pagot, i vari Bozzetto, anche noi abbiamo vinto a Cannes, hai capito, a quel tempo…».

Tu hai fatto tanti caroselli, citiamone qualcuno…

«Vabbé i più famosi non sono i nostri, sono più quelli dei Gavioli, ecc, perché noi abbiamo fatto in particolare Algida, facevamo Marga, facevamo Ferrovie dello Stato, facevamo Cirio, e così via…».

Senti Sandro, il campo degli audiovisivi negli anni ’60 era un terreno ancora vergine, che atmosfera si respirava tra voi che operavate nel settore, un’atmosfera di ricerca continua…

«Esatto, c’era un po’ una specie di gara tra le ditte concorrenti. Una specie di gara per chi si inventava qualcosa di più originale, di più trovato, e così via. A quel tempo c’era un discorso fatto un po’ a braccio, ecc, certo non era facile convincere i clienti, però si parlava sempre di clienti di grosso calibro, Algida, Cirio, insomma case di produzione abbastanza consistenti, per cui, insomma, ovviamente, non c’era proprio il padrone che la pensava in un certo modo, c’era un certo colloquio, un certo dialogo serviva, e quindi si riusciva quasi sempre a raggiungere quello che si voleva…. E appunto io, in quel periodo lì, ho avuto l’occasione, la fortuna di conoscere Pascali, Pino Pascali, che ha lavorato insieme a me, per un lungo periodo, per un decennio quasi, e insieme abbiamo fatto delle cose interessanti che molto spesso avveniva, come avvenivano delle cose strane, perché la nostra ricerca, il nostro sforzo di raggiungere delle cose originali molto spesso erano controproducenti, in quanto il cliente contestava il lavoro, perché giustamente diceva: “No, questo prodotto qui non vende come dovrebbe vendere” perché Pascali, in particolare, era un personaggio che se ne andava oltre… Ma sempre un compromesso c’era, capito? Perché se si andava appresso a Pascali… faceva cose inaudite… Poi io parlo del target a cui era diretto questo messaggio, questa immagine, capito? E tant’è vero che le cose che ha fatto Pascali, che abbiamo fatto insieme, oggi sono riconosciute come opere d’arte, in quanto un artista che ha fatto quelle cose e, attualmente, a giorni ci sarà l’inaugurazione a Venezia, in cui sono raccolti tanti caroselli che abbiamo recuperato, insieme a Marco Giusti, i caroselli datati degli anni ’60, e tanti pezzi, tanti schizzi, studi di Pascali che abbiamo corredato questo padiglione in occasione di questa manifestazione culturale che è condotta da Bonito Oliva».

Tu hai fatto moltissima televisione, perlomeno sei stato conosciuto al grosso pubblico proprio i tuoi lavori televisivi, le sigle e in pubblicità ma in particolar modo le sigle, citiamo quella del Rischiatutto, del ’69 se non mi sbaglio, che era un logo anche, c’era un personaggio che era stato disegnato per il programma, ma tanti altri programmi hanno avuto un logo disegnato da te, da Sandro Lodolo, e venivi riportato nei titoli di coda anche come un fatto di prestigio. La televisione che possibilità aveva, negli anni ’60, quando si cominciava con questa tendenza al logo?

«La televisione si affidava a noi che abbiamo fatto le prime cose con un certo risultato, a me in particolare, proprio come persona diretta. E, quindi, io avevo una certa fiducia, perché io iniziai nel 1957 con Garinei e Giovannini per Canzonissima. E poi via via il dado di Sapere, e poi i TV7 e così via. Ovviamente uno cresce, s’afferma, che poi, oltretutto, sembrava che queste sigle portassero fortuna alle trasmissioni, perché andavano bene.. Ci sono trasmissioni che andavano in onda per 6/7 anni di seguito… Quindi, ovviamente, ti davano fiducia, anche perché noi portavamo sempre una cosa studiata e fatta su misura per quella determinata trasmissione…. Cioè, l’impronta di TV7 è una e basta, e così via per Rischiatutto, così per Sapere, così per Domenica In, e così via…».

