La vanité > Lionel Baier

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68. Festival internazionale del Film, Locarno – Piazza Grande

 

David Miller vuole togliersi la vita. L’anziano architetto malato non lascia nulla al caso, ricorrendo a un’associazione che pratica il suicidio assistito. Ma Espe, l’accompagnatrice, non sembra molto informata sulla procedura mentre David cerca con ogni mezzo di convincere Tréplev, gigolò russo della camera accanto, a diventare il testimone del suo ultimo respiro, com’è richiesto dalla legge svizzera. Nell’arco di una notte, i tre personaggi scopriranno che il piacere della condivisione e forse persino l’amore sono sentimenti tenaci.

 

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Dopo l’esordio fulminante con Garçon stupide del 2004, l’autoreferenziale Comme des voleurs (à l’Est) del 2006, il (forse) sottovalutato Un autre homme (2008) e il molto ambizioso e non altrettanto riuscito Les grandes ondes (à l’ouest) del 2013, lo svizzero Lionel Baier si dedica a un piccolo film da camera, con tre personaggi a reggere l’intera storia.
La camera è quella di un motel progettato negli anni ’60 da David Miller con la ormai scomparsa moglie trasportando lo stile di quelli della Route 66 alla periferia di Losanna.
Malato da tempo ma soprattutto solo, David ha deciso di morire e per realizzare il suo intento si è affidato ad una associazione che pratica l’eutanasia.
Presa una stanza nel motel, che ha conosciuto tempi migliori ed è ormai prossimo alla chiusura definitiva, riceve la visita di Esperanza, a lui sconosciuta collega della sua abituale referente dell’associazione, assente causa malattia. Mentre avvia le formule di rito prima della somministrazione dei medicinali che gli toglieranno la vita, una serie di contrattempi metteranno a repentaglio il progetto. Non solo il figlio, che non vede da vent’anni e con il quale ha sempre avuto un rapporto rarefatto, dal momento che lui e la moglie gli hanno dato la vita per convenzione senza mai amarlo né volerlo tra i piedi, si rifiuta di prestarsi ad essere testimone del trapasso, ma manca anche un fondamentale documento medico che attesti l’inesistenza di una cura efficace per il suo male. Inoltre, anche la motivazione per la presenza di Esperanza è diversa da quella dichiarata.
Il duo viene presto affiancato da un giovane marchettaro russo, che nella stanza a fianco presta i suoi servigi a una clientela maschile eterogenea per estrazione e età.
Mentre inizia ad aprirsi con Esperanza, ricambiato nella confidenza, e si incuriosisce della vita del giovane Treplev, ormai ospite fisso della stanza in quanto testimone in sostituzione del figlio, e si scopre che la sua malattia potrebbe non essere così incurabile come lui stesso dichiara, David è ben deciso a perseguire il suo scopo.

Tre personaggi e un ambiente nel quale, prevalentemente, si svolge la storia. Questa volta a Lionel Baier basta poco per costruire una narrazione che, grazie a una solida sceneggiatura (di cui è autore con Julien Bouissoux, come per il precedente Les grandes ondes (à l’ouest)) e a ottimi interpreti (l’attore teatrale e animatore radiofonico svizzero Patrick Lapp, la sempre impeccabile Carmen Maura, la rivelazione Ivan Georgiev, Bulgaro per nascita e Svizzero di adozione, una formazione presso la scuola del mimo svizzero Dimitri), trasforma una vicenda vera di cui il regista aveva sentito mentre era studente di cinema in un esempio di commedia in cui il senso del grottesco fa capolino unicamente quando serve davvero, così come i buoni sentimenti, e dove ogni dialogo è necessario e mai superfluo. E che soprattutto diverte con un umorismo sottile che non insegue il bisogno dello sgorgare prepotente della risata mantenendosi piuttosto su un tono costante lungo la sua intera durata.
Un piccolo gioiello che usa con rispetto lo spunto drammatico traendo vantaggio da ogni situazione messa in scena e che ha il coraggio di chiudere la storia nel momento giusto, in settantacinque minuti in cui non si avverte mai una caduta e che dimostrano una perfetta perizia nel maneggiare i codici della commedia sofisticata.

 

Roberto Rippa

 

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La vanité
(Svizzera-Francia, 2015)
Regia: Lionel Baier
Sceneggiatura: Julien Bouissoux, Lionel Baier
Fotografia: Patrick Lindenmaier
Suono: Vincent Kappeler, Raphaël Sohier, Stéphane Thiébaut
Montaggio: Jean-Christophe Hym
Scenografie: Anne-Carmen Vuilleumier
Produzione: Bande à part Films, Lausanne (in coproduzione con Les Films du Poisson, Paris, e SRG SSR; RTS Radio Télévision Suisse)
Interpreti: Patrick Lapp (David Miller), Carmen Maura (Esperanza), Ivan Georgiev (Tréplev)
Lingue: francese
75′

 

Lionel Baier

 

Lionel Baier

Nato a Losanna nel 1975, Lionel Baier studia lettere presso l’università di Losanna. Firma numerosi documentari tra cui Celui au pasteur (ma vision personnelle des choses) nel 2000 e La Parade (notre histoire) nel 2002. Nel 2004 realizza il suo primo lungometraggio di finzione, Garçon stupide, cui seguiranno due film selezionati a Locarno: Un autre homme (2008), in Concorso internazionale, e Low Cost (2010), nella sezione Fuori concorso. Nel 2013 realizza Les Grandes Ondes (à l’Ouest), presentato sulla Piazza Grande. A partire dal 2002, Lionel Baier è responsabile del dipartimento di cinema dell’École cantonale d’art de Lausanne (ECAL). È tra i co-fondatori, nel 2009, di Bande à part Films.

Filmografia

2013 Les Grandes Ondes (à l’Ouest)
2010 Low Cost (Claude Jutra)
2006 Comme des voleurs (à l’Est)
2004 Garçon stupide
2002 La Parade (notre histoire)

 

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