Le Sigle TV di Guido Manuli

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0(Le Sigle TV di Guido Manuli)

 

 

Le Sigle TV di Guido Manuli
di Mario Verger

«Dedicato a Bruno Bozzetto: Animation, Maestro!».

 

Le Sigle TV della Bozzetto Film realizzate da Guido Manuli

Guido Manuli ha segnato la storia dell’animazione nella Televisione Italiana. Le sue sigle animate, commissionate dalla Rai TV alla Bozzetto Film, ed ideate di volta in volta dal braccio destro di Bruno Bozzetto, seguirono una lunga evoluzione artistica, nonché l’evolversi dei costumi sociali italiani, come l’adattamento progressivo alla modifica delle tecniche di regia televisiva; sigle animate, le quali vanno dal finire degli anni ’60, ancora semplici e in bianco e nero con animazioni semplificate, inchiostratura modulata e buon livello di animazione; a quelle degli anni ’70, sempre più azzeccate, agganciate a successi discografici, e talvolta sperimentali; fino a quelle più moderne degli anni ’80, più colte e personali… Un fatto è certo: che Guido Manuli, in un periodo in cui esisteva soltanto il primo Canale Nazionale (Rai 1), a cui seguì il Secondo Programma (Rai 2) e la Terza Rete (Rai 3), con le sue divertenti sigle animate ha affascinato settimanalmente milioni e milioni di telespettatori, grandi e piccini, riscuotendo di anno in anno un grandissimo seguito, anche se firmate da Bozzetto o private successivamente del suo nome, le quali vennero spesso associate a noti programmi televisivi o a canzoni di successo.
Le sigle animate venivano realizzate in velocità per via delle committenze Rai, spesso a ridosso della messa in onda, per far pubblicità allo studio Bozzetto, che figurava come eponimo.
Sia chiaro: Bruno Bozzetto era già famosissimo, sia come regista di lungometraggi sia come pubblicitario, ma il fatto di realizzare le sigle dei varietà e programmi Rai diede un’occasione in più di visibilità all’industriale bergamasco.
Sigle simpatiche, ma ricche di uno humour sarcastico e adulto, che piacevano ai bambini, ai ragazzi e agli adulti, con grande capacità nella comunicazione; sempre perfette e ben fatte, col numero giusto di disegni, mai cicli troppo ripetuti e diverse innovazioni da sigla a sigla, con un disegno sempre più complesso che segue la moda dell’evoluzione dei tempi e la voglia continua di migliorarsi del cartoonist romagnolo naturalizzato milanese; alcune sigle, grafiche con foto e ritagli o sovrimpressioni a immagini cinematografiche; come altre in live action; o altre ancora, le quali anticiparono, in animazione tradizionale, la scoperta ancora non avvenuta della computer graphics; anche talvolta con temi adulti, quali l’alienazione e gli incubi dell’uomo, con l’apporto di musiche elettroniche, moderne e fredde; e altre ancora, animate a rough, con l’uso di aerografo e aggiunte a pastelli, per delineare un ‘sapore’ d’autore, colto e di sicuro effetto; sigle le quali fecero soprattutto negli anni ‘70 la fortuna delle case discografiche e dei dirigenti Rai, lanciando la ‘moda’ dei dischi e gadget per bambini abbinati ai Varietà della Rai-TV, anticipando di poco il “fenomeno” del cartoni animati giapponesi.
Giorgio Simonelli e Chiara Gallanti dedicarono un intero capitolo alla creatività di Guido Manuli nella loro dotta ricerca su Le sigle animate, all’interno di un volume su Bruno Bozzetto curato da Giannalberto Bendazzi e Raffaele De Berti per la Fondazione Cineteca Italiana. I due studiosi così introducono la ‘scoperta’ di Guido Manuli: «L’impatto economico delle sigle non era rappresentato, come in pubblicità, dalla ricchezza degli ingaggi (di fatti, anzi, piuttosto contenuti); le commesse televisive, numerose anche per la vivacità mostrata in quegli anni dagli studi Rai di Milano, costituivano invece un’insostituibile occasione promozionale, giacché gli autori delle sigle figuravano tra i credits; alla Bozzetto ci si accordò per indicare il nome del cartoonist eponimo, così da attirare pubblicità sull’intero studio. Questa prassi ebbe l’inconveniente di mettere in ombra l’apporto fondamentale di colui che, almeno fino alla fine degli anni Settanta (quando alla direzione del reparto animazione della Bozzetto Pubblicità subentrò Giorgio Valentini), fu l’effettivo autore di tutti questi lavori, ovvero quel Guido Manuli le cui esplosive doti sul piano della creazione visiva si rivelarono ideali per le esigenze di spettacolarità propria delle sigle»(1). Bruno Bozzetto, aveva visto giusto nel suo “numero due”: Guido Manuli.
La Cineteca di Milano, un decennio addietro, è riuscita a recuperarle quasi tutte dagli archivi della Bozzetto Film e a confezionarle in un DVD, a cura di Chiara Gallanti, uscito nel 2003, intitolato per l’occasione: Le Sigle TV della BOZZETTO FILM realizzate da GUIDO MANULI:
«La volontà di conservare e diffondere il prezioso materiale dell’Archivio Bozzetto ha condotto la Fondazione Cineteca Italiana di Milano a realizzare questo DVD, che ripropone all’attenzione degli spettatori di ogni età alcune delle più celebri sigle in animazione della TV degli anni Settanta. Johnny Bassotto, Il Cavallino Michele, Isotta ci guideranno in un viaggio a ritroso nel tempo e nella memoria: per scoprire come eravamo; per capire cos’è cambiato; per spiegarlo a chi non c’era».

 

2(Settevoci © Bozzetto Film)

 

Le più rappresentative sono quelle degli anni ’70 ma, già dalla metà del decennio prima si possono rintracciare quegli elementi nelle sigle animate Rai della Bozzetto Film, accompagnate da canzoni orecchiabili, rimaste sin oggi nell’anima degli italiani.
Vediamo le principali:
All’interno di Settevoci, il varietà televisivo per la regia di Beppe Recchia in onda dal 1966 la domenica sul Programma Nazionale Rai (la futura Rai 1), fu inaugurata grazie a Pippo Baudo la tradizione di realizzare delle sigle animate per le sue trasmissioni. E’ in questo periodo che Baudo decide di affidare la realizzazione allo studio Bozzetto e in questa occasione conosce Guido Manuli con il quale inizia una collaborazione ed un rapporto di amicizia che proseguirà negli anni affidandogli la realizzazione delle sigle di molti dei suoi programmi. Per Settevoci le musiche, composte dagli autori del programma Sergio Paolini e Stelio Silvestri assieme a Pippo Baudo, vennero affidate in ogni edizione ad un cantante francese in grado di esprimersi in lingua italiana. Andò bene nel 1966-’67 con La quadriglia, interpretata da Sacha Distel; per l’apertura del 1967-’68 Una domenica così, cantata da Gianni Morandi; fu travolgente l’esito di Donna Rosa affidata all’oriundo italiano Nino Ferrer nel 1968-’69, e Viva le donne cantata da Marcel Amont in coppia con un inizialmente misterioso Don Nicola, che poi si rivelò essere Nino Manfredi; andò benone anche all’ultima colonna sonora della storia di Settevoci, nel 1969-70 sia con Sette giorni cantata da Emy Cesaroni.
W le donne ha per protagonista un piccolo quadrifoglio bianco con mazza da passeggio, bombetta e papillon (che a propria volta è un quadrifoglio) pimpante e gommoso (un simbolo antropomorfo che rievoca lontanamente il Signor Rossi) fra varie donnine (meno mastodontiche delle donne di Opera), e allegri cupidi che fanno da coro oltre a un divertente contorno, come l’esattore della luce, il fidanzato pompiere, e l’arrivo dal mare di un’intera flotta di militari giapponesi (simili alle future stilizzazioni di grotteschi orientali manuliani). Rispetto alle successive sigle, W le donne è ancora semplice ed a inchiostratura forte e modulata, con buoni movimenti e differenziazioni di campo, perfetta nella confezionatura, la cui musica e la canzone fecero il resto, apportando brio e divertimento al successo della trasmissione (notasi all’interno della sigla, al centro del quadrifoglio, il marchio “sigle Bruno Bozzetto film”), preannunciando involontariamente un loro famoso film d’autore di qualche anno dopo, Opera (1973).
Le ultime canzoni, fra cui questa, ebbero un tale successo che ispirarono due commedie musicali di quegli anni, con all’interno le sigle animate dello studio Bozzetto con l’animazione creata da Guido Manuli, riutilizzate con un controtipo all’interno del film: Il suo nome è Donna Rosa (1969), di Ettore Maria Fizzarotti, con Al Bano e Romina Power, Dolores Palumbo, Nino Taranto, Bice Valori e Pippo Baudo. E W le donne (1969), una commedia all’italiana diretta da Aldo Grimaldi, con protagonisti Little Tony, Paola Tedesco, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Pippo Franco, Gino Bramieri e lo stesso Pippo Baudo, che curò anche la colonna sonora.

 

3(La locandina del film “W le donne” © Bozzetto Film)

 

Ma Bozzetto, negli anni che lo lanciarono in TV a fianco di Baudo aveva anche realizzato, oltre a molti Caroselli, altre sigle animate per quiz e varietà Rai anch’esse realizzate da Manuli, fra le quali, Gli ultimi cento secondi (1972), un programma televisivo di varietà e giochi trasmesso la domenica pomeriggio sul Programma Nazionale. Gli autori erano Adolfo Perani e Jacopo Rizza, per la regia di Guido Stagnaro, mentre la conduzione era affidata a Ric e Gian; oppure Foto di gruppo (1974), ispirata ai ritmi del tango, spettacolo musicale sul Secondo Canale Rai presentato da Raffaele Pisu.

 

4(Scacciapensieri © Bozzetto Film)

 

Nel frattempo RTSI, la Televisione Svizzera Italiana, trasmetteva ogni sabato alle 20 un contenitore per bambini di mezz’ora intitolato Scacciapensieri (1973), con all’interno i vari cartoon di Hanna & Barbera, Popeye, la Pantera Rosa e, per l’Italia, il Signor Rossi di Bozzetto, programma che divenne in breve tempo un vero cult. Un contributo alla fama di Scacciapensieri, che andò in onda dal 1973 al 1999, fu dato anche dalla sigla animata d’apertura, con Stripy, realizzata da Guido Manuli per lo studio Bozzetto, un coniglio a strisce orizzontali che variavano dal rosso all’arancione al bianco (le quali rievocano le fasce ‘colorate’ dei fondali di Una vita in scatola), che durante i 45 secondi della sigla non riusciva a pronunciare per intero la parola “Scacciapensieri” poiché travolto da incontenibili risate, con la voce di Carlo Bonomi, doppiatore milanese già famoso per La Linea di Cavandoli.
A cui seguì, sempre per RTSI, la sigla di Prossimamente Cinema (1975), realizzata sempre da Manuli per lo studio Bozzetto, una selezione di spettacoli in programma nella Svizzera Italiana, con scritte a pallini luminosi e intermittenti (come la successiva sigla Rai di Primo Amore), che simula in animazione tradizionale, con brevi flash, fra sovrimpressioni a Passo 1, direttamente lucidati col tratto a colori le forme sgranate a gradini delle prime elaborazioni al computer: «piccoli quadrati coloratissimi lampeggianti su uno schermo danno forma alle icone dei generi cinematografici, una pistola, un cuore, un cavallo in una serie di sigle meno famose ma non meno interessanti realizzate per la Televisione della Svizzera Italiana»(2).

 

5(Prossimamente Cinema © Bozzetto Film)

 

Sempre della Bozzetto Film e realizzata da Guido Manuli è la sigla Rai di Tante scuse (1974), per la regia di Romolo Siena, il varietà trasmesso sul Programma Nazionale con Sandra Mondaini e Raimondo Vianello. La scena dal vero con Sandra e Raimondo fu girata in Rai, e poi rielaborata e animata a Milano da Manuli e ripresa in Truka con le varie animazioni. La simpatica sigla animata Tiritiritera (1974), è cantata da Sandra Mondaini con Raimondo Vianello che, in tecnica mista, prende a martellate un burbero capretto, fuoriuscito dal becco di un tucano a gradazioni, il quale in forma più decorativa e modernamente liberty anticipa la maturazione definitiva del più riuscito Portobello: una sigla più antica e ingenua anche volutamente surreale per abbinarsi alla ritmata filastrocca di Terzoli, Vaime e De Martino, la quale ebbe, all’epoca un notevole seguito…

 

6(Tante scuse © Bozzetto Film)

 

Ma pochi ricordano, l’anno seguente, Spacca 15 (1975), un gioco televisivo a premi condotto da Pippo Baudo sul Secondo Programma Rai per la regia di Beppe Recchia, sostituendo il Rischiatutto di Mike Bongiorno, la cui sigla animata venne commissionata dagli autori Perani e Rizza nuovamente alla Bozzetto Film, la quale aveva un simpatico farfallino a pois con tanto di tuba tipicamente bozzettiano. Per l’occasione Pippo Baudo, esibendo un falsetto tale da garantirsi l’incognito, si mise in società con Pippo Caruso per formare il duo “Marchio Depositato”, cantando insieme la sigla di testa Birilli, stelle e musica (1975), mentre scorreva il cartone animato dello studio Bozzetto, che ottenne all’epoca un notevole successo.

 

7(Spacca 15 © Studio Bozzetto – Clementoni)

 

Il farfallino realizzato da Manuli, dalla guanciotta bombata e gli occhi ancora grandi (prima di certe stilizzazioni anni ‘80), più sofisticato di W le donne ma più semplificato di Johnny Bassotto, lo resero al pubblico molto riconoscibile (mascotte della sigla TV di Baudo che anticiperà, per somiglianza, l’apetta dell’episodio del Concerto in do maggiore RV 559 di Vivaldi di Allegro non Troppo, e, in forma ancora semplice, la sigla Prendi un Fiorellino), tanto che il farfallino a pois dello studio Bozzetto diventò protagonista allora di molti gadget, nonché mascotte dell’omonimo gioco da tavola Clementoni, accanto alla foto di Pippo Baudo (3).

 

8(Il disco di Spacca 15 Birilli, stelle e musica © studio Bozzetto)

 

Sempre nel 1975, nella stagione autunnale Pippo Baudo era alla guida del nuovo quiz domenicale abbinato alla Lotteria Italia, che prese il posto di Canzonissima intitolato Un colpo di fortuna, per la regia di Beppe Recchia con l’orchestra diretta da Pippo Caruso. Gli autori, medesimi di Spacca 15, Perani, Rizza con lo stesso Baudo, visto il successo delle precedenti affidarono alla Bozzetto Film la nuova sigla del programma e della relativa anteprima domenicale.
La sigla era cantata dalla bellissima esordiente, l’attrice e cantante Paola Tedesco (figlia dell’attore e doppiatore Sergio Tedesco), che affiancava nella conduzione Pippo Baudo. Guido Manuli organizzò al meglio le sue doti creative effettuando le riprese dal vivo della showgirl in uno studio fotografico di Milano, realizzando poi in Truka, con l’unione di foto e coi simboli del quadrifoglio, bianchi e neri, che svolazzando si moltiplicano in dissolvenza incrociata, i titoli che animano la sigla d’apertura serale di Un colpo di fortuna (1975); sigla Rai con Paola Tedesco, la quale ballando interpreta il brano Batticuore (1975), canzone che arriverà al primo posto dalla hit parade dei 45 giri.

