Il dibattito attorno alla distribuzione di “Bella e perduta” e alcune considerazioni

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Una decina di giorni fa è divampato online, lontano dagli occhi di chi ha altro da fare, un interessante scambio di accuse incrociate e puntualizzazioni piccate che ha visto sfidarsi a viso aperto Istituto Luce-Cinecittà, FICE e Schermi di Qualità, e la società di produzione Avventurosa. L’oggetto del contendere è il punto della situazione attorno alla sorte distributiva dell’ultimo film di Pietro Marcello, Bella e perduta (produzione Avventurosa, distribuzione Luce-Cinecittà). Tre comunicati che riportiamo in maniera integrale citando le fonti di pubblicazione.
Dalla lettura delle differenti posizioni nascono spontanee alcune considerazioni generali relative alla complessa e deprimente congiuntura distributiva del cinema italiano che, se osservata con spirito scevro da qualsivoglia piagnisteo, certifica la conclamata bulimia produttiva del nostro cinema all’interno di una epocale riduzione delle sale e della concentrazione della loro proprietà a favore di poderosi gruppi finanziari. Ritengo infatti che molti dei problemi legati alla distribuzione in Italia siano esasperati da una produzione eccessiva. Stando ai dati FilmItalia (sito istituzionale realizzato da Istituto Luce Cinecittà sotto il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per il Cinema, già utilizzati da Rapporto Confidenziale per l’annuale punto della situazione sul numero di donne registe in Italia) nel nostro paese negli anni dal 2010 al 2014 sono stati prodotti, rispettivamente: 122, 127, 112, 130, 132. Numeri da “incastrare” nelle 52 settimane delle quali si compone un anno solare, tenendo conto dei mesi estivi e dei mesi sfavorevoli (da maggio a settembre almeno). Sono infatti circa 30 le settimane all’interno delle quali si concentra la stragrande maggioranza delle uscite cinematografiche, se non addirittura le 20 del periodo novembre-marzo. Dentro a questo imbuto sempre più stretto è davvero complicato farci passare una mole di film di tali dimensioni. Oltretutto le cifre qui esposte sono relative unicamente a lungometraggi, i documentari sono un’altra massa enorme di cinema che al momento è, di fatto, esclusa dai canali distributivi (fatta eccezione per poche e marginali eccezioni). Le bassissime teniture del cinema italiano, la difficoltà quasi congenita ad andar oltre la prima settimana di programmazione, è un effetto dell’alto numero di film presenti sul mercato che, fuori da vittimismi e pagnistei, dovrebbe essere osservata come un dato di fatto e non come una congiura.
Se esistono delle soluzioni queste passano per un aumento del numero degli schermi, per una evoluzione del concetto di sala e per una nuova politica di sfruttamento della fruizione televisiva e online. A meno di non obbligare gli esercenti a programmare cinema italiano… ma, visti i numeri, quali film?
Il destino di Bella e perduta è comune a uno sterminato elenco di film ed è bene puntualizzare che ogni film, ogni fatica produttiva e artistica, possiede eguale valore, un valore che solo il pubblico dovrebbe sancire. Non è il pedigree o una buona rassegna stampa a definire la qualità dell’opera ma solo gli occhi del pubblico che di questa buona stampa, tendenzialmente, non ha mai letto nemmeno un rigo.
Il futuro, più che adesso, era ieri. L’oggi sono i cocci dei troppi errori compiuti.
Alessio Galbiati

 


 

Cicutto: l’esercizio ostacola le opere prime e seconde

Il 19 novembre è uscito in sala il film Bella e perduta di Pietro Marcello accolto con grande favore dalla critica e designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani SNCCI.
Il film ha chiuso il week end con una media copia superiore ai 2.000 euro.
Nella seconda settimana è stato smontato da alcune sale senza giustificazione in rapporto ai risultati ottenuti.

Istituto Luce-Cinecittà per atto di indirizzo del Ministro dei Beni e delle Attività culturali, distribuisce opere prime e seconde sostenute dal contributo statale e coprodotte da Rai Cinema, che però trovano spesso nell’esercizio cinematografico il più grande ostacolo alla propria circolazione. È diritto degli esercenti scegliere i film da programmare e attivare politiche di difesa del proprio reddito, ma non è giustificato il pregiudizio con cui molto spesso le opere prime e seconde vengono accolte. O si creano le condizioni per attivare e migliorare tutti gli strumenti possibili (Schermi di qualità, sostegno da parte del circuito FICE…) risolvendo una grave stortura nel sistema della distribuzione in sala, oppure si produce solo spreco di danaro pubblico.

Spesso per programmare questi titoli si deve versare un Minimo garantito alle sale, che sommato ai costi per proiettare i trailer, riduce il già risicato budget a disposizione per la comunicazione. In queste condizioni il LUCE non può garantire una dignitosa distribuzione in sala ed è evidente che le condizioni date innescano un corto circuito per cui film sostenuti da soldi pubblici difficilmente recuperano l’investimento. Conseguenza di tutto ciò non può che essere la restituzione di questi titoli alle sole leggi di mercato, con la certezza che film come Le quattro volte di Michelangelo Frammartino, Corpo celeste di Alice Rohrwacher, Via Castellana Bandiera di Emma Dante, Arianna di Carlo Lavagna, L’intervallo di Leonardo Di Costanzo (per citarne solo alcuni dai recenti listini LUCE) non si potranno più vedere né il pubblico scoprire nuovi autori.

Roberto Cicutto – Presidente e Amministratore delegato Istituto Luce-Cinecittà
data: 25 novembre 2015
fonte: cinecitta.com

 


 

La risposta di Domenico Dinoia (FICE) e Paolo Protti (Schermi di Qualità).

