Dora oder die sexuellen Neurosen unserer Eltern > Stina Werenfels

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68. Festival internazionale del film, Locarno – Panorama Suisse

 

Da quando, di recente, sua madre Kristin ha smesso di somministrarle i tranquillanti, Dora, diciott’anni, ha una gran sete di scoperta. La ragazza, disabile psichica, si butta a capofitto nella vita, mettendo gli occhi su un uomo che le piace particolarmente e che sembra sedotto dalla sua prorompente sensualità. Con profondo disappunto della madre, i due si lanciano in un’intensa relazione sessuale; e mentre la madre desidera invano un secondo figlio, Dora rimane incinta.

 

In una società che discute seriamente – e vergognosamente – della somministrazione di medicinali calmanti ai bambini irrequieti, si può immaginare come si possa pensare di rispondere alle turbolenze tipiche di adolescenza e post adolescenza.
E la Dora del titolo non è una semplice post adolescente bensì una neo diciottenne afflitta da un ritardo psichico che vive con i genitori apparentemente progressisti. Sono loro a decidere di sospendere la terapia farmacologica che lei ha seguito fino a quel momento.
Tratto da un testo teatrale del drammaturgo svizzero Lukas Bärfuss, il film si apre sulla scena del diciottesimo compleanno di Dora, che a tratti vediamo attraverso i suoi occhi: sfuocato, colorato e denso di  dettagli. Il passaggio alla vita adulta comporta per Dora la sospensione, decisa dalla madre e comunicata con un linguaggio a lei comprensibile, della terapia seguita fino ad allora. Ciò che la donna non ha forse previsto è un risveglio immediato della sessualità di Dora, che trova sfogo dapprima in una gioiosa masturbazione nella vasca da bagno, con la madre imbarazzata spettatrice, e quindi nella goffa seduzione di un uomo  – chiaramente quello sbagliato – di nome Peter, che la deflorerà in un gabinetto pubblico in una scena di grande potenza che evidenzia come il sesso sia per la ragazza l’espressione di un istinto naturale non mediato e fatto di un’offerta senza filtri, di urla di gioia e di movimenti scomposti.
Qui è impossibile non cedere al fascino di un film che coraggiosamente affronta la sessualità di una persona disabile, un tabù per il cinema, in modo tanto diretto e partecipato.
Se il sesso è vissuto da Dora in modo diverso da come lo vede lo spettatore – che non può fare a meno di notarne la violenza che lei non coglie per mancanza di riferimento – l’emozione che la pervade è quella che si prova per qualcosa di sconosciuto fino ad allora e che da quel momento sarà indispensabile.
La conseguenza però è meno piacevole, pur vissuta con parziale incoscienza: una gravidanza da interrompere al più presto. Non sarà l’unica per Dora: il fatto che la madre le abbia comunicato esplicitamente la sospensione della somministrazione delle pastiglie rende impossibile farle accettare di prendere la pillola contraccettiva. Non va meglio nemmeno con la spirale, che lei si toglie con facilità da sola.
Essendo giudicata capace di badare a se stessa, questa seconda volta sarà impossibile convincerla a interrompere la gravidanza e così, mentre sua madre sogna di avere un altro figlio prima che la menopausa le imponga il suo limite naturale, Dora continua a frequentare quello che probabilmente è il primo uomo della sua vita, sognando anche di sposarlo, e porta avanti una situazione le cui conseguenze non è in grado di giudicare.
Il problema è anche l’uomo con cui ha rapporti: ambiguo nelle sue motivazioni, freddo e distaccato, non ha parole di conforto nei confronti dei genitori di Dora che indagano sulle sue motivazioni: «Non mi importa del figlio che ha in grembo, Dora è solo una ragazza che mi scopo» è il senso della sua risposta prima di tentare di condividere la ragazza con un amico.

Se la parte relativa alle dinamiche tra i due genitori è svolta in modo frettoloso, concentrandosi sulla loro impotenza e lasciando a Dora tutto lo spazio, e il personaggio dell’uomo cui si accompagna non ha forse bisogno di maggiore approfondimento, Dora oder die sexuellen Neurosen unserer Eltern (Dora, o delle nevrosi sessuali dei nostri genitori) è un film coraggioso che sceglie un linguaggio visivo e verbale esplicito, mettendo lo spettatore – anche il più smaliziato – di fronte al pensiero relativo a chi si comporta in modo diverso e, come in questo caso, incontrollabile. Non solo, tratta anche in modo per nulla banale (ossia evitando proclami di principio su cui saremmo tutti d’accordo) e senza pretendere di offrire risposte, dell’applicazione quotidiana dei sacrosanti diritti dei disabili. Compresi quelli relativi all’autodeterminazione.

Straordinaria l’interpretazione dell’attrice tedesca Victoria Schulz, scelta dopo lunghi provini, che offre con estrema naturalezza totale adesione al personaggio.

 

Roberto Rippa

 

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Dora oder die sexuellen Neurosen unserer Eltern
(Svizzera-Germania, 2015)
Regia: Stina Werenfels
Soggetto: Lukas Bärfuss (dalla sua pièce teatrale)
Sceneggiatura: Stina Werenfels, Boris Treyer
Fotografia: Lukas Strebel
Musiche: Peter Scherer
Costumi: Gitti Fuchs
Scenografie: Beatrice Schultz
Suono: Uve Haussig
Montaggio: Jann Anderegg
Produzione: Dschoint Ventschr Filmproduktion AG, Zürich (in coproduzione con NiKo Film, Berlin)
Interpreti principali: Victoria Schulz, Jenny Schily, Lars Eidinger, Urs Jucker
Lingue: tedesco
90′

 

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Stina Werenfels

Nata a Basilea nel 1964, Stina Werenfels comincia a scrivere sceneggiature per cortometraggi durante gli studi di farmacologia a Zurigo. Successivamente intraprende una formazione cinematografica alla Tisch School of the Arts dell’Università di New York, dove segue diversi masterclass con docenti di rilievo quali Spike Lee, Arthur Penn e Sondra Lee. Nel 1994 il suo primo documentario, Fragments from the Lower East Side, si aggiudica diversi premi in Svizzera e negli Stati Uniti. Di ritorno in patria, la Werenfels realizza Pastry, Pain & Politics (1998), un cortometraggio che ottiene numerosi riconoscimenti tra i quali il Premio del cinema svizzero. La regista collabora inoltre con la Televisione svizzera tedesca, realizzando tra gli altri il telefilm Meier Marylin (2003) con Bettina Stucky, vincitrice del Premio del cinema svizzero per la miglior interpretazione femminile. Nel 2006 firma Nachbeben, il suo primo lungometraggio di finzione.

Fimografia

2015 Dora oder Die sexuellen Neurosen unserer Eltern
2006 Nachbeben
2003 Meier Marilyn
1999 ID Swiss: Making of a Jew
1998 Pastry, Pain & Politics
1994 Fragments from the Lower East Side

 

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