 

9(Un colpo di fortuna © Bozzetto Film)

Ma un grosso successo inaspettato lo si ebbe anche con la sigla d’apertura pomeridiana, sempre della Bozzetto Film, per l’Anteprima di Un colpo di fortuna. Per essa venne ideata, stavolta, agganciata alle note orecchiabili del cantautore ligure Bruno Lauzi assieme a Pippo Caruso, la celebre sigla La Tartaruga (1975), creata e realizzata da Guido Manuli; una simpatica tartaruga bozzettiana, classica ma divertente, visto che Baudo e Lauzi volevano un personaggio disneyano, dai colori moderni, dal cui guscio sbuca un allegro quadrifoglio (simbolo portafortuna della trasmissione ideato da Bozzetto), la quale troppo lenta non doveva essere, avendo al posto delle zampe due ruote; cartone animato che riscosse all’epoca un enorme successo, aprendo la strada alle successive sigle animate abbinate a canzoncine orecchiabili che accompagnarono nuovi programmi della seconda metà degli anni ’70 in Rai firmate Bruno Bozzetto, favorendo anche dischi e giocattoli per i più piccini.

 

10(La Tartaruga © Dischi numero uno – Studio Bozzetto)

 

Seguirono, sempre scritte e cantate da Lauzi, altre sigle animate andate sui programmi Rai e di Telemontecarlo, fra cui: la sigla di coda sempre per Anteprima di Un colpo di fortuna Al pranzo di gala di Babbo Natale (1976), ed altre, quali: Laika, la balalaika (1976), la simpatica storia della balalaika russa che si innamoradi Nino il mandolino napoletano; Il leprotto Zip (1976), su tonalità brasiliane, una lepre bozzettiana che corre più veloce di Niki Lauda e di Bip Bip, una divertente rielaborazione manuliana in un grottesco amalgama fra Wile Coyote e Road Runner; Il coro delle puzzole (1976), un coro di 326 di puzzole con le mammole e le…donnole…; La biscia Striscia (1976), una strana biscia tipicamente manuliana dal cappello ad elica, che striscia da Roma all’Oklahoma; canzoni scritte e cantate da Bruno Lauzi, e riadattate a sigle animate da Manuli pubblicate nell’album in vinile del 1976 intitolato, Johnny il bassotto, la tartaruga… e altre storie di Bruno Lauzi.
Come ancora, dal settembre ’76, sul Secondo Programma Rai andò in onda il contenitore di cartoni animati Drops (1976), ideato dalla torinese Nicoletta Artom con la consulenza di Sergio Trinchero, due esperti Rai, futuri scopritori di Atlas Ufo Robot Goldrake. Diverso dai più famosi precedenti Le Mille e una Sera e Gli Eroi di Cartoni (in cui si videro i lungometraggi di Bozzetto animati da Manuli), curati assieme a Gianni Rondolino, il nuovo programma della Artom aveva all’interno anche cartoni animati d’autore, con una sigla strana, onirica, ripresa da brani di Ego di Bruno Bozzetto, con le inconfondibili e più emblematiche scene ormai riconoscibili animate da Guido Manuli; idea che sarà ripresa dal cartoonist romagnolo milanese d’adozione quindici anni dopo su Rai 1 col suo programma di cartoni d’autore Fantasy Party (1991).
Nel 1976, per la trasmissione Rai Chi?, successivo quiz della domenica pomeriggio abbinato alla Lotteria Italia (trasmesso all’interno di Domenica in, durante la prima edizione presentata da Corrado Mantoni), condotto sempre da Pippo Baudo affiancato dalla giovane Elisabetta Virgili, la quale interpreterà la sigla, realizzata da Guido Manuli e prodotta da Bruno Bozzetto, cantando il brano Primo amore (1976).

 

11(Chi? © Bozzetto Film)

Bruno Bozzetto, con a fianco Pippo Baudo, diresse negli studi Rai la ripresa in 35 mm della scena dal vero della Virgili mentre ballava interpretando il brano; una volta stampata, a Milano vennero rielaborate le sequenze, attraverso l’animazione di Manuli e gli effetti speciali di Luciano Marzetti, con l’aggiunta dei primi piani mossi in dissolvenza, animazioni con balli in live action, foto rimontate a Passo 1, più totali della showgirl in movimento in riquadri alternati in bianco e nero anche nella sagoma “computerizzata” (l’idea di Prossimamente Cinema su RTSI), il tutto girato in Truka, realizzando una sigla decisamente a metà strada fra l’evoluzione del precedente Tante scuse e del successivo My name is Rita.

 

12(Il disco cantato da Lino Toffolo di Johnny Bassotto © Studio Bozzetto – RCA)

 

Ma il vero successo che segnò una svolta stilistica dello studio Bozzetto si ebbe con l’altra sigla, per Uno dei tre, l’Anteprima di Chi? condotta sempre da Pippo Baudo, per la quale il regista bergamasco, “immerso” in Allegro non Troppo, lasciò carta bianca al suo capoanimatore Manuli, che creò il riuscitissimo Johnny Bassotto (1976).

 

13(Johnny Bassotto – Anteprima di Chi? © Bozzetto Film)

Un cane poliziotto dal fiuto infallibile, dalle orecchie pendenti a forma di mani con le quali impugna una gran lente d’ingrandimento (quelle accennate e riconoscibili mani da pennuto, alla Manuli, per intenderci), col cappello oblungo da Sherlock Holmes, animato ormai dall’inconfondibile stile dell’ancora non ben identificato dal pubblico “numero 2” di Bruno Bozzetto: Guido Manuli. La sigla, perfetta nell’animazione e nelle gag, anche per la canzone su testi di Bruno Lauzi e cantata da Lino Toffolo, si rivelò un enorme successo. Ancora dal fascino ‘antico’, Johnny Bassotto era una via di mezzo fra la sigla di Spacca 15 e Portobello, con un disegno accattivante e bombato, semplice e ben animato: il Johnny Bassotto di Bozzetto & Manuli con la canzone di Lino Toffolo spopolò anche in hit parade. E cominciarono ad affiorare gadget, dischi e portachiavi, come anche per lungo tempo il pupazzo in gomma, divenne lo sponsor per anni con Lino Toffolo da vincere per estrazione con le confetture di frutta fresca Santa Rosa.

 

14(Johnny Bassotto su Il Corriere dei Piccoli © Studio Bozzetto)

15(Il gadget di Johnny Bassotto © Studio Bozzetto)

 

Un personaggio per ‘bambini’ gommoso e accattivante ma anche schiacciato, da salame, e grottescamente ‘adulto’: bianco con corpo allungato deformandosi fino a diventare un enorme ciambellone gommoso con orecchie a strisce arancio (un po’ a striature graduali come Stripy); zampe intozzate, cappellone bislungo a doppia visiera allungata verde militare, e tartufo tondo a pon-pon: un perfetto e divertente, fra i più riusciti, esemplare manuliano per lo studio Bozzetto; sigla piena di brio, realizzata con grande dimestichezza nel disegno, nell’inventiva, nelle animazioni…
…Ma forse ancora troppo per ‘bambini’: nel corso dei tre anni successivi Guido Manuli maturerà uno stile sempre più personale, prima della scoperta del cartoon del Sol Levante, la quale capovolgerà i canoni dei suoi maestri: la presa in giro parodistica a Disney e la serietà al suo capo Bruno Bozzetto.

 

16(Il gioco di “Chi?” © Studio Bozzetto – Clementoni)

Sempre nel 1976 venne la volta sul Secondo Canale del varietà Ieri e oggi (1976), che già andava in onda in Rai da un decennio, in un’edizione importante, condotta da Mike Bongiorno, per il quale la Bozzetto Film preparò la sigla animata affidata alla creatività di Manuli, «che giocava con la natura metatestuale del programma (basato sulla riproposizione di vecchi brani di televisione) alternando alle foto appena ritoccate di alcuni mitici personaggi della Tv la vertiginosa mise-en-abîme di un telespettatore che si vede riprodotto sullo schermo all’infinito (motivo assai caro a Manuli, si pensi al finale di Allegro non Troppo)»(4).

 

17(Ieri e oggi © Bozzetto Film)

Ieri e oggi, forse dimenticata, è stata una delle migliori e più azzeccate sigle degli anni ’70, con le varie sequenze che delineano in animazione, con semplici tratteggi, i ritratti realistici dei vari personaggi che scorrono (Alighiero Noschese, Aldo Fabrizi, Mina, Alberto Lupo, Cochi e Renato, Corrado Mantoni, Renato Rascel, Sandra e Raimondo e lo stesso Mike Bongiorno), alternate a diverse e simpatiche sequenze a cartoni animati di un uomo che vive sul divano e vi bivacca, non potendosi staccare dalla sua TV antropomorfa, fino ad inseguirla…; simpatici e antichi i personaggi in animazione (più che “xerografata” sembra ripassata a tratto di matita grassa o dermatografica), soprattutto l’omino, con occhiali e capelli alti e bombati (lievemente simile a Mike), che preannuncia il Manuli anni ’80 nelle tematiche di Incubus… Ma era, come dire, una sigla ancora di passaggio, perché il vero successo per lo studio Bozzetto arrivò pochi mesi dopo con l’ideazione del Cavallino Michele, sempre per Mike Bongiorno…

 

18(Mike Bongiorno con Pippo Baudo e Corrado Mantoni)

 

E nel dicembre dello stesso anno, per il nuovo quiz di Mike Bongiorno Scommettiamo? (1976), lanciato dopo il mitico Rischiatutto, la Bozzetto Film dopo l’ottima prova offerta per Ieri e oggi, produsse la sigla animata col simpatico personaggio del Cavallino Michele, occhiali da miope e “ciuffo biondo”: quando a Bozzetto fu commissionata la sigla, Manuli propose a Mike, «Ma perché non facciamo il cavallino come te, che non ci vedeva… E lui tutto contento, vedendosi in cartoon, ha accettato!…». Manuli gli aveva preparato due personaggi, uno asettico e uno somigliante a Mike, quando il presentatore non esitò a scegliere quello che gli somigliava. Mike Bongiorno si divertì tanto, al punto che venne a registrare le risatine del Cavallino Michele nello studio della Bozzetto Film.
«…Correva sempre e ogni tanto si fermava, facendo una piccola risata, e quella era la risata originale di Mike Bongiorno!», ricordava a distanza di quarant’anni il suo geniale animatore Guido Manuli.
Tale fu il successo riscosso dalla sigla della mascotte animata di Scommettiamo? che Mike Bongiorno, per l’ultima puntata del quiz, invitò negli studi Rai di Milano Bruno Bozzetto: un distinto e giovane quarantenne bergamasco, magro, garbato e sobrio, accolto tra grandi applausi del pubblico!
Rispetto alla ‘Tartaruga’ e a ‘Johnny Bassotto’, il ‘Cavallino Michele’ che fa implicitamente il verso a Mike Bongiorno, è una caricatura garbata e riconoscibilissima del noto presentatore televisivo, che apportò un grande successo al programma con un fiorente merchandising, fra dischi in classifica, pupazzi e gadget.

 

19(Scommettiamo? © Bozzetto Film)

 

Il Cavallino Michele, con due occhiali tondi e circolari e gli occhi chiusi da miope e il cappellino da baseball con l’aura americana all’interno della visiera, emette spesso un nitrito simile a una breve risata (la voce di Mike), un po’ per bambini e con ironia adulta ma sempre garbata; il retro della visiera a gradazioni (vedasi Scacciapensieri); denti in fuori, guanciotta gonfia in stile Bozzetto e coda arricciata (un po’ da pony), con elaborazione nel design più maturo come nelle animazioni rispetto alle precedenti sigle, anche nei credits, vedasi le bande a strisce che, scorrendo in basso, mostrano tanti cicli in corsa del Cavallino Michele, coi titoli del gioco a quiz (scritte a pallini, come la sigla di Primo Amore).

 

20(Bruno Bozzetto ospite da Mike Bongiorno a Scommettiamo? © Dic. ’77 – Bozzetto Film)

Il Cavallino Michele, semplice ma perfetto e ricco di suspense, si trova, correndo, improvvisamente a incrociare ortogonalmente un treno che arriva a tutta velocità ma improvvisamente gli monta sopra, ritrovandosi poco dopo in una scena dal vero nel far west (la passione di Manuli per il cartoon e live action), fino a vincere un primo premio ed essere incoronato!: una sigla geniale, ben fatta ed efficacissima, a cui seguì il fatto che la simpatica mascotte troverà spazio anche sulle pagine del Corriere dei Piccoli, nei fumetti con testi di Tiziano Sclavi firmati dallo studio Bozzetto, realizzati sempre da Guido Manuli.

 

21(Il disco di Scommettiamo? © Spark – Studio Bozzetto)

Come osservarono a suo tempo Simonelli e Gallanti, «Si trattò, in buona sostanza, di una vera “serie” di sigle che, con poche varianti, tornava sullo stesso schema: la creazione di un personaggio che suscitasse la simpatia del pubblico infantile, da rendere protagonista di una fiaba musicale assai curata e concepita appositamente per un’animazione di tipo classico, ricca e fluida, infarcita di lievi gag visivi. Risulta in questo senso esemplare la genesi della Tartaruga: Pippo Baudo richiese esplicitamente a Lauzi una canzone che avesse per protagonista un animaletto simpatico in stile Disney, ma da questi non ancora sfruttato. La scelta della tartaruga fu una realtà fortuita: proprio mentre al telefono Baudo spiegava al cantautore la sua idea, Gelsomina, la tartaruga di casa Lauzi camminò su un piede del suo padrone. L’anno successivo, grazie allo strepitoso successo riscosso dalla canzone, che fu prima nella classifica dei 45 giri più venduti dal 3 gennaio al 13 febbraio 1976, al cantautore fu lasciata la libertà di ispirarsi per il nuovo personaggio a uno dei suoi fumettisti preferiti. Lauzi inventò un cane poliziotto alla Jacovitti, le cui gesta dovette però, a malincuore, lasciar cantare all’amico Lino Toffolo, per necessaria variazione, si disse in Rai; ciò non impedì alla canzone di riscuotere un analogo successo, raggiungendo il secondo posto in classifica. Né le cose andarono male con Isotta (terza in hit parade nella stagione 1977-78) e Sbirulino (tredicesima nel 1978-79, che, diversamente dai casi precedenti accompagnò il lancio di un personaggio in carne ed ossa.

 

22(Il Cavallino Michele – Catalogo Giocattoli 1977 Fabianplastica © Studio Bozzetto)

E’ interessante notare come la parte più consistente della produzione per bambini dello Studio Bozzetto, che ha sempre espressamente privilegiato il pubblico dei giovani e degli adulti, sia rappresentata proprio da alcuni Caroselli e dalle sigle Tv. Queste costituirono per lo Studio anche un’insperata occasione di guadagno, perché assieme ai loro più riusciti personaggi furono protagoniste di un articolato fenomeno di merchandising, diretto anticipatore di quello che, di lì a pochi anni, sarebbe esploso attorno ai disegni animati importati dal Giappone, di cui fu prima avvisaglia il miliardo di lire fruttato alla Rai nel periodo 1977-1978 da Goldrake. Non solo, infatti, i dischi delle sigle vendevano centinaia di migliaia di copie e scalavano i vertici delle classifiche, trainati anche dal fatto che il mangiadischi era uno dei giochi preferiti dei bambini della metà degli anni Settanta; oltre a ciò, la Rai permetteva allo studio d’animazione di sfruttare commercialmente i personaggi, e così si vendevano montagne di Sbirulini di pezza e di Isotte di plastica, e poi magliette, portachiavi, addirittura pigiami e lenzuola dedicati a Johnny Bassotto o alla Tartaruga»(5).

