Me and Earl and the Dying Girl > Alfonso Gomez-Rejon

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68. Festival internazionale del Film, Locarno – Piazza Grande

 

Greg, un liceale all’ultimo anno, cerca di integrarsi anonimamente evitando rapporti profondi. È la sua strategia di sopravvivenza nel campo minato che è la vita sociale di un adolescente. Preferisce considerare Earl, con cui realizza brevi parodie dei classici del cinema, un «collaboratore» piuttosto che il suo migliore amico. Ma quando, su insistenza di sua mamma, Greg inizia a trascorrere più tempo con Rachel, una compagna di classe cui è appena stato diagnosticato il cancro, il ragazzo capirà quanto può valere una vera amicizia.

 

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Alla base di Me and Earl and the Dying Girl c’è l’omonimo romanzo di debutto del 2012 di Jesse Andrews, un successo nella categoria Young adults (per definizione, lettori dai 13 ai 21 anni). Lo sceneggiatore Dan Fogelman lo legge e lo opziona per scriverne la sceneggiatura, che suscita l’interesse dell’indipendente Indian Paintbrush, cosa che però non gli impedisce di entrare a far parte dell’elenco delle migliori sceneggiature non trasposte sul grande schermo. È quando Alfonso Gomez-Rejon, già assistente alla regia per Nora Ephron, Martin Scorsese e Alejandro González Iñárritu, e alla ricerca di un progetto con cui tornare alla regia dopo il debutto avvenuto con il rifacimento di The Town That Dreaded Sundown diretto in origine da Charles B. Pierce nel 1976, che il progetto si sblocca. Girato a Pittsburgh, con la casa dello scrittore usata come set per l’abitazione della famiglia del protagonista, per quattro settimane e un investimento inferiore ai 5 milioni di dollari, il film vede anche la partecipazione dei cineasti Edward Bursch e Nathan O. Marsh nella realizzazione dei corti-parodia del cinema classico che nel film sono attribuiti ai due protagonisti.
Presentato al Sundance nel gennaio di quest’anno, viene accolto con una standing ovation e ottiene il premio del pubblico e quello della giuria, che lo aiutano a passare dalla distribuzione limitata in 15 schermi agli 870 nel giugno scorso.

Questi i dati di un successo di pubblico e di critica. Il film parte con la descrizione di Greg, il giovane protagonista, che introduce la vicenda in retrospettiva. Greg al liceo fa di tutto per non farsi notare, preferendo alla brutale vita sociale della scuola le lunghe permanenze nell’ufficio del professore di storia, che permette a lui e al suo amico – ma lui lo definisce collega – Earl di stazionare davanti al suo computer ad ogni pausa.
Greg e Earl si conoscono sin dall’infanzia e da tempo si dedicano alla realizzazione di cortometraggi che parodiano i classici del cinema: Eyes Wide Butt, Anatomy of a Burger, 2:48 Cowboy, My Dinner with Andre the Giant, Pooping Tom, Brew Vervet, Death in Tennis alcuni tra i titoli.
Un equilibrio perfetto, a una prima occhiata, che permetterebbe loro di attraversare indenni gli anni del liceo se non fosse per l’interessamento della madre di Greg che, saputo che a una sua compagna di scuola è stata diagnosticata la leucemia, gli impone di frequentare la ragazza, sebbene né lui né tantomeno lei siano interessati a farlo.
La simpatia e la vena di follia di Greg finiranno però di vincere le sue resistenze e il loro rapporto d’amicizia segnerà il passaggio alla vita adulta.
Insomma, la trama di un film visto già troppe volte ma che, in questo caso, viene salvato da una robusta ironia, dalle numerose situazioni divertenti e da tre interpreti spontanei e freschi come di rado se ne vedono nel cinema statunitense.
Il film viaggia su questi binari fino a quando la malattia di Rachel peggiora facendo presagire per lei il peggio.
È in quel momento che il film torna a percorrere strade più convenzionali: le scene si dilatano, la musica si fa più presente e i primi piani – fino ad allora quasi assenti – iniziano ad abbondare. Uno stacco brutale rispetto alla prima parte del film, che illustrava brillantemente i personaggi e i loro rapporti tra loro e il mondo che li circonda. Anche l’animazione, fino ad allora utilizzata per i film parodia, diventa il mezzo per un film serio realizzato da Greg appositamente per Rachel che, su musica di Brian Eno, rappresenterà l’ultima visione della ragazza, ormai in ospedale.

Se Greg occupa l’intero spazio del film, portando il peso della storia interamente sulle sue spalle, gli altri personaggi sono appena abbozzati. Earl, per esempio, sarà anche citato nel titolo, ma di lui si saprà sempre poco o nulla se non che vive in un quartiere più pericoloso di quello del suo amico. Nemmeno Rachel gode di maggiore attenzione: il suo personaggio viene svolto unicamente attraverso la malattia e nemmeno lei gode di un minimo approfondimento in sceneggiatura (tornata nelle mani di Jesse Andrews). Efficace invece l’illustrazione dei momenti topici della vita di un adolescente statunitense: le dinamiche nel refettorio del liceo, il ballo di maturità, il senso di passaggio definitivo dal liceo al college.

Benissimo fotografato da Chung-hoon Chung (Oldboy e Sympathy for Lady Vengeance di Chan-Wook Park), musicato da Brian Eno (scelta che denota l’ambizione di smarcarsi dal genere), ottimamente interpretato da Thomas Mann, Gavin Dietz e Olivia Cooke, Me and Earl and the Dying Girl è un film che sorprende per la sua capacità di prendere le distanze dalle convenzioni per poi precipitarci in pieno nella costruzione del pathos che segna l’intera ultima parte.

 

Roberto Rippa

 

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Me and Earl and the Dying Girl
(Stati Uniti, 2014)
Regia: Alfonso Gomez-Rejon
Sceneggiatura: Jesse Andrews
Fotografia: Chung-hoon Chung
Musiche: Brian Eno, Nico Muhly
Montaggio: David Trachtenberg
Produzione: Indian Paintbrush, Fox Searchlight
Interpreti: Thomas Mann, Ronald Lamar II Cyler, Olivia Cooke ,Connie Britton, Jon Bernthal, Molly Shannon, Nick Offerman
105′

 

Alfonso Gomez-Rejon

 

Alfonso Gomez-Rejon

Alfonso Gomez-Rejon inizia la sua carriera come assistente personale di Martin Scorsese, Nora Ephron e Alejandro González Iñárritu. Debutta alla regia del suo primo lungometraggio nel 2014 con The Town That Dreaded Sundown. Ottiene due nomination agli Emmy Awards per il suo lavoro di regista e coproduttore esecutivo della serie televisiva American Horror Story: Coven. Il suo secondo lungometraggio Me and Earl and the Dying Girl vince il Gran premio della giuria e il Premio del pubblico al Sundance Film Festival 2015.

Filmografia

2014 The Town That Dreaded Sundown

 

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