“Possiamo capire l’amarezza di Roberto Cicutto nel vedere che il bel film Bella e perduta di Pietro Marcello uscito da una sola settimana, in 12 copie, rischia già alla seconda settimana di perdere qualche schermo, ma ci sembra sbagliato e fuorviante gettare tutte le colpe sull’esercizio””. E’ quanto affermano Domenico Dinoia, presidente della FICE, federazione italiana cinema d’essai, e Paolo Protti, presidente del Comitato di gestione del progetto Schermi di Qualità, in merito alla dichiarazione di Roberto Cicutto, presidente e amministratore delegato Istituto Luce-Cinecittà, diffusa ieri. “Il film Bella e perduta, presentato all’ultimo festival di Locarno (prima metà di agosto) con ottime recensioni e segnalazioni della critica, viene naturalmente messo in uscita in uno dei periodi più affollati della stagione cinematografica italiana, a fine novembre”. “

Da tempo –- spiegano Dinoia e Protti – denunciamo la stortura, tutta nostrana, di concentrare l’uscita di decine e decine di film italiani, comprese le “opere prime e seconde”, tutti nello stesso periodo ottobre-marzo, con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti ed in particolare: riduzione delle teniture, poca capacità di sfruttare il “passaparola”, pressioni delle distribuzioni più forti per imporre altri film in uscita. Se a questo aggiungiamo che non solo i film italiani, ma il 95 % di tutti film di qualità e d’autore pretendono di uscire in questi pochi mesi, ci rendiamo conto del massacro che si perpetua ogni anno”. “

““La FICE e il Progetto speciale SCHERMI DI QUALITÀ, finanziato dal Ministero Beni e Attività Culturali e Turismo, anche se con risorse limitate, sono ben lieti di sostenere le opere prime e seconde e tutti quei film finanziati con “denaro pubblico”, e fa molto piacere leggere lo stesso Cicutto affermare che bisognerebbe mettere maggiore attenzione a queste esperienze”. “Maggiore attenzione che da parte nostra vogliamo concretizzare al più presto, insieme alle istituzioni, per creare le condizioni che diano maggiori ‘chance’ proprio a quelle opere spesso distribuite dal Luce e citate nel comunicato”. Per quanto attiene alle richieste economiche denunciate dal Presidente e Amministratore del Luce, crediamo che sia nelle sue possibilità se accettare o meno condizioni “difficili” e cercare altri esercizi disposti a programmare le opere distribuite”. In particolare –concludono – ci preme segnalare che Bella e perduta ha ottenuto in assoluto la migliore media per copia (oltre 4.000 euro) al Mexico di Milano di Antonio Sancassani: sia il Mexico che l’’Alcazar di Roma gestito da Georgette Ranucci – due sale d’essai, entrambe aderenti al progetto Schermi di Qualità – proseguono con entusiasmo la programmazione del film di Pietro Marcello””.

Domenico Dinoia – Presidente FICE
Paolo Protti – Presidente del Comitato di gestione del progetto Schermi di Qualità
data: 26 novembre 2015
fonte: news.cinecitta.com

 


 

La puntualizzazione di Avventurosa (società di produzione di Bella e perduta).

Dopo la dichiarazione di Roberto Cicutto (Presidente e Amministratore Delegato di Istituto Luce Cinecittà), e le risposte di Domenico Dinoia (Presidente FICE – Federazione Italiana Cinema d’Essai) e Paolo Protti (Presidente del Comitato di gestione del progetto Schermi di Qualità), Avventurosa interviene nel dibattito, sperando di dare un contributo per una maggiore chiarezza.
Ogni anno in Italia scompaiono molte sale cinematografiche, soprattutto d’essai. A tutt’oggi non esiste nel nostro Paese una legge che supporti i piccoli esercenti, spesso costretti a sottostare ad accordi con circuiti cinematografici che regolano e gestiscono la programmazione delle sale.
Bella e perduta, uscito lo scorso 19 novembre e distribuito da Istituto Luce Cinecittà, è un esempio di come questa gestione dell’esercizio cinematografico regolata dai circuiti possa danneggiare un film indipendente.
Per un film come Bella e perduta sarebbe stato necessario il supporto di Circuito Cinema, che – tra gestione diretta e consulenza per la programmazione – “controlla” un numero molto consistente di schermi su tutto il territorio nazionale.
Come ha dichiarato Roberto Cicutto nel comunicato del 25 novembre: “Spesso per programmare questi titoli si deve versare un Minimo garantito alle sale, che sommato ai costi per proiettare i trailer, riduce il già risicato budget a disposizione per la comunicazione”. La fiducia nelle possibilità di Bella e perduta di parlare agli spettatori, tutt’altro che tradita dai risultati del primo weekend, ha portato la produzione – in accordo con la distribuzione – ad agire al dir fuori della pratica del minimo garantito.
Circuito Cinema ha programmato il film in pochissime delle sue sale. Nonostante i risultati positivi del primo weekend, con una media copia di oltre duemila euro, il film è stato smontato in alcune di quelle sale già dopo la prima settimana, senza alcuna apparente giustificazione.
Fatte salve le legittime scelte commerciali dell’esercizio legato al Circuito, Avventurosa vuole condividere con altre realtà una situazione problematica, se non addirittura insostenibile, che crediamo non debba più essere taciuta, e invita quindi i produttori, i distributori e gli autori indipendenti a raccontare la loro esperienza, denunciando questo meccanismo distorto che produce un danno culturale e commerciale a chi lavora senza rete.

Avventurosa
data: 27 novembre 2015
fonte: facebook.com/AvventurosaFilmProductionCompany

 

 

in copertina Accattone, illustrazione a cura di ilcanediPavlov!

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