 

23(I gadget de Il Cavallino Michele © studio Bozzetto)


My name is Potato
(1976), nuovo singolo in hit parade di Rita Pavone, di Susy Bellucci, che diventerà la sigla finale del suo nuovo show televisivo sul Programma Nazionale Rai con Carlo Dapporto Rita ed Io (1976): la sigla, affidata alla Bozzetto Film, a metà tra cartoon e videoclip, è realizzata dal grande Guido Manuli.
La sigla animata, con protagonista Rita Pavone (dal vero), la quale canta interagendo con un grottesco tubero yankee (in animazione) che sbuca dal terreno è un continuo di gag semplici e divertenti: cantando insieme, troviamo la cantante a esibirsi su sfondi neutri o realistici a tratteggio, anche all’interno del volto della Statua della Libertà; oppure come capo indiano allietata dal coro di simpatici tuberi in versione pellerossa che fumano la pipa (vedi i vecchi Unca Dunca); o col suo volto in primo piano stavolta incastonato fra i presidenti americani della Monument Valley, fra titoli animati (in stile anni ’70) che arrivano in prospettiva assieme alla cantante…fino a salire su un enorme fagiolo magico, catapultandosi su un’astronave guidata dal simpatico tubero; sigla Rai molto semplice e lineare, la quale è rimasta un classico della TV Italiana di quegli anni.

 

24(Rita Pavone in Rita ed Io © Bozzetto Film)

My name is Potato, in bianco e nero e ad alto contrasto, sembra quasi una versione rinnovata e all’italiana dei vecchissimi Alice Comedies di Walt Disney, in un eccelso documento storico della metà degli anni settanta del secolo scorso, nel quale, al posto di Virginia Davis con gatti e topolini vari, per un esperimento in tecnica mista troviamo Rita Pavone, la quale, in un divertente e brioso mix fra live action e animazione, canta assieme a una simpatica patata (con la voce di Douglas Meakin, il solista dei Superobots), tracciata con pochi segni chiaroscurati dal tratto a rough ad inchiostro su fondo neutro, in maniera molto efficace (imprevedibile come l’autore l’animazione in cui il simpatico tubero manuliano impersona dapprima lo Zio d’America sventolando la bandiera americana, quando, in pochissimi fotogrammi, bevendo un goccio di whisky, si trasforma in un cow-boy con la pistola!), il tutto “condito” fra gag, stelle e astronavi spaziali, con l’inconfondibile “Stile Bozzetto” realizzato dalla genialità del capoanimatore Guido Manuli!

 

25(My name is Potato © Studio Bozzetto)

Guido Manuli ricordava ancora quando Rita Pavone, molto simpatica e disponibile, venne accompagnata da Teddy Reno negli studi della Bozzetto dove fu girata la scena dal vero, a cui venne aggiunto posteriormente il personaggio animato a forma di patata antropomorfa. Manuli mi raccontò che la Verticale della Bozzetto Film aveva sotto una lente con, al lato, un proiettore che proiettava sul pianale del vetro la scena con la cantante, fotogramma per fotogramma, per prendere dapprima i riferimenti su carta. E, una volta creata l’animazione, essa venne girata, a scatto singolo, coi rodhoid sotto ai quali ciascun fotogramma fisso, riproiettato, della medesima scena dal vero con Rita Pavone.
Un capolavoro del genere: Guido Manuli & Rita Pavone… per Bruno Bozzetto!

 

26(Virgola © Baby Records – Studio Bozzetto)

E, nel 1976, per uno dei primi talk show musicali andato in onda su Telemontecarlo già dal 1974, ideato e condotto dal geniale disc jockey tunisino naturalizzato francese Jocelyn Hattab e dalla sua compagna Sophie Cauvigny, Un peu d’amour… d’amitié… et beaucoup de musique, la Bozzetto Film con l’animazione di Guido Manuli, creò la simpatica sigla di accompagnamento sulla mascotte della trasmissione, Virgola (1976). La sigla, su musica di Michelangelo La Bionda (uno dei due fratelli La Bionda) e Bruno Lauzi, cantata da Jocelyn col Coro dei Piccoli Cantori di Niny Comolli sul simpatico Virgola («Virgola/Virgola, con le orecchie a sventola…»), aveva per protagonista il cagnolino barbone blu col naso a pon-pon rosso, abbandonato dal suo padrone; a cui seguì la successiva sempre per Un peu d’amour… (titolo abbreviato sia sui palinsesti televisivi che dai giovani, nonché dallo stesso Joceylin), sempre della Bozzetto e realizzata da Manuli, la più riuscita Prendi un fiorellino (1977), un brano simpatico e orecchiabile per i più piccini scritto dal musicista americano Stephen Schlaks (il primo che incise per la Baby Records), in collaborazione con Angelo La Bionda. Più moderna delle coeve sigle Rai e a colori, cantata sempre da Jocelyn col Coro dei Piccoli Cantori di Niny Comolli è «una graziosa parabola ecologista»(6), nella quale la formica, la coccinella, la lumaca, l’apetta e altri insetti in compagnia di simpatici fiori, margherite e allegri tulipani antropomorfi (con colori fuxia, rosa e arancio, fantastici e floreali, con le scenografie flou dai colori sgargianti di Antonio Dall’Osso), sono alle prese con una simpatica mocciosa con in testa una paglietta (rigorosamente con le guanciotte alla Bozzetto); atmosfere che segnano una modernizzazione nello stile di Manuli, poco prima di scoprire la brillantezza cromatica dello stile giapponese.

 

27(Prendi un fiorellino © Bozzetto Film)

La sigla animata con la canzone e il programma ebbero un tale successo che il 45 giri fu più volte riproposto anche nei dischi ‘ricantati” nelle edizioni commerciali, con in copertina le imitazioni della bimba manuliana, tozza tonda e col cappellino, immersa nel verde fra giganteschi fiori e insetti; brano inciso, come il precedente, su etichetta musicale Baby Records, marchio di cui Manuli interpreterà il decennio avanti il simpatico moccioso protagonista di una lunga serie trasmessa ovunque sulle TV private negli anni ‘80.

 

28(Il disco di Prendi un fiorellino cantato da Jocelyn © Baby Records – Studio Bozzetto)

Sempre su Telemontecarlo, venne la volta, affidata alla Bozzetto Film, della sigla del primo TMC Telegiornale (1977), con immagini d’attualità in brevi flash realizzati da Guido Manuli; notiziario presentato da Antonio Devia e commentato da Indro Montanelli, Enzo Bettiza, Mario Cervi e Cesare Zappulli . Come ancora la sigla per il programma d’inchiesta, Questa nostra epoca (1977), giocato con cartelli in bianco e nero con fotografie di cronaca, costume, natura, scandita da una musica di notevole intensità drammatica, di cui Manuli ormai è maestro nell’esecuzione.
Nello stesso anno, per Telemontecarlo, sono le sigle dello studio Bozzetto realizzate sempre da Manuli animando le figure in plastilina commissionate allo scultore Max Squillace per i programmi d’attualità diretti da Ettore Della Giovanna, quali, Tutti ne parlano (1977), e Tele-scopia (1977), quest’ultima una sigla strana e enigmatica, con una delle prime musiche elettroniche, l’‘Oxygene part 2’, brano famosissimo di uno dei pionieri della musica elettronica, il francese Jean Michel Jarre; vero è anche, l’interesse di Manuli per un certo tipo di musica, fredda, elettronica, anni ’80…computerizzata (alla sua delicatezza e humour si aggiunge spesso anche un lato più cinico, sgraziato, ‘adulto’, talvolta descritto nel grigiore e nell’isolamento degli esseri umani: dalla suspense ‘aspra’ di certe gag di West and Soda al suo personale film Incubus, ecc.).

 

29(Tele-scopia © Bozzetto Film)

Sigla curiosa, che oggi può sembrare datata, moderna e particolare, fine anni ’70, realizzata da Manuli in clay animation, giocata sull’acustica su personaggi freddi e realistici (anche spesso animati con le braccia e le gambe in rilievo), con plastiline colorate dai colori forti (viola, rosso e arancione); sigla per la quale Guido Manuli, «inventò alcune fantasmagoriche metamorfosi di forme e colori, al solito scandite nei tempi dal ritmo dell’accompagnamento elettronico: la sostanza amorfa, di cui l’illuminazione cruda, quasi teatrale, metteva in risalto le qualità tattili, si piegava a dir vita a figure umane intere o surrealmente scomposte (teste parlanti, enormi bocche che generano altre bocche, braccia tese nello sforzo di una sfida), che finivano con il farsi reciprocamente a pezzi» (7).
Nel 1977, durante l’esperienza del suo primo film d’autore Fantabiblical, che gli valse notorietà come singolo e premi in festival internazionali, sempre sulla Rai fu la volta del varietà Secondo voi, con Pippo Baudo, altro quiz domenicale abbinato alla Lotteria Italia in cui vennero lanciati Jinny Steffan, Fioretta Mari, Tullio Solenghi e Beppe Grillo, con la sigla caratterizzata da un segno sarcastico e a rough da Guido Manuli, cantata da Enzo Jannacci, vecchia conoscenza di Bruno Bozzetto.

 

30(Secondo te… che gusto c’è © Ultima spiaggia – Studio Bozzetto)


Secondo te… che gusto c’è
(1977), con l’animazione in sinc di una simpatica e accennata caricatura del cantante milanese Enzo Jannacci, dall’aria isterica, a tratteggio con matite colorate e pomelli acquerellati… Una sigla quasi autoriale, simile nello stile ai successivi Spray del ’79, ma che forse era troppo moderna per l’epoca, essendo anche il primo quiz a colori di Pippo Baudo. Tanto che, il vero piatto forte della Bozzetto Film si rivelò, nello stesso periodo, per Anteprima di Secondo voi (1977), condotto sempre da Baudo e trasmesso nel pomeriggio di Domenica in, per la quale Guido Manuli creò la simpatica e lussuosa ‘Isotta Fraschini’, un’auto antropomorfa dai labbroni rossi, chiamata semplicemente Isotta, protagonista dell’omonima canzone cantata da Pippo Franco, con musiche composte da Sergio Bardotti, Pippo Caruso e Pippo Baudo, e il coretto “I nostri figli” di Nora Orlandi.

 

31(Isotta © Bozzetto Film)

Più moderna delle precedenti realizzazioni bozzettiane, con un disegno più ironico e un delineo più freddo e grafico, per bambini e per adulti, Isotta era una vecchia auto italiana da rimettere in sesto: carrozzeria gialla, paraurti arancio, ruote e labbroni rossi (da donna), lingua rosa, vetri azzurrini, fari e tettino bianchi: insomma, una automobile d’epoca simpaticamente ‘figlia dei fiori’, la quale, anche per la canzone cantata da Pippo Franco, ripeté con una certa modernizzazione grafica il successo di La Tartaruga e Johnny Bassotto.

 

32(Lo spartito di Isotta e i dischi di Isotta © Cinevox – Studio Bozzetto)

La sigla Isotta, ancora in stile seconda metà degli anni ’70, è caratterizzata da colori piatti e spesso in contrasto tra loro, verdi e rosa (vedi anche i ranocchi che ricaricano la batteria e le due gru che issano l’automobile; come le galline con camere d’aria e cerchioni e il leprotto blu con la chiave inglese); personaggi dai colori sfumati su rhodoid; nuovolette del gas “colorate” a mano a matita dermatografica per lasciare un ‘sapore’ grafico; e un’autostrada (su fondo nero, in epoca di poco antecedente alla scoperta delle magnifiche galassie dei cartoons giapponesi): spazio dove, in pochi secondi, si anima uno striscione animato dai colori arcobaleno, nel quale Isotta e i suoi amici sfrecciano allegramente con le altre auto bianche e anonime; segno anch’esso ‘freddo’ spesso grafico e aspro, come si usava allora nei festival specializzati; ciononostante, Isotta, più ‘colto’ e meno per bambini nello stile iconografico, ottenne un ottimo successo sulla TV Italiana vista la canzone orecchiabile e anch’essa fu distribuita tra i giocattoli dell’infanzia del Natale 1977, come la canzone rimbalzò in classifica per molti mesi.

 

33(I gadget di Isotta © Studio Bozzetto)

 

Nel 1977 la TV dei Ragazzi Rai mandò in onda una nuova edizione de Il dirigibile, sempre con la ‘Signorina Buonasera’ Maria Giovanna Elmi nei panni di Azzurrina, e con Mal (nato in Galles e cresciuto a Oxford, in Inghilterra), reduce dal successo di Furia cavallo del West, che per l’occasione cantò il brano Mackintosh (1977), prima sigla finale del programma TV per bambini per la regia di Romolo Siena, dopo l’edizione del ‘75 e ‘76 che iniziava con filmati di repertorio dei primi dirigibili del ‘900; sigla animata per la quale la Bozzetto Film grazie al talento di Guido Manuli ideò il simpatico gigante scozzese, robusto e muscoloso, con tanto di berretto a pon-pon, mantello kilt e cornamusa, «con la pipa sempre in bocca» (come dice la canzone), in compagnia di farfalline a pois (vedi Spacca 15) e gommosi ciclamini (l’idea di Prendi un fiorellino), assieme a corpulenti bisonti, terzetti di capri (fra Johnny Bassotto e il capretto di Tante scuse) e un King Kong (che compare spesso nella filmografia manuliana), i quali fanno da contorno canoro, passando disinvoltamente dai castelli scozzesi… ai grattacieli di New York.

 

34(Mackintosh © Bozzetto Film)

35(Il disco di Mackintosh cantato da Mal © Ricordi – Studio Bozzetto)

Un simpatico e allegro nonsense in un’assurda e parodistica coreografia animata del gran capo Mackintosh (un mix manuliano in stile Bozzetto del gigante buono («…è più mite di un piulcino/è più forte di un bisonte, è più forte di King Kong»…dice la canzone assieme al coro); anche le scenografie del filmato, per quanto ne abbiamo in visione soltanto una copia in bianco e nero, anticipano lo stile delle stesse di Portobello, ad aerografo e flou. Il programma ebbe un discreto successo, dall’edizione del 1975 presentata da Maria Giovanni Elmi e Tony Santagata, fin l’ultima del 1979/80 con Mimmo Craig e Graziella Porta con la partecipazione di pupazzi animati, quali, Zippo il coniglio motorista, Franz il cuoco di bordo, il pagliaccio Gelatina e Teo. Ma la sigla animata di Manuli Mackintosh, che ebbe anche un posto in classifica nelle hit-parade, per quanto ben fatta, lui stesso non la ricordava più di tanto: più ripetitiva, con assimilazioni ormai per l’autore, come dire, da poco ‘superate’: la TV Italiana, dal bianco e nero al colore, stava per rivoluzionare i canoni; Mal era all’apice del successo con l’altro singolo Furia: Maria Giovanna Elmi stava per annunciare l’“invasione” dei giapponesi con Goldrake, mentre Guido Manuli ne sarebbe rimasto folgorato entro breve: un nuovo linguaggio dell’animazione, più moderno e lontano anni luce dalle sue, anzi dalle nostre aspettative: il linguaggio della regia applicata al cinema di animazione.

