Irrational Man > Woody Allen

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Ognuno ha il suo Woody Allen preferito (condizione logica e inevitabile per un cineasta dalla produzione artistica altalenante che ha realizzato 50 film in 49 anni e che da tempo ha assestato il suo ritmo a un film all’anno): alcuni amano prevalentemente i film risalenti agli esordi, caratterizzati da un umorismo surreale (BananasIl dittatore dello stato libero di Bananas, 1971, SleeperIl dormiglione, 1973, per citarne due), altri prediligono quelli che si rifanno alla commedia più classica (Annie HallIo e Annie, 1977, Manhattan, 1979), altri ancora quelli drammatici (Interiors, 1978, così debitore a Bergman, September – Settembre, 1987, Another WomanUn’altra donna, 1988) – ma ognuno si senta libero di modificare i titoli secondo il suo gradimento.
Questo nuovo Irrational Man, presentato in anteprima a Cannes lo scorso maggio, appartiene a quest’ultima categoria. E non ne è il migliore rappresentante.

Nel film, Abe Lucas, professore di filosofia poco più che quarantenne e da tempo in piena crisi esistenziale, giunge a Rhode Island per insegnare in un piccolo ma prestigioso college dove viene accolto con tutti gli onori dovutigli più in passato e sicuramente negatigli ora in atenei più prestigiosi. Qui, malgrado continui a stentare a trovare uno scopo nella sua vita e si impegni soprattutto nel pensare al suicidio e nel consumare alcolici, inizierà una relazione anche sessuale, che pone fine a un lungo periodo di impotenza, con la collega fedifraga Rita, che lo usa alla stregua di spinta definitiva per lasciare il marito. Non solo: intrattiene un rapporto profondo e platonico con Jill, sua studentessa entusiasta e intelligente, che si innamora di lui scorgendo qualcosa al di là della patina di cinismo che lo contraddistingue. Ma il riscatto e il ritorno alla vita di Abe passerà attraverso un evento delittuoso che metterà ognuno dei tre personaggi di fronte alla necessità di una scelta.

Allen aggiunge un nuovo capitolo alla sua rivisitazione personale di Dostoevskij e del suo Delitto e castigo già sperimentata nei ben più riusciti Crimes and MisdemeanorsCrimini e misfatti (1989) e Match Point (2005) e la trama lascia pensare a un’opera appassionante che si posa su un assunto coinvolgente: si può uccidere una persona che nel suo agire può arrecarci pericolo facendola franca?
Il film però non ne fa buon uso come il suo personaggio, che sembra muoversi in una sorta di limbo in cui la filosofia è più pretesto per stare fermi nella propria narcisistica introspezione che spinta vitale, e si rivela immediatamente piatto, al suo meglio una commedia innocua – ma bisogna essere molto indulgenti verso il regista – al peggio un’operina insulsa e scoordinata scritta e diretta con la mano sinistra. Curiosamente, Allen sembra muoversi esattamente come il suo protagonista: capace di perdersi in mille domande filosofiche senza però assumersi la responsabilità vera di un’azione. E così, per il protagonista come per il regista, trattare questioni filosofiche senza però porsi vere domande si trasforma in un circolo vizioso che riduce lo spettatore al ruolo di testimone insofferente.
Woody Allen ha realizzato a mio sindacabilissimo giudizioalcuni capolavori (i citati Io e Annie, Hannah e le sue sorelle, Crimini e misfatti, Zelig), alcuni film memorabili (Blue Jasmine, titolo del grande ritorno alla piena forma, Husbands and WivesMariti e mogli, Radio Days, The Purple Rose of CairoLa rosa purpurea del Cairo, Broadway Danny Rose, Everything You Always Wanted to Know About Sex * But Were Afraid to AskTutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere, ….) e una lunga serie di film da dimenticare.
Irrational Man appartiene a mio parere al novero dei dimenticabili.

Dopo una serie quasi ininterrotta di indiscutibili brutture (Vicky Cristina Barcelona del 2008, You Will Meet a Tall Dark StringerIncontrerai l’uomo dei tuoi sogni del 2010, l’inguardabile To Rome With Love del 2012 – in mezzo il simpatico Midnight in Paris del 2011 – era giunto il riuscitissimo Blue Jasmine. Speriamo che per il prossimo film riuscito non si debba aspettare altrettanto.

Per quanto riguarda gli interpreti, Joaquin Phoenix recita con il pilota automatico – ma il suo personaggio non gli permette molto di più – e non ha timore di mostrarsi nella sua decadenza fisica mentre Emma Stone offre al suo personaggio grandi spessore e freschezza.

Roberto Rippa

 

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Irrational Man
(USA/2015)
Regia, sceneggiatura: Woody Allen
Fotografia: Darius Khondji
Montaggio: Alisa Lepselter
Scenografie:
Costumi: Suzy Benzinger
Interpreti principali: Joaquin Phoenix, Emma Stone, Joe Stapleton, Nancy Carroll
95′

 

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  • Nicola Nimi Cargnoni

    Vero. Pur essendomi “piaciucchiato”, trovo che Irrational man si possa inserire tra i dimenticabili, anche se non è certo accostabile a certe brutture come i film del filone del “turismo europeo”… su una cosa però mi sento di dissentire: Blue Jasmine. Grandissima interpretazione della Blanchett, non v’è dubbio che l’odiosissimo personaggio della protagonista sia scritto e interpretato in maniera magistrale. Ma a mio parere resta un film “mutilato”, che si regge totalmente sulle vicende (più interiori che altro) di questa Jasmine che non entra proprio in empatia. Il problema però non è la mancanza di empatia. Il problema è che la direzione di Blue Jasmine non mi sembra abbia lo spessore autoriale degno di un nome come quello di Allen. Mi spiego: blue Jasmine È Cate Blanchett e nient’altro, non ci sono slanci di regia, trovate di sceneggiatura o particolari sviluppi stilistici. La prova del nove infatti arriva dal confronto con Carol, dove la Blanchett è e rimane protagonista assoluta, ma non è completamente sola nella sua interpretazione…