«TV7 era la prima, grazie al regista, perché io quando portai lo storyboard portai il progetto mi guardarono un po’ così, con un certo sospetto… Invece Silvì, la regista di quel tempo lì mi dette fiducia e mi disse: “Si, fallo, fallo, che questo è interessante”. Ma lì c’era un messaggio in qualche modo, perché c’era questa linea che partiva con un messaggio morse, era “TV7”, che io avevo fatto tra l’altro anche il marconista, quindi trasmetteva TV7, il telegrafo, e queste linee erano: “linea punto linea punto”; era come un messaggio telegrafico che prendeva vita, poi dalla vita poi alla musica, che calzava, quella musica famosa, e quindi queste linee organizzavano questo marchio TV7 molto essenziale, studiato da Pascali che è perfetto, secondo me era una cosa deliziosa…».

Come lavora Sandro Lodolo su un cartone animato… Ha un’équipe che realizza l’animazione? Chi di animatore, o preferisce mettere molto di suo?

«Io preferisco lavorare del mio e basta perché oggi, naturalmente quando facevamo una serie di caroselli che erano dodici, capito, moltiplicato per due minuti, veniva fuori una produzione importante, allora c’era tutta un’équipe che si muoveva come una catena di montaggio. Oggi, invece, dobbiamo fare quindici secondi, preferisco farli quasi tutti da solo, insomma, capito, perché oggi si fanno gli spot da trenta secondi, non è più la produzione di una volta, capito? E, a proposito di ideazioni, lo voglio dire, perché è una cosa che ho fatto con una certa passione e ce l’ho quasi nel cassetto: l’anno scorso, nel ’92, ho messo insieme una storia, in occasione della ricorrenza della scoperta dell’America, da Novello Pascarella, ho scritto un testo a sonetti per un quarto d’ora di tempo e ho raccontato la mia scoperta dell’America. E così l’ho fatto, interamente realizzato utilizzando il caffè macinato. E con il caffè macinato ho costruito delle forme, dei disegni, ecc, ecc, tutto animato per tutto il tempo, e questo pezzo me l’ha comprato la Rai Tre e l’ha trasmesso giusto a Natale nel ’92, se no rimaneva lì».

Qual è il rapporto tra musica e immagine per Sandro Lodolo?

«Secondo me, dev’essere una fusione, un’armonia completa, cioè io in genere penso a un’idea, poi cerco la musica; poi sulla musica porto la mia idea, in maniera che più si fonde, più diventa una sola meglio è, musica e suono, immagine e suono, voglio dire, una cosa armonica, ecco; che poi la musica aiuta moltissimo, la musica ovviamente è una base importante: una bella colonna, ecc, è quella che poi su quella idea sviluppi poi, gli dai quei ritmi giusti, gli accostamenti, quando sono naturalmente felici, che riescono bene, viene bene».

C’è un progetto nel cassetto che non hai mai potuto realizzare per vari motivi? Una cosa che ti sarebbe tanto piaciuto fare, ma che, o per motivi di costo, o di tempo, o perché sapevi che non aveva mercato, non hai potuto fare?