 

36(Basta prendo parto volo via © Carosello – Studio Bozzetto)

 

Sempre nel 1977 fu la volta di Basta prendo parto volo via (1977), sigle di apertura e chiusura della Bozzetto Film per la trasmissione all’interno di Domenica in, A modo mio (1977), condotta da Memo Remigi, nella quale, cantando al pianoforte insieme al figlio Stefano, le note musicali in tecnica mista si animano con tanto di stelline dal suo spartito; sigle animate anch’esse uscite dalla fantasia di Guido Manuli. In ogni puntata Memo Remigi e Loretta Goggi introducevano un ospite che conduceva il programma “a modo suo”, fra i quali, Sandra Mondaini, Liana Orfei, Milva, Rita Pavone. Ospiti fissi erano Franca Valeri e il maestro Tony De Vita.

 

37(Enzo Tortora in Portobello © RAI)

 

Ma il grande successo per lo studio Bozzetto arrivò nuovamente nello stesso anno con le prime TV a colori, quando venne la volta di Portobello (1977), andato in onda dal ‘77 al ‘83, il celebre mercatino del venerdì del Secondo Programma Rai condotto da Enzo Tortora, per il quale Guido Manuli ideò il celebre pennuto, gentiluomo d’altri tempi in frac con la bombetta, simpaticamente isterico, dall’occhio cerchiato e con ali a forma di mani guantate (lievemente ispirato, in versione Bozzetto, a José Carioca di Disney), che canta con la voce di Lino Patruno and his Portobello Baby Band. La sigla animata si apre al batter dei tamburi quando, comparendo il pappagallo Portobello, moltiplicandosi (alla maniera della corsa del Cavallino Michele), intona l’allegra marcetta d’inizio; i credits sono semplici caratteri calligrafici su scenografie neutre simili a stampe ottocentesche chiaroscurate che illustrano i vari oggetti antichi nei quali si leggono gli autori del programma, fra grammofoni, orologi a pendolo e statue antiche, col pennuto animato che canta la canzone; la sigla è un piccolo capolavoro animato che fece diventare la trasmissione, soprattutto grazie alla celebre sigla di Guido Manuli, una delle più popolari della Storia della Televisione Italiana (un decennio avanti, dopo il dramma di Enzo Tortora venne riproposto il programma mantenendo la sigla rifatta sulla falsariga della precedente ma con delle variazioni, emulando il pappagallo manuliano con l’aggiunta di oggetti antropomorfi che lo seguono in marcia, i quali rievocano però le più moderne pubblicità Bozzetto anni ’80 della I.M.Q., nel remake diretto dai validissimi animatori Giorgio Valentini e Silvio Pautasso (vedi anche all’interno della sigla i riferimenti manuliani: il ‘Cinesino’ e ‘King Kong’).

 

38(Il disco di Portobello © Carosello – Studio Bozzetto)

«E’ in questa giostra metamorfica che si sviluppa una delle figure più significative dell’immaginario di ogni animatore di razza, per il quale la sua non è solo una tecnica di scrittura, ma anche – secondo un altro significato della parola – la tendenza ad attribuire vita, personalità alle cose inanimate. Le quali non esistono nell’universo rappresentato dalle sigle di Manuli. I suoi oggetti (oggetti-simbolo che rappresentano il programma che vanno a introdurre) hanno una loro umanità, una vitalità non confondibile con l’antromorfizzazione prevedibile e banale di stampo disneyano. L’animazione di questi oggetti, il loro essere vivi, è legato alla loro funzione: si va dalla figura umana che ha come torso uno schermo televisivo e che promuove i vari spazi del palinsesto di Tmc (metafora dell’umanità, della vicinanza con lo spettatore che l’emittente vuole istaurare), alla celeberrima sfilata degli oggetti nella sigla di Portobello, dove la presenza in forme umane di una lampada, un libro, uno specchio, un orologio è una pertinente lettura del ruolo di protagonisti, di elementi vivi, carichi di storia e di sentimenti che gli oggetti assumeranno nel programma di Enzo Tortora»(8).

 

39(Portobello © Bozzetto Film)

Ma non solo per programmi leggeri, ma anche per programmi d’attualità lo studio Bozzetto, grazie alla professionalità organizzativa di Guido Manuli, realizzava sigle decisamente innovative sul piano stilistico e comunicativo: l’anno dopo, sull’allora Telemilano Canale 58 (che diventerà poi Canale 5), per il talk show Tabù (1978), presentato dalla giornalista Viviana Kasam, una sigla semplice ma innovativa (vagamente ispirata al grafismo chiaroscurato del Valzer Triste di Sibelius e al Bolero di Ravel): un rapido montaggio di immagini statiche, suoni serrati che seguono il ritmo di una musica elettronica, creando per l’emittente televisiva che trasmetteva da Milano Due, città satellite costruita da Silvio Berlusconi, una quantomai semplice ma modernissima sigla coi tre allucinati babbuini dallo sguardo psichedelico, che a turno si coprono gli occhi, le orecchie e la bocca in alternanza ai cartelli coi credits, ispirati al recente Allegro non Troppo.

 

40(Tabù © Bozzetto Film)

E, sempre per Telemilano Canale 58, la sigla di un altro programma L’uomo e l’ignoto (1978), programma di parapsicologia condotto dai giornalisti Giorgio Medail e Massimo Inardi.
Nell’autunno del 1978, per la Rete 1 (Rai 1) Sandra Mondaini creò il pagliaccio Sbirulino (1978), sul quale Guido Manuli per Bruno Bozzetto improntò la versione del clown per l’omonima sigla animata del varietà abbinato alla Lotteria Italia, Io e la Befana (1978), per la regia di Romolo Siena, condotto da Raimondo Vianello e Sandra Mondaini sino agli inizi del ’79 all’interno di Domenica in: una sigla animata a colori, più moderna rispetto a Johnny Bassotto e Portobello, più completa ma di routine, con colori brillanti e animazioni allegre e complesse, anche se ormai banalizzate, la quale favorì una modernizzazione nella TV Italiana nel linguaggio dell’animazione e un fiorente annesso merchandising natalizio, del simpatico clown dello studio Bozzetto.

 

41(Sandra Mondaini col pupazzo Sbirulino © studio Bozzetto)

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43(TV Sorrisi e Canzoni n° 52, 24-30 dic. 1978, pp. 34-37: L’omino Sbirulino pupazzo pazzo © studio Bozzetto)

Per il programma Rai della primavera del ’79 Luna Park (1979), dove Pippo Baudo presentava, oltre al nuovo comico Beppe Grillo, la nuova ballerina italo-americana Heather Parisi, allo studio Bozzetto vennero commissionate diverse sigle, a colori, lievemente più moderne delle consuete: furono realizzate 9 favole animate, una a puntata, con musiche composte sempre da Bardotti, Caruso e Baudo, accompagnate dalla voce e cantate da Enrico Montesano: dietro la produzione di Bruno Bozzetto fu sempre Manuli a realizzarle, con l’animazione curata assieme all’Erredia 70 e Studio Zeta; cosicché, il sabato sera i bambini restarono a guardare i cartoni animati firmati dallo studio Bozzetto all’interno del varietà Rai di Pippo Baudo, all’epoca usciti tutti con le cover originali disegnate da Guido Manuli e incise per la Cinevox su dischi 45 giri e riunificate in un LP etichetta Ricordi serie Orizzonti intitolato, Le favole di Luna Park (1979) (9), quali: Il millepiedi, San Qualcuno, Il pulcino sciocco e il re di Bogotà, La marcia della frutta, Dudù e Cocò alla spiaggia, Dudù e Cocò in montagna.

 

44(Il disco 33 giri de Le favole di Luna Park © Cinevox – Studio Bozzetto)

Fra quelli rinvenuti negli Archivi della Bozzetto Film si possono visionare: Il barone e il passerotto, un grottesco omone con la mascherina (anche con anelli di diamante con bagliori in sovrimpressione), e un passerotto dai colori sfumati su acetato, con un segno ormai più maturo, meno inchiostrato, simile alle xerocopie su acetato, con scenografie garbate dai colori forti e ad inchiostro; Storia di una caramella, un moccioso dai capelli rossi e lentiggini (un po’ simile al bimbo col nasino all’insù di Johnny Bassotto), sempre alle prese con dolciumi e caramelle, episodio molto ben confezionato con ottime soluzioni iconografiche e bei colori sia nelle scenografie acquerellate a ecoline (vedi gli sfondi aerografati recenti di Portobello) influenzato dalla recente esperienza negli ultimi cortometraggi di Bozzetto, Baby Story (1978) e le atmosfere trascorse di Streaptease (1977), anche sfumati in animazione direttamente su rodhoid; Il pulcino sciocco e il re di Bogotà, decisamente eccezionale, con personaggi azzeccati, animazioni ben fatte su scenografie a guache, decisamente realizzato con grande maestria e freschezza esecutiva; Il re della Polonia, più grafico e di ricerca (vedi la grafica e coloristica a contrasto di Isotta e Fantabiblical); aggiunte a dermatografica di pomelli e naso paonazzo a rough (Secondo te… con Jannacci e gli Spray); e lo stile anche vagamente burattinesco, con la passione del teatro e le opere liriche (vedi alcune sequenze ‘scherzose’ del Garibaldi e soprattutto Opera); e il più riuscito e televisivo Ufino Ufetto: disegno ancora scherzoso ma più elaborato, un simpatico semi-robottino bozzettiano a trottala circolare, anche con ombre (tecnica vista dai recenti cartoons giapponesi) e il busto in sovrimpressione luminosa (girato coi mascherini in animazione, in doppia impressione con la luce sotto la Verticale), altra tecnica che corrobora le animazioni del Sol Levante; fasci dagli occhi che proiettavano, in un grande schermo alla parete (v.di un’idea simile in Erection) un grande cosmo (stavolta molto più elaborato, con sole, pianeti fra nebulose stellari e particolari ad aerografo): influenzato dalla recente uscita di Goldrake sulla Rai-TV: un cartoon moderno e decisamente fine anni ’70, rispetto al disegno ‘secco’ e festivaliero di Isotta.
In questi ultimi episodi commissionati da Baudo a soli due anni di distanza dalle recenti produzioni Bozzetto, Manuli sembra aver preso una maggiore padronanza, acquisendo una grande modernizzazione e uno stile evolutivo che giunge all’apice della sua ricerca creativa della fine del decennio, se pur ancora non distaccato dal passato; in accordo con una grande modernizzazione, col passaggio definitivo dal bianco e nero al colore, lo si vedrà ancor più completo pochi mesi avanti con una delle trasmissioni più moderne della TV Italiana: Fantastico 1979.

 

45(Il barone e il passerotto © Bozzetto Film)

46(Il re della Polonia © Bozzetto Film)

47(Storia di una caramella © Bozzetto Film)

48(Ufino Ufetto © Bozzetto Film)

Alla Bozzetto Film, oltre a Guido Manuli e Giuseppe Laganà, si erano aggiunti con gli anni vecchi e nuovi collaboratori, animatori e scenografi, fra i quali: Giorgio Valentini, Silvio Pautasso, Fabio Pacifico, Massimo Vitetta, Edoardo Cavalli, Giorgio Forlani, Paolo Albicocco, Mirna Masina, Antonio Dall’Osso, e, come ricordatomi dallo stesso Bruno Bozzetto, essendo scomparsa recentemente, «Flora Sperotto, la direttrice del settore coloritura (e molto di più) che aveva l’incarico di coordinare il lavoro di tutti, che spesso si sommava e li obbligava a fare nottate intere in studio, perché è stata fondamentale per controllare e portare a buon fine anche molti lavori contemporaneamente».
Noi ci limitiamo ad osservare che la scissione di Guido Manuli con Bruno Bozzetto all’epoca fu tutt’altro che evidente, anzi, passò praticamente inosservata per molto tempo (anche per il sottoscritto ancora bambino), sembrando la produzione delle “sigle Rai” di Bozzetto con la “mano” di Manuli persino intensificarsi!
Infatti, dopo il grande successo di Portobello ripetuto con la sigla animata di Sbirulino, una volta concluse alla fine del ‘78 Le favole di Luna Park (e trasmesse nel ’79), dopo diciotto anni il geniale capoanimatore e direttore artistico Guido Manuli lascerà definitivamente la Bozzetto Film.

 

Le Sigle TV di Guido Manuli realizzate da Guido Manuli

1979: l’anno di Manuli. Nel 1979 Maurizio Nichetti produsse e diresse il suo primo film, Ratataplan (1979), grazie al quale ottenne successo a livello internazionale, permettendogli di iniziare la sua carriera di attore-regista. Guido Manuli gli aveva realizzato, per simpatia e amicizia – come mi ha dichiarato – i titoli in animazione. In quell’anno Manuli aveva da poco concluso il suo secondo film d’autore, S.O.S. (1979), prodotto dall’Erredia 70, con Nichetti come attore, reduci da poco dall’esperienza di Allegro non Troppo.

 

49(Ratataplan © Guido Manuli & Maurizio Nichetti)

 

I titoli animati di Ratataplan sono molto in stile anni ’70: da un albero in movimento, con ai lati i credits, escono in animazione degli enormi variopinti volatili (che rievocano alcune trovate di Opera), un clown a fisarmonica (un “cugino” di Sbirulino), un nudo di donna (v.di Ego), e un grosso trombone (v.di l’inizio sempre di Opera da cui sbucano nella maniera più impensata strumenti musicali dai volti dei compositori famosi); trovate semplici ma molto originali, il tutto accompagnato dalla musica del M° Detto Mariano (all’epoca all’apice del successo come produttore/arrangiatore per la CAM delle sigle TV dei cartoon giapponesi), che curò la colonna sonora del film di Nichetti.
Ma già due anni prima Manuli aveva realizzato il trailer in animazione per Il gatto (1977), di Luigi Comencini; poi venne la volta dei titoli di testa animati per Can Cannes (1980), di Franco Scepi presentato alla Biennale di Venezia. E, ancora per Maurizio Nichetti, un inserto animato per Ho fatto splash (1980). A cui seguì soggetto e sceneggiatura ed effetti speciali per Domani si balla! (1982), diretto sempre da Maurizio Nichetti.
Sempre nel 1979, Domenica in, presentava all’interno della quale la rubrica Spray (1979), un ‘settimanale schizzo’ condotto da Pippo Baudo, con la musica dei Trans Europe Express. Un personaggio gommoso, a “spray”, occhialetti tondi, nasone paonazzo e bombetta, e le gambe sottili, quasi da fauno: nei titoli risulta la realizzazione dell’Erredia 70 (l’ex Reparto di Animazione della Gamma Film, assunto da Bozzetto per Allegro non Troppo), ma il tratto è chiaramente di Guido Manuli, tanto che gli viene riconosciuta singolarmente nei titoli soggetto e regia della rubrica domenicale; liberandosi dell’accademismo delle sigle per i più piccini, mantenendo la “guanciotta” alla Bozzetto ma coi pomelli rossi, offrendo un’animazione più ‘fresca’, più adulta, a matite e pastelli a rough, decisamente più fine anni ’70…

 

50(Spray © Guido Manuli)

Guido Manuli mi raccontò che Spray, girata alla Erredia 70 che prese la commissione dalla Rai grazie a Pippo Baudo, era una serie girata in 16 mm su pellicola invertibile (cioè un’unica copia positiva senza il negativo), per cui si potevano ancora vedere i segni delle giunte e le rigature della pellicola, sonorizzata e consegnata in fretta per ogni domenica.
Gli Spray, erano «13 brani da 10’ ciascuno per la trasmissione Domenica in. Ogni brano era costruito come un settimanale di cronaca varia: si passava dal servizio sul carovita agli annunci economici, dalle previsioni del tempo all’intervista a un uomo politico, dalla peggior barzelletta della settimana a suicidio di un lettore di giornali scandalistici. I brani erano realizzati con riprese “dal vero”, disegni animati e fotografie»(10).

