fuochi fatui #02 | Giuseppe Spina e Giulia Mazzone. El tempo del no tiempo

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I fuochi fatui sono fiammelle solitamente di colore blu che si manifestano a livello del terreno in particolari luoghi come i cimiteri, le paludi e gli stagni nelle brughiere. Il periodo migliore per osservarli parrebbe essere nelle calde sere d’agosto.
Si tratta di fiammelle derivate dalla combustione del metano e del fosfano dovuta alla decomposizione di resti organici.
Le leggende sui fuochi fatui sono moltissime. Nell’antichità si ritenevano la dimostrazione dell’esistenza dell’anima. Alcune popolazioni nordiche invece credevano che seguendoli si trovasse il proprio destino.

Una serie di immagini dal cinema indipendente italiano, backstage, immagini preparatorie, storyboard, diari.
Piccoli fuochi fatui cinematografici.
a cura di Francesco Selvi

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«In Messico la “parola pubblica”, sin dalle Cartas de Relacion di Cortez al penultimo discorso sullo stato dell’Unione, è stata sequestrata dal potere e il potere, in Messico, è un’operazione di amnesia.»
– Carlos Fuentes, Todos los gatos son pardos, 1970

«Possiamo offrire una fonte inesauribile di emozioni, un’umanità sanguinante, uomini che non sono diventati filosofi perché la vita non glielo ha permesso.»
– Risieri Frondizi, Filosofia y letras, aprile-giugno, 1950

«L’immagine di qualcuno che ci bacia o che ci ferisce con un coltello – qualsiasi cosa, fino alla più semplice delle immagini, il bicchiere vicino al letto, il tetto di una stanza, la prospettiva della città, qualsiasi cosa ricordiamo – e poi la sua trasmutazione, il formarsi in noi di un indicibile minotauro, di una testa di Medusa, e il bacio diventa fango, la ferita diventa cigno o cane o caimano o nube o torre o barca, fino alla fuga di tutte le parole così che non resti altro che il patrimonio unico e inafferrabile del desiderio, del desiderio di pronunciare parole che non esistono.»
– José Revueltas, Los días terrenales, 1949

«L’affascinante spettacolo della società moderna, l’artificialità e la fugacità delle configurazioni sempre nuove e differenti che si inventa per la sua vita quotidiana, e che si succedono senza pausa le une alle altre, rendono evidente il suo affanno di compensare con l’accelerazione ciò che manca di radicalità.»
– Bolívar Echeverría, La modernidad de lo barroco, 1998

«La città è, tra molte altre cose, una infinita dialettica di rottura e ricomposizione della creazione artificiale.»
– Gustavo Kafú

«Un europeo non accetterebbe mai di pensare che quel che ha sentito e percepito nel proprio corpo, l’emozione da cui è stato scosso, la strana idea che ha appena avuto e che lo ha entusiasmato per la bellezza, non sia sua, e che un altro abbia sentito e vissuto tutto questo proprio nel suo corpo, o allora penserebbe di essere pazzo e di lui si sarebbe tentati di dire che è diventato un alienato.
[…] Il Rinascimento del XVI secolo ha rotto con una realtà che aveva le proprie leggi, forse sovrumane ma naturali; e l’Umanesimo del Rinascimento non è stato un ingrandimento ma una diminuzione dell’uomo, perché l’Uomo ha smesso d’elevarsi fino alla natura ed ha piuttosto riportato la natura alla propria altezza, e l’esclusiva considerazione dell’umano ha fatto perdere il Naturale.»
– Antonin Artaud, Viaje al pais de los Tarahumaras, 1936

 

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El tiempo del no tiempo
Messico/Italia, 2013, 00:44:00
lingua: spa – sub: ita, eng
anno: 2013
formato in ripresa: MiniDV -> HD
formato in proiezione: MiniDV, BetaSP, Blu-Ray
produzione Nomadica
soggetto, riprese, montaggio, viaggio, regia: Giuseppe Spina e Giulia Mazzone

“El tiempo del no tiempo” è un’esperienza sulle variegate e irrisolte questioni che pervadono gli stati messicani e il mondo di questi anni, con le sue assurdità, le morti, le sofferenze, i blocchi sociali di ogni tipo, etc. Il Messico, paese di sincretismi, come punto di vista sul mondo, in cui il tempo “mancante” è il tempo di un’attesa, l’attesa verso il mutamento – tracciata anche dalla teoria cosmica Maya. Quel tempo per il quale è il cinema stesso, come qualsiasi altro linguaggio o espressione umana, a dover mutare. Nel film il linguaggio verbale diviene così simbolo della razionalizzazione confusa e incerta dell’uomo contemporaneo, staccato dal sogno, in cui per contro sono le immagini cinetiche ibride a sciogliersi in un flusso liberatorio come unica possibilità.

• Presentato in anteprima da Nomadica presso la Cineteca Nazionale (Roma), Gennaio 2013
• In concorso al Festival di Cinema Latino Americano di Trieste (sez. Contemporanea) XVIII ed., Ottobre 2013
• Avvistamenti (Bisceglie), Dicembre 2013
• SalaNomadica | SpazioMenomale (Bologna), Gennaio 2014
• Accademia di Belle Arti (Bologna), Marzo 2014

SITO DEL FILM

Il film in lingua spagnola e sottotitoli in italiano e inglese è distribuito in Home Video e VOD da DISTRIBUZIONI DAL BASSO
Distribuzioni-dal-basso-red

 

 

locandina_eltiempodelnotiempo

 

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