“Senza lasciare traccia” di Gianclaudio Cappai, dal 14 aprile al cinema

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Arriverà nelle sale il 14 aprile SENZA LASCIARE TRACCIA, primo lungometraggio di Gianclaudio Cappai (già in concorso alla Mostra di Venezia e al Festival di Rotterdam con il mediometraggio So che c’è un uomo [vedi anche: Conversazione con Gianclaudio Cappai – aprile 2010]). Il film sarà presentato in anteprima al Bif&st 2016nella sezione ItaliaFilmFest/Nuove Proposte.

Bruno (Michele Riondino) ha cercato di dimenticare un passato di cui porta i segni sulla pelle e dentro di sè, nella malattia che lo consuma lentamente: di quel passato non ha mai parlato con nessuno, neanche con la sua compagna (Valentina Cervi). Fino a quando Bruno non ha l’occasione di tornare nel luogo dove tutto è cominciato: una fornace ormai spenta, diventata il rifugio di un uomo (Vitaliano Trevisan) e della figlia (Elena Radonicich). Nessuno dei due riconosce quell’intruso, né immagina le sue intenzioni. Per guarire, Bruno deve trovare un colpevole, guardare in faccia l’origine del suo male. Cercare tracce, cancellarle, per tentare di fermare l’intruso che è in lui.

Senza lasciare traccia è una produzione HiraFilm, con il contributo di Regione Lazio e Regione Lombardia, in associazione con Media Sponsor e Obiettivo Energia, con il sostegno di Lombardia Film Commission.

 

 

SENZA LASCIARE TRACCIA
colore – Super 16mm – Aspect ratio 2.39 – 93′ (2016)
un film di Gianclaudio Cappai
con Michele Riondino, Valentina Cervi, Vitaliano Trevisan, Elena Radonicich
sceneggiatura: Gianclaudio Cappai e Lea Tafuri
musiche: Teho Teardo
produzione: HiraFilm
distribuzione: HiraFilm e Il Monello
data di uscita: 14 aprile 2016

Il film sarà presentato in anteprima al Bif&st 2016 nella sezione ItaliaFilmFest/Nuove Proposte

hirafilm.com/senzalasciaretraccia.html

 

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NOTE DI REGIA

Durante un viaggio, una mia amica malata di cancro mi confidò, ma era come se lo ripetesse a se stessa, come quella malattia fosse legata nella sua percezione ad un fatto traumatico della sua infanzia. Le chiesi di cosa si trattasse, ma lei non volle assolutamente rivelarmelo.

Quel fatto è diventato per me una “scatola chiusa”, un enigma, un fantasma che mi ha perturbato, inseguito, ossessionato e soprattutto interessato. Mi sono domandato quali potessero essere le conseguenze, i sedimenti lasciati da quel trauma, da quel fatto. La risposta che mi sono dato è che la prima emozione che viene fuori da un vissuto del genere è la rabbia; la rabbia di chi vuole rimanere aggrappato alla vita e rivendica la necessità di un risarcimento, almeno psicologico, per provare a superare il trauma subito.

L’urgenza di questa dinamica si rileva a livello personale ma anche sociale: c’è sempre bisogno di un colpevole, di un capro espiatorio su cui riversare la violenza che scorre sotterranea sotto la superficie del nostro vivere “civile”, originata a sua volta da altra violenza, dall’ingiustizia o dall’improvviso erompere della morte, in una sorta di rito perpetuo che non riesce a trovare la sua catarsi.

Il cancro che affligge Bruno, il protagonista, è appunto metafora di un male più oscuro, fisico ma anche mentale, che lo corrode lentamente e segretamente, e la cui origine viene spesso individuata, proprio da chi ne soffre, nella rabbia e la vendetta mal repressa, nel silenzio protratto e quindi nell’incapacità di rifuggire da una ferita sempre aperta.

Tutti i personaggi di questa storia lottano per liberarsi da ciò che ha segnato per sempre la loro vita, per quanto abbiano cercato di dominarlo, di nasconderlo o di negarlo. Per questo sento l’anima di questa storia come un viaggio dentro la zona segreta che abita tutti noi, con cui si evita spesso di fare i conti, che si preferisce a volte non guardare pur sapendo che esiste.

Il film racconta una “giornata particolare”, in divenire, che calca le orme di quella già vissuta dolorosamente in passato e poi tanto immaginata. Un momento per lui sfocato, attraversato da un’ossessione che il protagonista pensava di aver rimosso e che invece ora cerca disperatamente di recuperare. Come un incubo che si ricorda a pezzi. Soltanto a pezzi.

– Gianclaudio Cappai

 

 

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