 

51(Berlinguer in Grease – GASAD © Manuli & Nichetti)

Nello stesso periodo, per L’altra domenica (1979), il programma condotto da Renzo Arbore del Secondo Canale Rai in qualche modo concorrente di Domenica in, sempre Guido Manuli aveva realizzato assieme a Maurizio Nichetti una rubrica con degli sketch animati per i GASAD.
Prodotti dalla Rai, su soggetto e regia di Guido Manuli e Maurizio Nichetti, i GASAD erano «4 inserti di 6’ ciascuno per la trasmissione L’altra domenica. In ogni inserto un intervistatore pazzo (Maurizio Nichetti) del gruppo dei GASAD (Gruppo A Sinistra dell’Altra Domenica) si inseriva nella trasmissione di Renzo Arbore. Ogni volta presentava un servizio “straordinario” nel quale si vedevano uomini politici in situazioni paradossali. Quest’ultima parte veniva realizzata con filmati di repertorio e con disegni animati. Fra i personaggi: Berlinguer, Pertini, papa Wojtyla, Craxi, Zaccagnini» (11).

 

52(Pertini – GASAD © Manuli & Nichetti)

Guido Manuli ricordava ancora le acrobazie per le consegne settimanali; erano pagate pochissimo, tanto che per evitare un doppio costo Manuli e Nichetti preferirono girarle sempre su pellicola invertibile (negli archivi Rai esistono ancora gli unici originali in U-Matic), in una settimana con l’aiuto dell’Erredia 70, e a portarla telecinemata in Rai per la messa in onda domenicale….
Ve n’era una di puntata, nella quale il leader del Pci Enrico Berlinguer in cartoon, per prendere più voti dai giovani, aveva fatto un provino ballando nei panni di John Travolta, parodia ispirata all’allora successo internazionale di Grease.
In un’altra, i GASAD di Manuli e Nichetti presentavano in animazione le Sorelle Bandiera (cioè, Berlinguer, Craxi e Zaccagnini che cantavano la sigla di chiusura della trasmissione Fatti più in là, durante il periodo delle elezioni).
Mike Bongiorno, dopo il successo del Cavallino Michele della coppia Bozzetto-Manuli di Scommettiamo?, andato in onda per tre edizioni, volle tentare un remake del vecchio Lascia o raddoppia? (1979), da proporsi sulla Rai per il ventennale della trasmissione nella primavera del ’79, ma si rivelò un clamoroso flop.
La mascotte del programma era l’omino pensieroso (con tanto di ombra) per l’indecisione di lasciare o raddoppiare, originariamente disegnato da Ennio De Majo.
Per l’occasione, i funzionari Rai che imposero a Mike Bongiorno il remake del quiz al posto di Flash che andò in onda l’anno dopo, interpellarono nuovamente la Bozzetto Film.

 

53(Il gioco di Lascia o raddoppia? © Studio Bozzetto)

Ma Bozzetto e Manuli non vi lavorarono direttamente; Guido Manuli, aveva da poco lasciato lo Studio per mettersi in proprio, quando la sigla fu affidata a un anonimo studio di Roma, con protagonista la mascotte, battezzata Quizzino Boogie, nella quale ballava sorridente insieme alla sua fedelissima ombra un allegro boogie-woogie. Consegnata a Milano e xerografata in fretta, Bruno Bozzetto preferì dedicarsi a ripersonalizzare nuovamente l’antico personaggio di De Majo in vista di un imminente lancio pubblicitario, modernizzato dall’inconfondibile impronta bozzettiana che gli aveva lasciato Guido Manuli: testa grande dalla capigliatura spettinata a punte, sopracciglia arcuate con occhi grandi ovoidali (già lievemente giapponesi), e allegre guanciotte all’italiana alla Bozzetto coi pomelli, giacca rossa scarlatto e pantaloni bleu, con dietro l’ombra della sagoma: decisamente perfetto! Quizzino comparve a fianco di Mike Bongiorno su tutte le riviste e giornali, fra cui il TV Sorrisi e Canzoni, con a fianco il marchio dello studio Bozzetto, con un nuovo annesso merchandising tanto che diventò un pupazzo per bambini, distribuito come ricordo ai concorrenti e agli ospiti e venduto ovunque nei negozi di giocattoli, per tutto il ’79 fino all’‘80. E il settimanale della ERI – Rai TV Junior, pubblicò all’epoca persino le storie a fumetti dell’omino di Lascia o raddoppia?, chiaramente ispirato all’impronta bozzettiana, alle prese coi personaggi TV: da Fonzie, a Silvan, allo stesso Mike Bongiorno.
Come ancora nello stesso anno uscì la sigla de I sogni nel cassetto (1979), il gioco a premi di Mike Bongiorno su Telemilano di Silvio Berlusconi prima che divenisse Canale 5), per la regia di Lino Procacci, andato in onda dal ‘79 al ’81, creata e animata da Guido Manuli, stavolta non per Bozzetto come il Cavallino Michele ma con Walter Cavazzuti e Giovanni Ferrari, due veterani dell’Erredia 70 formatisi dai fratelli Gavioli che lavorarono ad Allegro non Troppo, i quali da poco avevano aperto l’Agenzia Pubblicitaria Walter & Giovanni.

 

54(I sogni nel cassetto © Guido Manuli)

Una sigla decisamente più moderna dai colori sgargianti, rispetto a quelle Rai in bianco e nero del Cavallino Michele; Manuli sembra aver preso ormai veramente la mano, come organizzatore generale, autore e regista; il protagonista è un simpatico jolly col campanellino in testa vestito da piccolo apprendista stregone, molto più moderno e ben confezionato; si vede l’influenza dei cartoon nipponici anche nelle scenografie (una galassia blu con le stelle e scie ad aerografo, con la scritta della conduzione di Mike Bongiorno), l’animazione è fluida e morbida, e i colori caldi e avvincenti, in stile giapponese anche se italianizzato con la tipica “guanciotta” con le gote sfumate alla Bozzetto… Una confezionatura ottima, anche un po’ simpaticamente pacchiana e da TV berlusconiane, la quale, ancor oggi, a distanza di trentacinque anni appare fortemente innovativa…

 

55(Fantastico 1979 © RAI)

Ma, tornando in Rai, Guido Manuli, rispetto alla collaborazione per Bozzetto col mitico Mike Bongiorno, col più giovane di generazione Pippo Baudo aperto a nuove strade, trovò in quegli anni maggior terreno fertile: Beppe Grillo, Heather Parisi e Loretta Goggi presenteranno pochi mesi dopo la nuova Canzonissima che prenderà il nome di Fantastico, relativamente al quale contenitore interno a Domenica in, la trasmissione Bis (il dopo Fantastico), con tanto di quadrifoglio (modernizzando il logo di Un colpo di fortuna) quale puntino sulla ‘i’, Guido Manuli creò il più moderno personaggio di Cicciottella (1979), sull’omonima canzone di Pippo Baudo cantata da Loretta Goggi; una strana bambina gonfia e gommosa, dai capelli biondi e intrecciati, molto in stile Bozzetto, la quale si rivelò un grande successo per i più piccini, coevo alla sigla di Fantastico 1979 (realizzata da Manfredo Manfredi), col brano L’aria del sabato sera, interpretato sempre da Loretta Goggi.

 

56(Il disco di Cicciottella cantato da Loretta Goggi © Guido Manuli)

 

La nuova sigla animata firmata da Manuli si avvale di un’animazione fluida più che morbida, anche quando, a cavalcioni di un trenino, Cicciottella faceva il giro del pianeta abitato da palazzoni e smog in cieli notturni viola, rosati e blu intensi, fra variopinti pianeti su sfondi aerografati; la bambina, accompagnata dalla canzone di Loretta Goggi, non è dissimile dagli attuali clichés bozzettiani: capelli biondi e “riccioli d’oro” alla Shirley Temple, occhi tondi dall’interno bleau, carnagione diafana, naso all’insù, guanciotte con gote sfumate a matita grassa, e vestitino rosa sgargiante; inoltre, più volumetrico e prospettico il character in movimento, essendo la prima creazione “bozzettiana” di Manuli nella quale gli occhi presentano l’ellisse interno luminoso (un po’ alla Heidi, per intenderci): Manuli finalmente sembra strizzare professionalmente l’occhio all’animazione giapponese – uno stile registico decisamente superiore – attraverso un design più sofisticato, nel delineo più deciso ma sottile a xerox, dai colori freddi con accenti forti e accesi, dalle scenografie più accattivati, animata con molti rallentamenti a Passo 1 con grande maestria nell’esecuzione, senza disdegnare il suo antico e straordinario “Maestro” Italiano Bruno Bozzetto, essendo presenti anche delle variazioni modernizzate di Johnny Bassotto, Fantabiblical e Isotta fino al coronamento raggiunto con le recenti fiabe di Luna Park, ma il tutto confezionato in maniera più sontuosa e moderna, in una sigla animata a dir poco eccezionale.
Sia L’aria del sabato sera sia Cicciottella, entrambe cantate da Loretta Goggi e pubblicate su etichetta WEA, entrarono nelle hit parade, anche se il cartoon ad essa annesso aveva decisamente precorso i tempi per modernità: si può dedurre che, con questa prima importante sigla animata, commissionata tramite Baudo dalla Rai all’agenzia di Cavazzuti e Ferrari, la cui regia è interamente firmata da Guido Manuli, a parità di costo delle precedenti il cartoonist milanese e i suoi abbiano voluto eccedere con un alto livello di animazione che preannuncia l’alta qualità delle pubblicità della futura Quick Sand.

 

57(Il disco dei Trans Europe Express Veramente amore © Guido Manuli)

 

Nella stagione televisiva 1979/80, Domenica in, iniziata nel ’76 con Corrado Mantoni, cedette definitivamente la conduzione a Pippo Baudo, il quale affidò a Guido Manuli tramite la produzione di Walter & Giovanni, la nuova sigla d’apertura della trasmissione Rai domenicale (in sostituzione della precedente con Charlie il leone, realizzata da Marco e Gi Pagot). Accompagnata dal brano Veramente amore (1979), sempre dei Trans Europe Express, ambientata fra lampi in sovrimpressione in un sinistro castello con sopra la scritta luminosa in intermittenza di Domenica in, è una parodia manuliana di Frankenstein, il quale, scendendo in uno strano ascensore, i sotterranei si trasformano in una discoteca improvvisando un rap americano con la sua lady, con l’inconfondibile musica di Pippo Caruso. Più elaborata e moderna, dai colori sgargianti, quasi pop, e scenografie con colori pieni e quinte in primissimo piano, mostra la propensione di Manuli verso la logica del linguaggio degli anime giapponesi, anche simile alle serie americane dell’epoca: inoltre le atmosfere e il sinistro Frank (così come scritto sulla maglietta), anticipano di un ventennio la passione per il grottesco horror e il fantasy di Guido Manuli dello Special TV Monster Mash (2000).
Ma i tempi stavano definitivamente cambiando: si era in piena “invasione” giapponese, e gli italiani avevano scoperto un nuovo modo di fare cinema d’animazione oltre un design più complesso, respinto, però, a torto dagli animatori nostrani; inoltre, sempre più Manuli si scindeva stilisticamente da Bozzetto, e dopo la riuscitissima esperienza delle sigle anni ’70, il regista milanese era definitivamente pronto per essere un autore a sé, con una nuova serie di film d’animazione.
Un perfetto cartoon italiano in stile giapponese, ancora un po’ alla Hanna & Barbera, ma… pieno di piani americani, lampi in sovrimpressione, effetti speciali, tanto che… da castello dell’horror, fra Frankie e Lady ballando il rap, si trasforma in un roseo castello dell’amore!

 

58(Domenica in © Guido Manuli)

59(Rino Rino… e Bobby Robot © Guido Manuli)

60(Disco Ring © Guido Manuli)

Sempre all’interno della stessa edizione di Domenica in, Manuli firmò anche la sigla animata di Disco Ring (1980), presentata da Jocelyn, un cartoon che introduce il programma col disk jockey mentre canta il brano Ti voglio amare a bordo di un’astronave ad aerografo (simile ma ormai più moderna di quella di Fantabiblical, la quale preannuncia il genere Fantasy). Oltre ad altri brani da poco incisi dallo stesso Jocelyn, quali, Rino Rino… (1979), e Bobby Robot (1979), rispettivamente un allegro rinoceronte e un cagnolino domestico robotizzato, entrambi firmati dall’inconfondibile mano di Guido Manuli.

 

61(Il disco cantato da Nino Manfredi de La pennichella © Durium – Guido Manuli)

62(Il disco cantato da Lino Toffolo di Io soltanto io © RCA – Guido Manuli)

E ancora, nell’anno successivo 1980/81, Pippo Baudo affidò a Guido Manuli entrambe le sigle, d’apertura e chiusura di Domenica in, per le quali l’animatore milanese creò la versione animata cantata da Nino Manfredi, La pennichella (1980), realizzata con uno stile schizzato a matita, simile alla precedente di Secondo voi con Jannacci; a cui venne alternata, Io soltanto io (1981), interpretata da Lino Toffolo, tutte prodotte e animate da Manuli insieme a Walter & Giovanni. Ma soprattutto, all’interno del pomeriggio domenicale, ebbe molto successo il simpatico balenotto bozzettiano con la canzone cantata da Orietta Berti, La Balena (1980) (12), sigla del dopo Fantastico chiamato quell’anno Fuori due, creata da Guido Manuli.

 

63(TV Sorrisi e Canzoni © Guido Manuli)

64(Il disco cantato da Orietta Berti de La Balena © Cinevox – Guido Manuli)

Recentemente, Riccardo Mazzoli, animatore milanese di fama (anche lui d’origini romagnole), proveniente dalla Scuola di Bruno Bozzetto, il quale aveva lavorato giovanissimo accanto a Manuli a Volere volare (1991), e per la pubblicità assieme a Cavazzuti e Ferrari, ha realizzato per lo Studio Lead fra i vari remake delle vecchie sigle TV anche La Balena, col balenotto e il piccolo eschimese, chiaramente emulando, modernizzato col suo inconfondibile stile, il “Maestro” Guido Manuli.
E l’anno seguente, per Fantastico Bis, sempre all’interno di Domenica in, la sigla animata Lo stellone (1981), con Sandra Mondaini nei panni di Sbirulino, rielaborando l’ultimo personaggio creato per Bruno Bozzetto, ancora una volta animata da Guido Manuli, stavolta in proprio dietro committenza di Pippo Baudo.