«Si, ce n’è uno in particolare; io stavo studiando per Pascali dei personaggi che abbiamo proposto a tutti i clienti che ci sono capitati: si chiamavano I Killer. I Killer e Al Cafone. E’ una cosa interessantissima e abbiamo perfino girato un pezzetto come se fosse un prossimamente qui. E su quello dovevamo sviluppare, poi questa proposta l’abbiamo portata alla Cineritz, l’abbiamo portata in tantissimi posti ma è rimasta nel cassetto: I Killer. Questi personaggi studiati da Pascali che sono una cosa deliziosa. Nato per l’Algida, poi l’Algida non l’accettò e capitò dappertutto, mi sembra da Pirelli e l’abbiamo proposta a tantissimi clienti ovviamente per fare questi caroselli; poi abbiamo addirittura sviluppato questo breve filmato che dura un paio di minuti come si diceva un prossimamente, in cui presentavo i personaggi, doppiati da Elio Pandolfi con maestria, ecc, che sono divertentissimi, potevamo sviluppare questo film, ovviamente scrivendo una sceneggiatura adeguata, mettere insieme una cosa interessante; sarebbe stato un sogno, una cosa deliziosa, anche senza la presenza di Pascali, perché avremmo il materiale sufficiente per poter sviluppare poi tutta la qualità grafica, il gusto, il sapore e lo spirito della cosa. No, no dicevo che la proposta non è commerciale. Alla Cineriz portai questa proposta così e l’hanno presa in considerazione, poi alla fine hanno detto: “Si, ma non è commerciale”. “Ma, secondo me, voi siete la Cineritz, fatelo, anche se non è un film di cassetta: che vi frega! No, fate un film che potrebbe all’estero trovare anche un mercato… Ma che ne so, loro non vedevano la cosa, e sai, vai a tentativi… Noi ‘pupazzettari’ non possiamo fare nessuno sciopero, perché se facciamo sciopero nessuno si preoccupa, ha capito? Mi dispiace, non mettiamo in crisi nessuno…».

In realtà, a parte il ‘pupazzettaro’, tu come ti definiresti, qual è la definizione per Sandro Lodolo, cui ti senti più vicina?

«Eh io, secondo il caso… In questo momento mi sento più il ‘pupazzettaro’. Ogni tanto, mi prende il raptus e mi sento un po’ artista, perché poi, nei giochi, faccio delle cose come le opere tubiste, faccio del tubismo, che è un discorso che parte dal tubismo, faccio delle cose assurde. Oppure, secondo il caso, alla fine mi sento un po’ di tutto un po’, insomma, uno che c’ha abbastanza mestiere, non è che mi posso definire quello o quell’altro… Non lo so lo lascio decidere agli altri…».

Il personaggio della sigla del Rischiatutto, che tu hai disegnato qualche anno fa, che tipo è? Non ha l’aria di essere un pensatore…

«Lui, però, è uno che rischia più che altro, il personaggio Infatti lui nasce subito con tutto il naso masticato, perché uno che rischia non fa altro che sbattere… Quindi, noi lo vediamo sul fotogramma che scorre evitando titoli se no lo colpiscono, però è uno che comunque rischia: è un rischiatutto, non è mai vinta, va ancora avanti a cioè ne abbiamo parlato su questo criterio qui, cioè del discorso di “rischiare tutto”… Poi ovviamente introduce il gioco a quiz, ma lui si attacca alla ‘o’ della gioco per rischiare, e poi, tac… il personaggio è uno combattivo… Anche un vincente, anche se non ha mai vinto, è sempre un vincente, come me!…» (11).

 

Note:

1) La Tribuna Illustrata (TI/020) Anno XLV – N. 6 – 7 febbraio 1937 – Anno XV – Il Duce e suo figlio Romano Mussolini fra le nevi del Terminillo e il colonnello Lodolo paracadutista su Gimma

2) Incantesimo (The Eddy Duchin Story), regia di George Sidney (1956)

3) Claudia Lodolo, 32 anni di vita circa Pino Pascali raccontato da amici e collaboratori, Carlo Cambi Editore, p. 8

4) Claudia Lodolo, Ibidem, p. 10

5) Francesco Maurizio Guido, GIBBA: Diario – Un uomo di grande insuccesso, Assessorato della Cultura e Turismo città di Alassio, aprile 2008, pp. 128-129

6) Claudia Lodolo, Ibidem, pp. 89-91

7) Cesare Nicola Buffa Attanasi, figlio di Antonio Attanasi, altro importante pioniere del cinema d’animazione italiano, che all’epoca lavorava con Gibba e Niso Ramponi

