Pulgasari > Shin Sang-ok (1985)

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Pulgasari

directed by Shin Sang-ok, Jo Chong Gon

(North Korea, Japan/1985)

95 min

Korean-sub.English

 

parte 1/10
parte 2/10
parte 3/10
parte 4/10
parte 5/10
parte 6/10
parte 7/10
parte 8/10
parte 9/10

 

Regia: Shin Sang-ok, Jo Chong Gon
Sceneggiatura: Kim Se Ryun
Fotografia: Kenichi Egami, Cho Myong Hyon
Montaggio: Sang-ok Shin
Effetti speciali: Teruyoshi Nakano, Osamu Kume
Art direction: Yoshio Suzuki
Produttore esecutivo: Kim Jong-il
Formato di ripresa: 35mm
Paese: Corea del Nord, Giappone
Lingua: Coreano
Anno: 1985
Durata: 95′

 

interpreti: Hui Chang Son (Ami), Sop Ham Gi (Inde), Ri Jong-uk (Ana), Ri Gwon (Fabbro, padre di Ami), Yu Gyong-ae (madre di Inde), Ro Hye-chol (fratello di Inde), Tae Sang-hun (ribelle), Kim Gi-chon (ribelle), Ri In-chol (ribelle), Ri Riyonun (Generale Fuan), Pak Yong-hok (il Re), Pak Pong-ilk (il Governatore), Kenpachiro Satsuma (Pulgasari), “Little Man” Machan (piccolo Pulgasari).

SINOSSI

Il film si svolge nel XIV secolo, all’epoca della dinastia Koryo, è la storia di un governatore-tiranno, che affama il suo popolo e spadroneggia nei propri possedimenti con la benedizione del proprio Re. Quando i giovani di un piccolo villaggio contadino, capeggiati dal furente Inde, paiono ormai decisi a fuggire sulle montagne per organizzare la resistenza alla tirannia, il governatore emanerà un editto che prevede l’esproprio di ogni oggetto di metallo presente nelle sue terre. La sua intenzione è di produrre un gran numero di armi per sedare ogni possibile rivolta ed al contempo disarmare ogni speranza di lotta. Incaricherà di forgiare le nuove armi il vecchio fabbro del villaggio, ma questi, vedendo che il metallo requisito priva i suoi concittadini degli strumenti per coltivare la terra, si opporrà fermamente alla decisone del Governo. Scatta quindi la repressione ed i giovani e il vecchio verranno imprigionati. Nella cella in cui è stato isolato l’anziano fabbro si lascerà morire, rifiutando di toccare quei pochi pugni di riso che i suoi carcerieri gli gettano, non prima però di aver plasmato con le proprie mani un piccolo pupazzetto al quale, invocando verso il cielo, darà tutta la propria speranza per un futuro migliore della sua famiglia e del suo popolo.

La morte dell’uomo getta nello sconforto l’intera comunità ma soprattutto la sua giovane figlia Ami, che guardando il cupo cielo di una notte senza stelle piangerà lacrime di disperazione. Una di queste finirà sul piccolo pupazzetto ed una scossa illuminerà i suoi minuscoli occhi. Da questo momento Pulgasari, questo il nome che gli affibbieranno, non smetterà più di crescere e di mangiare metallo, di ciò infatti si ciba – assai voracemente – l’essere creato dal fabbro. Sarà l’alleato decisivo, la forza inarrestabile, che aiuterà i contadini a spazzare via il governatore ed a distruggere il Re con tutto il suo esercito.

La parte più interessante del film è proprio la conclusione; il popolo, guidato da Pulgasari, sconfigge la tirannia, ma la fame del mostro non accenna a placarsi e ciò ben presto diviene un problema. Cioè la forza che ha prodotto la vittoria sull’esercito del Re, che ha prodotto insomma la Rivoluzione è divenuta ingombrante, distruttiva e pericolosa per la rivoluzione stessa; sarà Ami a chiedere a Pulgasari di lasciare il paese, di andarsene da un’altra parte, e lui, mansueto, ubbidirà.

COMMENTO

Quel che è sorprendente, data la committenza (il produttore era addirittura l’attuale tiranno della Repubblica Democratica Popolare di Corea in persona: Kim Jong-il), è la consapevolezza dimostrata dalla sceneggiatura del potere distruttivo insito in ogni rivoluzione. Se per tutto il film Pulgasari rappresenta allegoricamente la forza muscolare della rivoluzione con la quale l’Esercito rivoluzionario popolare coreano prese il potere alla conclusione dell’occupazione giapponese del 1945, nel finale si compie questo incredibile corto-circuito della propaganda di regime. L’allontanamento del mostro amico della rivoluzione, che se rimanesse priverebbe di ogni risorsa il suo stesso popolo, è un inaspettato miracolo che stupisce vedere concretizzato. Senz’altro questo finale potrebbe essere stato escogitato come una sorta di catarsi: nella finzione (almeno) il potenziale distruttivo del Comunismo di guerra viene rimosso alla conclusione delle ostilità. La realtà nel nord della penisola coreana è assai differente, quello stesso mostro famelico di metallo ancora si annida nei palazzi del potere di Pyongyang ed ha le fattezze di un piccolo uomo vorace di denaro e potere. [Alessio Galbiati]

RISORSE

Alessio Galbiati su RC18, ottobre 2009: RC18HTML

The producer from hell by John Gorenfeld, The Guardian, 4/4/’03: guardian

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