 

65(Sbirulino canta Lo stellone © Guido Manuli)

L’anno dopo venne la volta su Rai 2 de Il sistemone (1982), sigla per il programma di calcio ideato da Sergio D’Ottavi e Leo Chiosso, prodotta in proprio da Guido Manuli; sigla a cui seguì quella di Ping Pong (1982), programma di Rai 1 di Bruno Vespa.

 

Le Sigle TV di Guido Manuli

E, sempre nello stesso anno, la sigla per il programma musicale di Canale 5, Popcorn, intitolata Jay Duck’s Theme (1982), per la regia e l’animazione di Guido Manuli, premiata nel 1982 al Festival di Espinho, che venne anche distribuita nel 1984 negli Stati Uniti da Giuliana Nicodemi, con l’esclusiva della Italtoons.

 

66(Popcorn © Guido Manuli)

Molto diversa dalle vecchie sigle Rai per Bozzetto e decisamente più moderna, con colori sgargianti e ricca di effetti speciali, Jay Duck’s Theme è un piccolo film spettacolare ambientato in un bosco notturno, con un nutrito gruppo di paperi festanti che accorrono dal bosco, dal cielo, da lago, per vedere il concerto (con le suggestive scenografe di Antonio Dall’Osso dalle atmosfere notturne e rosate ricche di sfumature dall’effetto flou), corroborato da bagliori luminosi, luci psichedeliche e fuochi artificiali in sovrimpressione, quando, in alto al palco, compare la scritta del programma Popcorn: Guido Manuli è stavolta al meglio delle sue qualità, aiutato anche dalla bravura e dalla facilità esecutive di Walter Cavazzuti e Giovanni Ferrari.

 

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72(Popcorn © Guido Manuli)

Da un albero, a sorpresa, esce il palco col gruppo di Jay Duck: una fan innamorata si spenna interamente fino a rimanere denudata in reggiseno (i riferimenti erotici e soft di Manuli); un paperotto, dall’alto di un ramo, si aggrappa a una foglia simile a un paracadute che scende finendo incendiata dai fasci di luce uscenti del grande palco; la bocca di un grottesco rospo manuliano dagli occhi divergenti si apre improvvisamente facendo uscire un cameraman; come, dall’alto, fra quinte in penombra, dal binocolo di un altro paperotto si avvistano le sagome, sdoppiandosi in silhouettes a più tonalità, dall’allegra band di paperi; esordisce al microfono una manuliana Lady Duck (che ricorda nei colori la lady di Frank ma coi labbroni di Isotta), capelli, ciglia e reggiseno rosso a stelle rosa; fiocco rosa sul capo e veli al ventre, la quale fra colori forti, sovrimpressioni e luci animate continue, introduce la band composta da paperi starnazzanti che intonano in live il tema composto da Claudio Cecchetto, all’epoca conduttore del fortunato programma di Canale 5, la “Jay Duck & J.D. Revolution”: alla tastiera, uno bianco con gli occhialoni a specchio e capelli da punk; un altro più incassato dai capelli intrecciati e occhialetti tondi alla John Lennon; e, al centro, il protagonista Jay Duck, il papero giallo con l’orecchino, occhioni filo-nipponici stavolta a doppia ellisse (con le stelline luminose roteanti in sovrimpressione a cross-screen da cartoon giapponesi), becco dalle guance bozzettiane, con borchie colorate e abiti con cinte metalliche rosse, rosa e arancio e stivali a tre punte da zampe da pepero… e in aggiunta dei simpatici guanti alla Mickey Mouse! C’è anche nella band un papero afro dai capelli crespi (Bobby Duck), che suonando l’ottavino, gli viene ignaramente sottratto dal protagonista (una gag che ne riecheggia un’altra fra Donald Duck e José Carioca di Saludos Amigos), il quale, quando tutti i paperi del pubblico stanno per raggiungere il palco di Jay Duck & Co., schiacciando un pulsante sulla pedana, fa avvenire un’esplosione mixata con l’inizio del programma di Canale 5…

 

73(Jay Duck’s Theme © Deejay Dischi Ricordi – Guido Manuli)

74(Versioni di Jay Duck’s Theme © Deejay Dischi Ricordi – Guido Manuli)

Jay Duck’s Theme è un capolavoro anni ’80 creato dalla maestria di Guido Manuli, accompagnato da un motivo cantato in inglese ma tipicamente consono ai brani allegri e leggeri di Claudio Cecchetto: una divertente sigla spettacolare in animazione, fra tanti Daffy Duck alla Tex Avery mixati in una storpiatura sarcastica e antidisneyana dei primi Donald Duck, con una “ripassata” alla Bozzetto, “condita” dallo stile giapponese con effetti speciali, stelle luminose e fuochi artificiali… il tutto in un allegro universo manuliano di paperi all’italiana!

 

75(Tagliatelle © Guido Manuli)

Nel 1982/83, per Domenica in, Guido Manuli realizzò la sigla animata con la canzone Tagliatelle (1983), cantata da Orietta Berti, con protagonista un cuoco animato (un omone che ricorda in forma più stilizzata il personaggio anni ’70 Mackintosh).

 

76(Gomma Gomma © Guido Manuli)

77(i gadget sudamericani di Gomma Gomma © Guido Manuli)

78(La prima edizione del disco cantato da Patrizia Garganese di Gomma Gomma © Cinevox – Guido Manuli)

E, sempre Guido Manuli, sulla falsariga delle precedenti, realizzò anche, all’interno di Domenica in, la divertente sigla di Fantastico Bis, col brano Gomma Gomma (1982) (12), cantato dai due bambini Luca D’Orazio e Manuela Befani, con protagonista il simpatico serpente pezzato elastico di gommapiuma, miope e con gli occhiali (che rievoca ancora Mike Bongiorno), e un guanto bianco sulla coda… Un’allegra parodia delle vecchie sigle del decennio appena trascorso, con un allegro coro di serpentelli che orchestrano il simpatico motivetto, con effetti scenografici flou ad aerografo, rievocando Portobello e le sigle della Bozzetto Film.

 

79(Il disco 33 giri di TELEJUEGOS con Gomma Gomma © ATC – Guido Manuli)

Il cartoon di Manuli, Gomma Gomma, apparve inoltre nel 1983 come sigla omonima, con la stessa canzone cantata e tradotta, del programma dei bambini Telejuegos, trasmesso dalla televisione nazionale argentina, condotto da Cecil Charré con la presenza di pupazzi (un po’ simili ai Muppet Show), quali, il cane Alfonso, il robot Tuerquita e Willy Baterola. La voce di Gomma Gomma, pupazzo anche presente in studio, era di Carlos Bisso, cantante della rock band Numero Connection 5. Gomma Gomma, mascotte del programma per bambini, riscosse in Argentina negli anni ‘80 un enorme successo, riprodotto in tutti i tipi di merchandising: chewingum (che aveva una grande capacità di indurirsi in pochi secondi), lecca-lecca, cartucciere e prodotti di cancelleria, maniglie, pomelli, spruzzatori da carnevale, dischi, ecc.

 

80(Il disco cantato da Gianni Meccia di Un milione al secondo © Tivulandia – Guido Manuli)

Guido Manuli, sempre in quell’anno, produsse anche la sigla per la nuova trasmissione Un milione al secondo (1983), condotta da Pippo Baudo nel frattempo passato a Rete 4, all’epoca di proprietà Mondadori poco prima di diventare con Canale 5 e Italia 1, una delle reti Fininvest oggi Mediaset di Berlusconi. Moderna rispetto alle vecchie sigle Rai, con la canzone cantata da Gianni Meccia, il segno come i personaggi molto più caratterizzati hanno perso ormai l’impronta più delicata e lineare di Bozzetto, con l’aggiunta di un sarcasmo caricaturale più consono allo stile Manuli: una rielaborazione dei precedenti clichés bozzettiani (un mix fra Happy Betty e Donna Rosa e… i donnoni di Opera), con colori sgargianti e filo-nipponici, con un seguito di sgradevoli ma tenerissimi bimbi che suonano gli strumenti musicali, con moccoli di candela in testa (con luci in sovrimpressione), simili ai vecchi nanetti di Biancaneve, influenzato dalla sua recente opera antidisneyana d’autore premiata al Festival di Annecy, Solo un bacio (1983).
Nel 1983, alla Bozzetto Film venne affidata la sigla animata di chiusura del programma pomeridiano di Rai 1 Cartoni Magici (1983), presentato da una giovane Elisabetta Gardini, sigla per la quale Giorgio Valentini, che iniziò nel ’72 alla Bozzetto Film e subentrato a Guido Manuli nel ’79 come capo animatore e direttore artistico nel reparto “animazione” della Bozzetto Pubblicità, omaggerà il “maestro” coi personaggi delle “sue” sigle TV, quali Johnny Bassotto, Cavallino Michele, Stripy, oltre a personaggi da lui animati come Unca Dunca, MiniVip e il Signor Rossi.

 

81(Il disco cantato da Francesco Nuti di Son contento © Guido Manuli)

 

Come ancora Guido Manuli, con la società Bruno Bozzetto 2, realizzò anche per l’edizione 1983/84, la sigla animata Fantastico Bis, col brano Son contento (1983), cantata da Francesco Nuti, con tante sexy maialine alla maniera delle donne vestite da conigliette di playboy di S.O.S.).

 

82(Pentathlon © Guido Manuli)

 

Nel 1985 Guido Manuli per Canale 5 realizzò, stavolta in proprio, la sigla del nuovo quiz di Mike Bongiorno, Pentathlon (1985). Ormai lontano dallo Stile Bozzetto, il robottino stilizzato ispirato a Mike è molto diverso dal vecchio Cavallino Michele: segno sottile a xerox e colori sgargianti, scenografie ad aerografo modernizzate, effetti in sovrimpressione corroborati da numerosi effetti in elettronica, più simile alle moderne realizzazioni di Manuli, su musica di Augusto Martelli. Rispetto al vecchio Cavallino Michele della TV in bianco e nero anni ’70, il nuovo Robottino Michele, a colori e computerizzato, è una rivoluzione: fra il nipponico e all’italiana, occhiali da miope non più tondi ma squadrati, capigliatura alta rimontata a spicchi, color arancio con rondelle rosa e guanti da Mickey Mouse alla Manuli, ha inoltre un cravattino verde con sopra la “$”, dal cui busto si apre una cassa con mucchi di gettoni d’oro; meno divertente della sigla di Scommettiano?, più sperimentale per via dell’unione di elementi assemblati in elettronica, essa non riuscì ad eguagliare, però, l’epoca d’oro del trascorso successo del Cavallino Michele della Bozzetto Film.

 

83(Le sigle originali di Fantastico con Pompeo e Carlotta – LP 1985 © Guido Manuli)

 

Ma il successo arrivò nuovamente in Rai, sempre nel 1985, quando Pippo Baudo commissionò a Guido Manuli l’ideazione dei pupazzoni di gommapiuma Pompeo e Carlotta (1985), una coppia di paperi mascotte del programma Fantastico 6, che si rivelò una delle edizioni più importanti della storia della TV Italiana. Quell’anno Fantastico era condotto da Pippo Baudo, affiancato dalla rivelazione dell’anno Lorella Cuccarini e dalla ballerina americana Galyn Görg, oltre che dai due pupazzi Pompeo e Carlotta di Guido Manuli!
Pompeo era di colore azzurro con una canottiera a righe orizzontali bianche e gialle, Carlotta invece rosa con una canottiera identica ma a righe orizzontali bianche e verdi. Entrambi avevano un ciuffetto di capelli del colore della loro carnagione, occhi azzurri e lentiggini; in più Carlotta aveva un nastrino verde che le legava il ciuffo. La voce di Pompeo era di Franco Latini, quella di Carlotta invece era di Cristiana Lionello.

 

84(Pippo Baudo con Pompeo e Carlotta © Guido Manuli)

La sigla della trasmissione coi due paperoni di Manuli era interpretata dai due doppiatori con la voce lievemente accelerata, intitolata Sole papà, incisa su 45 giri su etichetta Cinevox. Dei due pupazzi circolarono anche copie in commercio come giocattoli (alcune di stoffa e altre di plastica, le originali erano prodotte dalla Veca), di svariate dimensioni, oltre a magliette con impressi i due paperi e costumi per Carnevale.
E all’interno di una puntata di Fantastico Bis, Pippo Baudo presentò in prima serata su Rai Uno Incubus (1985), con tanti elogi verso il suo creatore Guido Manuli, invitato per l’occasione in Studio.
Mi raccontò Guido Manuli, che avendo presentato Incubus a Cannes, incontrò nuovamente Baudo, il quale gli propose di fare una sigla per il nuovo Fantastico. L’idea di Pompeo e Carlotta, mi accennò sempre Manuli, era ispirata a una certa satira francese, coi pupazzi di gommapiuma che riprendevano le fattezze dei politici d’oltrealpe; cosa che sarebbe stata impossibile qui in Italia, motivo per cui pensò di creare i due simpatici Pompeo e Carlotta.

 

85(Il disco cantato da Pippo Franco di Pollice e Pepè © Guido Manuli)

86(Alessandra Martines, Pippo Baudo e Lorella Cuccarini con Pollice e Pepè © Guido Manuli)

87(I giocattoli di Pollice e Pepè © Guido Manuli)

Pippo Baudo affidò l’anno dopo sempre a Guido Manuli la sigla animata per il programma Ottantasei, il Fantastico Bis di Fantastico 7, per il quale il cartoonist ideò i simpatici personaggi di Pollice e Pepè (1986), con la canzone cantata da Pippo Franco, come all’epoca di Isotta per Bozzetto: Pollice, una televisione rossa ad antenna simile a un robottino (il nome è ricavato dalle pubblicità dell’epoca sugli standard dello schermo), in compagnia del suo proprietario, il simpatico Pepè, un omino bianco in accappatoio rosa, dalle sopracciglia rosse, occhi e piedi verdi, munito di trombetta gialla, un po’ simile alle ricerche creative d’autore dell’epoca di Incubus.


Il «Baby Records Show» di Guido Manuli

La genesi di questo programma è forse la più bizzarra che esista.
Freddy Naggiar, il discografico presidente della Baby Records, che aveva creato nel moccioso con la tuba e il sigaro la mascotte del marchio dell’etichetta musicale, vagliando positivamente le prove offerte nel decennio addietro delle sigle della Bozzetto Film all’epoca di Jocelyn, nel 1982 affidò a Guido Manuli la realizzazione di una serie di spot animati con protagonista il Baby, girati in tecnica elettronica, assemblati assieme a video e ad ambientazioni moderne con la tecnica del croma-key, che spopolava in quegli anni, importata in televisione dallo scenografo Valerio Lazarov.
Nacquero così: Bimbomix (1983) e Baby Show (1985) e Rosvita (per colpa di Teddy) (1986), cantato dalla Baby Band coi Piccoli Cantori di Milano di Nini Comolli. Autore Oscar Avogadro, Laura Fischietto (testo), Dario Farina (musica) e le varie canzoni le quali divennero a lungo la sigla della successiva trasmissione Baby Records Show (1987-1993).