8) Sergio Trinchero: Le Sigle di Lodolo, 1978, p. 279; Trad. in: The World Encyclopedia of Cartoons, by Maurice Horn (ed.) With Bill Blackbeard; Stanley Appelbaum; Richard Calhoun; Jared Cook; B Crouch; Denis Gifford; R Marschall; Maria-Grazia Perini; Jukka Rislakki; Carlo Scaringi; Jorgen Sonnergaard; Sergio Trinchero; Jose Muntanola; Augusto Magalhaes; N.Y.: Chelsea House, 1978

9) Marco Giusti, Il grande libro di Carosello, Sperling & Kupfer Editori, 1995, pag. 38

10) Lia Alimandi: Ritorno delle vacanze al suono del panda-tamburino. L’orsacchiotto è diventato popolare solo di recente: Nixon ne ha avuto uno in dono da Ciu En-lai – Sarà anche la prima sigla per bambini – I ragazzi più grandicelli ne avranno un’altra – A colloquio con l’“inventore” Lodolo, in: La Settimana TV, pag. 28, 1972

11) Dedalo – Percorsi d’Arte, con Carlo Posio e Rita Rocca. Un programma di Piersilverio Pozzi, collaborazione di Emanuele Luzi, organizzazione di Carla Giordani, regia di Giuseppe Vota, Radiodue, 1993

Mario Verger

 

 

Sandro Lodolo – Pino Pascali

Filmografia

Dieci anni di collaborazione con Pino Pascali che lavorava nello studio di Sandro Lodolo come scenografo, grafico, fotografo, disegnatore.
Dal 1958 al 1968 (anno della sua morte).
Elenco dei programmi a cui ha collaborato Pascali:
1958 Autoservizi Maggiore (film colore)
1959 Confezioni Monti (spot TV 30’’)
Caroselli Algida (Pippo e il nonno scenografie)
1960-61 Totocalcio
Amadis (film colore)
FF.SS. Che posizione (film colore)
Algida Caroselli (Salvator el Matador del Televisor)
Sigla TV (T.V.7)
Nel 1961 Lodolo-Pascali inventano i Killers personaggi ideati e proposti per Algida ma non accettati dal cliente.
Da quel momento Pascali continua a studiare i personaggi e le scenografie per poter realizzare un lungometraggio sulla malavita italo-americana. Lodolo infatti gira un breve trailer e lo propone alla Cineritz ma la produzione cinematografica non accetta perché non lo trova commerciale, ma troppo raffinato.
1962 Doxa-orologi (film colore)
Mim. (film colore)
Marga (caroselli)
Atlante curcio (film colore)
Cafffè Camerino ’62 (film colore)
Getto Squibb (film colore)
1963 Amadis “Pronti fuoco” (film colore)
Caffè Camerino (film colore)
FF.SS. Storia del treno (film colore)
Intermezzo (n.30 Siparietti)
Prima pagina (Sigla TV)
Vagon Lit – Kook Story (film colore)
Stheel USA (film colore)
1964 Incontri (sigla TV) ’65-’66-’67 (nuove edizioni)
Caroselli Cirio
Radio Telefortuna (abb. Rai TV)
Una piccola spesa (programma televisivo)
Arlecchino (film colore)
Intermezzo (n. 30 Siparietti) (I Posterro’s) (TV)
Dolce Sogno Alberti (Dolciaria Alberti – film colore)
Caffè Camerino ’64 (film colore)
1965 Intermezzo (30 siparietti) TV (I Postero’s)
Biscotti Maggiora (Caroselli)
Incontri (sigla TV)
1966 Piccola Spesa (film colore per la Rai)
Intermezzo (30 siparietti) I Postero’s (TV)
Sette Sere (sigla TV)
1967 Sapere (sigla TV)
Intermezzo (n. 30 Siparietti) (Rai TV)
Aviani inserti per documentario
Andiamo al cinema (sigla TV)
1968 Killers’s

