Tideland > Terry Gilliam

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articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numero14, maggio 2009 (pag. 10)

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LINGUA DI CELLULOIDE
TEDIOLAND (Tideland)

Cineparole di Ugo Perri

Fallito crepato da buco colato nel negus divino. Hai bevuto? Hai mangiato?
Hai consolato la tua sposa bambina prima di blasonato immergerti in un mulino bianco dai colori bruciati, cardi accesi e spinati, nel quale svivere un delirio che è solo fantasia marcia, delitto consumato a piene mani d’una genuina alice introiettata?
Ascolta Terry, so bene che in La Mancha hai perso il tuo Chisciotte, ma non farcelo pesare, non in tempo di più ore senza un edito intervallo.
Piace molto sguazzettare – pesci al centro, palle in mare – le campane (e maraviglia non ce n’è).
Scene forti, c’è chi pensa, l’eroina, la bambina, la siringa, il paterno amore eterno, che cinismo, che gran grazia, che leggero favolare.
Che cazzate, aprite gli occhi, di corallo non v’è lustro! Come fate a imbabbuinarvi nei gran nomi senza fede?
C’è il letargo, la malora non sovviene, dentro l’occhio di cristallo si depensa e non si vede uscita alcuna.
Vedi il gongolo che assale, la scavezzacollo assisa sul suo trono non uccisa.
Balsama il drogato che di balsamo i capelli ha mai donato…funerali troppo tristi per valere un’impressione.


C’era un pozzo dentro al nero
quattro soldi di mistero
due lirette di suspance
fieno e aromi nelle pance.

Si resiste anche all’eterno
il disgusto non è perno
di malefica stagione
di relitti a gran ragione.

L’ideuzza striscia vana
e non trova la sua tana
ma ci assale per gran noia
la cerbiatta ch’è già troia.

Sprofondasse la decenza
stacco in nero, dissolvenza,
tutt’attesa tende invano
a dormirsi sul divano.

 

 

* * *

Tideland di Terry Gilliam (Canda-USA/2005)

 

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