 

88(Bimbomix © Guido Manuli)

Inizialmente, essi erano dei redazionali con dei contenitori animati presentati da Jocelyn, trasmessi nelle TV regionali di tutta Italia e in seguito su Junior TV, sponsorizzando cantanti quali: i Ricchi e Poveri, Romina Power (Manuli realizzò, fra l’altro, la copertina con la papera accanto alla cantante per Il ballo del qua qua), Toto Cotugno, i Righeira, Gazebo, ecc, all’epoca sotto etichetta Baby Records. Il successo di questi nuovi personaggi di Manuli fu tale che gli venne costruito intorno un intero programma televisivo contenente varie rubriche e sketch (come le barzellette di Cin Ciao Lin), andato in onda su Junior TV dal 1987 alla fine del 1993.

 

89(Il disco cantato da Romina Power de Il ballo del qua qua © Guido Manuli)

Un varietà per ragazzi diretto dal cantante Maurizio Vandelli e condotto da Jocelyn, Margherita Volo, Christian Ferro, che vedeva la partecipazione di personaggi di cartoni animati e pupazzi. La regia del programma e dell’animazione era di Guido Manuli; i cartoni erano realizzati da lui assieme allo Staff Baby Records; la direzione del doppiaggio di Mario Scarabelli, Raffaele Farina e Giancarlo Sessa. Il Baby era già esistente, rielaborato dal marchio della Baby Records, chiamato Babyno; al quale vennero presto affiancati: la bimba con la tuba e gonnellino rosa e verde Clamsy; il cinesino petulante Cin Ciao Lin; il coniglio coi guantoni da boxe Junior (che diede il nome a Junior TV); il saggio gufo con gli occhiali con cravatta e bretelle Otto Gufen (personaggio che compare nello special televisivo Rai sempre di Manuli, Puppies & Kitties). Il successo fu tale che in seguito si aggiunsero personaggi e doppiatori, quali, Pacco (Raffaele Farina) e Burger (Mario Scarabelli), Madama, Lallabella, e la Rana Pavarotti; Skizzo, invece, era doppiato da Guido Manuli, che all’interno del Baby Show dava la voce anche a Sir Roast Beef e Iside Spioncini, tanto che il Baby Show divenne un programma in studio con tanti giochi tra il pubblico di bambini, pubblicizzato persino su Topolino, e come al solito, uscirono gadget, pupazzi e dischi.
Matteo Speroni sul Corriere della Sera del 12 dicembre 1992, dedicò un lungo articolo sul Baby Show, la serie animata di Guido Manuli: «Cosa c’è di meglio per spiegare a un bambino come si fa la “non ginnastica” della storia di una marmotta che si sveglia la mattina, animata da grandi propositi atletici, ma decide di tornare subito a dormire, perché è una marmotta? Questo animaletto pigrone e’ uno dei tanti personaggi che il cartoonista Guido Manuli ha creato per il “Baby Show”, un programma per ragazzi in 150 puntate di 50 minuti ciascuna, trasmesso, dal 7 dicembre, ogni giorno alle 15.20 da diverse televisioni locali in tutta Italia (in Lombardia da Antenna 3). Ideato dalla “Junior Tv” e dalla “Baby Records”, con la direzione artistica di Guido Manuli, il “Baby Show” accosta cartoni animati, giochi, momenti musicali e rubriche che vedono i più piccoli rigorosamente protagonisti: ogni puntata ha la sua precisa scaletta, a seconda del giorno della settimana. Così il lunedì e il venerdì compare il bambino-intervistatore che fa domande a personaggi famosi come Tullio De Piscopo, Gene Gnocchi o Massimo Boldi. Mentre il martedì e il giovedì il bambino-inviato si fa largo, con tanto di telecamera al seguito, in posti curiosi, tipo lo studio di Tiziano Sclavi (il disegnatore di Dylan Dog) o un’ agenzia di fotomodelle. A illustrare spezzoni di programmi per ragazzi raccolti da televisioni di tutto il mondo ci pensa invece la matita di Manuli, nei panni di uno strampalato gufo professore: Otto Gufen, appunto. Sempre frutto della fantasia del disegnatore e’ il cinesino dispettoso Cin Ciao Lin, che risponde alle telefonate (“Plonto, chi palla?”) dei bimbi e li coinvolge in indovinelli e prove di abilità. Tra gli appuntamenti quotidiani non mancano l’ oroscopo, le barzellette, raccontate dall’ instancabile Cin Ciao Lin, e l’ angolo della posta, dove la cabarettista Margherita Volo commenta le lettere (vere) dei “baby spettatori”. Il tutto condito con una buona dose di rock: i ragazzini “anni Novanta”, se non vanno ancora a ballare, possono ascoltare musica fin dalla tenera età, e il “Baby Show” può contare sul suo deejay personale (un altro cartoon che presenta la Hit Parade), su un “Video della settimana”, che promette effetti speciali, e su un gioco addirittura ambientato in discoteca: due squadre di piccoli contendenti, tenute a bada dal giovane attore Christian Ferro, devono indovinare gli strumenti usati nell’ esecuzione di alcuni pezzi musicali. Dal rock alla letteratura, con lo spazio dedicato a un bambino che parla di un libro da lui letto, e all’ attualità, grazie alle inchieste realizzate fuori dalle scuole elementari e medie su problemi personali e sociali. Infine, persino i temutissimi insegnanti possono diventare simpatici raccontati dalla tivù: nella rubrica “Viva il Professore” sono gli studenti a presentare chi, dalla cattedra, li ha aiutati a crescere» (14).
La Baby Records oltre ad avere inventato anche le compilation (Mixage e Bimbo Mix) seppe creare un’incredibile qualità di successi in tutto il mondo piazzando i propri artisti ai primi posti delle classifiche mondiali. In seguito la società si dedicò alla produzione di programmi televisivi scegliendo come nuova sfida gli Stati Uniti e altri territori dove opera tutt’oggi, e il Baby Show di Guido Manuli, fra tutte le serie giapponesi che spopolavano nelle televisioni private in quegli anni, rimase un “classico” della TV italiana anni ’80.

 

90(Baby Records Show © Guido Manuli)

 

Le Sigle TV anni ‘90 di Guido Manuli

Sempre fra le sigle realizzate da Guido Manuli fra gli anni ’80 e ’90, si ricordano, la sigla di apertura della rubrica musicale Disco Ring (1988), un mix tra 2D e 3D, con uno strano orso impomatato con gli occhialetti che su un ring balla il rap, un amalgama fra Jay Duck e Baby Show.
E per le reti Mediaset, all’epoca Fininvest, la sigla animata per la fortunata serie di Don Tonino (1988), con Gigi Sammarchi e Andrea Roncato, prodotta dalla Bravo Film per la regia di Fosco Gasperi con la musica di Franco Godi, molto più moderna e anni ’80, con i due comici Gigi e Andrea in una realistica e azzeccata caricatura, all’interno di sfondi delicati e manuliani.

 

91(Don Tonino © Guido Manuli)

E la successiva, sempre per Don Tonino (1989), prodotta dalla Italiana Produzioni, molto più moderna e in Stile Manuli, ambientata all’interno di un castello stregato, un libro antico che si apre con le varie stanze, coi due attori in live action alle prese coi vari personaggi animati: piante carnivore, grotteschi fantasmi (che ricorda la sequenza de Il Signor Rossi cerca la felicità), e quadri che prendono vita (da un selvaggio Vichingo a una grottesca Gioconda di Leonardo, simile alla Biancaneve di Manuli); scheletri che escono dalle mensole e uno zombie con accette e coltelli infilzati all’interno di un frigorifero; ragni sgradevoli e fastidiose zanzare (tipici minuscoli insetti manuliani); trofei di leoni e avvoltoi sui trespoli; squali sanguinari nella vasca da bagno, pipistrelli e gatti alla Valzer triste i quali creano suspense, accompagnati dalla musica coi credits della serie TV, con protagonisti attori quali: l’idolo delle teenagers Manuel De Peppe e una giovane Vanessa Gravina, tra le guest, Mita Medici, Enzo Iacchetti, Gioele Dix, Umberto Smaila, Nini Salerno, Fiorella Pierobon, Gian Fabio Bosco, Lory Del Santo, Pino Pellegrino, Giorgio Mastrota, Mimmo Craig. E, oltre al regista della serie Fosco Gasperi, fra i titoli non poteva mancare, accanto a un grottesco serpentello sibilante modernizzato da Allegro non Troppo, il riconoscibilissimo autore Guido Manuli!

 

92(Don Tonino © Guido Manuli)

Tic tac sveglia (1993), era invece un programma quotidiano per bambini di Rai 2 su un’idea di Guido Manuli per la regia di M. Yon, condotto dalla giovane Emanuela Pacotto, dallo stesso Guido Manuli, con lo scimmione di peluche Kokò.
Guido Manuli riuscì a creare un programma sulla falsariga modernizzata dei vecchi programmi per bambini della “TV dei Ragazzi” Rai, con protagonista Emanuela Pacotto, la quale sin da bambina era nel coro dei Piccoli Cantori di Milano diretto da Ninì Comolli, incidendo varie sigle televisive, fra le quali, La Tartaruga, Johnny Bassotto, Portobello, Virgola, Prendi un fiorellino, ecc…

 

93(Tic tac sveglia © Guido Manuli)

E, qualche anno dopo, debuttò come attrice alla Piccola Scala di Milano con La bambola abbandonata, tenuta a battesimo dal regista Giorgio Strehler. E, da adolescente, la Pacotto girò gli spot per Saila Menta e Lip con la regia di Maurizio Nichetti, e Cipster Saiwa, diretti da Renzo Arbore. Dopo aver lavorato a diversi sceneggiati televisivi accanto a attori importanti, Emanuela Pacotto, appassionata di anime, divenne un’affermata doppiatrice, nota soprattutto per aver doppiato molti ed importanti personaggi di serie animate giapponesi.

 

94(Go-Cart © Guido Manuli)

Un’altra memorabile sigla Rai di Guido Manuli è quella per Go-Cart (1995), un programma televisivo rivolto ai bambini andato in onda su Rai 2 nella fascia preserale, che presentava cartoni animati della Warner Bros. Nel corso delle due edizioni, la trasmissione venne condotta da Maria Monsè (ex ragazza di Non è la Rai di Gianni Boncompagni), la quale interagiva con un disegnatore, Silvio Scotti (nipote di Vittorio Scotti, animatore in epoca bellica della Macco Film con Gibba), con Andrea Golino nel ruolo di Ugo (personaggio umano proveniente dai cartoni animati), e con l’attrice Violante Placido (giovane figlia di Michele Placido), assieme a uno strampalato ‘professore’ Luca Raffaelli, i quali si intrattenevano con il pubblico a casa, per il quale erano programmati dei giochi telefonici a premi.
Dato il successo dei primi anni il programma, inizialmente molto breve, si guadagnò uno spazio molto più ampio, fino a diventare un preserale in piena regola. Man mano vennero aggiunti nuovi giochi e soprattutto alcuni personaggi, interpretati da attori, disegnati o in peluche, che diventarono presto mascottes del programma.
Nella serata prima e dopo il Tg2, il contenitore Go-Cart, ebbe uno spin-off di nome Arriba!!! Arriba!!! (1995), con la conduzione di Heather Parisi, Simone Annichiarico e Peppe Quintale. Scritto da Paolo Taggi, Lorenzo Cairoli e Maurizio Rasio, vide la collaborazione di un’équipe di consulenti socio-psicologici, tra cui Paolo Crepet e Marina D’Amato.
Go-Cart, andato in onda dal 1995 al 1997, diventò inoltre Go-Cart Mattina (1997-2005), senza la conduzione, che andò in onda alle ore 7 per quasi un decennio.

 

95(Go-Cart Mattina © Guido Manuli)

Guido Manuli, che ben prestò divenne il regista simbolico del programma, creò diverse sigle e intermezzi animati, 20 puntate della miniserie Le barzellette di Go-Cart, con la celebre mascotte, il papero rosa col cravattino e la paglietta e le braghette a righe bianche e rosse, chiamato Go-Quack.
Fra le sigle, Manuli me ne segnalò una, semplice ma divertente, col papero Go-Quack alle prese con un cane…vero ma non troppo, una sorta di peluche animato al computer, che non si sa perché inizialmente non la volevano mandare in onda, preferendo tutte le altre col solo protagonista animato… Manuli ne avrà fatte una cinquantina, nelle varie stagioni televisive, fra cui quella di Go-Cart Mattina. Guido Manuli, parlando di Go-Cart, mi mostrò addirittura per Skype una schermata di After Effects con dei moduli, dalla posizione di partenza A, coi vari profili o variazioni animate, alla posizione d’arrivo B, del suo riuscito papero Go-Quack!
E lui, a settantacinque anni d’età, nel suo ‘castello animato’ di Annecy, sembra un uomo che ha dieci cervelli dentro un’unica testa, facendo dieci cose contemporaneamente!
Chris Sobieniak, animatore americano di Toledo, un appassionato di cinema d’animazione che è anche un collezionista fra i più grandi al mondo, nonché un esperto di calibro internazionale (basti pensare che il suo nome compare nei credits del film, avendo curato la post produzione dell’uscita definitiva di The Thief and the Cobbler (1995), di Richard Williams, conosceva perfettamente Guido Manuli e la sua opera cinematografica, approdata già da un trentennio negli Stati Uniti d’America. Chris è stato così gentile da inviarmi un suo breve pensiero su Guido Manuli: «I like to think of Guido as like this wild animal tied to a leash. When he’s on the leash, he does what he’s supposed to do (especially with those works produced for families or children), when he’s of the leash, he let’s himself take full control of his work and speaks his mind of subjects most of us only dread to be reminded of, but we have to be aware of them. He’s a robot that doesn’t like to be calibrated, he’s always developing and redefining his style with each passing year. I think he works best when he is at his most autonomous point. Chris».

 

96(GUIDO MANULI: ANIMATOR © USA – Italtoons Corporation)

Uscì anche in America, distribuito dalla Expanded Entertainment – Italtoons Corporation – Lumivision Corporation, 1 Album con 2 Laserdisc, comprensivo di 11 films per 85 minuti, intitolato: GUIDO MANULI: ANIMATOR, sul cui cofanetto c’è scritto: «Welcome to the outrageous world of Guido Manuli, where humor and satire are the only rules to live by. Guido will challenge your grip on reality as he takes the viewer to his special, hilarious animated world. An outrageous world of astonishing animation where outlandish humor and wild satire are the only rules!». Nella confezione, con diversi fotogrammi originali dei suoi film, essi vengono così presentati al pubblico americano: «Check your grip on reality before you enter the outrageous world of Guido Manuli, where wild humor and cutting satire are the only rules to live by! In the outlandish dreamscapes of Manuli, one of Italy’s premier animators, offbeat ideas and audacious themes are translated into hilarious visual excitement guaranteed to push the weak of mind around the bend! Guido Manuli is famed for a body of work that has garnered awards from all the world’s major film festivals. In Europe – where animation was for adults long before the christening of Toon Town – he collaborated with master Italian animator Bruno Bozzetto on ‘Allegro non Troppo’ as well as such classic shorts as ‘Opera’ and ‘Striptease’, and then went on to win acclaim for the bold style of his drawings and daring brilliance of his own work. In this unique collection, you will be treated to such dynamically diverse shorts as ‘Fantabiblical’, a science-fiction story based on biblical themes; ‘S.O.S.’, a humorous look at the history of man and his exploitation of women; ‘Mr. Hiccup’, a man coping with a bout of the hiccups in various public places; ‘Erection’, a modern peek at morality and sexuality and ‘Incubus’, a hilariously cynical view of alienation and fear»(15).