Sandro Lodolo

Sigle televisive e Programmi TV:

1961 T.V.7
1963 Intermezzo (dal ’63 fino alla sua interruzione)
1963 Prima Pagina
1964 Incontri (Nuove edizioni nel ’65-’66-’67)
1964 Radiotelefortuna (Abbonam. Rai)
1965 Piccola Spesa
1966 Andiamo al cinema
Sette sere
1967 Sapere
Linea contro linea. Radiotelefortuna
Panorama
Prima visione
Mille e una sera
Uno alla luna
1968 Oggi le comiche
Suoni e immagini
Vengo anch’io
Capolavori nascosti
Un’ora per voi
Teatro americano
7 leghe
Disco verde
4 stagioni
1969 Rischiatutto
Mille dischi
Do-re-mi
Tic-tac
Tribuna Politica
Faccia a faccia
L’uomo sulla Luna
Tant’era tanto antico
Teatro italiano
Contro fatica
I fratelli Karamazov
Servizi speciali del Tg
L’ora della verità
A – Zeta
Avventura
1970 Le professioni
Capolavori nascosti
Isole resistenti
Mare aperto. Aria di montagna
TV dei Ragazzi
Scuola aperta
Film per la TV
Fotostorie
L’approdo
T.V.M
Prima visone
I persuasori animati
C.A.P: Codice di Avviamento Postale
Colazione allo studio 7
1971 Realtà e fantasia
Il Processo
Europa America
Speciale T.V.M.
L’Avventura
1972 Io sottoscritto
Natale a Roma
Breack
Boomerang
1973 Canzonissima il giorno dopo (Il Briscolone)
Dossier
Breack Sacis
1974 Enciclopedia della natura
Urlu Burlù
A come Agricoltura
Una lingua per tutti
1975 Avventura
Tanto piacere
Di nuovo tante scuse
Spazio
La luna nel pozzo
A tavola alle 7
1976 Fernandel
Ci divertiamo
Protagonisti della scala
1977 Cordialmente dall’Italia
Il Borsacchiotto
Scuola aperta
Un’ora per Voi
Domenica in
Odeon
Tabù
Spazio Libero
TG1
Paperita
1978 Vieni e vai
Attore solista
Tex (Fumetti in TV)
Profumo di classe
9 casi per l’Ispettore Derrick
Dusty (50 spot)
Un uomo importante
1979 L’ultima scena
Martin Feldman (sigla di coda)
Buona sera con…
La vedova e il piedipiatti
Un uomo da ridere
Arizona Kassidy
Buonasera con… Alberto Lupo
1980 Un uomo da ridere
Lo sport
James Cagney
Variety
Il gioco degli inganni
Ingrid Bergman
Italia in diretta
La grande parata
Le filastrocche
Caraffa (3 short con Raffaella Carrà)
Flash (testa e coda progr. di Mike Bongiorno)
1981 Siglette Sacis
Domenicalmente
Chiave di lettura
Movie movie
I giorni della Storia
Spencer Tracy
Bis
Super Poliziotto
1982 Attore Solista
La parola e l’immagine
Lo scatolone
Sentimento di donna
Segni del tempo
Stanlio e Ollio
Giallo sera
1983 Psyco
Così è la vita
1984-85 Sereno variabile
Due e simpatia
Mostra del cinema
Che fai mangi 2
Lo schermo e le idee
Best Sellers
1986 Tutto Totò
Filo diretto
Umorismo è (8 puntate)
Il cuore (5 puntate)
1987 La nascita dell’alfabeto (8 puntate)
1988 Scacco alla Regina
Viaggio in Italia
1989 Giro d’Italia
Sigla Sacis
1990 Piccole e grandi storie
La volpe in TV
1991 Giorno di festa
Così è la vita
1993 L’ecran Mutant

 

91(L’Arte di Sandro Lodolo – © Mario Verger)

 

Mario Verger

Si ringrazia:
Carla Ruta Lodolo
Claudia Lodolo

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