Montanha > João Salaviza

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La schiena nuda di un ragazzino che dorme introduce al primo lungometraggio di João Salaviza, autore acclamato per i suoi cortometraggi in cui ha dimostrato uno stile peculiare e personale nell’esplorazione del mondo visto da adolescenti, o talvolta poco più, alle prese con la necessità imposta di una crescita improvvisa. E con Rafa, il suo corto del 2012 premiato alla Berlinale, Montanha ha molto da condividere: non solo Rodrigo Perdigão, che ne era protagonista e che qui, già decisamente più maturo nell’aspetto, riprende il ruolo nei panni del migliore amico del protagonista (con lo stesso nome di allora), ma anche le atmosfere, che qui appaiono ancora più meditate.

In una Lisbona davvero inedita, David è un quattordicenne che si trova in uno stato sospeso: il nonno, suo unico vero punto di riferimento, è ricoverato in gravi condizioni in ospedale. È l’evento che riporta a casa sua madre, giunta con la piccola bambina avuta da una nuova relazione, con cui David ha un rapporto rarefatto, e che lo spinge con forza verso una vita adulta da cui rifugge, di cui ha evidentemente quella paura che viene dal timore di affrontare l’ignoto. E così David spende le sue giornate tra brevi conversazioni con l’amico Rafa, che nel film di cui era protagonista già stava vivendo il suo passaggio di fuoco che qui appare compiuto, e con Paulinha, primo turbamento sentimentale. Non solo: le giornate trascorrono tra scorribande su uno scooter rubato, il fumo di più sigarette, visite all’ospedale, dove non trova il coraggio di entrare nella stanza in cui il nonno si trova. In una scena chiave in cui una sua insegnante gli comunica di essere stato bocciato, David mostra esplicitamente il suo rifiuto ad entrare in un mondo che non si sente pronto ad affrontare. E non è un caso che i protagonisti adulti dei film di Salaviza appaiano spesso soltanto attraverso la voce, lasciando che solo alcuni (la madre) compaiano, abitualmente in modo fugace e non troppo espresso, presi come sono dalle incombenze delle loro vite adulte. In tutto questo, David non rifugge i rapporti, cerca di stabilirli attraverso le sue modalità, talvolta difensive, spesso conflittuali, come capita a coloro che stanno cercando un loro proprio linguaggio.

João Salaviza riprende i suoi personaggi in un naturalismo solo apparente, costruito con la complicità del direttore della fotografia Vasco Viana, già con lui per i bellissimi Arena, Rafa e Cerro Negro, scegliendo inquadrature che sembrano imprigionarli chiudendo loro la prospettiva. E il mondo adulto non pare preoccupato di capire il turbamento di quella età, forse ormai troppo lontana per loro, immersi come sono in una quotidianità in cui il dolore non è risparmiato. E quando appaiono, come il padre della seconda figlia della madre di David, non fanno un’ottima figura: prova ne sia il tentativo forzato di Gustavo (Carloto Cotta, già protagonista di Arena) di stabilire un’impossibile rapporto di intimità con il ragazzo, che lo rifugge senza esitazione.

In tutto questo, Salaviza si muove come un osservatore che pare non intervenire (in realtà, la costruzione del film è frutto di un’accuratezza estrema, montaggio compreso, ad opera di Salviza e di suo padre José Edgar Feldman), che non enfatizza e rifugge dall’esplicito, che lascia che i luoghi (cui i personaggi appaiono spesso immersi senza che tra loro esista una vera comunicazione o senso di appartenenza), le luci, i suoni diventano protagonisti della storia alla pari dei personaggi.

Ma non è solo questo a fare di Salaviza uno tra gli autori più importanti del cinema europeo contemporaneo, c’è anche il suo rapporto con i personaggi, fatto di rispettosa osservazione in cui è impossibile non cogliere una profonda empatia. Ma, soprattutto, c’è quella rara capacità di comunicare con lo spettatore senza rivolgerglisi direttamente, toccando corde che, al contrario di ciò che accade ai protagonisti adulti delle sue opere, vibrano ancora con un po’ di dolore.

Roberto Rippa

 

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João Salaviza in Rapporto Confidenziale

Arena – recensione
Rafa – recensione
Cerro Negro – recensione
João Salavizaintervista 2013

 

Montanha
(Portogallo- Francia/2015)
Regia, sceneggiatura: João Salaviza
Fotografia: Vasco Viana
Montaggio: Edgar Feldman, João Salaviza
Musiche: Norberto Lobo
Suono: Olivier Blanc
Scenografie: Nadia Henriques
Costumi: Margarida Ruas
Produzione: Maria João Mayer (Filmes do tejo II), François d’Artemare (Les films de l’apresmidi)
Interpreti: David Mourato (David), Rodrigo Perdigão (Rafael), Cheyenne Domingues (Paulinha), Maria João Pinho (Monica)
91′

 

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