 

97(Il Signor Rossi – © Bruno Bozzetto)

98(Bruno Bozzetto con Guido Manuli & Maurizio Nichetti – Intervista a Bruno Bozzetto di Enzo De Bernardis, 7 gennaio 1977 © RSI TV Svizzera)

Ma questa delle sigle rappresenta solo un piccola parte de Il pazzo mondo animato di Guido Manuli: egli, nella sua carriera cinquantennale, ha inizialmente collaborato come co-sceneggiatore e layout man e capoanimatore ai tre lungometraggi più importanti di Bruno Bozzetto: West and Soda, Vip mio fratello Superuomo e Allegro non Troppo, nonché a tre film animati sul Signor Rossi, rimodernando la celebre creatura bozzettiana soprattutto da Il Signor Rossi compra l’automobile (1966), passando dapprima per I due castelli (1963) e successivamente per le citazioni oniriche di Biancaneve con l’apporto di Giovanni Mulazzani in Ego (1969), quando la sua partecipazione è sempre più evidente e “singola” in Opera (1973) e Streaptease (1977).

 

99(West and Soda © Bozzetto Film)

100(Vip mio fratello Superuomo © Bozzetto Film)

101(Opera © Bozzetto Film)

Creando, inoltre, assieme a Bruno Bozzetto, serie animate di successo per la Televisione Svizzera Italiana, quali, Stripy (1978) e Mr. Hiccup (1983), oltre a un’innumerevole serie di Carosello per la Bozzetto Film, dai primissimi Kuko (1960), ai celebri Unca Dunca (1960), Buc il bucaniere (1968), agli Zorry Kid (1969) di Jacovitti, fino alle famose serie per la Motta Toro Farcito e il Golosone per la Girella (1973), e i due scoiattoli Ciocorì e Biancorì (1978)… lasciando un’impronta indelebile e definitiva alla “scuola” milanese della pubblicità animata anni ’80, quella della Quicksand e dintorni di altri prestigiosi “ex” della Bozzetto, quali, Walter Cavazzuti, Giovanni Ferrari e Michel Fuzellier, artefici dello stile e dei characters dei personaggi del futuro lungometraggio La Gabbianella e il Gatto (1998) di Enzo D’Alò.
Manuli, ha realizzato programmi televisivi per bambini e serie di successo, come gli special televisivi per la RAI, quali, Puppies and Kitties (1985), L’isola degli animali (1995), e Gnognò (1996), nonché la serie in 3D prodotta da Rai Fiction Water & Bubbles (Acqua in bocca), che va regolarmente in onda da un decennio.
Guido Manuli ha diretto come regista lungometraggi in animazione, uno su Garibaldi e l’Unità d’Italia assieme a Maurizio Nichetti, L’eroe dei due mondi (1994); il Film TV in coproduzione con l’America, Moster Mash (1999), e la sua opera più completa, una trasposizione dell’Aida di Giuseppe Verdi, in animazione tradizionale e 3D, Aida degli Alberi (2001), un’opera monumentale che pare abbia ispirato James Cameron per Avatar.

 

102(Aida degli Alberi © Guido Manuli)

Inoltre, i trailer per altri lungometraggi 3D quali Big Caesar (2002) per Medusa Film e, con la Lumiq di Torino, Human (2005).
E nel corso di trent’anni una serie di cortometraggi animati d’autore, i quali hanno vinto importanti premi ai più importanti Festival di Cinema d’Animazione in tutto il mondo, di cui è doveroso en passant ricordare i titoli: Fantabiblical (1977), SOS (1979), Erection (1981), Solo un bacio (1983), Incubus (1985), +1–1 (1987), Istruzioni per l’uso (1989), Trailer (1993), Casting (1997), Loading (2004).

 

103(Fantabiblical © Guido Manuli)

104(SOS © Guido Manuli)

105(Solo un bacio © Guido Manuli)

Guido Manuli ha uno stile che trae spunto da Bruno Bozzetto: inizialmente egli è stato “la mano” dello “Stile Bozzetto”; anzi, perché no?: si può dire che Guido Manuli è stato il ‘cervello’ che ha guidato la ‘mano’ dello “Stile Bozzetto”, la quale nella sua riconoscibilità iconografica ha caratterizzato per i primi vent’anni la produzione cinematografica della Bozzetto Film.
Uno stile italiano, quindi, quello di Manuli, che è stato apprezzato dapprima nei film di Bozzetto nei festival specializzati di tutto il mondo.
Ma quello di Guido Manuli è soprattutto uno stile personale: bellimbusti anni ’30 ambigui e impomatati dalle labbra sottili, accanto a donnine allampanate alla Betty Boop; omini magri dai nasi a peperone e la guanciotta “alla Bozzetto”, in giacca e pantaloni a zampa d’elefante, fra donnoni prorompenti in situazioni di contorno all’italiana; soli sorridenti e allegre mezzelune e personaggi da cinema hollywoodiano in bianco e nero, coi primi King Kong riomaggiati nelle sue incredibili rielaborazioni parodistiche; mocciosi petulanti e bambine occhialute, omoni grotteschi e sdentati, paperi isterici starnazzanti, serpentelli striscianti, pappagalli, tucani ed enormi pennuti, capretti allegri ma imbufaliti, cani grotteschi e barboncini, gatti soffici e gommosi, perfino insetti, apette, farfalle e fiori antropomorfi, giocati fra colori kitsch ed elementi erotici ma sempre raffinati ed eleganti all’interno di un cinema al tempo stesso garbatissimo e sarcastico, con l’aggiunta di simpatici nonsense che compaiono all’improvviso, che servono a dare brio e continua innovazione al suo fantastico e allegro universo animato.

 

106(Trailer © Guido Manuli)

Spesso Guido Manuli si è autocelebrato nei suoi film; sia inizialmente comparendo in live action e in cartoon in Solo un bacio (1983), corteggiando in qualità di creatore, un’antidisneyana Biancaneve; sia dal vero in Trailer (1993), con la sua passione per l’abbinamento in Truka, sui backgrounds realizzati dal suo amico scenografo Victor Togliani, impersonando davanti a un cinema di New York la parte di un cartoonist italiano mendicante con un piccolo cinematografo a organetto che non riesce a completare se non il trailer del suo film: un’ironia moderna e antica al tempo stesso non sempre capibile (vi sono persino riferimenti “sgraziati” ma tecnicamente eccellenti ai primi film Disney degli Alice Comedies e un finale con Mickey Mouse che gli si avvicina per lanciargli un biglietto omaggio per Euro Disney, con una rapida conclusione alla Looney Tones), se non la si inquadra assieme al “personaggio” Guido Manuli: un po’ sceneggiatore, un po’ comico del muto, un po’ attore moderno, regista, autore e animatore dei suoi film; molti dei quali assieme a Maurizio Nichetti, di cui i due registi ci offrirono una bellissima risposta italiana a Chi ha incastrato Roger Rabbit? col lungometraggio in live action e animazione Volere volare (1991), che si aggiudicò fra gli altri nientemeno che il premio dalla critica internazionale con il Golden Globe Award.

 

107(Volere volare © Guido Manuli & Maurizio Nichetti)

Anche adesso, Guido Manuli, dalla sua roccaforte di Annecy, spesso si autocelebra all’interno di maestosi Burlesque d’avanspettacolo, (fra Streaptease e Allegro non Troppo), con sonori grandiosi e la sua passione per i vecchi film in bianco & nero: in un suo recente ‘Guido Manuli Show Reel’, in un remake manuliano del primo King Kong il direttore di un cinematografo Robert Armstrong, un uomo in frac che chiaramente richiama al direttore d’orchestra Néstor Garay, presenta dal palco il prim’attore annunciando: «Ed ecco a voi il grande Guido Manuli!», quando, da dietro il sipario, emerge l’enorme volto del gigantesco cartoonist che si affaccia davanti al pubblico e ai fotografi, in proporzione, piccolissimi… ritrovandosi in un montaggio dal vero in cima ai grattacieli di New York, alla stregua di King Kong, impaurito dagli aerei USA che cercano di abbatterlo: ottima la conoscenza di tutte le tecniche d’animazione pressoché ridimensionate nei suoi recenti divertissement animati: cut-out fotografici tratti da fotogrammi di scene dal vero; esso ricorda molto la sigla in tradizionale del film francese del 1951, La Bomba Comica [Ça c’est du cinéma], un omaggio a Mack Sennet, un montaggio di pezzi introvabili e “sonori” delle slapstick di Charlie Chaplin, Stan Laurel & Oliver Hardy, Buster Keaton, Harold Lloyd, Billy Bevan e Ben Turpin: ecco, Guido Manuli, oltre a essere un grande cartoonist, è anche un po’ tutti questi grandi Maestri del cinema muto americano messi insieme.

 

108(Guido Manuli Show Reel © Guido Manuli)

Ma chi è Guido Manuli? Un megalomane? Un cartoonist d’altri tempi? Un onnivoro paranoico? Eppure fra il serio e il faceto, con la sua garbata ironia, egli crede nel suo personaggio, solitario e famosissimo al tempo stesso!… Anche quando nel 2008, Loredana Bertè in diretta dal palco di Sanremo, presentando in prima serata la canzone scritta dall’amico in comune Oscar Avogadro, esordì davanti alla platea lasciandola interdetta per un così sentito ringraziamento, dichiarando a milioni di telespettatori: «Innanzitutto devo ringraziare Guido Manuli…»; quando Pippo Baudo, intuendo che il pubblico di Sanremo è più popolare di quello specialistico di Annecy, specificò: «Guido Manuli è un famoso cartoonist!».
Tutti conoscono le sue gag ‘adulte’, la sua maniera di far innamorare Johnny e Clementina, le gag fra Smilzo, Ursus e il Cattivissimo! Tutti ricordano MiniVip e suo fratello maggiore SuperVip e l’inconfondibile stile d’animazione… E molti hanno apprezzato le sue idee in Allegro non Troppo, modernizzazione di Fantasia, sbarcato in America nel 1976.

 

109(Allegro non Troppo © Bozzetto Film)

Tutti conoscono la sua maniera di animare il Signor Rossi di Bozzetto; tutti ricordano le sue sigle degli anni ’60, ‘70, e ’80…: W le donne, La Tartaruga, Johnny Bassotto, il Cavallino Michele, Isotta, Portobello, ecc. Come ancora le sue pubblicità animate… Mentre i suoi straordinari film d’autore, sono stati acclamati da celebrità internazionali del mondo dell’animazione …
Eppure tutti, sia chi lo conosce per nome e chi no, hanno visto le sue animazioni, le sue sigle, le sue pubblicità, i suoi film e i suoi programmi televisivi andati in onda per decenni…
Un po’ come l’omino sgraziato protagonista del suo Incubus (1985), egli da attore solitario segue la TV, i suoi stessi cartoons e le sue sigle televisive…

 

110(Incubus © Guido Manuli)

Guido Manuli, oltre a essere un animatore ‘vecchio stampo’ che inizia con Bruno Bozzetto, rielabora Walt Disney fino a parodiare Tex Avery per poi conquistare da “adulto” lo stile giapponese di Hayao Miyazaki e italianizzarlo, è un grande allievo di questi autori, del cinema e dei cartoni animati, diventando da subito e nel tempo “maestro” assoluto, la vera memoria storica dell’animazione italiana, al pari in Giappone di un Osamu Tezuka, un Maestro Italiano del Cinema, della Televisione e del Cinema d’Animazione Internazionale.

 

Mario Verger

 

111(Guido Manuli)

Le Sigle TV di Guido Manuli – Note:

(1) Giorgio Simonelli, Chiara Gallanti, Le sigle animate, in: La fabbrica dell’animazione. Bruno Bozzetto nell’industria culturale italiana, a cura di Giannalberto Bendazzi e Raffaele De Berti, Quaderni Fondazione Cineteca Italiana, Milano, 2003, p.61

(2) Ibidem, p.67

(3) L’anno dopo il programma, senza la sigla animata, fu riproposto nel medesimo gioco con la stessa copertina, nella quale ristampa venne “oscurata” la farfallina dalla scritta ‘abbinato a Un colpo di fortuna

(4) Ibidem, p.63

(5) Ibidem, pp.61-62

(6) Ibidem, p.61

(7) Ibidem, p.65

(8) Ibidem, p.67

(9) LE FAVOLE DI LUNA PARK – LP ITALY cantate da ENRICO MONTESANO – LP – ITALIA – 1979 – RICORDI – Serie ORIZZONTE
Lato A: Il pulcino – La marcia della frutta – Il millepiedi – San Qualcuno – Dudù e Cocò alla spiaggia. Lato B Il re della Polonia – Ufo Ufetto – Storia di una caramella – Il barone e il passerotto – Dudù e Cocò in montagna

(10) Giannalberto Bendazzi, appeso a una matita – IL CINEMA DI GUIDO MANULI. A cura di Giannalberto Bendazzi, Comune di Genova – Assessorato alle attività culturali, con la collaborazione della COOPERATIVA FANTASMAGORIE DI MILANO, 1984, p. 42

(11) Giannalberto Bendazzi, Ibidem, p. 42

(12) In copertina di TV Sorrisi & Canzoni n. 46, dal 16 al 22 novembre 1980, c’è proprio la balena disegnata della sigla TV di Domenica in con sopra la foto di Pippo Baudo, di cui si può notare in basso e a sinistra non più il marchio “studio Bozzetto” bensì la firma di “Guido Manuli”

(13) Oltre alla (più famosa) versione del 1982 cantata da Luca e Manuela, sigla di Fantastico Bis, esiste una precedente versione del 1979, sempre Cinevox, cantata dall’ex valletta di Mike Bongiorno a Scommettiamo?, Patrizia Garganese, nella quale copertina del 45 giri c’era già il serpentello Gomma Gomma di Guido Manuli

(14) Matteo Speroni, Il “Baby Show” di Guido Manuli, Corriere della Sera, 12 dicembre 1992

(15) GUIDO MANULI: ANIMATOR. Collection of eleven short animated sketches by Guido Manuli ca 1976-1990. Spoken elements are dubbed in English. Includes : Opera ~ Mr.Hiccup ~ S.O.S ~ Life is a Film ~ Stripy ~ I wanna be your Lover ~ La Serenissima ~ Jay Duck ~ Fantabiblical ~ Erection ~ Incubus. 2-Disc Set Laserdisc edition, NTSC format, 3-sides CAV Standard Play, Chapters Encoded, Color, Digital Sound, Running Time 85 Minutes. Expanded Entertainment – Italtoons Corporation – Lumivision Corporation, USA, 2000


Le Sigle TV di Guido Manuli
Testo © Mario Verger, 2015. Tutti i diritti riservati

 

Mario Verger ringrazia:
Bruno Bozzetto

Giannalberto Bendazzi
Guido Manuli
Riccardo Mazzoli
Luca Raffaelli
Chris Sobieniak

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